Il rapporto ISPI sull’immigrazione

mercoledì 7 luglio 2021

Se vi state chiedendo come sta andando l’immigrazione in questo periodo, al posto di seguire notizie e ragionamenti ansiogeni da politici e molti giornali, vi consiglio di dare un’occhiata al rapporto ISPI.

Fact-checking: migrazioni 2021
di Matteo Villa

Se poi si usassero questi dati anche per decidere cosa fare… ma non esageriamo.

Pfizerato, 2 di 2

martedì 6 luglio 2021

Oggi secondo giro. Il centro di Novegro si conferma essere un orologio svizzero e quindi a fine luglio chiude. Ok, un e quindi polemico, ma dispiace che una cosa che funziona chiuda.

La novità di oggi è che c’era molto più gente delle altre due volte che sono stato lì (sono stato lì anche per la Comizietta) e quindi ho impiegato un’ora al posto di 40 minuti. Che fossimo vicini a Milano era testimoniato dal fatto che avevo di fianco a me un esemplare di Milanese Imbruttita, con due smartcosi e impegnatissima in telefonate di lavoro.

Sono andato con la maglietta del blog e per una volta qualcuno mi ha chiesto chi era il brutto ceffo ritratto e quindi, se la dottoressa dovesse passare di qui, la saluto.

L’altra novità è che mi hanno chiesto di compilare un questionario, una ricerca del S. Raffaele, sugli effetti del vaccino. Acuti, ovvero entro i 15 minuti di attesa, e sub acuti, ovvero dopo i 15 minuti e fino al quattordicesimo giorno; prima e seconda dose. Totale: quattro questionari. Ho passato i miei 15 minuti compilando questi moduli. L’ultimo, ovviamente, lo spedirò via mail il 21 luglio p.v.

Ora non ci resta che festeggiare la vaccinazione come si deve e augurarci che questo sforzo ci permetta almeno qualche mese di serenità.

Pfizerato, 1 di 2

martedì 1 giugno 2021

Solo due mesi fa, se mi avessero detto che sarei andato in vacanza vaccinato mi sarei fatto due grasse risate amare. E l’anno scorso, all’inizio di questa pandemia, pensavo che, a essere molto ottimisti, avremmo cominciato a vaccinarci questa primavera, non in inverno.

Nonostante i numerosi intoppi a livello europeo e italiano, e nonostante la Lombardia abbia iniziato in modo pessimo la campagna vaccinale, le cose ora sembrano migliorate. La mia prenotazione e somministrazione del vaccino anti Covid-19 è stata eccellente. Alle 00:03 del 10 maggio, giorno di apertura per i 50enni, avevo la prenotazione per oggi, senza intoppi. Oggi avevo la prenotazione per le 11:35 a Novegro, sono arrivato alle 11:25 e alle 12:00 ero fuori, compresi i 15 minuti di attesa post vaccino. Ho persino data e ora per la seconda dose, con tanto di foglio e SMS di conferma. Tutto pulito, ordinato, chiaro, organizzato.

So che il vaccino non è la panacea di tutti i mali, ma mi sento un miracolato. Primo effetto collaterale del vaccino: sono quindi andato a comprare due paia di scarpe. Chi mi conosce sa quanto detesti andare a comprare articoli di vestiario, quindi direi che questo acquisto lo ascrivo fra gli effetti avversi. :-)

[libro] Una terra promessa

domenica 30 maggio 2021

Autore: Barack Obama
Titolo: Una terra promessa (A Promised Land)
Editore: Garzanti
Altro: ISBN: 9788811149873; genere: autobiografia; p. 808; 28,00€; I ed. 2020; traduzione di Chicca Galli, Paolo Lucca, Giuseppe Maugeri

Voto: 7/10

Obama non ha certo il dono della sintesi, perché questo tomo, inizialmente, voleva raccontare i suoi due mandati e invece si ferma molto prima, quasi alla fine del suo primo mandato. Ci sarà un secondo volume.

Testo curatissimo dal punto di vista dell’immagine che Obama vuole trasmettere si sé: un politico illuminato, capace di cavalcare la complessità del mondo che lo circonda. Da questo punto di vista penso che non ci sia stata virgola che non sia stata valutata attentamente. (C’è anche un pdf con le domande, come a scuola, forse per i giornalisti, per guidare o stimolare le interviste.) E del resto come dargli torto? Se la può tirare. Capace è stato capace, forse fra i migliori presidenti che gli USA abbiano avuto. Un gigante, se paragonato al suo successore.

Quello che mi piace di Obama è il metodo con cui affronta le cose: si è circondato di tanti esperti e anche con opinioni molto distanti dalle sue. Ha imbarcato attivisti dei diritti civili e persone di chiare simpatie repubblicane. Ha sempre incoraggiato l’espressione del dissenso. Ha coltivato l’arte del dubbio. Ha curato in modo maniacale la comunicazione e non ha mai incolpato i suoi elettori per non essere capito e apprezzato, ma ha cercato, con ogni mezzo, di esprimersi al meglio, di portare a se chi lo ascoltava. A volte questo suo impegno non è stato sufficiente, perché l’elettorato, nel suo insieme, è ben poco incline all’ascolto e alla ragionevolezza, ma questa è un’altra storia.

Detto questo, il racconto di Obama è illuminante non tanto per i fatti che descrive: la crisi economica, le relazioni estere, le battaglie politiche eccetera, tutte cose ampiamente documentate con maggior rigore da altri giornalisti e studiosi; è interessante la visione dall’interno dell’amministrazione governativa di questi temi. Ho scoperto quindi che la vita di un presidente degli Stati Uniti è orribile: si inizia dalla candidatura, che vuol dire andare in giro per un paese immenso, tentando di convincere milioni di persone con interessi molto diversi a votarti e a finanziarti, dove si è continuamente sotto i riflettori e anche andare a mangiare un panino inizia a diventare un problema; si continua con la presidenza, con l’enorme peso che la carica comporta, i continui motivi di frustrazione per le limitazioni del proprio agire, dall’uscire a pranzo con la moglie, all’ostruzionismo assurdo su leggi concordabili con la minoranza, ai guai imprevisti che capitano, come la Deepwater Horizon. Si lavora 24 ore su 24 da molto prima del giuramento, quasi due anni prima. Il tutto per soli 400.000$ annui, esclusa la campagna elettorale, quella è a carico del candidato. Io poi non so se menta spudoratamente nel suo racconto, ma le sue giornate, ho fatto un paio di conti, mi sono sembrate spesso di 48 ore. Come fai a fare fiumi di riunioni e consultazioni con il tuo staff, preparare, limare e provare i discorsi pubblici, pensare a cosa fare per risolvere problemi mondiali, e poi anche passare del tempo con tua moglie e le figlie, fare sport, divertirti con gli amici e andare a dormire? Soprattutto: come faceva a dormire con tutti i grattacapi che aveva per le mani? Dimenticavo: la gratitudine dei cittadini per un lavoro ben fatto non è scontata. Va coltivata anche quella e spesso non arriva quando serve o non arriva tout court.

Lo sguardo di Obama mi è stato utile per conoscere la mentalità americana diffusa: i suoi tabù, le sue idiosincrasie, l’ideologia prevalente.

Per esempio: la questione razziale, la convivenza fra bianchi e neri, è una zona minata, frutto di circa due secoli di ingiustizie e violenze da parte dei bianchi sulla popolazione nera, ingiustizie e violenze che hanno intaccato nel DNA le persone. Tutto questo ha reso problematico molte cose: una semplice opinione, una frase, una battuta, possono essere interpretati in questa chiave e scivolare nella polemica molto aspra e a volte nella violenza. C’è un passaggio in cui Obama dice “questa frase che ho detto non va bene, dovevo dirla in un altro modo, per non alimentare polemiche”. E io ho visto una normalissima e innocua frase, ma la stampa che lo tallonava no. In un altro passaggio, per mia fortuna, ha dato anche la frase “corretta”, quella che avrebbe dovuto dire, e io non sono stato capace di vedere la differenza.

Lo Stato che regola la vita dei cittadini: un altro tabù americano. L’impossibilità di avere una sanità pubblica negli USA non è solo di ordine pratico e organizzativo e nemmeno di volontà politica, quella alcuni illuminati ce l’hanno. È che il cittadino USA vede con sospetto qualsiasi cosa lo Stato organizzi o regolamenti, limitando la sua libertà, soprattutto se questo non ha un effetto positivo immediato sul suo interesse personale. E anche se lo avesse, l’interesse immediato, l’elettore USA sarebbe capace di essere contrario alla norma che lo ha protetto appena non ne avesse più bisogno. Con questo spirito anche la regolamentazione delle armi è estremamente difficile: limiterebbe la libertà del singolo e questa cosa è, nella maggior parte della popolazione, assolutamente inaccettabile. Nonostante la libertà individuale sia un caposaldo della cultura USA, uscire dalle regole sociali non è però visto con favore, specialmente per un politico. Nella lettura potrete toccare con mano la parte conservatrice della famiglia Obama.

Il capitolo finale è dedicato all’uccisione di Osama bin Laden. Qui si tocca con mano un altro punto chiave della mentalità USA: siamo una superpotenza, lo sappiamo, belli i diritti umani, la democrazia e la libertà e la giustizia, ma se ci tiri giù le Torri Gemelle e noi pensiamo che sia stato tu, ti veniamo a cercare dovunque tu sia e ti facciamo il processo come nei film di Sergio Leone: con una pallottola in fronte. E così hanno fatto e secondo Obama nessuno ha avuto da ridire sulla cosa e anzi il Pakistan, o meglio, il suo Presidente, che avrebbe potuto legittimamente protestare per l’ingerenza subita dall’intervento dei Marines, Obama ce lo racconta come “sollevato” e “grato” per aver tolto di mezzo un evidente fardello che non è mai stato capace di arginare. Sono (siamo?) un popolo molto evoluto, sotto molti aspetti, ma altri sono rimasti ancora alle tavole di Hammurabi.

Un libro lungo, complesso, denso, sicuramente di parte, ma decisamente scorrevole e illuminante.

Qui un pdf con il sommario dei temi trattati.

Buona lettura!

L’importanza del dissenso

sabato 1 maggio 2021

Un lungo articolo su ilPost che ritengo debba essere letto e meditato:

Dovremmo essere meno d’accordo con noi stessi
Diversi studi sull’intelligenza collettiva dicono che le decisioni migliori derivano dalla considerazione di opinioni eterogenee

L’ho collegato a uno che leggevo qualche tempo fa:

Un’intelligenza artificiale le farà sapere
I software che automatizzano la selezione del personale sono sempre più diffusi, ma c’è un esteso dibattito sui limiti e il rischio di discriminazioni

Dove si descrivevano l’obiettivo aziendale di avere dipendenti uniformi nei pensieri e nei comportamenti. E io pensavo: “che cosa deleteria!”, ma in modo meno eufemistico.

L’abilità che fa la differenza è imparare a litigare in maniera costruttiva. Sono riuscito a farlo poche volte in vita mia (diciamo meno di quanto avrei voluto), ma devo dare atto che è molto gratificante e molto produttivo.

[libro] Il vagabondo delle scienze

domenica 25 aprile 2021

Autore: Isaac Asimov
Titolo: Il vagabondo delle scienze (The Roving Mind)
Editore: Mondadori
Altro: I ed. orig. 1983; questa ed. 1985; p. 450; genere: saggistica; traduzione di Marco Veronesi

Voto: 7/10

Il volume è stato recuperato da una biblioteca altrui in dismissione e come fan dell’autore, almeno nel settore fantascienza, ho approfittato per conoscerlo anche nella sua produzione di saggistica.

Si tratta di 62 comizi asimoviani, apparsi in varie riviste e giornali fra il 1977 e il 1983, raccolti in sette macro aree di intervento: i radicali religiosi, altre aberrazioni, popolazione, scienza: opinioni, scienza: spiegazioni, il futuro, personale. Il difetto principale dell’editore è il non aver indicato data e rivista di pubblicazione dei vari comizi; per avere una datazione si va a intuito, partendo da alcuni riferimenti interni. Molto spesso le argomentazioni sono ricorrenti, perché riviste diverse richiedevano interventi sullo stesso tema e molte idee o intuizioni di Asimov sono invecchiate male. Sconsiglio quindi la lettura a chi pensa di trovare interventi originali, geniali o attuali sui temi sopra citati.

È invece molto interessante ripercorrere le paure di 40 anni fa e le speranze per il futuro. Nonostante Asimov sia un inguaribile ottimista americano, al limite dell’ingenuità infantile, le paure e i pericoli dell’epoca mi sono ben presenti perché erano tipici di tutta la società occidentale dell’epoca: la crisi energetica (nel 2020 il petrolio doveva finire), la guerra fredda, l’inquinamento (non si aveva nessuna idea sugli effetti della CO2) e la sovrappopolazione (moriremo tutti di fame). È curioso come questi problemi, seppur ancora presenti, abbiano preso pieghe molto diverse. La crisi energetica si è legata all’inquinamento da CO2, la guerra fredda si è trasformata in guerriglia e terrorismo e la sovrappopolazione si è legata anch’essa all’inquinamento, ma anche alle guerre e alle migrazioni di popolazione.

Rincuora (NO) invece sapere che i creazionisti – e i movimenti anti scienza in generale – erano già presenti e pericolosi all’epoca. Così come erano ben presenti gli antesignani di Trump, con il movimento Moral Majority, la cui dissoluzione a fine anni Ottanta non ha impedito la continuazione fino ai giorni nostri del suo progetto politico conservatore, retrogrado e – con il negazionismo scientifico – anche suicida.

Molto bella invece la visione del futuro, piena di esplorazione spaziale umana, computer, auto volanti (ma perché dovrei andare a fare la spesa con un’auto volante?) e raggi laser. Mentre era ben presente la miniaturizzazione informatica, tanto da ipotizzare uno smartphone, l’idea di una comunicazione globale attraverso internet era ancora molto confusa. Così come era molto confusa la possibilità di elaborazione di grandi quantità di dati da parte dei computer e le sue conseguenze.

Segnalo due ingenuità, tali solo col senno di poi. La prima è l’uso della profilazione del consumatore, possibile con i nuovi computer a con opportuni archivi informatici, per l’invio di pubblicità personalizzata. All’epoca sembrava una cosa carina e utile: ognuno avrebbe avuto il suo catalogo personalizzato di cose in offerta. Cartaceo e spedito via posta, ovviamente. La seconda è che solo lo Stato avrebbe potuto accumulare molti dati dei cittadini per dare servizi migliori. Sì, forse qualche problema di privacy, ma vuoi mettere la comodità dei servizi? Quanta ingenuità! E l’idea che le dittature sarebbero state meno repressive, perché avrebbero saputo tutto dei suoi cittadini? In effetti è così, ma non è una situazione migliore come immaginava Asimov e rimane sempre molto inquietante.

Infine mi ha fatto molta tenerezza l’idea e l’auspicio di una istruzione personale e in qualche modo automatizzata, attraverso una ipotetica banca dati mondiale. La banca dati mondiale in qualche modo ce l’abbiamo, ma nel 2020, e anche nel 2021, facciamo fatica a insegnare a distanza, figuriamoci in modo automatizzato. Bel tentativo, Asimov.

Un discorso a parte merita il capitolo “personale”, dove Asimov racconta della sua esperienza con un computer casalingo per la video scrittura. Scopriamo quindi un Asimov tecnofobico (!), molto riluttante ad abbracciare uno strumento moderno e rivoluzionario come un pc. Eppure, dopo la diffidenza iniziale, sembra che i rapporti con la videoscrittura siano migliorati velocemente. Infine la storia della sua famiglia, come dalla Russia i suoi genitori sono finiti a New York. Un lato umano che è stato bello conoscere.

Buona lettura!

La Resistenza delle persone

domenica 25 aprile 2021

Un comizio di Marino Sinibaldi:

La Resistenza delle persone

No profit on pandemic

domenica 11 aprile 2021

Leggendo il blog di Ocasapiens, sono venuto a sapere di questa iniziativa:

No profit on pandemic

Lo spirito è questo:

Non dovrebbe esserci alcun utile sulle pandemie. Vogliamo un vaccino e un trattamento per tutti, perché di fronte a una pandemia tutti hanno diritto a una cura. Una minaccia collettiva richiede una risposta collettiva. I ricercatori di tutto il mondo stanno sviluppando vaccini e trattamenti, spesso usando ingenti somme di denaro pubblico. I diritti di proprietà intellettuale, come i brevetti, non dovrebbero limitare il rapido accesso a vaccini e trattamenti per tutti.
Vogliamo garantire che l’accesso alla diagnostica, alle terapie e ai vaccini correlati a Covid-19 non venga ostacolato da diritti di proprietà intellettuale o analoghe indebite restrizioni. Le grandi aziende farmaceutiche non devono trarre profitto da questa pandemia a scapito della salute delle persone. […]

In linea con le promesse fatte dalla presidente della Commissione europea di rendere i vaccini un bene comune universale, l’UE deve anteporre la salute pubblica al profitto privato. Vogliamo che i vaccini e i trattamenti contro le pandemie diventino un bene pubblico mondiale, liberamente accessibile a tutti.

La cosa singolare è che si può firmare l’iniziativa con lo SPID, scegliendo utilizza l’eID del tuo paese come opzione di firma.

Sono necessarie 1.000.000 firme, siamo a 143.000 circa, avete tempo fino al 01/05/2022 per firmare.

(Molto bella l’idea di firmare queste iniziative con lo SPID. Sarebbe ora che anche le proposte di Referendum e cose analoghe si potessero fare allo stesso modo.)

Poesia cinica

giovedì 1 aprile 2021

Vorrei scrivere
cose nascoste
dentro i miei labirinti di pensieri.

Vorrei dire
cose emozionanti
di amore e di vita.

Vorrei ballare
ritmi incalzanti
fino a perdere i sensi.

Vorrei tracciare
un segno
che rimanga per sempre.

Ok, vorresti.
Su, ora esci,
che hai da fare.

(2014)

Cosa resterà di noi?

mercoledì 31 marzo 2021

Prendo spunto da un post di Cetta di Luca.

In queste vacanze di Natale [NdR: questo post è stato a maturare nelle bozze da fine dicembre 2018], mia madre mi ha dato l’ultima lettera che suo padre le scrisse pochi giorni prima di morire. Non c’è nessuna particolare riflessione, mio nonno morì improvvisamente di infarto pochi giorni dopo, nel 1974. Io avevo poco più di tre anni e mezzo, lui XY. All’epoca le lettere arrivavano veloci ed erano il mezzo più economico per fare due chiacchiere a distanza, lui in un paesino delle Marche, noi a S. Donato Milanese. L’equivalente di un messaggio di Telegram, per fare un paragone con le cose di oggi. La lettera racconta di una piccola lamentela con i parenti, una richiesta di informazioni, il tempo che fa, i baci a me, piccolo nipote.
Mi ha fatto molto piacere riceverla perché sono fra le poche, pochissime cose, che mi sono rimaste di mio nonno. Ho anche pochi ricordi, molto vaghi, vista la mia piccola età. È morto relativamente giovane e se fosse vissuto ai giorni nostri avrebbe sicuramente abbracciato le nuove tecnologie come gli smartphone e i pc. Sarebbe stato divertente averlo come nonno più a lungo.

Ho ovviamente fatto leggere la lettera a Lacomizietta e mi ha fatto una domanda interessante. “Ma io come farò a leggere le cose che hai scritto tu?” Ecco, non sarà facile. Le cose più personali sono infatti sul pc e chi vorrà leggerle dovrà scavalcare qualche “fossato”: mie organizzazioni mentali e, soprattutto, dovrà avere le password per tutti i file di archivio crittografati. Io nel tempo ho scritto tantissimo, non solo pubblicamente qui e altrove con il mio vero nome. Ho scritto, dal 1996, moltissime mail, a tante persone, alcune raccontano di cose molto intime, arrabbiature furiose e dichiarazioni d’amore. Quelle mail non sono più nemmeno sui server, sono solo sul mio pc, archiviate e criptate. Fra 40 o 50 anni a chi potranno interessare? Si potranno ancora leggere? Cosa racconteranno? Non solo idee ed emozioni personali, ma anche visioni del mondo che cambiano, luoghi e abitudini di un tempo che non ci sarà più. (Ci saranno ancora le mail, fra 40 anni?)

E cosa colpirà chi leggerà dopo di noi? Forse quello che meno ci aspettiamo. L’ortografia, come nella lettera di mio nonno, le banalità di tutti i giorni. O forse un’osservazione, un dettaglio. O forse un’intuizione che si rivelerà importante.

Non sono credente. Penso che quello che lasciamo a chi viene dopo di noi (opere, pensieri, ricordi) sia l’unica via per vivere dopo la morte. Chi viene ricordato vive, e se viene ricordato per sempre, vivrà per sempre.