[libro] La scienza delle pulizie

sabato 14 gennaio 2023

Autore: Dario Bressanini
Titolo: La scienza della pulizie – La chimica del detersivo e della candeggina e le bufale sul bicarbonato
Editore: Gribaudo
Altro: ISBN 9788858043035; 24,00€; 280 p.; genere: saggistica, divulgazione scientifica; capitoli extra, solo on line, sugli odori e sulla pulizia dei metalli.

Voto: 8/10

Dopo la lettura di questo libro le vostre pulizie di casa non saranno più le stesse, questo è certo. Tante informazioni sui detersivi, sui disinfettanti, sull’eco sostenibilità dei prodotti per le pulizie, sui metodi di lavaggio, sulle false credenze che girano sull’aceto e il bicarbonato. Chi segue Bressanini da molti anni avrà sicuramente già visto e digerito alcuni concetti, altro materiale e le presentazioni si trovano on line (qui sull’eco sostenibilità dei detersivi e qui sui saponi per le mani), ma chi vuole altri dettagli e una visione di insieme dovrà acquistare e leggere il libro.

Tra le cose più importanti che non sapevo segnalo:
1) l’aceto potrebbe uccidere la vostra lavatrice o la vostra lavastoviglie. Alcune gomme e guarnizioni non lo sopportano. Non usatelo come ammorbidente, brillantante, disinfettante o detersivo;
2) l’etichetta ecolabel è l’unica che certifica, in modo indipendente, che il prodotto che usiamo è stato pensato per ridurre al minimo l’impatto ambientale, a partire dalla sua produzione. No, le scritte eco, natura, bio e il colore verde non certificano nulla;
3) il bicarbonato non deterge e non disinfetta.

Avvertenza per gli aspiranti chimici casalinghi. Bressanini non vede di buon occhio chi vuole fare il detergente fai da te. Dà qualche alternativa casalinga per le cose più basiche, ma ribadisce il concetto che se i colleghi hanno lavorato tanto per pensare un prodotto, una ragione c’è di sicuro. I suggerimenti di Bressanini servono al più per scegliere il prodotto migliore che fa al caso nostro. Io che aspettavo il suo libro per avere indicazioni su come fare in casa il sapone sono rimasto a bocca asciutta. (Dice che è troppo pericoloso – non ha tutti i torti – e che è complicato, ma no, se uno non fa di testa sua a segue le giuste istruzioni.)

Buona lettura!

Pubblicità

[libro] La lezione di Enea

venerdì 6 gennaio 2023

Autrice: Andrea Marcolongo
Titolo: La lezione di Enea
Editore: Editori Laterza
Altro: ISBN 9788858139677; genere: saggistica; p. 204; 16,00€; I ed. 2020

Voto: 8/10

Il mio primo alias sull’internet è stato Pio Enea e il mio primo tema in classe sopra il 5 è stato sull’Eneide, scritto mentre mi stava salendo la febbre, ma mi ero preparato bene, mi ero fatto la cartina dei luoghi raggiunti da Enea, con i riferimenti ai capitoli e alla trama. Sapevo tutto, quel tema lo dovevo fare assolutamente, era la mia occasione. Presi 6,5 o 7, non ricordo. Fu una grande conquista, dopo tutte le sfumature di 5 prese nei temi del primo anno.

Quando lunedì scorso mi sono trovato in mano questo volume, preso perché consigliato dalla scuola della Comizietta, e ho iniziato a leggerlo in metropolitana, mi ci sono perso dentro. Ho capito perché il mio istinto mi fece prendere quell’alias e perché l’Eneide, al liceo, mi piacque tanto da farmi prendere il mio primo bel voto in un tema.

Scrive Marcolongo:

[…] Soffre, Enea, soffre in ogni suo gesto, eppure sembra immune al ricatto dell’angoscia. Laddove noi restiamo sgomenti – più che giustamente –, lui passa oltre e non smette di avanzare.

Piange moltissimo, come vedremo. Ma alla paura risponde sempre con l’audacia. Non si sottrae al dovere di guardare in faccia realtà raccapriccianti. Non esita a dare un nome a ciò che fino a poco prima era a tutti ignoto. A fronteggiare fenomeni mai vissuti da nessuno.

Enea pensa, cataloga, si sforza di comprendere. Ricompone il magma indefinito del caos con il rigore della razionalità. Proprio per questo, a prima vista Enea appare così detestabile. Come noi non sa cosa fare, eppure lo fa. Come noi non sa da che parte cominciare, ma nel dubbio comincia. È irritante, è vero – perché non fa che ricordarci l’urgenza di continuare. […]

L’Eneide è quindi un’opera da leggere durante i periodi difficili, quando il mondo ci sembra impazzito e abbiamo bisogno di sapere che il nostro eroe alla fine farà tutto quello che deve fare per uscirne. Per cercare di immedesimarci in questo eroe, in Enea, un eroe laico. Nelle mie piccole sfortune e crisi personali mi immedesimo molto in questo carattere, anche se ho meno sapienza e audacia di Enea. Forse lo sapevo già nel 1997. O forse lo sapevo già un decennio prima.

L’autrice non a caso ha scritto questo saggio durante la pandemia, nei primi mesi del 2020. Anche lei aveva sempre sottovalutato l’opera e il personaggio. Anche lei è stata folgorata da questa scoperta: si può uscire dalla crisi cercando di fare del nostro meglio.

Ma nel breve saggio non c’è solo questo. Viene analizzata la figura di Didone, lo stile dell’Eneide, lo scempio che ne fece il fascismo, la fortuna letteraria e altro ancora. Un breve e intenso manuale su tutto quanto c’è da sapere su questa opera straordinaria e spesso sottovalutata.

No, non è necessario avere sotto mano l’Eneide e forse non è nemmeno necessario averla letta o ricordarsela. (C’è un piccolo riassunto in fondo.) Tutto quello che serve è nel testo.

Buona lettura!

[film] Whitney – Una voce diventata leggenda

domenica 1 gennaio 2023

Titolo: Whitney – Una voce diventata leggenda (I Wanna Dance with Somebody)
Regia: Kasi Lemmons
Sceneggiatura: Anthony McCarten
Musiche: Whitney Houston
Altro: USA 2022; durata 146 minuti; genere: biografico; direttore del doppiaggio: Massimiliano Alto

Attori: Naomi Ackie: Whitney Houston; Stanley Tucci: Clive Davis; Ashton Sanders: Bobby Brown; Tamara Tunie: Cissy Houston

Voto: 7/10

Dati presi da wikipedia e Antonio Genna.

Ci sono persone che hanno un dono e dovrebbero occuparsi esclusivamente di coltivare quel dono. La Houston aveva la voce, una voce incredibile, capace di ridare un volto nuovo a una canzone come I will alway love you: provate per credere. Ma il mondo attorno alla Houston non sempre le è stato di supporto: una famiglia problematica, con un padre dispotico, una società ancora chiusa alle relazioni omosessuali (non sapevo della sua relazione con Robyn Crawford), un marito violento, drogato e fedifrago e l’uso di droghe, che le sarà fatale.
Ma anche il mondo dello spettacolo USA non sta tanto bene, quando alla Houston il mondo nero le rimprovera di fare musica da bianchi, una cosa che al di fuori degli USA suono completamente assurda.

Le uniche figure positive presentate nel film sono Clive Davis, produttore dell’etichetta ARISTA, e la madre Cissy.

Nonostante le difficoltà la Houston in 48 anni ha raggiunto un numero veramente notevole di premi e primati.

Il film è un’occasione per ripercorrere la sua vita e la sua musica.

Buona visione!

[film] Avatar – La via dell’acqua

martedì 27 dicembre 2022

Titolo: Avatar – La via dell’acqua (Avatar – The Way of Water)
Regista: James Cameron
Soggetto: James Cameron, Rick Jaffa, Amanda Silver, Josh Friedman e Shane Salerno
Sceneggiatura: James Cameron, Rick Jaffa e Amanda Silver
Effetti speciali: Dan Cox, J.D. Schwalm, Joe Letteri, Richard Baneham, Yoshi DeHerrera
Altro: USA 2022, genere: fantascienza; durata: 192 minuti; direttore del doppiaggio: Marco Mete

Dati da Antonio Genna e Wikipedia.

Voto: 7/10

Sposo la tesi di Paolo Attivissimo: gli effetti speciali del film sono a dir poco spettacolari ed essere andati all’Arcadia di Melzo ha significato molto, nonostante il 2D, che il 3D mi fa venire la nausea. Il mondo di Pandora e lo stile di vita dei Na’vi è semplicemente meraviglioso e anche tutta le tecnologia militare/terrestre che si è inventato Cameron (o chi per lui) è notevole. Detto questo, le cose belle del film sono finite. La trama è altamente prevedibile. Potrei azzardarmi a dire che è la stessa di Avatar 1, ma mentirei. Non sono i dettagli che sono gli stessi, anche se la riesumazione del colonnello Miles Quaritch non aiuta a convincervi, ma lo spirito complessivo sì, è sempre lo stesso: buoni (Na’vi) contro i cattivi (terrestri), con esclusione di alcuni, ovviamente.

Quindi, se volete vederlo per avere maggiori dettagli sui personaggi e il mondo di Pandora, o siete fanatici della trama, state a casa. Se volete godervi lo spettacolo visivo del mondo alieno, procuratevi un ottimo cinema, con uno schermo molto grande e un’ottima acustica.

Ne parla anche ilPost, senza spoiler.

Avvertenza: il film dura 3 ore e non si fa pausa fra primo e secondo tempo. Se siete deboli di vescica attrezzatevi.

Buona visione.

Aggiornamento 08.01.2023 (con spoiler):
Avatar 2, la via dei buchi di sceneggiatura
di Ivo Silvestro

[podcast] L’attesa

martedì 6 dicembre 2022

Segnalo un podcast natalizio, un podcast che si definisce “il primo calendario dell’Avvento in podcast in Italia incentrato sui racconti biblici della nascita di Gesù.” Si chiama L’attesa.

Lo trovate su spreaker e su spoticoso.

Ero partito molto prevenuto, come ogni cosa che gira attorno alla religione, invece le prime cinque puntate mi sono piaciute molto. Si inizia con gli ascendenti di Gesù, dove troviamo quattro donne in una ascendenza tutta maschile. Attraverso la Bibbia l’autore ricostruisce la loro incredibile storia.

Spreaker ci informa che “il podcast è stato ideato e realizzato da Peter Ciaccio, pastore protestante, teologo pop e appassionato di cinema, insieme alla Rivista e Centro Studi Confronti. Regia e post-produzione a cura di Marzia Coronati.”

Buon ascolto!

[film] The Menu (con spoiler, forse)

sabato 26 novembre 2022

Titolo: The Menu
Regista: Mark Mylod
Sceneggiatura: Seth Reiss e Will Tracy
Attori: Ralph Fiennes (Julian Slowik); Anya Taylor-Joy (Margot); Nicholas Hoult (Tyler)
Altro: Paese: USA; Anno: 2022; 106 minuti; direzione del doppiaggio: Maura Vespini

Voto: 7/10

Fonte dati: Antonio Genna.

Dopo 1059 giorni ritorno al cinema. Ci sono andato senza sapere nulla del film, che l’ha scelto la mia amica Ste, a parte il titolo, che non dice molto. E secondo me è importante andare a vederlo senza sapere nulla. Sarà una commedia divertente o un’avventura di fantascienza? Sarà un dramma o un giallo? Se non avete problemi con i vari generi di film, fermatevi qui e andate a vederlo puri e ignari.

.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.

Il film comincia con una coppia, Tyler e Margot, che si appresta ad andare in un ristorante particolare, gestito da uno chef molto famoso, Julian Slowik, che fa una cucina “molecolare” e concettuale. Il ristorante è su un’isola su cui si coltiva, si pesca e alleva tutto quello che si mangia e la squadra dello chef è composta più da monaci della ristorazione che da dipendenti. Tutti vivono sull’isola e lavorano ogni giorno per dare il meglio in questa impresa. I prezzi sono ovviamente adeguati alla particolarità del luogo e alla reputazione dello chef e solo 12 invitati al giorno raggiungono l’isola.

Però ben presto ci si accorge che gli invitati non sono lì per caso e che lo chef ha raccolto su di loro ogni genere di informazione. Solo una invitata è fuori posto, Margot, la compagna di Tyler. Lei infatti sostituisce la precedente compagna di Tyler. E ben presto gli invitati si accorgono che non possono andare via dall’isola prima della fine del pranzo. Sono di fatto sotto sequestro. Non arrivate a metà tempo che quello che sembra una tranquilla commedia diventa un triller/horror psicologico. Cosa cerca lo Chef? Che intenzioni ha? Come finirà un pranzo che è un sequestro di persona? Anche se non è difficile indovinare il finale, almeno nelle sue linee generali, il film tiene e si esce dal cinema leggermente inquieti.

Buona visione!

WordPress -> Mastodon

sabato 12 novembre 2022

Come scrivevo qualche giorno fa, mi sono iscritto a mastodon.uno. Per fare in modo di avere pubblicati lì i link dei post che faccio qui ho seguito questa guida (grazie a Corax):

Pubblicare contenuti su Mastodon da un Feed RSS con IFTTT

A integrazione di quanto scritto lì, aggiungo che una volta creata l’applicazione su mastodon, per ricavare il token di accesso bisogna ritornare sullo stesso menu di creazione dell’applicazione e selezionare il nome dell’applicazione creata. Nella pagina web che vi si aprirà avrete tutti i dati e i codici dell’applicazione che possono servirvi, fra qui il token di accesso.

L’altra cosa che segnalo è che il tag <br> nel body nella configurazione di IFTTT non viene interpretato come dice l’autore (forse nel frattempo è cambiato qualcosa). Vi comparirà il testo <br> e le linee non andranno a capo. Io ho messo un più normale %20 (lo spazio). Fate delle prove e vedete come vi piace di più, ma le istruzioni sono fatte molto bene e sono molto utili.

Giuseppe

sabato 12 novembre 2022

Mercoledì 28.09.2022 io e la Comizietta andiamo alla manifestazione pro diritto all’aborto. Il ritrovo è sotto il Pirellone. Siamo qualche migliaio di persone. Pensavo fosse solo un piccolo presidio, invece è stata una discreta manifestazione. C’erano tante giovanissime e alcuni vecchi militanti, con i capelli bianchi.

La manifestazione è stata indetta dall’associazione Non una di meno. Chi guida il corteo usa la schwa e il neutro per essere inclusiva nei confronti di tutti, ma il suono di questi generi calati dall’alto, nel parlato, a un vecchio bacucco come me, suonano strani, oserei dire ridicoli.

Sono contento di questa partecipazione. La società non è tutta rassegnata al nuovo corso fascio leghista nazionale. C’è ancora chi vuole dire la sua in merito a come vivere in società, alle regole comuni. Certo, mi sarebbe piaciuto vedere meglio rappresentata la mia fascia di età, fra i 40 e i 60 anni, ma ogni singola presenza è significativa, mi scalda il cuore, mi commuove.

Al ritorno, al capolinea della MM3 S. Donato, sono quasi le 20 e quando usciamo mia figlia attira la mia attenzione su un senza tetto. Si sta lagnando, sulle scale, della sua situazione, ma non si capisce bene di cosa ha bisogno, chiede soldi. Ha delle brutte ferite a una gamba, delle ulcere, ha dei fogli per terra, delle ricette mediche, un tubetto quasi finito di una pomata, le bende sporche e mezze strappate. Ci fermiamo a chiedere, a capire. Anche altre due persone si fermano a chiedere e capire.

Si chiama Giuseppe (nome di fantasia), ha la barba lunga, i capelli incolti e sporchi, un’età imprecisata, il volto scavato dalla sofferenza e forse dalla fame. Penso che abbia attorno ai 45-50 anni, più o meno la mia età. Per le ulcere alla gamba è stato visitato, non abbiamo chiesto dove, ma immagino all’ospedale di S. Donato o al Policlinico. Gli sono state prescritte le medicine e gli è stata fatta una prima fasciatura, ma ovviamente va cambiata giornalmente e lui non ha i mezzi per farlo. Non capiamo perché non è stato ricoverato. I medici gli hanno detto che queste cose sono seguite ambulatorialmente. Ma come fa una persona senza fissa dimora a farsi regolarmente delle fasciature? Le medicine le ha ordinate, arriveranno domani. Dovrebbe prendere del paracetamolo, immagino per il dolore, ma non ce l’ha, quello non viene passato dal sistema sanitario, che io sappia. Non sappiamo se gli è stato detto o proposto di rivolgersi a qualche servizio che lo può seguire dal punto di vista medico, ma pensiamo di no.

Noi quattro che ci siamo fermati decidiamo di andare a casa, prendere quanto abbiamo in casa che gli possa servire per l’urgenza attuale, e ritornare sul posto con bende, garze, qualche vecchio maglione, qualche altro genere di conforto.

Giuseppe dice di essere diplomato come restauratore di mobili – esiste questo diploma? – e fino a quattro anni fa montava mobili per un venditore fino a quando questo venditore è fallito, suo padre è morto, la casa in cui abitava con il padre era in affitto e dopo pochi mesi si è trovato in strada, incapace di ritrovare un nuovo lavoro.

Gli do appuntamento per venerdì, sempre lì al capolinea della MM3 S. Donato.

La notte di mercoledì dormo poco e male. Come è possibile ritrovarsi così, per strada, in una città ricca come Milano? Di realtà che aiutano persone in difficoltà ce ne sono tante, io stesso finanzio Emergency e l’Opera di San Francesco, ma so che ce ne sono molte altre. Come è possibile che queste realtà non riescano a intercettare persone come Giuseppe? Mi pongo molte domande e pian piano mi accorgo di essere completamente alieno rispetto a questo mondo fatto di povertà e disperazione. Non so nulla. Non so cosa fare.

Venerdì mattina, 8:15, sempre al capolinea della MM3 di San Donato, Giuseppe sta dormendo al riparo dalla pioggia, sul marmo dell’ingresso della metropolitana. Lo sveglio. Gli ho portato altre garze e la colazione. Mezzo rincoglionito dal sonno mi ringrazia, bofonchia qualcosa. Gli do appuntamento per la sera, dopo le 18, quando ritorno dal lavoro. Alla sera è ancora sulle scale che si lamenta per chiedere l’elemosina, ancora la fasciatura mezza distrutta. È stato di nuovo visto da un medico, dice. Avrà di nuovo il controllo fra 15 giorni e non fra un mese come gli era stato detto in un primo momento. Dice che i medici gli hanno paventato l’amputazione della gamba, che dovrebbe andare in un dormitorio; ma dice che ci vogliono 3 euro al giorno, anticipati, minimo 3 giorni, quindi 9 euro, e lui non ce li ha. Non credo di poter durare a lungo ad aiutarlo in questa rincorsa all’ultima emergenza. Io passo dalle parti del capolinea della MM3 di San Donato tre volte alla settimana. Non sono in grado di fare delle medicazioni, anche se dice che lui si arrangia. Non sono in grado di valutare come sta andando la situazione.

Comincio a farmi delle domande. Perché mi sto prendendo a cuore Giuseppe? Assieme a lui, lì nel capolinea della metro, ci sono almeno altre quatto persone. Un marocchino, a detta di Giuseppe, e due tossici, di cui una ragazza incinta. Perché aiuto Giuseppe e non tutti e quattro? È solo un problema di risorse e soldi? O forse Giuseppe mi ricorda che potrei essere io al suo posto? Che una serie di disavventure familiari ed economiche possono mettere in strada chiunque, anche uno come me. Mi rispecchio nella sua situazione?

Venerdì sera, contrariamente alla mio politica di non dare soldi a queste persone, gli do i soldi per il dormitorio e i soliti beni di conforto. Ci diamo appuntamento per domenica verso le 13. Gli porterò altre bende e da mangiare e i soldi per altri tre giorni, ma questo non glielo anticipo.

Intanto nel fine settimana mi informo. Di realtà del terzo settore che seguono persone come Giuseppe ce ne sono veramente tante. Una amica immaginaria, come la chiamo io visto che frequentiamo lo stesso social network e non ci vediamo così spesso come fanno gli amici reali, mi indirizza verso un contatto del Progetto Arca. Questa associazione fa tutto quello che servirebbe a Giuseppe. Ora c’è da capire come farlo entrare nei loro programmi. Il contatto mi dice di contattare il Centro Sammartini del comune di Milano, la struttura pubblica che si occupa di questi casi e fa da coordinamento. Mi sembra un’ottima notizia.

Alle 13 di domenica 2 ottobre io e la Comizietta siamo al capolinea della MM3 di San Donato, come concordato. Ci sono i due tossici, ci sono alcune cose di Giuseppe, ma lui non c’è. Aspettiamo, giriamo, chiediamo, ma non c’è. Gli lasciamo da mangiare affianco alle sue cose e un biglietto. Ripasseremo alle 18.

Lo ritroviamo alle 18, sulle scale che piange e si dispera per la fasciatura distrutta e le ferite. Lo calmiamo, gli diamo altre garze e altri vestiti che io non uso più. Se li divideranno i senza tetto che stazionano lì. Mi racconta che lui ha già incontrato il centro Sammartini e l’associazione Arca. Che il dormitorio dove va lo gestisce quella associazione. Ma l’indirizzo e la zona che mi dà non corrispondono alle cose che trovo sul web, scoprirò poi. Che il centro gli ha proposto di andare in Valtellina, a Morbegno, dove c’è una struttura che fa per lui, ma non sapeva come arrivarci. Che ha parlato, nel dormitorio, con un certo Edoardo, del centro Sammartini, e che la proposta è ancora valida. Io rimango perplesso. Non si fa problemi a girare in metropolitana senza biglietto, che cosa può rischiare ad andare in treno fino a Morbegno con lo stesso sistema? Ma anche: come fa uno con una gamba malata, denutrito e demoralizzato intraprendere da solo un simile viaggio? È possibile che un centro che si occupa di questi problemi non tenga conto di queste difficoltà? Ancora una volta non so se Giuseppe è confuso, ha capito male, o mi mente. Non so se invece queste pratiche sono normali e hanno un senso, come forse hanno senso i 3 euro del dormitorio che si chiedono agli avventori. Ancora una volta io mi trovo fuori da questo mondo, sono un completo alieno. Mi sento completamente inadeguato.

La mia idea è di pagargli il dormitorio e dargli assistenza fino a quando non sarò sicuro che qualcuno, qualche associazione o i servizi pubblici, lo prenderà in carico. Penso che se opportunamente incoraggiato e aiutato Giuseppe possa uscirne. Mi rendo anche conto che la mia valutazione potrebbe essere completamente errata. Dopo tutto ho letto che, per i senza tetto, riprendere una vita normale non è così semplice come potrebbe sembrare. Come è traumatico finire per strada, potrebbe essere traumatico uscirne. Sono paradossi che capitano anche a chi è stato in carcere per lungo tempo e ha finito la pena. Fino a oggi l’ho sentito solo raccontato da altri. Con Giuseppe questo paradosso lo vivrò più da vicino? Inoltre lo stesso Giuseppe è ben conscio che indurre pietà è l’unico modo per sopravvivere e ricevere il minimo indispensabile per la giornata. Che abbia trovato il mio punto debole e lo sfrutti? Sono pensieri scomodi, ma inevitabili.

Lunedì 3 ottobre 2022, ore 8:15. Incontro Giuseppe al solito capolinea della MM3 di San Donato. Gli ho portato una brioche e una bottiglia d’acqua. Vorrebbe anche altri soldi per mangiare, ma ho solo 30 centesimi. Grazie. Prego. Ci salutiamo, ci diamo appuntamento nel pomeriggio, che gli dovrò dire se sono riuscito a chiamare il centro Sammartini.

Dal lavoro chiamo al telefono il centro Sammartini per quattro volte, due al mattino e due al pomeriggio. Nessuno mi risponde. A questo punto mando una mail. Non credo che potrò pretendere una risposta prima di 24 ore. Dovrò attendere, pazientare, con i miei dubbi e con le esigenze di Giuseppe.

La mia idea, in attesa degli eventi, è di accompagnare Giuseppe in dormitorio. Così almeno evito di dare i soldi a lui e mi sincero che al dormitorio ci arrivi. Magari ne approfitto per farci altre quattro chiacchiere. Per capire meglio cosa sta succedendo realmente.

Non succederà nulla di tutto questo. Il Centro Sammartini mi chiama e dice che deve essere Giuseppe ad andare da loro. Però comunque manderanno qualcuno sul posto per le medicazioni. Ma da quel giorno Giuseppe non lo incontro più. Per un po’ di giorni riconosco le sue cose nel solito mosto al capolinea della metro, ma lui, quando passo io, non c’è. Poi spariranno anche le sue cose. Dopo pochi giorni non ci sarà più nessuno di quelli che avevo incontrato. Non so nulla di loro, di cosa sia successo, se si sono semplicemente spostati o se hanno trovato il modo di farsi aiutare.

Comunicazione col trascendente

sabato 12 novembre 2022

Feci le elementari seguendo un metodo di studio sperimentale, che si discostava molto da quello canonico con il sussidiario. Io non ebbi un sussidiario, ma avevamo una mini biblioteca di classe. All’epoca c’era il maestro (maestra, nel mio caso) unico, ma le nostre cinque sezioni si scambiavano le insegnanti. Si facevano riunioni fra classi per discutere di argomenti vari. Dei lavori collettivi e individuali le insegnanti e gli alunni ciclostilavano a scuola, nel pomeriggio, (le fotocopie erano un lusso) le copie da distribuire a tutti. Ho ancora buona parte di questi fascicoli. Uno di questi ha come frontespizio [fra parentesi quadra le mie integrazioni e omissioni]:

SCUOLA ELEMENTARE STATALE DI [omissis]

IL NOSTRO 2° LIBRO DI ANTROPOLOGIA
I BISOGNI DELL’UOMO
NELLA NOSTRA SOCIETÀ

• NUTRIRE IL PROPRIO CORPO
• COSTRUIRE E UTILIZZARE STRUMENTI
• CONOSCERE
• COMUNICARE

IL CICLOSTILATO È FRUTTO DEI DIBATTITI E DEI LAVORI INDIVIDUALI E DI GRUPPO DELLE CLASSI IVC E IVE.
Ins. [omissis] [Nora] [Jole]

[AS 1979-1980]

La mia insegnante e la sua collega della sezione accanto erano dichiaratamente atee, eppure molto sensibili al tema religioso. Uno dei nostri dibattiti si è concentrato sulla “comunicazione col trascendente”, ovvero con Dio. Dall’anno scolastico e dal testo si deduce che l’incontro avvenne il 28/02/1980. Il mio intervento, mi trovate come il Comizietto verso la fine, testimonia la mia precoce propensione all’ateismo. In realtà il mio percorso religioso fu tutt’altro che lineare, ma in quell’unico intervento – avevo nove anni – è descritto il mio futuro e, come dire?, la mia filosofia di vita, quell’essere San Tommaso che deve verificare tutto, ma in modo scientifico. Non stupisce, con gli occhi di oggi, il mio aver studiato fisica.

Il testo mi sembra una bella testimonianza storica e anche per questo lo pubblico.

Ecco cosa si diceva in una classe delle elementari del 1980. Buona lettura.

COMUNICAZIONE COL TRASCENDENTE

Premessa delle insegnanti

Nell’esaminare i vari tipi di comunicazione abbiamo potuto osservare che i bambini erano molto sensibili a notare tutte le sfumature che rendevano le comunicazioni diverse le une dalle altre. Gli schemi che sono serviti da struttura di lavoro sono scaturiti dalle discussioni e si sono poi sostanziati nei lavori di gruppo e individuale che qui vengono riportati.
Abbiamo notato però l’assoluta mancanza da parte dei bambini di accenni al rapporto comunicativo con il trascendente. Un solo alunno ha parlato dell’esame di coscienza a proposito della comunicazione con se stesi, certamente influenzato dall’educazione catechistica che sta ricevendo in attesa di fare la Ia Comunione. Nessuno insomma, nonostante riceva una educazione religiosa, aveva pensato che il rapporto con “Dio” potesse costituire una forma di comunicazione di tipo particolare, come non riteneva “conoscenza” le nozioni che al riguardo gli venivano fornite.
Per favorire questo processo di autocoscienza, abbiamo stimolato con queste parole di dibattito sulla conoscenza trascendentale.
Jole: Voi, normalmente, intrattenete un tipo di rapporto e di comunicazione particolare che finora nelle discussioni non è emerso. Questa comunicazione porta ad una conoscenza che è diversa da quelle che accumulate nel modo normale. A cosa ci riferiamo?
Matteo: Alla comunicazione con Dio.
Jole: Come comunicate con Dio?
Sandro: Attraverso la preghiera.
Simona: Andando in Chiesa.
Matteo: Facendo i “bravi” e amando il prossimo.
Paola: Seguendo i comandamenti di Dio.
Jole: Quando vi capita di comunicare con Dio?
Donatella: La domenica perché è il giorno del Signore.
Rosella: quando mi trovo in difficoltà.
Valentina: Quando mi si è rotto l’orologio e speravo di ripararlo senza che la mamma se ne accorgesse. (Fulvio ha un’esperienza simile.)
Simona: la sera e la mattina.
Matteo: Tutti i giorni.
Angelo: Quando stiamo facendo catechismo.
Simona e Stefi: Quando qualche persona cara è in pericolo.
Paola: Quando temo di ricevere un castigo.
Sandro: Ho saputo che i monaci Cistercensi pregano tutto il giorno: penso che debbano avere una grande fede per farlo.
Fulvio: A me è capitato di confessare una cosa alla mamma, perché non facendolo mi sentivo di non avere la coscienza a posto né con lei, né con Dio.
Valentina: Io quando faccio qualcosa in contrasto con quello che ci insegna Dio, mi sento colpevole.
Stefi: Al catechismo insegnano che quando si riceve un’offesa, si deve porgere l’altra guancia; io a volte lo faccio, ma sono scema perché nessuno lo fa (molti sghignazzano): quando però non lo faccio, mi sento in colpa.
Jole: Da quanto ho potuto ascoltare finora devo notare che la vostra religione è piuttosto formale (cioè esteriore, che si limita ad alcune pratiche fatte più per abitudine che per altro). Mi sembra anche che sia un po’ utilitaria: cioè vene servite nel momento del bisogno.
Donatella: A proposito del perdono, io a volte lascio perdere perché non ho voglia di arrabbiarmi, altre volte però lo faccio proprio perché voglio bene a Dio.
Simona: Io trovo che Donatella, grande e grossa com’è è molto buona: potrebbe vendicarsi e non lo fa.
Nora: Voi credete in Dio perché ve l’hanno insegnato. Chi è stato il primo uomo che ha creduto in Dio? Perché l’ha fatto?
Fulvio: Perché Dio gli ha parlato.
Sandro: Perché lo ha sentito dentro di sé.
Jole: Tu lo senti qualche volta?
Sandro: Io sì veramente, quando ho commesso qualcosa in contrasto con quello che Dio ci insegna, e allora chiedo perdono. C’è anche lo “zampino” del mio pensiero a spingermi a farlo: però credo che Dio mi parli.
Volevo fare un’altra osservazione sul problema di perdonare quelli che ci prendono in giro o ci stuzzicano: ho capito che si guadagna di più a lasciar perdere perché così loro non ci provano più gusto e smettono.
Nora: Noi, parlando di Dio, pensiamo al Dio dei Comandamenti. Prima di Mosè che li ha ricevuti sul monte Sinai, gli uomini credevano lo stesso in qualcosa?
Tutti: Credevano in tanti dei (politeismo): le prime civiltà avevano dei per ogni necessità. Tutti credevano in qualcosa. (Stefi.)
Nora: questi Dei com’erano?
Sandro: Belli, forti, assomigliavano agli uomini, ma a volte a certi animali; avevano più poteri degli uomini, erano immortali e gli uomini credevano in loro come noi crediamo oggi nel nostro Dio. Erano Dei che avevano un corpo.
Jole: Anche Gesù, pur essendo Dio, è stato un uomo e quindi ha avuto il corpo che poi è stato assunto in cielo. Cosa succede nell’eucarestia[?]
Fulvio: Si mangia l’ostia che è fatta di farina, sale ed è senza lievito.
Jole: Ma la religione ti dice che dopo che è stata consacrata, l’Ostia diventa il corpo e il sangue di Gesù Cristo e quindi tu mangi il corpo di Dio.
il Comizietto: Non si è mai fatta l’analisi per vedere e diventava veramente carne e sangue di Cristo?
Simona: Per i credenti è così, anche senza analisi.
Stefi: L’Ostia è il cibo dell’anima.

(Prima di battere a macchina questa conversazione del 28 febbraio [1980], la facciamo sentire a Matteo (omissis) che era assente per conoscere anche il suo parere. Ecco quello che ci ha detto:

Matteo2: La religione non è solo un contatto con Dio quando ci fa comodo per poi dimenticarlo; non è come una scopa che si usa per spazzare e quando si ha finito si rimette nello sgabuzzino. Alla religione si deve pensare in tutte le occasioni, altrimenti non si è un buon fedele. Quindi non si deve andare in Chiesa solo la domenica o per pregare se si rompe l’orologio: si deve chiedere aiuto per noi quando ne abbiamo bisogno, ma anche per gli altri. Prego Dio anche per i doni che mi ha dato, per una bella giornata, per un evento felice, ecc.[)]
Simona: La religione per un cristiano deve essere sempre presente perché è la sua vita; invece lei (a Jole) che è atea in Chiesa ci va solo per vedere le belle cose che ci sono. Per un vero credente la Chiesa vale più della famiglia.
Jole: È vero, io vado in Chiesa ad ammirare i bei quadri o ad ascoltare della buona musica perché la religione, quando è sincera, può ispirare sentimenti molto nobili e opere d’arte che meritano d’essere conosciute. Del resto io ammiro tutte le cose belle fatte dall’uomo, sia che si tratti di un credente sia che si tratti di un non credente. Ammiro naturalmente anche la natura. È questa la mia religione: credo nell’uomo e in quello che può fare di bello e di buono, ma anche in altre cose che qui non sto a ripetervi.

L’approfondimento del tema viene rimandato ai prossimi mesi nel corso dei quali questo aspetto culturale verrà esaminato in parallelo con gli altri nel confronto fra culture diverse.

[comizi altrui] Naufraghi, migranti, persone

giovedì 10 novembre 2022

Da l’Essenziale:

Naufraghi, migranti, persone
di Annalisa Camilli