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Notizie false 2013

mercoledì 1 gennaio 2014

IlPost ne ha raccolte 27. Sono cose che capitano. Però è singolare il fatto che spesso le scuse e le rettifiche siano rimaste nell’iperspazio. Alcuni hanno preso coraggio e del falso ricostruito in modo romanzato, ci hanno fatto un libro.

Cliccate sulle immagini dell’articolo per i dettagli.

27 notizie false del 2013

Mi ricorda qualcosa…

lunedì 9 settembre 2013

Leggo su LaStampa che Quirico, il giornalista rapito in Siria ad aprile e liberato ieri, un giorno, durante la sua prigionia, origliò da una porta e sentì che:

“In questa conversazione – prosegue la ricostruzione di Quirico – dicevano che l’operazione del gas nei due quartieri di Damasco era stata fatta dai ribelli come provocazione, per indurre l’Occidente a intervenire militarmente. E che secondo loro il numero dei morti era esagerato”.

Poi, correttamente, ci dice che questa informazione non ha altri riscontri e quindi non può essere spacciata come notizia.

Però questa vicenda a me ne ricorda un’altra. Quella dell’Iraq con le armi di distruzione di massa che non furono mai trovate, quella dell’Iraq governato da Saddam Hussein che era buono finché è stato lo yes man degli USA. Mi ricorda anche l’esportazione della democrazia con le bombe, che in questo giro non saranno portate dagli F35, ma da dei droni, dicono. (Questo per indicare quale sarà il futuro delle armi e che quindi gli F35 saranno vecchi prima ancora di essere montati negli hangar…)

A differenza di qualche anno fa non abbiamo più peacereporter e quindi siamo anche un po’ meno informati. Direi che siamo pronti per i bombardamenti in Siria.

Acqua calda

martedì 18 settembre 2012

Alcune segnalazioni.

Da Punto Informatico:
Cassazione: il giornale telematico non è stampa
Pubblicate le motivazioni della sentenza a favore del blogger siciliano Carlo Ruta. Il blog non è equiparabile al prodotto stampa, dunque non può essere considerato colpevole di stampa clandestina.
di M. Vecchio

Per scoprire la cosa si è dovuti passare per due gradi di giudizio e 8 anni di peripezie legali.

USA, libertà di WiFi
L’abbonato non è tenuto a proteggere la propria connessione wireless: la legge non stabilisce che debba collaborare con i detentori dei diritti nella prevenzione delle violazioni del copyright
di G. Bottà

Dove si scopre che un IP non identifica nulla, tanto meno una persona. Anche qui lunghi percorsi legali per scoprire quello che ogni tecnico di rete sa da sempre.

Da L’inkiesta:

Volete sapere perché muoiono i giornali? Comprate Panorama
Sono andato in edicola e ho trovato in copertina la foto di John Elkann e ovviamente non ho acquistato il settimanale. Mal me ne incolse. Ho cominciato a ricevere una serie di sms sul reportage dalle Vele di Scampia di un cronista che ha vissuto lì cento giorni. Ma dove? Non c’era nulla in copertina. Ecco, appunto.
di Michele Fusco

Dove si scopre che per aver voglia di acquistare un giornale è necessario che ci siano notizie interessanti (e veritiere). Ma non sufficiente, dico io.

Dazi commerciali?

martedì 24 gennaio 2012

Il promotore del PIPA-SOPA italiano incontra i suoi omologhi in USA. Il corriere ci informa:

Fava negli Usa, a colloquio col padre del Sopa
«Pirateria record in Italia. Gli Usa alzano i dazi»
Il promotore della legge contrastata dal Web incontra Smith

di A. Castaldo

in cui si legge:

«La pirateria online produce 200 miliardi di dollari di danni all’economia mondiale – spiega Fava. L’Italia è tra i Paesi con il più alto tasso di download illegale. Bisogna fare qualcosa. Anche perché qui negli Usa mi hanno chiaramente detto che se non regoliamo il settore, i dazi commerciali rimarranno altissimi». 

Sorvoliamo sulla prima parte dell’informazione, ovvero che la pirateria faccia danni all’economia, è interessante sapere questo collegamento fra copyright e dazi commerciali. Il giornalista non chiede lumi. Io sì. Qualcuno ne sa qualcosa?

Il Pacco Quotidiano

venerdì 23 dicembre 2011

Un commentatore de Ilfattoquotidiano si è stufato di segnalare errori al giornale e di prendere scarpate.

Allora ha aperto un blog:

Il Pacco Quotidiano

Da consultare.
(Ci sono emozioni forti e linguaggio diretto.)

Spostiamo le colonne

lunedì 7 febbraio 2011

Seguendo il blog della Zanardo mi sono imbattuto in questa iniziativa:

Facebook Action

ovvero:

Una Facebook action per chiedere coerenza

Di che si tratta? Avete presente la colonna di destra del sito web di Repubblica? Sì, quella dove si leggono sempre notizie assolutamente inutili, se non addirittura false, dove spesso e volentieri potete ammirare seni nudi o video soft core, morbosi quanto basta per solleticare l’ormone dell’impiegato annoiato. Oppure ricorderete certamente la foto di Ruby ammiccante in primo piano per giorni, sempre sulla home page di Repubblica; quella foto che ci ricordava cosa può il potere. Poi repubblica ha lanciato la campagna Ora Basta! e molte donne (e uomini) hanno aderito. Solo che gli intenti della campagna non sono in sintonia con la linea editoriale del sito web di Repubblica. Noi lettori possiamo ricordarglielo. Non c’è bisogno di Facebook per aderire alla richiesta di coerenza del quotidiano. Basta scrivere una mail a repubblica.it. Per i pigri, sul secondo link vi è anche un fac simile.

PS: per inciso, io non ho nulla contro le colonne morbose. Credo però che debbano stare al loro posto, non nella pagina di apertura del primo quotidiano nazionale.

Proteste e proposte in Rete

martedì 21 dicembre 2010

Leggendo Le sviste dei media “progressisti” sono incappato in questo articolo di Repubblica:

Hacker di tutto il mondo unitevi
Così la politica 2.0 sfida il potere
Da WikiLeaks a Piratebay cresce in nome della libertà d’informazione il popolo dei radicali online. Ma tra siti sabotati e beffe telematiche è davvero iniziata la cyberguerra?
di GABRIELE ROMAGNOLI

Un articolo pessimo, che evoca assoluti (“la rivoluzione si fa via Twitter”) per poi smontarli, dove si mischiano cose lontanissime fra loro (forum, blogger impegnati in politica, hacker) giusto per metterli “in un calderone, perché più sono gli ingredienti e più è probabile che qualcosa cuocia”; così sembra si faccia, vediamo cosa tiro fuori io, pare dire l’autore del pezzo. Tutto questo per affermare una cosa sola: nel mondo della rete “l’aggregazione avviene in negativo, mai in positivo.”, è molto utile per protestare e mettere a nudo il re, ma “non lascia intravedere costruzioni alternative”. Per avvallare questa tesi Romagnoli prende ad esempio Grillo e dice una cosa falsa: la forza di Beppe Grillo ” è solo critica, è solo “vaffa” e “dagli allo psiconano””, ha solo insultato e non ha proposto nulla di alternativo. Possiamo discutere fino alla rissa sui metodi grilleschi, sui vaffa, sulle sue cantonate, sulla sua simpatia e su tante altre cose, ma che non abbia proposto nulla non si può certo dire. Basta visitare il suo sito. Una sua proposta di legge, con tanto di firme, non è ancora stata discussa in parlamento, tanto per fare un esempio. E poi? Veramente nessuno in rete propone e aggrega? La Zanardo, giustamente, si è risentita: ma come?, noi siamo citati da molti giornali stranieri per il nostro lavoro nelle scuole e lei va a dire che in rete nessuno propone nulla? Ma stiamo scherzando?

Romagnoli poi non sa o dà per scontate proposte e aggregazioni non indifferenti nate e cresciute in Rete: molto software che circola in rete è scritto e mantenuto su base volontaria, anche se spesso è sostenuto da aziende private. Wikipedia è il più grande progetto culturale collettivo su base volontaria, e sempre nel mondo culturale sono molte le realtà italiane che fanno. Basta seguire un qualsiasi carnevale (matematica, fisica) per essere letteralmente sommersi da proposte culturali di ogni genere. In politica, mettendo da parte Grillo, in ambito locale ci sono realtà molto attive in rete, che influenzano non poco la realtà locale. Queste realtà possono non piacere, possono avere molti difetti, ma esistono. Sono tutte persone che dedicano il loro tempo e le loro energie a ciò in cui credono e usano un mezzo, la Rete, per realizzare i loro progetti. Cambiano il nostro modo di vedere e fanno muovere le persone. Perché Romagnoli e Repubblica non danno maggiore risalto a queste realtà?

Repubblicate

lunedì 27 settembre 2010

Se volete un riscontro oggettivo del declino giornalistico (italiano) on line, edue vi offre questo servizio:

le Repubblicate

Edue offre anche le fattate. Mancano, misteriosamente, le corrierate.
Non ridete quando vi chiederanno dei soldi per vedere i loro siti.

Segnalazioni alla rinfusa

lunedì 7 giugno 2010

Ilpost.it:

“Sono il campione della menzogna”
La confessione al País di Tommaso Debenedetti, il giornalista delle interviste impossibili
“Io volevo essere un giornalista onesto, ma in Italia non si può. E quindi ho mentito per denunciare lo stato delle cose”

Dove si raccontano le strane idee di Debenedetti e la sua singolare esperienza di giornalista.
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Dove Mantellini ci racconta com’è stata e come potrebbe essere l’informazione giornalistica.
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Dove Maddalena racconta il rapporto fra lavoro e salario, che, a volte, cerca di svicolare, il rapporto.
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Da zeusnews:

ICT, la decadenza e una speranza
I top manager dell’ICT esprimono preoccupazione per la crescente carenza di competenze nel mondo dei servizi informativi. Ma qual è il punto?

E, aggiungo io, quanto investono in formazione le aziende che si lamentano delle scarse competenze dell’ICT?
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Esercizio per il tema di italiano della maturità: il candidato trovi il filo conduttore fra i quattro contributi.

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Per rilassarsi e pensare agli esercizi di matematica, da gravita-zero.org:

PERCHE’ SI AMA O SI ODIA LA MATEMATICA?
di Walter Caputo

Segnalo il penultimo capoverso dove si riporta l’esperienza di Nicola, matematico di professione. (Corri a leggere, che ti fa bene!)

Libertà di stampa a pagamento

lunedì 28 settembre 2009

Venerdì scorso Mantellini lanciava il sasso… e apriva i commenti. Il post non merita, i commenti sì, soprattutto le argomentazioni di Alessandro (Gilioli) e le repliche.

L’argomento è questo: l’informazione professionale è in crisi, i giornali chiudono o rivedono in modo drastico il loro modo di proporsi al pubblico, con conseguente crisi occupazionale. Murdoch e De Benedetti pensano che gli utenti non debbano più avere notizie gratis (via web). I due differiscono nell’idea di prelievo che hanno: chi legge paga (Murdoch), la società tutta paga (De Benedetti) perché l’informazione è un bene collettivo. Altri (anche Mantellini) pensano che vada trovato un modello di business innovativo, tagliato su misura sul web e sull’informazione.

Io dico la mia da utente, che magari serva a qualcuno di questi luminari per capire qualcosa e inventare i nuovi modelli di business del futuro.

Mai e poi mai pagherei per un sito alla Repubblica-Corriere et similia. Per due ragioni: le informazioni che ci sono si trovano ovunque (almeno la maggior parte) e la qualità è scarsa. Non parlo solo della qualità dell’articolo (si trovano articoli che urlano vendetta) o della notizia (quanto pettegolezzo c’è nelle pagine principali dei giornali?), ma anche la grafica del sito e l’arroganza di chi scrive (niente pochi link a siti esterni, nessuna poche possibilità di commento della notizia, nessuna smentita, correzione o ripensamento sulla boiata che scappa, tanta spocchia). Perché mai dovrei pagare per un prodotto che non mi piace? Certo, guardo questi siti, ma come guardo la televisione mentre stiro. Se dovessi pagare, sentirei la radio o penserei all’universo.

Pago invece, e volentieri, per l’informazione che ritengo degna di questo nome (Peacereporter, Radie Resch e occasionalmente pochi altri). Pagherei, per un sito che mi piace, per non visualizzare la pubblicità. Sarei disposto a fare una microdonazione (<50 centesimi) per l’articolo che ho letto e trovato molto interessante. Forse pagherei per avere servizi supplementari e approfondimenti (il giornale in pdf, il libro relativo all’inchiesta: Travaglio docet). Ok anche per la pubblicità, purché questa non affoghi la notizia e renda il giornale succube dell’inserzionista. I finanziamenti pubblici dovrebbero aiutare l’avvio dell’impresa editoriale, ma dovrebbero poi ritirarsi. Se un giornale non lo legge nessuno e nessuno lo vuole pagare, è un giornale che non serve. (O no?)

Questo da parte del lettore anomalo che sono.

Siccome mia figlia mi insegna che bisogna avere un’idea su tutto, dico la mia anche su come dovrebbe essere l’editore di domani. Abbattere i costi non significa sottopagare il giornalista. Però forse un giornale potrebbe esistere senza avere un ufficio: il giornalista o è per strada a raccogliere le informazioni o è dietro un pc a scrivere, cosa che può fare tranquillamente ovunque, anche da casa. Parlo a vanvera, visto che non conosco personalmente nessun giornalista, però mi vengono in mente Report o Attivissimo, che con costi bassissimi riescono a fare, anche amatorialmente (Attivissimo), ottima informazione (e sempre Attivissimo riesce a raccogliere i fondi per progetti più grandi). Forse l’editore del futuro dovrà scordarsi i grandi guadagni (e potere) del passato e assomigliare più ad una bottega di artigiani, che riesce a trovarsi i suoi lettori per vivere dignitosamente. O forse questo è quello che mi auguro.

Rispondo anche alla domanda di Gilioli: “l’editoria professionale è o non è un valore di cui la società ha bisogno?” Sì, è un valore, ma tenerla in vita artificialmente (con estorsioni più o meno coatte) non mi sembra una grande idea. La società deve darle le strutture idonee (leggi anti trust, sulla libertà di stampa, eccetera), ma non credo si possa ragionevolmente tenere in vita una cosa che non si usa o di pessima qualità. Gli attuali finanziamenti pubblici all’editoria mi sembra insegnino molto sulla questione.

Buona riflessione.

Aggiunta da PI:
De Benedetti, un fiorino per le news
In gioco ci sarebbe la sopravvivenza stessa di un giornalismo di qualità. Il presidente del gruppo L’Espresso lancia una personale proposta: far pagare un obolo agli operatori internet e ai fornitori di connettività
di Mauro Vecchio

Aggiunta 01/10/2009 (via Mantellini):
Il futuro dei giornali? Va cercato altrove
di Maurizio Boscarol
Dove si presentano le tesi di Clay Shirky, uno che, su queste cose, ci lavora a tempo pieno. Lungo, ma interessante. Da leggere.


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