[Premessa: Questo che segue è un'interessante scambio di opinioni fra persone che hanno un sentire comune, ma che arrivano a conclusioni diverse in cabina elettorale. Non è un comizio, ma tanti comizi, uno via l'altro. Questo per dirvi che vi servirà una stampante e del tempo per digerire il tutto.]
Il mio amico Bruno mi invita ad un’iniziativa della lista “La Sinistra Arcobaleno” e spiega le motivazioni del suo schieramento:
“Perché con la Sinistra? Approfitto di questa occasione per offrire a tutti gli amici che si fossero posti la stessa domanda la mia risposta: perché la fusione tra sinistra storica e verdi ha perfezionato una visione globale – finalmente, sì, ‘neo-rivoluzionaria’.
Essa è la sola in grado di porsi nell’ottica di salvare la civiltà umana dal suicidio, opponendosi a ‘questa economia’ su un fronte ecologico ‘totale’ che va dall’ambito minerale a quello umano.
C’è correlazione perfetta tra capitalismo di mercato e disastro ecologico: la crescita violenta del Pil (poi in frenata dai ‘70, donde la ricerca anche bellica di nuovi sbocchi, detta globalizzazione) ha – nelle malattie e morti di umani, animali e ambiente – come un’ombra speculare che non è estrapolabile senza danni fatali. E va fermata.
Forse nemmeno le pur necessarie tecnologie pulite bastano: i mercati influenzano ancora tempi e quantità. Occorre ridurre subito il consumismo inutile (privato e pubblico) per spingere alla riconversione verso i bisogni reali, come un vero benessere, la manutenzione del territorio e, appunto, le nuove tecnologie.
Insomma: occorre non lasciare la politica e la programmazione economica ai mercanti e ai loro rappresentanti; occorre governare con -marketing +filosofia, -consumatori +cittadini, -politika +Politica, -alternanza +alternativa, -frazionismo +unità a Sinistra.
Una Sinistra forte era già nell’ottica delle cose; le contingenze elettorali (tristissime) hanno indotto un’esigenza in più, una accelerazione forse indesiderata, ma di cui occorre assolutamente far virtù, se non si vuole lasciare campo alla sola ‘alternanza tra eterozigoti’.
Una presenza significativa della Sinistra è capace di condizionare il quadro delle alleanze e delle decisioni a favore delle classi ancora votate al sacrificio per la crescita dei patrimoni altrui, e contro un utilizzo abusivo dell’ambiente.
Peraltro, la storia politica italiana insegna che una serie di importanti diritti possono essere perseguiti e conquistati anche da una forte e seria opposizione; ma non poniamoci limiti e impegniamoci per il massimo risultato. A domani.”
Rispondo che io ho già preso la mia decisione di appoggiare la lista “Per il bene comune“.
E Bruno mi risponde:
va tutto bene, ma – pur sapendo i limiti di amalgama di un’arcobaleno precoce’ – la ‘tua’ formazione non ha ancora il sapore del vecchio frazionismo che, alla fine, indebolisce proprio ciò che dovrebbe rinforzare, la sinistra? pensaci, ciao
Io mi scateno:
Caro Bruno, di cosa stiamo parlando?
Le liste che si richiamano in vario modo alla sinistra sono tante e molte di esse presentano persone che hanno già avuto modo di dare il loro contributo, ma che, secondo me, hanno miseramente fallito. Anzi, a voler esser cattivi, sono stati complici di una disfatta totale. Il libro “Mani sporche” ha il merito di fare nomi e cognomi, luoghi e date. Ma non è necessario esser così precisi: tutto quello che ha fatto Silvio è ancora lì’, intonso, e in più questo centro-pseudo-sinistra è stata capace di ignorare qualsiasi iniziativa nata dal basso e molto di sinistra. E non mi sto riferendo alle iniziative di Grillo, ma a quelle di Emergency. Il conflitto di interessi è lì. Bertinotti, dopo aver dichiarato che si sarebbe ritirato dalla scena politica (“Che tempo che fa”), non ha resistito ad una sedia sicura sotto le chiappe. Eccetera.
Le altre liste di “sinistra” sono piu’ preoccupate del simbolo e dell’ideologia pura e dura che ad un confronto con le varie istanze dei cittadini elettori. Riassumendo: a me viene da piangere. Perché io credo ancora che esista una politica di sinistra e una di destra, a queste categorie ci credo, però penso che non si possa avere sempre la testa immersa negli anni 50 (o, a destra, nel proprio portafoglio). Nel 2008 essere di sinistra non vuol dire avere la falce e martello nel simbolo o Bertinotti in prima fila.
La lista che ti ho segnalato e che voterò ha molti difetti, dovuti principalmente al fatto che è stato fatto tutto da poche persone in pochissimo tempo. Ma ha due grandi vantaggi: ha in mente cose coraggiose (no alle grandi opere pubbliche, ripristino di servizi pubblici essenziali, eccetera) ed è formata da persone “normali”, che lavorano, studiano e fanno la file alla posta. Non sono amici di, falsi incensurati, prescritti o altro.
Sicuramente non è la migliore lista possibile, ma ha lo spirito giusto, quella cosa che nelle altre liste non vedo.
Lo so che i sondaggi sono pericolosi, ma l’ultimo dice che il 42% degli elettori non sa cosa votare o non si sente rappresentato dalle liste che conosce. 20 milioni di persone! Vorrà dire qualcosa questo dato? Io credo di sì; fino all’altro ieri facevo parte di quel 42%. Ecco, basta informarsi, basta dare fiducia a persone nuove e qualcuno di quei 20 milioni di persone può trovare qualcuno che le rappresenti. Sono (siamo) stufi di essere presi in giro dai soliti noti. Ora è il tempo di provare altro.
E anche Bruno non scherza!:
capisco, credimi, la tua voglia di pensieri puliti, di ‘persone normali’ che si danno ad un azzardo solo perché così sentono; credo di sapere anche che questa normalità resta qualcosa di ben diverso (eterna trappola dei nomi) dal ‘paese normale’ di D’Alema – che è piuttosto un paese normalizzato al/dal pensiero unico.
Però sull’ideologia… Sarà che ho sentito troppo a lungo parlare – da parte di chi professa l’ideologia egemone (capitalista) – di fine delle ideologie (tranne la loro, appunto) solo per toglierci l’uso possibile degli strumenti di critica al sistema dominate, solo per tagliarci le radici…
A proposito, tu dici gli anni ’50: io allora ero un bambino figlio di un operaio (anche turnista, regolarmente incidentato sul lavoro – per fortuna in modo lieve). Oggi sono sempre quello stesso bambino e ho delle fitte quando sento ripetere quell’idiozia delle ‘morti bianche’: che diavolo vuol dire? Che sarebbero come le mogli dei lungomigranti, che sembrano (sono come) vedove, pur non essendolo? Ma qui i morti non sembrano – sono. Allora, coraggio, ditela tutta: si tratta di ‘omicidi bianchi’.
Ecco – l’operaismo? – forse sta qui tutta la mia ideologia: ma sai, è tutta colpa del ‘materialismo storico’, come faccio dire anche a un mio personaggio:
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Insomma, Tino guardava quasi con disperazione alla deriva di tanti sedicenti rivoluzionari d’annata, venuti dagli oratori e dalle università cattoliche, saltati più a sinistra dei cinesi e ricaduti più a destra dei liberali, passati dalle devozioni mariane ad altre ben più pragmatiche, transitati magari per la new age per approdare infine alla ‘fede nel nuovo’ – uno qualsiasi, per esempio lo zen, oppure la flessibilità del lavoro. Tino, chiedendolo a Giovanni, si chiedeva di chi fossero figli quei voltagabbana, che rivendicavano sfrontatamente anche la superiore intelligenza che si manifestava nella loro duttilità, nel saper mutare opinione, scadendo così anche in una terminologia del tutto avulsa dalla passata grandezza delle idee di progetto. Forse erano figli di funzionari, per esempio, – si rispondeva – difficilmente di operai, sicuramente non di operai comunisti.
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Di conseguenza, io resto, credo, nella mia posizione naturale – e continuo a ritenere vitale la presenza significativa di una sinistra, che non sia solo, per quanto nobile, una testimonianza.
Certo, dovrà nascere una nuova formazione dall’attuale cartello elettorale Arcobaleno. Dopo (si spera).
Certo, dovranno venire i lavacri, il ricambio pesante di personale politico dirigente. Dopo (sarà dura…). Ora si tratta solo di evitare la polverizzazione.
Mai come ora devo fare mio quel ragionamento che ha portato Flores d’Arcais a decidere per il Pd – traslando il fine dall’evitare un altro Berlusconi a quello (ebbene sì, ‘utile’) di evitare la scomparsa della sinistra. Nonostante il mio ‘operaismo’ non sono ossificato nel produttivismo, nella crescita e simili – anzi: tra i primi (nel nostro ambito) ho parlato di decrescita del consumismo a favore dei problemi reali del paese, donde anche il mio ultimo accostarmi ai verdi, convinto della centralità sistemica (la ‘faccia oscura’ del Pil) e non di nicchia (la ‘rana arlecchino’) della questione ecologica.
Tuttavia, concludendo, la sinistra certo deve evolvere – ma non dissolversi nel nulla. Perché la natura lo aborre – il nulla – e non è detto che lo riempirà con qualcosa di meglio. E io mi sento, ciascuno di noi lo è, responsabile del futuro che si lascia; credimi.
Io continuo a pensare che non ci sarà nessun dopo nella Sinistra Arcobaleno e che sia ora di ricominciare da capo. Ma il mio è più un sentimento che un ragionare logico. Certo, potrei argomentare con tanti fatti sul fallimento della “sinistra radicale” (che brutta espressione!), ma è anche vero che non ho in mano nulla per dire che la mia scelta sia quella vincente. La cosa più importante è che entrambi, nonostante il salto generazionale e le scelte diverse, sentiamo ancor vivo il bisogno di una politica che metta al centro l’Uomo e la Natura e trascuri un poco il portafoglio e il potere fine a se stesso. Queste idee, ne siamo certi, troveranno la loro strada.
Il dibattito continua nei commenti!
ilcomiziante