L’importanza del dissenso

sabato 1 maggio 2021

Un lungo articolo su ilPost che ritengo debba essere letto e meditato:

Dovremmo essere meno d’accordo con noi stessi
Diversi studi sull’intelligenza collettiva dicono che le decisioni migliori derivano dalla considerazione di opinioni eterogenee

L’ho collegato a uno che leggevo qualche tempo fa:

Un’intelligenza artificiale le farà sapere
I software che automatizzano la selezione del personale sono sempre più diffusi, ma c’è un esteso dibattito sui limiti e il rischio di discriminazioni

Dove si descrivevano l’obiettivo aziendale di avere dipendenti uniformi nei pensieri e nei comportamenti. E io pensavo: “che cosa deleteria!”, ma in modo meno eufemistico.

L’abilità che fa la differenza è imparare a litigare in maniera costruttiva. Sono riuscito a farlo poche volte in vita mia (diciamo meno di quanto avrei voluto), ma devo dare atto che è molto gratificante e molto produttivo.

[libro] Il vagabondo delle scienze

domenica 25 aprile 2021

Autore: Isaac Asimov
Titolo: Il vagabondo delle scienze (The Roving Mind)
Editore: Mondadori
Altro: I ed. orig. 1983; questa ed. 1985; p. 450; genere: saggistica; traduzione di Marco Veronesi

Voto: 7/10

Il volume è stato recuperato da una biblioteca altrui in dismissione e come fan dell’autore, almeno nel settore fantascienza, ho approfittato per conoscerlo anche nella sua produzione di saggistica.

Si tratta di 62 comizi asimoviani, apparsi in varie riviste e giornali fra il 1977 e il 1983, raccolti in sette macro aree di intervento: i radicali religiosi, altre aberrazioni, popolazione, scienza: opinioni, scienza: spiegazioni, il futuro, personale. Il difetto principale dell’editore è il non aver indicato data e rivista di pubblicazione dei vari comizi; per avere una datazione si va a intuito, partendo da alcuni riferimenti interni. Molto spesso le argomentazioni sono ricorrenti, perché riviste diverse richiedevano interventi sullo stesso tema e molte idee o intuizioni di Asimov sono invecchiate male. Sconsiglio quindi la lettura a chi pensa di trovare interventi originali, geniali o attuali sui temi sopra citati.

È invece molto interessante ripercorrere le paure di 40 anni fa e le speranze per il futuro. Nonostante Asimov sia un inguaribile ottimista americano, al limite dell’ingenuità infantile, le paure e i pericoli dell’epoca mi sono ben presenti perché erano tipici di tutta la società occidentale dell’epoca: la crisi energetica (nel 2020 il petrolio doveva finire), la guerra fredda, l’inquinamento (non si aveva nessuna idea sugli effetti della CO2) e la sovrappopolazione (moriremo tutti di fame). È curioso come questi problemi, seppur ancora presenti, abbiano preso pieghe molto diverse. La crisi energetica si è legata all’inquinamento da CO2, la guerra fredda si è trasformata in guerriglia e terrorismo e la sovrappopolazione si è legata anch’essa all’inquinamento, ma anche alle guerre e alle migrazioni di popolazione.

Rincuora (NO) invece sapere che i creazionisti – e i movimenti anti scienza in generale – erano già presenti e pericolosi all’epoca. Così come erano ben presenti gli antesignani di Trump, con il movimento Moral Majority, la cui dissoluzione a fine anni Ottanta non ha impedito la continuazione fino ai giorni nostri del suo progetto politico conservatore, retrogrado e – con il negazionismo scientifico – anche suicida.

Molto bella invece la visione del futuro, piena di esplorazione spaziale umana, computer, auto volanti (ma perché dovrei andare a fare la spesa con un’auto volante?) e raggi laser. Mentre era ben presente la miniaturizzazione informatica, tanto da ipotizzare uno smartphone, l’idea di una comunicazione globale attraverso internet era ancora molto confusa. Così come era molto confusa la possibilità di elaborazione di grandi quantità di dati da parte dei computer e le sue conseguenze.

Segnalo due ingenuità, tali solo col senno di poi. La prima è l’uso della profilazione del consumatore, possibile con i nuovi computer a con opportuni archivi informatici, per l’invio di pubblicità personalizzata. All’epoca sembrava una cosa carina e utile: ognuno avrebbe avuto il suo catalogo personalizzato di cose in offerta. Cartaceo e spedito via posta, ovviamente. La seconda è che solo lo Stato avrebbe potuto accumulare molti dati dei cittadini per dare servizi migliori. Sì, forse qualche problema di privacy, ma vuoi mettere la comodità dei servizi? Quanta ingenuità! E l’idea che le dittature sarebbero state meno repressive, perché avrebbero saputo tutto dei suoi cittadini? In effetti è così, ma non è una situazione migliore come immaginava Asimov e rimane sempre molto inquietante.

Infine mi ha fatto molta tenerezza l’idea e l’auspicio di una istruzione personale e in qualche modo automatizzata, attraverso una ipotetica banca dati mondiale. La banca dati mondiale in qualche modo ce l’abbiamo, ma nel 2020, e anche nel 2021, facciamo fatica a insegnare a distanza, figuriamoci in modo automatizzato. Bel tentativo, Asimov.

Un discorso a parte merita il capitolo “personale”, dove Asimov racconta della sua esperienza con un computer casalingo per la video scrittura. Scopriamo quindi un Asimov tecnofobico (!), molto riluttante ad abbracciare uno strumento moderno e rivoluzionario come un pc. Eppure, dopo la diffidenza iniziale, sembra che i rapporti con la videoscrittura siano migliorati velocemente. Infine la storia della sua famiglia, come dalla Russia i suoi genitori sono finiti a New York. Un lato umano che è stato bello conoscere.

Buona lettura!

La Resistenza delle persone

domenica 25 aprile 2021

Un comizio di Marino Sinibaldi:

La Resistenza delle persone

No profit on pandemic

domenica 11 aprile 2021

Leggendo il blog di Ocasapiens, sono venuto a sapere di questa iniziativa:

No profit on pandemic

Lo spirito è questo:

Non dovrebbe esserci alcun utile sulle pandemie. Vogliamo un vaccino e un trattamento per tutti, perché di fronte a una pandemia tutti hanno diritto a una cura. Una minaccia collettiva richiede una risposta collettiva. I ricercatori di tutto il mondo stanno sviluppando vaccini e trattamenti, spesso usando ingenti somme di denaro pubblico. I diritti di proprietà intellettuale, come i brevetti, non dovrebbero limitare il rapido accesso a vaccini e trattamenti per tutti.
Vogliamo garantire che l’accesso alla diagnostica, alle terapie e ai vaccini correlati a Covid-19 non venga ostacolato da diritti di proprietà intellettuale o analoghe indebite restrizioni. Le grandi aziende farmaceutiche non devono trarre profitto da questa pandemia a scapito della salute delle persone. […]

In linea con le promesse fatte dalla presidente della Commissione europea di rendere i vaccini un bene comune universale, l’UE deve anteporre la salute pubblica al profitto privato. Vogliamo che i vaccini e i trattamenti contro le pandemie diventino un bene pubblico mondiale, liberamente accessibile a tutti.

La cosa singolare è che si può firmare l’iniziativa con lo SPID, scegliendo utilizza l’eID del tuo paese come opzione di firma.

Sono necessarie 1.000.000 firme, siamo a 143.000 circa, avete tempo fino al 01/05/2022 per firmare.

(Molto bella l’idea di firmare queste iniziative con lo SPID. Sarebbe ora che anche le proposte di Referendum e cose analoghe si potessero fare allo stesso modo.)

Poesia cinica

giovedì 1 aprile 2021

Vorrei scrivere
cose nascoste
dentro i miei labirinti di pensieri.

Vorrei dire
cose emozionanti
di amore e di vita.

Vorrei ballare
ritmi incalzanti
fino a perdere i sensi.

Vorrei tracciare
un segno
che rimanga per sempre.

Ok, vorresti.
Su, ora esci,
che hai da fare.

(2014)

Cosa resterà di noi?

mercoledì 31 marzo 2021

Prendo spunto da un post di Cetta di Luca.

In queste vacanze di Natale [NdR: questo post è stato a maturare nelle bozze da fine dicembre 2018], mia madre mi ha dato l’ultima lettera che suo padre le scrisse pochi giorni prima di morire. Non c’è nessuna particolare riflessione, mio nonno morì improvvisamente di infarto pochi giorni dopo, nel 1974. Io avevo poco più di tre anni e mezzo, lui XY. All’epoca le lettere arrivavano veloci ed erano il mezzo più economico per fare due chiacchiere a distanza, lui in un paesino delle Marche, noi a S. Donato Milanese. L’equivalente di un messaggio di Telegram, per fare un paragone con le cose di oggi. La lettera racconta di una piccola lamentela con i parenti, una richiesta di informazioni, il tempo che fa, i baci a me, piccolo nipote.
Mi ha fatto molto piacere riceverla perché sono fra le poche, pochissime cose, che mi sono rimaste di mio nonno. Ho anche pochi ricordi, molto vaghi, vista la mia piccola età. È morto relativamente giovane e se fosse vissuto ai giorni nostri avrebbe sicuramente abbracciato le nuove tecnologie come gli smartphone e i pc. Sarebbe stato divertente averlo come nonno più a lungo.

Ho ovviamente fatto leggere la lettera a Lacomizietta e mi ha fatto una domanda interessante. “Ma io come farò a leggere le cose che hai scritto tu?” Ecco, non sarà facile. Le cose più personali sono infatti sul pc e chi vorrà leggerle dovrà scavalcare qualche “fossato”: mie organizzazioni mentali e, soprattutto, dovrà avere le password per tutti i file di archivio crittografati. Io nel tempo ho scritto tantissimo, non solo pubblicamente qui e altrove con il mio vero nome. Ho scritto, dal 1996, moltissime mail, a tante persone, alcune raccontano di cose molto intime, arrabbiature furiose e dichiarazioni d’amore. Quelle mail non sono più nemmeno sui server, sono solo sul mio pc, archiviate e criptate. Fra 40 o 50 anni a chi potranno interessare? Si potranno ancora leggere? Cosa racconteranno? Non solo idee ed emozioni personali, ma anche visioni del mondo che cambiano, luoghi e abitudini di un tempo che non ci sarà più. (Ci saranno ancora le mail, fra 40 anni?)

E cosa colpirà chi leggerà dopo di noi? Forse quello che meno ci aspettiamo. L’ortografia, come nella lettera di mio nonno, le banalità di tutti i giorni. O forse un’osservazione, un dettaglio. O forse un’intuizione che si rivelerà importante.

Non sono credente. Penso che quello che lasciamo a chi viene dopo di noi (opere, pensieri, ricordi) sia l’unica via per vivere dopo la morte. Chi viene ricordato vive, e se viene ricordato per sempre, vivrà per sempre.

Baricco 4

martedì 30 marzo 2021

Finiscono qui le elucubrazioni di Baricco sul pensiero novecentesco e il prossimo futuro.

A questo punto non ho nulla da dire. Il mio ex prof di matematica avrebbe detto “poche idee, ma ben confuse” o anche “ciò che è nuovo non è giusto e ciò che è giusto non è nuovo”. E con queste frasi fatte penso di chiudere la questione Baricco. Mai più, veramente.

[libro] Il giorno della civetta

lunedì 22 marzo 2021

Autore: Leonardo Sciascia
Titolo: Il giorno della civetta
Editore: Einaudi
Altro: 138 p.; note di Sebastiano Vassalli; introduzione dell’autore; I ed. 1961; questa ed. 1972; genere: racconto

Voto: 6/10

Non lasciatevi influenzare dal mio 6, derivante da una mancata congiunzione astrale fra i miei desideri di letteratura attuali e quello che ho invece trovato nel racconto.

Racconto sicuramente scritto molto bene, anche se gli stacchi fra una situazione e l’altra mi sono stati spiegati a posteriori dalle note. Sicuramente di importanza storica notevole, visto che fino ad allora, secondo l’Autore, la mafia nella letteratura era apparsa solo due volte e con intento apologetico nei confronti del “sentire mafioso”. Qui invece viene rappresentato il sistema mafia in tutta la sua crudeltà e pervasività.

Oggi la mafia è molto più conosciuta, passi da gigante sono stati fatti dal 1961 nella sua rappresentazione letteraria e cinematografica, ma la mafia non è sparita affatto, si semplicemente è adattata alle nuove situazioni.

Si racconta di un omicidio di mafia, in realtà due, e del capitano Bellodi, carabiniere ed ex partigiano di Parma, incaricato delle indagini. Il capitano con grande sapienza, tatto e determinazione conduce le indagini, e impara ad amare quella terra strana che è la Sicilia, ma anche a fare i conti con un sistema che pervade tutta la società, dalle più alte cariche politiche all’ultimo dei manovali. Un mondo, quello di Bellodi, fatto di ideali, libertà e correttezza, si scontra con un muro di gomma, spesso e solido.

Un racconto lungo (o romanzo breve) che vale la pena di leggere, ma con la predisposizione d’animo giusta.

Buona lettura!

Baricco puntate 2 e 3 e oltre

lunedì 22 marzo 2021

I pensieri di Baricco continuano:

Mai più, seconda puntata
«Educhiamo i giovani a una situazione che poi, nella vita vera, quasi non si dà: gestire una realtà che resta ferma. Risolvere problemi che non cambiano regole. Trovare significati che sopravvivono inalterati a generazioni di umani completamente differenti. Lo vedete il culto della permanenza, l’ambizione a fermare il mondo, il bisogno di fermezza? Lo riconoscete il ponte Morandi?»

Alla quale per fortuna ha risposto Leonardo Tondelli, risparmiandomi di scrivere:

Cavati le putrelle dagli occhi, Baricco: poi parliamo di scuola

La terza puntata è qui:

Mai più, terza puntata
«Continuiamo a metterci nelle mani di un’intelligenza che procede per sistemi poco flessibili, sotto la spinta di saperi che non comunicano, senza l’energia di rivedere i propri punti d’appoggio concettuali e intorpidita dal mito leggendario della razionalità»

Chissà se Baricco, quando ha mal di denti, va dal dentista o da un tuttologo.

Però mi sono rotto di seguire puntualmente a questi vaneggiamenti. Aspetto il finale per vedere dove vuole arrivare.

Una personalissima teoria

venerdì 19 marzo 2021

Dopo aver ascoltato questo podcast di Radio3Scienza:

Perché nel Regno Unito non si sono avuti dubbi sulla sicurezza del vaccino Astrazeneca?

Mentre l’Europa continentale ha temporaneamente sospeso l’impiego del vaccino Astrazeneca in attesa di un pronunciamento definitivo sulla sua sicurezza da parte dell’Agenzia europea del farmaco (EMA), nel Regno Unito si continua a utilizzarlo. Il numero delle persone vaccinate con questo farmaco ha già superato gli 11 milioni. Perché decessi e casi di trombosi, che pure lì si sono verificati, non hanno destato particolari preoccupazioni tra le autorità britanniche preposte alla farmacovigilanza? Come viene percepita dai cittadini d’oltre Manica la sospensione di Astrazeneca decisa in molti altri Paesi, non solo europei? Rispondono Paolo Vineis e Giorgio Gilestro, rispettivamente epidemiologo e neurobiologo all’Imperial College di Londra.

Al microfono Marco Motta

mi sono fatto una mia personalissima teoria sullo stop della vaccinazione di AstraZeneca. Più che una mia teoria, ho tentato di tirare una linea fra le varie cose dette nella trasmissione per rispondere a una mia domanda.

In una intervista su Repubblica.it, Nicola Magrini, direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), il 15/03/2021 disse:

“Si è arrivati alla sospensione perché diversi Paesi europei, tra cui Francia e Germania, hanno preferito interrompere la vaccinazione dopo singoli casi recenti di eventi avversi, che hanno suggerito di fare una pausa per le verifiche e poi ripartire. È stata una scelta di tipo politico”.

e mi chiedevo: ok, uno stop politico. Ma per fare cosa? Chiesto da chi? Per quale ragione?

Ebbene, nel podcast si spiega come la stampa europea (e italica in particolare, dico io) abbia montato a neve le presunte reazioni avverse dei vaccini e in particolare di AstraZeneca. Stampa che non è abituata a fare valutazioni sui dati e sulle evidenze scientifiche. I relatori della trasmissione ci informano che invece nel Regno Unito su questo punto sono qualche passo avanti e la paura è arrivata parecchio dopo, ma comunque la popolazione si fida ancora delle istituzioni. Nessuno stop nel Regno Unito, quindi, perché semplicemente non c’erano dati a supporto per fermare la campagna vaccinale. E nel resto d’Europa? Nel resto d’Europa invece la paura montava a la popolazione non voleva più vaccinarsi con AstraZeneca, molte le disdette degli appuntamenti. Di fatto la sospensione delle vaccinazioni era in atto. La sospensione dell’EMA quindi è servita per prendere di nuovo le redini della situazione. Diciamo che ci fermiamo, che valutiamo la situazione, tanto sappiamo già che non ci sono motivi per fermare nulla e fra qualche giorno ne avremo ancora di più (come in effetti è successo), e diciamo che è tutto a posto e si può ricominciare a vaccinarsi. La politica era: tranquillizziamo la popolazione.

Ok, mi sta bene.

Personalmente mi fido dell’EMA, dell’AIFA e dei metodi che si usano per testare e valutare i vaccini e i farmaci in generale. So che ci possono essere errori umani, corruzione e tante cose che possono andare male, ma il sistema è quello giusto, i protocolli ci sono, le conoscenze e le competenze pure. Queste cose vanno applicate e affinate. Semmai questo stop della vaccinazione mette in evidenza un punto: questi metodi sono sconosciuti ai più. Non sono divulgati, fatti conoscere. Si ha scarsissima dimestichezza di concetti base della statistica e di matematica in generale, tanto che dopo un anno di pandemia non abbiamo capito come funziona una progressione geometrica o una curva esponenziale. La stragrande maggioranza della stampa italica è ancora alla ricerca di lettori attraverso il panico, la paura e il sensazionalismo. La politica non è messa meglio, anche lei alla ricerca del riflettore, della posa giusta e attenta a non scontentare nessuno o comunque meno persone possibile. Questa miopia si paga in malati e morti.

Un pessimo politico qualche anno fa disse che con la cultura non sia mangia. Sarà vero, ma forse ci farebbe sopravvivere. Sempre che non ci estinguiamo prima.