Posts Tagged ‘Informazione’

Mistificazioni minacciose

sabato 15 febbraio 2014

Sottoscrivo (da ValigiaBlu):

È ora di dire basta agli ignoranti che pontificano (in malafede?) sul web Suicidio, adolescenti e le regole del web.
Tra mistificazioni e distorsioni ci raccontano una realtà che non solo non esiste ma che potrebbe comportare gravi conseguenze per la libertà di tutti noi. I danni di un vuoto di cultura digitale tra i professionisti dell’informazione.
di Arianna Ciccone

(Via Galatea)

Mi ricorda qualcosa…

lunedì 9 settembre 2013

Leggo su LaStampa che Quirico, il giornalista rapito in Siria ad aprile e liberato ieri, un giorno, durante la sua prigionia, origliò da una porta e sentì che:

“In questa conversazione – prosegue la ricostruzione di Quirico – dicevano che l’operazione del gas nei due quartieri di Damasco era stata fatta dai ribelli come provocazione, per indurre l’Occidente a intervenire militarmente. E che secondo loro il numero dei morti era esagerato”.

Poi, correttamente, ci dice che questa informazione non ha altri riscontri e quindi non può essere spacciata come notizia.

Però questa vicenda a me ne ricorda un’altra. Quella dell’Iraq con le armi di distruzione di massa che non furono mai trovate, quella dell’Iraq governato da Saddam Hussein che era buono finché è stato lo yes man degli USA. Mi ricorda anche l’esportazione della democrazia con le bombe, che in questo giro non saranno portate dagli F35, ma da dei droni, dicono. (Questo per indicare quale sarà il futuro delle armi e che quindi gli F35 saranno vecchi prima ancora di essere montati negli hangar…)

A differenza di qualche anno fa non abbiamo più peacereporter e quindi siamo anche un po’ meno informati. Direi che siamo pronti per i bombardamenti in Siria.

ACTA

giovedì 2 febbraio 2012

Il nichilista:

Quello che ACTA non dice

Che rimanda a Valigia Blù:

Le proteste contro ACTA sono sbagliate: ecco perché
Traduzione di:
COSA ACTA NON DICE diTimothy B. Lee

Repubblica:

Dietro il risiko dell’ACTA
minaccia globale alla libertà
Che cosa muove il trattato anticontraffazione firmato da 22 dei 27 paesi UE a Tokyo, quali sono i suoi punti deboli e come impatterà nell’ecosistema web. L’Italia sarà legalmente vincolata a questo accordo anche se il Parlamento italiano non è mai stato informato nel merito dei contenuti
di ARTURO DI CORINTO

E-ilmensile:

L’Italia aderisce all’Acta: a rischio libertà della rete
di Enrico Piovesana

Dove c’è il link al documento dell’accordo (in inglese) (sperando sia quello definitivo).

Strategia della disattenzione

lunedì 28 giugno 2010

Via Mantellini scopro solo ora questo importante contributo di Luca De Biase:

Strategia della disattenzione

Dove si racconta del problema della sovrabbondanza di informazione nella nostra società occidentale e di come questo fenomeno può portarci alla perdizione o alla salvezza. Articolo lungo, da leggere con calma, magari prima dei pasti.

Notizie che difficilmente trovere in TV

venerdì 18 giugno 2010

Nella valle di Elah
Cinque soldati Usa finiscono davanti alla corte marziale: in Afghanistan uccidevano civili a sangue freddo
di Enrico Piovesana

Dove si racconta che un piccolo teppista di periferia è stato messo a fare il soldato e ora ci si stupisce che è diventato un criminale di guerra. L’ergastolo lo darei a chi l’ha reclutato.

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Copyright? Dati gonfiati
Gli esperti chiamati a testimoniare davanti al parlamento parlano di numeri esagerati e studi sulla pirateria che non hanno alcun senso. Nel mentre, le lobby del copyright criticano le autorità ed evangelizzano sotto mentite spoglie
di A. Maruccia

Quei comunisti rivoluzionari della Harvard Business School…

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Islanda, paradiso dei giornalisti?

Approvata all’unanimità una proposta di legge caldeggiata da Wikileaks. Che dovrebbe trasformare l’isola nordeuropea in un porto franco per il giornalismo d’inchiesta e la pubblicazione anonima delle notizie
di M. Vecchio

Come da noi, ma al contrario.

Aggiornamento 26/07/10: Legge a buon punto, ma ancora in cammino.

Bavagli informativi

venerdì 11 giugno 2010

Da NfA:

Non dite che non ve lo avevamo detto …
di sabino patruno,

Ce n’è anche per il web:

Da Guido Scorza (via Piero Ricca):

DDL intercettazioni: il bavaglio (anche alla Rete) è servito.

Sanremo

lunedì 22 febbraio 2010

Anche Icomizianti hanno visto Sanremo. Alcuni pezzi di Sanremo, non proprio tutto. Visto che la chiacchera su questo argomento è sconfinata, mi limito ad alcuni aspetti poco battuti.

1) Sabato, verso mezzanotte, è comparso Maurizio Costanzo con tre disoccupati di Termini Imerese. La cosa era talmente fuori luogo – come vedere un’intervista a Tremonti durante la proiezione di Terminator – che subito mi sono venuti alcuni pensieri. Perché inserire in un programma di intrattenimento il tema della disoccupazione? Non c’erano altri posti? “E’ per dare visibilità al problema.” dice Costanzo. Va bene, ma non ci sono luoghi più adatti come un TG, un programma di approfondimento, uno speciale sul tema? Evidentemente no. Ma a voi non sembra strano che non ci sia spazio per il problema del lavoro in Rai? Ok, abbiamo la visibilità del fenomeno. E poi? Cosa abbiamo saputo da questo intervento? Abbiamo saputo perché la Fiat chiude lo stabilimento di Termini Imerese? Sappiamo qualcosa sulla politica del Governo a riguardo? Abbiamo saputo delle varie proposte dei partiti di opposizione? Opinioni di esperti? Niente affatto. Abbiamo solo saputo del dramma di tre persone, come se fosse difficile immaginare il dramma della disoccupazione. Abbiamo avuto un’informazione prettamente emotiva, senza nessun contenuto analitico né propositivo. E i due politici intervenuti, già in campagna elettorale? Altre risposte emotive. Nessuna informazione utile. Cosa è rimasto? La sensazione di aver fatto qualcosa di utile per questi nostri “colleghi” più sfortunati, un vago senso di colpa nel divertirsi mentre questi non sanno come arrivare a domani e l’abitudine di mischiare spettacolo e cronaca, quasi fossero la stessa cosa.

2) Matematica, mon amour! Dice il regolamento del Festival, a pagina 3: “Interpretazione-esecuzione delle 5 canzoni degli ARTISTI, non ammesse dalla giuria demoscopica nella Prima e Seconda Serata, con sistema di votazione misto, giuria tecnica composta dai musicisti della “Sanremo Festival Orchestra” (con peso percentuale del 50%) e pubblico attraverso il sistema del  televoto (con peso percentuale del 50%).” Ora: i musicisti saranno stati un centinaio. I votanti al televoto qualche decina di migliaia. I musicisti avranno votato con un giudizio da 0 a 10 o analogo. Il pubblico “si è contato” su un cantante. Come fare la classifica? Faccio un esempio: Alfa ha avuto un voto 8 dai musicisti e 10mila voti dal pubblico, Beta ha avuto un voto 7 dai musicisti e 20mila voti dal pubblico, Gamma ha avuto un 5 dai musicisti e 30mila voti dal pubblico. Come stilereste la classifica voi?

3) I finalisti danno un quadro ben preciso dei gusti dei telespettatori votanti (e paganti, perché per votare si spendeva mica poco!). Da ricordare quando qualcuno vi dice: lo chiede il pubblico, gli utenti, il popolo e compagnia bella.

La paura e i numeri

venerdì 8 gennaio 2010

Il giorno 5 mi sono imbattuto per caso in un servizio del TG2 delle 20.30: le nuove misure di sicurezza annunciate da Maroni e Frattini sono giuste? A chi chiedere un’opinione disinteressata e informata? A chi parte, ovviamente. E tranne uno, tutti pronti a denudarsi pur di non esplodere per aria. Per riportarci con i piedi per terra, grazie a Schneier, segnalo i seguenti articoli:

[Cerco di tradurre e riassumere qualcosa per chi ha fretta]

The Skies Are as Friendly as Ever: 9/11, Al Qaeda Obscure Statistics on Airline Safety
by Nate Silver

Negli anni 2000 (10 anni) sono morti 469 passeggeri per atti violenti sugli aerei, compresi terroristi ed equipaggio, compreso l’attentato dell’11 settembre 2001. Questo dato è paragonabile a quello degli anni ’60, ed è migliore degli anni ’70 e ’80. Ovviamente oggi si viaggia molto più di allora. Rifacendo i conti sulle stime di passeggeri che hanno volato: 22 passeggeri morti per atti violenti ogni miliardo di passeggeri negli anni 2000, contro i 191 per miliardo degli anni ’60.

[Le cose vanno un pelino peggio se si contano anche i morti a terra, ma non credo nessuno abbia paura di stare a terra. :-) ]

The Odds of Airborne Terror
by Nate Silver

[Attenzione, d'ora in poi sono statistiche valide solo negli USA]

Secondo il Bureau of Transportation Statistics negli anni 2000 (10 anni) sono partiti o atterrati dagli USA 99 milioni di aerei commerciali e ci sono stati 6 attentati terroristici. Un (1) attentato per ogni 16,5 milioni di partenze.

Queste partenze hanno generato uno spostamento di 69,5 miliardi di miglia. 1 attentato terroristico ogni 11,5 miliardi di miglia. Si potrebbe andare e tornare da Nettuno comodamente.

Assumendo che questi viaggi siano durati 163 milioni di ore (425Miglia/h) arriviamo a 1 attentato per ogni 27 milioni di ore volate (1/3105 anni).

C’erano 674 passeggeri (esclusi equipaggio e terroristi) sugli aerei in cui sono avvenuti questi 6 atti terroristici. In questi 10 anni, negli USA, sono volati 7 miliardi di persone: abbiamo 1 probabilità ogni 10 milioni di passeggeri di essere in un aereo con l’attentatore. La probabilità di essere folgorati da un fulmine è di 1/500.000.

Lasciamo ora i numeri e seguiamo sempre Schneier che ci suggerisce questo articolo:

The God That Fails
By DAVID BROOKS

Scheneier conclude [traduco a spanne]:
In questa società tutti credono che la perfezione sia possibile. Così, se capita qualcosa di brutto, non può certo essere perché siamo stati sfortunati. Deve essere per forza colpa di qualcuno e le cose devono essere sistemate. Questo, a volte, è semplicemente non vero. A volte è meglio non sistemare nulla: o non c’è la soluzione, o la soluzione costa troppo rispetto al danno o gli effetti collaterali della soluzione sono peggiori del problema. E qualche volta si fa tutto giusto e le cose vanno lo stesso male. Benvenuti nel mondo reale.

Buona riflessione.

La Rete non conta nulla

lunedì 19 ottobre 2009

Ieri sera, da Fazio, c’era La Russa. Non pensavo proprio che Fazio tirasse fuori questo episodio. E infatti non ne ha parlato. Lo ha tirato fuori La Russa stesso! E, con mio grande stupore, ha ricostruito i fatti in modo distorto. Ha detto che i contestatori hanno dato del mafioso a Silvio. Invece hanno richiamato l’attenzione di Ignazio sulle dichiarazioni di Silvio su Mangano e hanno urlato che lui non doveva mischiarsi con chi fa certe affermazioni. Un attestato di stima, quasi, visto che certe cose non le vai certo a dire a chi pensi sia già irrimediabilmente colluso con la mafia. Non ha minimamente accennato agli insulti che lui stesso ha lanciato contro i contestatori. Non si è scusato. Fazio ha cambiato subito discorso.

Mi sono detto, c’è un video in Rete, lo ha detto pure lui, come è possibile che ne accenni distorcendo quello che si vede chiaramente?
Unica risposta possibile: lui sa che chi vede Fazio, la maggioranza di chi vede Fazio, non andrà mai a vedere quel video e prenderà quello che lui dice per vero. L’informazione che si può attingere in Rete ha un ruolo marginale nella formazione dell’opinione pubblica.
Non solo: La Russa è sicuro che in TV non passerà mai una ricostruzione diversa dalla sua.

Tutto ciò lo trovo drammatico.

Libertà di stampa a pagamento

lunedì 28 settembre 2009

Venerdì scorso Mantellini lanciava il sasso… e apriva i commenti. Il post non merita, i commenti sì, soprattutto le argomentazioni di Alessandro (Gilioli) e le repliche.

L’argomento è questo: l’informazione professionale è in crisi, i giornali chiudono o rivedono in modo drastico il loro modo di proporsi al pubblico, con conseguente crisi occupazionale. Murdoch e De Benedetti pensano che gli utenti non debbano più avere notizie gratis (via web). I due differiscono nell’idea di prelievo che hanno: chi legge paga (Murdoch), la società tutta paga (De Benedetti) perché l’informazione è un bene collettivo. Altri (anche Mantellini) pensano che vada trovato un modello di business innovativo, tagliato su misura sul web e sull’informazione.

Io dico la mia da utente, che magari serva a qualcuno di questi luminari per capire qualcosa e inventare i nuovi modelli di business del futuro.

Mai e poi mai pagherei per un sito alla Repubblica-Corriere et similia. Per due ragioni: le informazioni che ci sono si trovano ovunque (almeno la maggior parte) e la qualità è scarsa. Non parlo solo della qualità dell’articolo (si trovano articoli che urlano vendetta) o della notizia (quanto pettegolezzo c’è nelle pagine principali dei giornali?), ma anche la grafica del sito e l’arroganza di chi scrive (niente pochi link a siti esterni, nessuna poche possibilità di commento della notizia, nessuna smentita, correzione o ripensamento sulla boiata che scappa, tanta spocchia). Perché mai dovrei pagare per un prodotto che non mi piace? Certo, guardo questi siti, ma come guardo la televisione mentre stiro. Se dovessi pagare, sentirei la radio o penserei all’universo.

Pago invece, e volentieri, per l’informazione che ritengo degna di questo nome (Peacereporter, Radie Resch e occasionalmente pochi altri). Pagherei, per un sito che mi piace, per non visualizzare la pubblicità. Sarei disposto a fare una microdonazione (<50 centesimi) per l’articolo che ho letto e trovato molto interessante. Forse pagherei per avere servizi supplementari e approfondimenti (il giornale in pdf, il libro relativo all’inchiesta: Travaglio docet). Ok anche per la pubblicità, purché questa non affoghi la notizia e renda il giornale succube dell’inserzionista. I finanziamenti pubblici dovrebbero aiutare l’avvio dell’impresa editoriale, ma dovrebbero poi ritirarsi. Se un giornale non lo legge nessuno e nessuno lo vuole pagare, è un giornale che non serve. (O no?)

Questo da parte del lettore anomalo che sono.

Siccome mia figlia mi insegna che bisogna avere un’idea su tutto, dico la mia anche su come dovrebbe essere l’editore di domani. Abbattere i costi non significa sottopagare il giornalista. Però forse un giornale potrebbe esistere senza avere un ufficio: il giornalista o è per strada a raccogliere le informazioni o è dietro un pc a scrivere, cosa che può fare tranquillamente ovunque, anche da casa. Parlo a vanvera, visto che non conosco personalmente nessun giornalista, però mi vengono in mente Report o Attivissimo, che con costi bassissimi riescono a fare, anche amatorialmente (Attivissimo), ottima informazione (e sempre Attivissimo riesce a raccogliere i fondi per progetti più grandi). Forse l’editore del futuro dovrà scordarsi i grandi guadagni (e potere) del passato e assomigliare più ad una bottega di artigiani, che riesce a trovarsi i suoi lettori per vivere dignitosamente. O forse questo è quello che mi auguro.

Rispondo anche alla domanda di Gilioli: “l’editoria professionale è o non è un valore di cui la società ha bisogno?” Sì, è un valore, ma tenerla in vita artificialmente (con estorsioni più o meno coatte) non mi sembra una grande idea. La società deve darle le strutture idonee (leggi anti trust, sulla libertà di stampa, eccetera), ma non credo si possa ragionevolmente tenere in vita una cosa che non si usa o di pessima qualità. Gli attuali finanziamenti pubblici all’editoria mi sembra insegnino molto sulla questione.

Buona riflessione.

Aggiunta da PI:
De Benedetti, un fiorino per le news
In gioco ci sarebbe la sopravvivenza stessa di un giornalismo di qualità. Il presidente del gruppo L’Espresso lancia una personale proposta: far pagare un obolo agli operatori internet e ai fornitori di connettività
di Mauro Vecchio

Aggiunta 01/10/2009 (via Mantellini):
Il futuro dei giornali? Va cercato altrove
di Maurizio Boscarol
Dove si presentano le tesi di Clay Shirky, uno che, su queste cose, ci lavora a tempo pieno. Lungo, ma interessante. Da leggere.


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