[libro] Blade Runner

domenica 12 novembre 2017

Autore: Philip K. Dick
Titolo: Blade Runner (Do Androids Dream of Electric Sheep?)
Editore: Fanucci Editore
Altro: ISBN 9788834734308; p. 297; 14,90€; genere: fantascienza; I ed. originale 1968; questa edizione: settembre 2017; Introduzione di Carlo Pagetti, Postfazione di Gabriele Frasca; Intervista finale a Dick sulla produzione del film; traduzione di Riccardo Duranti

Voto: 8/10

Ricordavo di averlo letto anni fa e all’epoca non mi piacque. Ma ora comincio ad avere dei dubbi, forse non lo lessi tutto. O forse sono cambiato io. Il romando ha una potenza narrativa notevole e, per quanto alcuni dettagli siano anacronistici (i tubi catodici e le veline scritte a macchina), è ancora modernissimo.

In un mondo post Terza Guerra Mondiale (che non si sa come sia iniziata e nemmeno come sia finita) i superstiti seguono un nuovo dicktat sociale: bisogna essere empatici sia nei confronti degli altri uomini, sia nei confronti dei pochi animali rimasti. La mancanza di empatia, forse, è stata la causa della guerra, e con questo nuovo ordine sociale si vuole rimediare agli errori del passato. Chi non può essere empatico – i malati psichiatrici o chi ha subito alterazioni genetiche dovute alla radioattività residua – è un paria. Chi non può essere empatico perché è artificiale – gli androidi – va eliminato.

Rick Dekckard si deve occupare di eliminare sei androidi fuggiti da Marte e ora sulla Terra, nella sua giurisdizione, a S. Francisco. La caccia durerà circa ventiquattro ore e molti dubbi nasceranno durante questa caccia: noi umani siamo sicuri di essere umani? Chi è l’altro che abbiamo di fronte? Gli androidi devono per forza essere ritirati? È possibile innamorarsi di un androide? Sono così diversi da noi? È possibile uscire dalle costrizioni sociali? Sapere di vivere in una società artefatta, in qualche modo finta e guidata da forse oscure, permette di alleviare le nostre perplessità e le nostre ansie?

Un dramma esistenziale molto moderno, come si può vedere, dove Dick non offre facili vie di uscita.

Buona lettura!

[libro] La fisica del nulla

mercoledì 8 novembre 2017

Autore: James Owen Weatherall
Titolo: La fisica del nulla – La strana storia dello spazio vuoto (Void. The Strange Physics of Nothing)
Editore: Bollati Boringhieri
Altro: ISBN: 9788833928647; 22,00€; p. 186; genere: saggistica, fisica; I ed. orig. 2016; I ed. italiana 2017; traduzione di Andrea Migliori

Voto: 7/10

È una domanda che ci siamo posti tutti, almeno una volta: che cosa è il nulla? Come sarebbe il mondo senza tutte le cose che conosciamo? La domanda è semplice, la risposta – o meglio: le risposte – ci porta a scoprire un mondo pieno di verità contrarie al senso comune.

Weatherall ripercorre le tre teorie fondamentali della fisica, da quella newtoniana alla fisica dei quanti passando per la relatività di Einstein, illustrandoci come il concetto di nulla si sia evoluto col tempo.

La cosa singolare è che né Newton, né Einstein, né i principali fondatori della fisica quantistica, all’inizio, erano coscienti delle implicazioni sul nulla delle loro teorie. Per Newton fu Leibniz a mettere in discussione lo spazio vuoto, con argomentazioni fra il teologico e il fisico. Per Einstein furono le soluzioni alle sue equazioni a rivelare la possibilità di buchi neri privi di materia (le singolarità di Schwarzschild) e le onde gravitazionali, capaci di creare dal nulla energia e quindi qualcosa. Ma la vera sorpresa avviene con la fisica quantistica, dove un universo può essere vuoto e al tempo stesso possiamo trovarci cose. (Non preoccupatevi: i fisici non sono matti. Ogni termine avrà il suo significato preciso e ci sono riscontri sperimentali a quanto detto.)

Infine uno sguardo sulle possibili teorie fisiche future (la teoria delle stringhe), dove, ancora una volta, i concetti di vuoto cambieranno.

Una storia affascinante, che consiglio a tutti gli appassionati della fisica. (Pur essendo divulgativo, sconsiglio il libro a persone completamente digiune di fisica.)

(Numero di refusi non indifferente, per il prezzo del libro.)

Buona lettura!

10

domenica 5 novembre 2017

Oggi 10 anni di blog e quasi passava inosservato.

Mi rileggo e vedo il cammino percorso e quello che è sopravvissuto ai cambiamenti.

Pochi giorni fa ho riletto una pagina molto bella scritta nel 2012, e mi sono commosso. Forse è onanismo intellettuale, ma così è. :-)

E un grazie ai miei quattro lettori.

[libro] Amore liquido

domenica 5 novembre 2017

Autore: Zygmunt Bauman
Titolo: Amore liquido (Liquid love. On the Frailty of Human Bonds)
Editore: Editori Laterza
Altro: ISBN 9788842079644; 11,00€; p. 224; genere: saggistica, sociologia; I ed. orig. 2003; I ed. economica italiana 2006; traduzione di Sergio Minucci

Voto: 8/10

È un saggio poco curato, dal punto di vista dell’esposizione, per stessa ammissione dell’autore: sono frammenti di riflessioni introdotti da frasi chiave e raccolti in quattro capitoli. Molte le ripetizioni dei concetti. Manca una definizione di liquidità, come espressa in Vita liquida. E l’amore fra due persone non è l’unico tema trattato nel saggio: l’ultimo capitolo è dedicato interamente agli effetti della globalizzazione e alla xenofobia.

Come in Vita liquida, anche qui la chiave di lettura della società e delle relazioni è il modello consumista-capitalista del mondo occidentale. Questo modello ha un effetto sulle relazioni devastante, secondo Bauman.

Mi ha fatto riflettere molto la descrizione delle relazioni virtuali, tipiche dei social network: comunità create attraverso interessi comuni, non attraverso identità condivise, comunità di occasione, dove la fatica dell’incontro reale è esclusa, dove è possibile in ogni momento staccarsi e al contempo essere totalmente coinvolti al sicuro nella nostra solitudine. Una relazione simile è sicuramente più leggera e meno impegnativa, molto meno pericolosa (anche emotivamente) di una relazione reale. La relazione virtuale crea uno standard di aspettative che sta scivolando anche nella vita reale, dove la pazienza di intessere rapporti e vincoli è sempre minore. In queste comunità virtuali la circolazione dei messaggi sono il messaggio e chi tace si esclude dalla comunità. Un senso di appartenenza leggero che lascia comunque un vuoto spirituale: l’Altro rimane lontano ed evanescente.

Questo tipo di legame leggero Bauman lo riscontra anche nei matrimoni, sempre più brevi, e con la maggiore frequenza delle convivenze: impegni meno gravosi di un matrimonio per sempre. La creazione di un vincolo fra due persone, una dipendenza duratura, appare oggi assolutamente improponibile. Abituati all’assoluta libertà del cambiamento continuo del consumismo, abbiamo perso la sicurezza derivante da un rapporto più duraturo, anche se più difficile.

L’ultimo capitolo è dedicato, come dicevo, alla xenofobia. L’incertezza economica in cui viviamo creata da un economia globale non regolata, ci fa vedere l’immigrato povero come una minaccia: è lui il colpevole della nostra insicurezza e della nostra crisi. In fondo la rappresenta bene: anche noi potremmo finire poveri ed emigrati per un capriccio dell’economia globale (e la crisi economica del 2008 non c’era ancora!). Impossibilitati a cambiare una economia globale, cerchiamo di controllare in modo sempre maggiore quanto abbiamo di più vicino: la politica locale e l’esclusione degli immigrati. Solo che la politica locale non può nulla contro la nostra insicurezza. Come soluzione a questa impasse, Bauman cita Kant che avverte dell’esigenza di costruire una comunità politica globale. Le argomentazioni di Bauman per questa mossa contro intuitiva sono ottime, ma, come sapete, siamo molto lontani anche solo dall’aver cominciato.

Mi sono ricordato a questo punto del pensiero di Einstein, che in tempi più recenti e con una visione più contingente, proclamava un percorso politico analogo e aveva intuito gli stessi punti deboli della società moderna. (A. Einstein – Pensieri degli anni difficili – Bollati Boringhieri; capitoli: Guerra atomica o pace 1945 – Perché il socialismo 1949)

Alla fine della lettura ammetto che non si è molto ottimisti sul nostro futuro.

—–

Metto a corredo, per mio uso personale, tre link ad articoli di questi giorni. Penso siano attinenti a quanto letto. Forse potrebbero essere utili a chi ha letto o leggerà l’opera di Bauman.

Da Repubblica:
No a politica e religione, per i giovani è l’era delle passioni tiepide
di Ilvo Diamanti

Da linkiesta:
Immigrazione in base al merito: stavolta Trump ne ha pensata una giusta
La “Green Card Lottery” ha fallito, ma non è così facile scegliere un nuovo sistema per regolamentare l’immigrazione negli Stati Uniti. Soprattutto se gli Americani temono la concorrenza
di Francesco Francio Mazza

Da Internazionale:
Le stazioni si stanno trasformando in fortezze contro i poveri
Wolf Bukowski, blogger

(Altri dettagli sul socialino.)

La rivoluzione senza rivoluzione

mercoledì 1 novembre 2017

Vi segnalo questo breve documentario, sono solo 15 minuti, che vi consiglio di vedere fino alla fine.

Da Internazionale:

In Afghanistan il velo non ferma le giocatrici di calcio
Il video di Stefano Liberti e Mario Poeta.

[libro] Vita liquida

domenica 29 ottobre 2017

Autore: Zygmunt Bauman
Titolo: Vita liquida (Liquid life)
Editore: Editori Laterza
Altro: ISBN 9788842085706; 9,50€; p. 192; genere: saggistica, sociologia; I ed. originale 2005; I ed. econ. 2008; traduzione di Marco Cupellaro

Voto: 8/10

Un saggio decisamente difficile, anche per impostazione, visto che per stessa ammissione dell’autore

Questo volume è una raccolta di intuizioni su vari aspetti della vita liquida, ossia della vita nella società liquido-moderna: raccolta che non ha pretesa di completezza.

A volte si ha quindi la sensazione, forse corretta, di passare di palo in frasca e di non avere una coerenza interna e molti concetti sono ripetuti più volte. Difficile anche la prosa di Bauman, sempre a citare pensieri altrui, spesso di rimbalzo: “Come dice Tizio, citando Caio nell’opera Zeta, eccetera”.

Detto questo, le intuizioni di Bauman sono degne di riflessione e cercano di spiegare, almeno dal punto di vista sociologico, molte cose che viviamo ogni giorno: dalla crisi della politica a quella della coppia, dal terrorismo alla crisi del mondo del lavoro. Tanti aspetti diversi che hanno un filo in comune.

Prima di tutto una definizione:

Una società può essere definita «liquido-moderna» se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. Il carattere liquido della vita e quello della società si alimentano e si rafforzano a vicenda. La vita liquida, come la società liquido-moderna, non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo.

Credo non sia difficile, per molti di noi, ritrovarci in questa definizione. Per quanti punti fissi abbiamo nella nostra vita, siamo fin troppo consci della loro precarietà. E questa precarietà ci logora in modi che Bauman descrive molto bene; situazioni che messe in fila danno un discreto senso di disagio, che l’autore si guarda bene dal lenire con qualche speranza di soluzione.

L’origine di questa liquidità Bauman la colloca nel nostro modello economico consumista: oggi non è più importante possedere o produrre, come poteva ancora essere all’inizio del ‘900. È importante consumare: prendere un oggetto, usarlo, cambiarlo, ad un ritmo sempre più serrato. (Concetto che lessi anche in un racconto di fantascienza alquanto profetico.) Chi è fuori da questo vortice, chi non riesce a consumare a ritmi serrati, è fuori dalla società, è un paria.

Questo modello si è poi trasferito a molti aspetti della nostra società: nell’urbanistica (i centri commerciali, luoghi pensati per il consumo), nella politica (ricerca del consenso e perdita di una visione futura), nelle relazioni di coppia (libertà sessuale, ma senza nessuno scopo), nell’arte (opere precarie e incomplete) eccetera. Questo cambiamento, oltre a perdere di qualità, genera molta insicurezza che viene ricercata in altri modi: nella quantità, per esempio, creando così un corto circuito.

Nell’ultimo capitolo, Pensare in tempi oscuri (rileggendo Arendt e Adorno), Bauman sposa la visione dell’intellettuale di Adorno: esso è chiamato a lanciare il suo messaggio nel mare della conoscenza nella speranza che qualcuno lo recepisca, se non oggi, almeno in un futuro più o meno lontano. Bauman è molto scettico per quanto riguarda una qualche evoluzione positiva della società liquida, anche se qualche dritta per uscire da questa liquidità nel saggio c’è: il risveglio della politica intesa come dialogo/scontro fra interessi contrastanti; l’esclusione delle logiche di mercato nell’istruzione; la riflessione su cosa abbiamo perso guadagnando in libertà personale. Se non un messaggio di resa, sicuramente una presa di coscienza e un rinvio alle future generazioni sul da farsi.

Comizi altrui /5

domenica 29 ottobre 2017

Ai due lettori che hanno letto qualcosa di Carlo Rovelli, il fisico italiano diventato famoso con Sette brevi lezioni di fisica e L’ordine del tempo, segnalo un’intervista di Matteo De Giuli su il Tascabile, la rivista culturale on line della Treccani.

Il Tempo di Carlo Rovelli
Relatività, meccanica quantistica, filosofia, letteratura, politica. Intervista al fisico più letto del mondo.
di Matteo De Giuli

Si racconta la nascita e gli obiettivi dei suoi libri; il suo impegno come intellettuale nella società; la necessità di un dialogo fra saperi. Parole e pensieri che condivido, non certo originali, ma ripetuti sempre troppo poco.

Vi lascio con una citazione:

La stupidità non è mica una specificità della destra, è ben condivisa in tutti gli emisferi politici.

Comizi altrui /4

mercoledì 25 ottobre 2017

Come spiegare che non tutto è relativo, che i simboli storici sono importanti? Chi riesce a dirlo con l’apparenza di dire il contrario? Plus1gmt:

nel giorno di Anna

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Smeriglia invece ci spiega dove siamo rispetto allo sviluppo umano.

CIVILTÀ E TEMPO

Sempre di Smeriglia vi consiglio di seguire Ancora Preti. Qui.

[libro] Una donna armata

martedì 24 ottobre 2017

Autrice: Doris Lessing
Titolo: Una donna armata – esperimenti siriani (The Sirian Esxperiments)
Editore: Fanucci
Altro: ISBN: 9788834726549; 16,00 €; I edizione orig. 1981; I edizione italiana 2014; p. 343; genere: fantascienza; traduzione: Stefano A. Cresti

Voto: 7/10

Questo è il terzo romanzo della serie Canopus in Argos e le considerazioni sulla prosa e sulla fantascienza fatte per i precedenti sono ancora valide. Rimando alle precedenti recensioni di Shikasta e Un pacifico matrimonio.

In questo volume si chiariscono molti punti oscuri nei primi due: come vengono eseguiti e quali sono gli esperimenti negli altri pianeti e chi sono tutti gli attori in gioco.

Nella nostra galassia, infatti, ci sono due grossi imperi e una nuova forza nascente. In Shikasta abbiamo visto all’opera la civiltà più avanzata: Canopus. Avanzata non solo e non tanto dal punto di vista tecnologico, ma anche dal punto di vista etico. Sono entrati in piena armonia con le Leggi dell’Universo e hanno imparato ad assecondarle, a farle proprie, a dirigerle quando è possibile, per rendere la galassia un posto migliore.

Gli antagonisti, il nuovo ed emergente regno di Shammat, è agli antipodi di Canopus. Per Shammat il mondo è un luogo di predazione e dominio. I suoi agenti operano sempre in modo malvagio.

C’è poi l’impero di Sirius, avanzatissimo dal punto di vista tecnologico e sociale, un tempo in guerra con Canopus. Sirius si trova in una fase di transizione: da impero di conquista e amministrazione, ormai prospero, a impero integrato nell’Equilibrio Cosmico che Canopus conosce bene.

La transizione sarà attuata e raccontata da una donna di Sirius: Ambien II. Non è una donna qualunque: fa parte del consiglio dei Cinque, organo oligarchico che si occupa del governo dell’impero siriano. Ambien fa un resoconto di questa transizione, lunga ere geologiche (i protagonisti non hanno problemi di brevità della vita) e avvenuta attorno alla storia di Rhoanda/Shikasta, ovvero la nostra Terra.

È di fatto un romanzo di formazione, non solo personale, anche collettivo. Quale è lo scopo della nostra esistenza e delle nostre azioni? Quali sono le forze che si oppongono a questo scopo? Come operano? Come avviene un cambiamento sociale? Che tempi sono possibili per questo cambiamento? Le conquiste sono personali o sociali?

La Lessing ci prende per mano e, attraverso gli occhi di Ambien II, ci racconta gli avvenimenti che porteranno a una nuova consapevolezza di Sirius e, forse, degli abitanti di Shikasta.

Buona lettura!

PS:

Se ho imparato così tanto su ciò che non mi sarei mai aspettata di imparare, quanto ancora posso sperare di apprendere e di capire, posto che ne abbia la pazienza, e non mi conceda di fare domande inutili?

Ambien rohandiana, Ambien II
dei Cinque, dal Pianeta 13
dell’Impero Siriano

[film] Blade Runner 2049

giovedì 12 ottobre 2017

Titolo: Blade Runner 2049
Regia: Denis Villeneuve
Soggetto: Philip K. Dick, Hampton Fancher
Sceneggiatura: Hampton Fancher, Michael Green
Fotografia: Roger Deakins
Musiche: Jóhann Jóhannsson, Hans Zimmer, Benjamin Wallfisch
Altro: USA, 2017, 163 min, genere: fantascienza, direzione del doppiaggio: Simone Mori

Interpreti e personaggi:
Ryan Gosling: Agente K
Harrison Ford: Rick Deckard
Ana de Armas: Joi
Sylvia Hoeks: Luv

(dati da Wikipedia e Antonio Genna per il doppiaggio.)

Voto: 8/10

Bel film, davvero. Vale la pena uscire di casa e andare al cinema, con alcune avvertenze:
1) guardate, o riguardate, il Blade Runner del 1982 prima;
2) nonostante sia un ottimo film e con un seguito degno della trama del primo, non vedrete un capolavoro come fece Scott nel 1982. (Sempre che non sia smentito dal tempo, come molti lo furono allora.)

La Tyrell Corporation è fallita ed è stata rilevata da Niander Wallace. Ora i replicanti sono molto più perfezionati e in parte tollerati anche sulla Terra. Rimane il problema di ritirare i modelli vecchi, che ancora fanno molta paura. Il lavoro sporco del ritiro è affidato ai replicanti di ultima generazione, in questo caso l’Agente K. Nel suo ultimo ritiro l’Agente K scopre una sepoltura, che si scoprirà essere quella di Rachael, la replicante salvata da Deckard nel primo film. L’autopsia rivela che Rachael ha avuto un figlio e questo, come potete immaginare, riapre il capitolo Deckard e soprattutto: dove è e chi è questo figlio? Veramente i replicanti si possono riprodurre come gli umani? Se fosse vero, il mondo sarebbe sconvolto, dice il capo di K: per questo motivo si deve trovare e ritirare anche il figlio. Tutte le traccie dei vecchi replicanti vanno eliminate. La verità la troverete al cinema.

Cosa allontana questa pellicola dalla perfezione? Alcune scene inutili: il test di funzionamento di K è insulso è inutile, senza mistero; e l’estrema freddezza di molte scene, dovute alla recitazione per lo più, ma anche dai ruoli dei personaggi: tutti sembrano avere un compito da svolgere e lo svolgono alla perfezione. Nessuno sgarra, a parte, forse, K. Fra i personaggi principali solo la compagna virtuale di K, Joi, e Deckard sembrano rimandare a una vita vissuta.

Cosa c’è da vedere: la fotografia impeccabile e la trama, che in effetti si raccorda benissimo con il primo film. Gli effetti speciali, specie nella scenografia, aggiungono molti dettagli al mondo del futuro. Questo, se da un lato toglie immaginazione, dall’altro aggiunge maestosità e, pur mantenendo lo stesso ambiente cupo dell’originale, le molte viste dall’alto tolgono un poco il senso di claustrofobia.

Sulle musiche la mia amica, più esperta di me, ha detto che siamo molto lontani dal Vangelis del 1982. Io, più di bocca buona e soprattutto più ignorante, quasi non mi sono accorto di nulla e le ho trovate adeguate.

Per ultimo alcune cose lette su ilPost. Sebbene non contengano spolier, ne consiglio la lettura dopo la visione.

Perché vederlo, con tre cortometraggi aggiuntivi:

Guardatelo, “Blade Runner 2049”
Perché è degno erede del primo, dicono i critici, e la parola “arte” è saltata fuori più di una volta in diverse recensioni

Del direttore della fotografia:

Vi è piaciuta la fotografia del nuovo “Blade Runner”?
L’ha curata Roger Deakins, che è considerato tra i migliori al mondo: ha lavorato ad almeno dieci film che conoscete

Del perché vederlo, ma anche del perché non vederlo:

Blade Runner 2049
di Matteo Bordone

Da Gli 88 Folli:

Blade Runner 2049
di Miki Fossati

Aggiornamento 09/11/2017:

Un video sugli effetti speciali:

“Blade Runner 2049” l’hanno fatto anche con pinze e pennelli