Archivio per la categoria ‘comizio’

Una risposta

mercoledì 8 maggio 2013

Oggi sul blog Disambiguando di Giovanna Cosenza è apparso questo post:

Femminicidio in Italia: obiezioni e contro-obiezioni

Questa è la mia risposta:

Per quanto riguarda le obiezioni ne aggiungo due. La prima è più che altro una tesi, secondo me ben argomentata, che dice che l’attuale maschilismo della società italiana sia in realtà protettivo contro l’estrema violenza sulle donne: la morte. (Non su quella domestica o sociale, purtroppo.) La seconda è che i numeri sono talmente bassi (numericamente e percentualmente) che nessun intervento culturale/legislativo modificherà positivamente il fenomeno (mi ripeto: stiamo parlando della morte fisica della donna, non di altro). Mi riferisco alle ricerche di B. Schneier sul terrorismo e su altri eventi probabilisticamente remoti ma terrificanti.

Il Sig. Neuburg cambia i termini del problema, affermando che anche una sola donna uccisa è un problema. Non so come faccia a vivere pensando alle migliaia di morti giornaliere che avvengono per ogni genere di ingiustizia nel mondo. Quand’anche il problema fosse sentito, ha per caso risorse infinite da dedicare a numeri così piccoli? No, non ce le ha e quindi bisogna darsi una scala di priorità e il femminicidio, grazie a dio, non è una priorità reale, ma solo mediatica.

Detto questo il lavoro da fare è molto e meritevole di essere fatto: l’uguaglianza dei diritti, la valorizzazione delle differenze di genere, le pari opportunità nel lavoro e nella società, il rispetto delle persona, al di là del genere e delle preferenze sessuali; la violenza domestica quotidiana è una emergenza sostenuta dai numeri, purtroppo, ed è invisibile; gli stereotipi e le violenze nascoste nei messaggi mediatici. Sono tutti problemi che andrebbero portati alla luce e dibattuti, risolti dove possibile. Sono tutte cose su cui lavorare a prescindere da quante donne muoiono all’anno.

Concludo che io, come appartenente al genere maschile, non mi sento affatto “responsabile” della violenza degli altri appartenenti al genere maschile, come non mi sento responsabile di ogni ingiustizia del mondo. Come del resto nessuna donna si sentirà “responsabile” per gli abbandoni e infanticidi perpetrati da altre donne. Non esiste una responsabilità di genere e la responsabilità collettiva va bene nei libri di sociologia e di storia, non nella vita di tutti giorni. La spinta per muoverci non deve essere il senso di colpa, ma il senso di giustizia, l’amore e la ragione.

Ma chi l’avrebbe mai immaginato?

martedì 7 maggio 2013

Sembra che Windows 8 abbia dei problemi di utilizzabilità e che gli utenti si sentano costretti a cambiare il sistema operativo pur non essendone entusiasti. Pare che il problema numero uno sia la nuova interfaccia, Modern UI, ex Metro. (Quella cosa [censura] piena di piastrelle utilizzabili col ditino. Che se lo [censura] il [censura] ditino.) Ma chi l’avrebbe mai immaginato?

Da IlPost:

Microsoft cambia Windows 8
Come è fatto Windows Blue, l’aggiornamento che renderà il sistema operativo un po’ meno ambizioso, ma più utilizzabile

Da PuntoInformatico:

Windows 8, 100 milioni di licenze e la sfida di Blue
In sei mesi l’ultima release è alla pari con il sistema operativo precedente, Windows 7. Ma con l’aggiornamento in arrivo, e con nuovi form-factor per i PC, Microsoft spera di fare anche di meglio

Consigli per proteggere la propria mail

domenica 5 maggio 2013

Sono il primo a non seguire pedissequamente tutti i consigli che darò, ma se uno diventa deputato o senatore dovrebbe iniziare da qui:
1) Separare la vita privata dal lavoro. Un indirizzo per gli affari propri e una per il lavoro e/o la vita pubblica. Io ho anche un account da dare in pasto allo spam, quando qualche sito mi chiede di registrarmi e so già che non lo rifrequenterò mai più.
2) Evitare di lasciare tutta la posta nel web. Usate un mailer, scaricate in locale la vostra posta, fatene un backup periodico. Se avete bisogno di lasciare la posta sul web mettete dei limiti, magari 180 giorni, che è sempre meglio di 5 anni. Usate il tablet o il furbofono solo per una consultazione rapida nel breve periodo.
3) Quella diavolo di password fatela complessa, almeno 10 caratteri, meglio 12, metteteci dentro MAIUSCOLE, minuscole, ?!^ e 1234567890. Pluto2013 è una pessima password. Tutte le date di nascita, scritte in qualsiasi modo sono pessime password. Qualsiasi numero, nome, soprannome, codice, data o sigla che vi riguardi è una pessima password. pef0?3DSE2!^ è una buona password, se non vi chiamate Pefoedse.
4) Non usate la stessa password per faccialibro, twitter, skype, la banca, le altre caselle di posta, e ogni altra cosa che abbia una password. Se per qualche motivo uno vi indovina una password gli avrete dato la chiave di tutta la vostra vita digitale e anche i vostri soldi. Poi non lamentatevi.
5) Le domande di riserva di alcune webmail sono un punto debole. Usate come risposte delle password anche lì. Segnatevi le risposte.
6) Per memorizzare tante password fatevi aiutare da chi se ne intende. Keepass va bene. Password safe anche. Software proprietari a sorgente chiuso lasciateli stare.
7) Non ve lo ha detto mai nessuno, ma le mail in rete viaggiano in chiaro. Uno si mette in un punto di passaggio e vi legge tutto quello che scrivete. Non bisogna essere hacker per farlo. Basta aver letto qualche manuale, senza troppo impegno. Le mail sono cartoline postali scritte a matita. Fatevene una ragione. Ne consegue che le cose importanti vanno criptate prima di essere spedite. Solo pochi maniaci usano la crittografia per proteggere la propria privacy. Iniziate a diventare maniaci. Nessuno dei vostri interlocutori vorrà usare la crittografia. Insistete, almeno per le cose importanti. Informatevi.
8) Non aprite tutti gli allegati che vi spediscono. Quelli che non vi aspettate, quelli che non servono alla vostra attività (gattini e umanità nuda in primis) vanno cestinati. Se proprio volete vederli, contate fino a mille e fateli scandire da un antivirus aggiornato. Se non sai cosa sia un antivirus aggiornato non usare il pc. Se uno vi spedisce documenti “sensazionali – segretissimi – che solo voi – salviamo l’umanità” in chiaro via mail è un imbroglione. Cestinatelo.
9) Chiedo troppo: evitate di lasciare tutti gli indirizzi memorizzati nella rubrica della webmail.

E per finire, anche se non direttamente collegato al tema “mail”:

10) Il bakup, questo sconosciuto. Chi perde l’unica copia dei propri dati non ha diritto di lamentarsi.
11) Chi perde i propri dati non crittogafati non ha diritto di lamentarsi se vengono pubblicati.

Aaahh, mi sono sfogato…

Domande esistenziali /9

giovedì 2 maggio 2013

Io non sono un purista della lingua.

Però…

Perché usare parole straniere quando esistono parole italiane comprensibili e comunemente usate?

Perché dire “panel” e non “tavola rotonda” o “conferenza”? Fa schifo dire “conferenza”?

Politica, questa sconosciuta

lunedì 29 aprile 2013

Ieri ho sentito parlare Stefano Rodotà nella trasmissione di Fazio. (Qui per chi vuole toccare con mano.)

Mi chiedevo nei giorni scorsi perché il PD non volesse votare Rodotà e ieri ho avuto la risposta. Questo signore di 80 anni è prefessore emerito di Diritto Civile, parla di politica, quella vera, non i giochini di palazzo, di diritti delle persone, della dignità dell’uomo che viene prima dell’economia e di tutto il resto, non si zerbina. E’ lungimirante, non si abbandona a disfattismi, cerca di vedere il buono dovunque si annidi. Oso un paragone: mi ricorda molto Pertini.

Può uno così fare il Presidente della Repubblica? No, dai, senza ridere. Vi pare possibile? Li avrebbe sciampati tutti i giorni, i suoi elettori in Parlamento.

Era meglio morire da piccoli

sabato 27 aprile 2013

Io capisco il momento difficile, ma se volevo vedere Alfano Ministro dell’Interno votavo direttamente Silvio, no? Se proprio ci si doveva mettere a 90 gradi, almeno farlo con il M5S, che ha tanti difetti ma almeno è stato votato anche in chiave anti Silvio.

Il mio è solo un pensiero.. eh… così, tanto per dire.

Impazzire al lavoro

lunedì 22 aprile 2013

In questo periodo il mio lavoro consiste nel programmare un noto (solo agli addetti ai lavori) prodotto software di reportistica per produrre dei file pdf con sopra tante tabelle, grafici e note.
Il committente di questo lavoro è una società di gestioni fondi, quelle cose astruse finanziarie che tolgono i soldi ai ricchi per darli alle banche.

Fra questi grafici ce n’è uno che contiene due linee, una blu e una rossa.

Ora concentratevi e non perdete il filo.

Dopo mesi di prove, quasi alla fine (a Dio piacendo) del progetto (doveva finire a febbraio), il committente si accorge che la linea blu e la linea rossa, se stampate in bianco e nero, non si distinguono bene.

Mi chiedono di mettere dei trattini alla linea rossa.

Metto i trattini, ma non si vedono nella stampa. Il grafico è troppo piccolo e la linea troppo arzigogolata.

Mi chiedono di mettere un altro colore, purché si veda diverso, in bianco e nero, dal blu.

Metto un rosa pallido.

Il rosa pallido non va bene. Non fa alta finanza. Chiedono un giallo ocra.

Metto un ocra. Si vede bene, si distingue bene, fa anche alta finanza.

Oggi mi chiedono di rimettere il rosso. Sì, il rosso. Quello che non si distingue in bianco e nero dal blu.

Moltiplicate questo balletto per 15 layout con 50 e passa oggetti da sistemare che generano 50 file per un totale di 100 pagine e potrete capire il mio stato d’animo in questi giorni e perché siamo a fine aprile e non si vede la fine del progetto.

Ah! Per complicare le cose il prodotto di reportistica in modalità client usa tranquillamente il font arial. E io i report li ho fatti tutti col font arial. Poi abbiamo fatto girare il report in modalità server e l’arial è stato sostituito con il font andale in modo del tutto arbitrario. Il produttore, di calibro mondiale, mica il pizzicagnolo sotto casa, dice che questo è un problema noto da qualche anno, ma che è impossibile (!) correggere. Non riescono a far usare il font arial al software che hanno scritto loro. Per dirci questo il produttore del software ha impiegato un mese. E visto che siamo nell’impossibile: il committente vuole nei suoi report solo il font arial. Altri font sono proibiti dal Dio Markètting.

Una gara a chi delira di più.

Sconti telefonici

mercoledì 17 aprile 2013

In questa storia io sono cliente della compagnia telefonica A. Il mio collega F, anche lui cliente di A, sono anni che mi dice che rompendo le scatole al servizio clienti è possibile ottenere degli sconti. Io odio mercanteggiare e fino ad ora ho fatto la pecora e ho sempre pagato tutto il dovuto. Ora però le esigenze sono cambiate, ho visto offerte alternative, mi sono fatto coraggio e ho telefonato.

La compagnia telefonica B mi offre più o meno le stesse cose di A a 30 euro/mese, servizi che A mi fa pagare 40 euro. Forte di questo dato dico al servizio clienti di A che se non abbassano il prezzo da 40 a 30 euro passo a B. A mi fa il panegirico dei loro servizi e dei loro standard di qualità (veri, mi trovo molto bene con A) e inizia a parlare male di B (“Guardi, anche io ho B e non mi trovo bene.” Cioè un operatore di A che dice di avere a casa B?!). Non mi faccio commuovere: dico che mio padre ha B e si trova benissimo, dico che le esigenze sono cambiate, le entrate sono diminuite e quindi non c’è trippa per gatti. O 30 euro/mese o passo a B. A prende tempo.

Il giorno dopo, stranamente, inizio a ricevere telefonate da B. La cosa è strana perché il mio numero è fuori da ogni elenco e sto molto attento a dare consensi indesiderati. Praticamente non ricevo mai telefonate commerciali. Non li mando al diavolo e inizio a blandirli e a prendere informazioni, ma senza promettere nulla. Anzi, dico che se A passa da 40 a 30 euro resto con A.

A mi richiama dopo due giorni e dopo qualche minuto di resistenza, giusto per ricordarmi quanto sono bravi e le qualità dei loro servizi, mi propone di abbassare il canone da 40 a 30,05 (sì, anche i 5 centesimi che proprio non si potevano togliere, sic!). Accetto. Ora ho tutto esattamente come prima a 30,05 euro/mese. Uno sconto di quasi il 25% solo per averli minacciati di passare ad altro operatore.

Ci ho preso gusto. Sono andato a curiosare le offerte per il cellulare. Ho visto che quasi tutti facevano meglio del mio operatore Alfa. Ho rotto le scatole e sono passato da 15 euro/mese a 10. 33% di risparmio.

Idem con l’operatore B, che dai miei è misteriosamente sui 40 euro/mese. Solo telefonando al servizio clienti si può passare a 30 (scritto in piccolo sul loro portale). E’ difficile, perché la resistenza è tanta, ma si può fare.

Morale: non paghiamo quanto costa il servizio. Paghiamo quanto siamo disposti a pagare. E se il servizio costa 10 e noi siamo disposti a pagare 20 noi pagheremo 20. I prezzi sono sempre più sganciati dal processo produttivo.

Sapevatevelo.

Scienza e religione

giovedì 11 aprile 2013

Spero di non violare eccessivamente il copyright della Boringhieri. Se qualcuno si lamenterà sostituirò il pezzo con un mio comizio che dirà con parole diverse più o meno le stesse cose.
Buona lettura.
(Corsivi nell’originale)

Albert Einstein
Pensieri degli anni difficili
Bollati Boringhieri, 1965
Traduzione di Luigi Bianchi

1939, SCIENZA E RELIGIONE

Durante l’ultimo secolo, e parte del precedente, fu convinzione generale che esistesse un insanabile contrasto fra la conoscenza e la fede. Nelle menti più evolute prevalse l’opinione che fosse tempo che la fede venisse sempre più ampiamente sostituita dalla conoscenza; la fede che non riposava naturalmente sulla conoscenza era superstizione, e in quanto tale doveva essere combattuta. Secondo questa concezione, l’unica funzione dell’educazione era quella di aprire la via al pensiero e alla conoscenza, e la scuola, in quanto organo principale dell’azione educativa, doveva servire unicamente a questo scopo.

Solo raramente si incontrerà, seppure, espresso in una forma cosi grossolana il punto di vista razionalistico; giacché di una tale formulazione ogni persona sensibile vedrebbe subito la unilateralità. Ma è legittimo formulare una tesi in termini rigidi e ridotti all’essenziale, se si vuole chiarire il proprio pensiero riguardo alla sua natura.

È vero che le convinzioni possono essere meglio sostenute dall’esperienza e da chiare riflessioni. Su questo punto si deve essere incondizionatamente d’accordo con i razionalisti più radicali. Il punto debole di questa concezione, tuttavia, sta nel fatto che le convinzioni necessarie e determinanti per il nostro comportamento e per i nostri giudizi non possono essere trovate semplicemente seguendo questo concreto modo scientifico.

Il metodo scientifico, infatti, non ci può insegnare nulla oltre al modo in cui i fatti sono collegati e si condizionano tra loro. L’aspirazione .a una tale conoscenza oggettiva è una delle più elevate di cui l’uomo sia capace, e certo non mi sospetterete di voler sminuire le conquiste e gli sforzi eroici dell’uomo in questo campo. Eppure è ugualmente chiaro che la conoscenza di ciò che è non apre direttamente la porta alla conoscenza di ciò che dovrebbe essere. Si può avere la conoscenza più chiara e più completa di ciò che è, e tuttavia non riuscire a dedurre da questa quale dovrebbe essere la meta delle nostre aspirazioni umane. La conoscenza obiettiva ci fornisce strumenti potenti per la conquista di certe mete, ma il fine ultimo e il desiderio di raggiungerlo devono nascere da un’altra fonte. A questo proposito non è quasi necessario ricordare che la nostra esistenza e le nostre attività acquistano significato in esclusiva dipendenza dalla determinazione di una tale meta e dai valori che le sono collegati. La conoscenza della verità è di per sé meravigliosa, ma la sua attitudine a guidarci è cosi modesta, che essa non può fornire giustificazione e valore neppure alla stessa aspirazione alla conoscenza della verità. Ci troviamo qui di fronte, cosi, ai limiti della concezione puramente razionale della nostra esistenza.

Non si deve però supporre che il pensiero intelligente non possa avere alcuna funzione nella formazione del fine e dei giudizi etici. Quando ci si rende conto che per il raggiungimento di un certo fine sarebbero utili certi mezzi, i mezzi stessi diventano per ciò stesso un fine. L’intelligenza ci chiarisce la relazione esistente fra mezzi e fini. Ma il semplice pensiero non può darei il significato dei fini ultimi e fondamentali. Chiarire questi fini e questi valori fondamentali, e ancorarli strettamente alla vita emotiva dell’individuo, mi sembra sia proprio la funzione più importante che la religione deve compiere nella vita sociale dell’uomo. E se ci si domanda di dove derivi l’autorità di tali fini fondamentali, dato che questi non possono essere stabiliti e giustificati semplicemente dalla ragione, si può rispondere soltanto cosi: essi esistono in una società sana come potenti tradizioni, che agiscono sul comportamento e le aspirazioni e i giudizi degli individui; essi esistono, cioè, come qualche cosa di vivo, senza che sia necessario trovare la giustificazione della loro esistenza. Essi nascono non da una dimostrazione ma da una rivelazione, grazie alla mediazione di forti personalità. Si deve tentare non di giustificarli, ma piuttosto di sentirne la natura con semplicità e con chiarezza.

I principi più alti che stanno alla base delle nostre aspirazioni e dei nostri giudizi ci sono indicati dalla tradizione religiosa ebraica e cristiana. Si tratta di una meta molto alta che, con le nostre deboli forze, possiamo raggiungere solo molto imperfettamente, ma che fornisce un sicuro fondamento alle nostre aspirazioni e alle nostre valutazioni. Se si dovesse spogliare questa meta della sua forma religiosa e considerarla semplicemente da un punto di vista umano, si potrebbe forse enunciarla in questo modo: sviluppo libero e responsabile dell’individuo, in modo tale che egli possa porre liberamente e volentieri al servizio dell’umanità tutte le sue facoltà.

Non vi è posto in questa concezione per la divinizzazione di una nazione o di una classe, per non dire di un individuo. Non siamo forse tutti figli di uno stesso padre, come si dice nel linguaggio religioso? Anzi, anche la divinizzazione dell’umanità, in quanto totalità astratta, non sarebbe nello spirito di questo ideale. Soltanto all’individuo viene assegnata un’anima. E l’alto destino dell’individuo è servire anziché dominare o imporre sé stesso in una qualsiasi altra maniera.

Se si guarda alla sostanza invece che alla forma, allora si possono considerare queste parole anche come l’espressione della posizione democratica fondamentale. Il vero democratico non può adorare la propria nazione come non lo può l’uomo religioso, inteso come si è detto.

Qual è allora, in questo quadro, la funzione dell’educazione e della scuola? Aiutare i giovani a crescere in uno spirito tale che questi principi fondamentali siano per loro come l’aria che respirano. L’insegnamento da solo non può conseguire tale risultato.

Se si tengono ben chiari in mente questi alti principi, e li si paragona alla vita e allo spirito dei nostri tempi, appare evidente che l’umanità civile si trova attualmente in un grave pericolo. Negli stati totalitari serro i governanti stessi che di fatto lottano per distruggere questo spirito di umanità. Nelle regioni meno minacciate si tratta del nazionalismo e dell’intolleranza, come pure dell’oppressione dei singoli individui mediante strumenti economici, che minacciano di soffocare queste preziosissime tradizioni.

La consapevolezza, tuttavia, di quanto grande sia il pericolo va crescendo fra le persone che pensano, e vi è una diffusa ricerca dei mezzi con i quali fronteggiarlo, nel campo della politica nazionale ed internazionale, della legislazione e dell’organizzazione in generale. Tali sforzi sono senza dubbio estremamente necessari. Eppure gli antichi sapevano qualche cosa che, pare, noi abbiamo dimenticato. Tutti i mezzi finiscono per essere soltanto degli strumenti inadeguati, se non hanno dietro di sé uno spirito vitale. Se, invece, il desiderio di conseguire la meta è vivo e potente in noi, allora non ci mancherà la forza per trovare i mezzi atti a raggiungere la meta e a tradurla in atto.

Domande esistenziali /8

giovedì 4 aprile 2013

Ma abitare in Italia e avere un conto alle Cayman è illegale?


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