Afghanistan20

domenica 10 ottobre 2021

Segnalo un lungo reportage di Emergency sugli ultimi 20 anni di guerra in Afghanistan. Contiene immagini forti, molti dati e i racconti di testimoni e giornalisti.

Il progetto è stato chiuso in redazione il 03/08/2021, quindi prima della presa del potere da parte dei talebani.

Afghanistan20

Nobel per la Fisica 2021

martedì 5 ottobre 2021

Sono molto contento. Non solo perché fra i vincitori c’è un italiano, Giorgio Parisi. Il tema della complessità, pur essendo di attualità con il cambiamento climatico e la pandemia, è studiato da decenni in fisica, in vari modi e campi. È importante che il premio metta in luce questi studi.

Aggiornamento 10/10/2021:

Radio3 Scienza racconta il Nobel per la Fisica 2021

Puntaccazzismi

lunedì 4 ottobre 2021

Mi rendo conto che nella tragedia forse questi sono dettagli poco importanti. Mi rendo anche conto che subito dopo l’evento, non essendo la toponomastica della zona chiarissima, le approssimazioni e gli errori ci stiano. Ma siamo a oltre 24h dell’evento. Si possono dare le informazioni corrette, no?

Allora. L’aereo ieri non è precipitato a Linate, né a San Donato Milanese (*) È precipitato nel comune di Milano. La via non è via Marignano (distante 100m dal punto di impatto), né via 8 Ottobre 2001 (distante 300m dal punto di impatto). Il punto di impatto è via Giuseppe Impastato. Qui. Lo so perché lì ci passo tutte le volte che vado a Milano, quindi spesso. L’ultima volta sabato scorso.

Per finire: l’aereo non è un ultraleggero, ma un Pilatus PC-12/47E.

(*) sono arrivato tardi con archive.is per ilpost. Hanno corretto in parte l’articolo, su mia segnalazione, ma il titolo è rimasto sbagliato.

[libro] Autolesionismo

venerdì 24 settembre 2021

Autrici: Cecilia Di Agostino, Marzia Fabi, Maria Sneider
Titolo: Autolesionismo – Quando la pelle è colpevole
Editore: L’Asino d’Oro
Altro: ISBN: 9788864433752; 9,80€; p. 126; genere: saggistica, psicologia; I ed. 2016

Voto: 7/10

Piccolo manuale di inquadramento del problema, con i miti da sfatare, una tassonomia dei sintomi, una piccola digressione sulla storia psichiatrica della malattia, un accenno a fenomeni sociali correlati (la fustigazione religiosa e la moda emo), una indicazione terapeutica e una incursione nel mondo del cinema. Tutto molto ben fatto, con anche qui due note poco chiare.

Come voi sapete non sono un medico e nemmeno uno psicoterapeuta, quindi ne so poco di più di una persona normale e quel poco di più che so è per via di esperienze personali e naturale passione scientifica. Affermare in modo apodittico che l’autolesionismo non ha sicuramente causa organiche o genetiche senza accennare a uno studio di riferimento è quanto meno incauto, così come attaccare colleghi che affermano l’esatto opposto. Il cervello è molto complesso e si adatta a molte situazioni. La verità probabilmente starà nel mezzo e, anche a detta delle stesse autrici, lo studio sul fenomeno è ancora agli inizi. Siamo ancora molto ignoranti. Inoltre le autrici sono le prime a dire che l’approccio terapeutico a volte è anche farmacologico; buttare dalla finestra le cause organiche, in modo così perentorio, senza vedere che rientrano in qualche modo dal portone principale mi sembra quanto meno azzardato. Dovrebbe essere maggiormente argomentato.

Il secondo punto che mi ha convinto poco e l’aver abbracciato, sembra quasi in modo acritico, la teoria della nascita di Massimo Fagioli. Semplificando con l’accetta: il vuoto affettivo che i ragazzi sentono e che li porta a tagliarsi deriva dall’aver avuto una madre anaffettiva o assente nel primo anno di vita. Solo che le autrici portano casi clinici dove l’assenza della madre non pare proprio il punto principale. A volte è il padre o altre figure di riferimento a essere assenti. Prendendo per vera questa teoria, non credo affatto che una infanzia con madre assente porti necessariamente a questa patologia. Non potremmo spiegare la grande varietà del fenomeno nelle epoche storiche e nelle varie culture.

Detto questo, però, consiglio a tutti la lettura di questo breve saggio, anche come primo approccio al problema.

Buona lettura!

Dopo l’11 settembre

sabato 11 settembre 2021

Da ilPost:

Vent’anni di guerra al terrore
Cosa volevano ottenere e soprattutto cosa hanno ottenuto gli Stati Uniti con la strategia inaugurata dopo l’11 settembre 2001, finita nel caotico ritiro dall’Afghanistan
di Eugenio Cau

Secondo le stime del progetto “Cost of War” della Brown University, la guerra al terrore ha provocato oltre 929 mila morti, di cui 387 mila civili. Il costo economico per gli Stati Uniti, che non riguarda soltanto le operazioni militari ma anche, tra le altre cose, la gestione e la cura dei veterani, potrebbe ammontare a 8 mila miliardi di dollari. Quelle della Brown University sono ovviamente stime difficili da confermare, ma molto citate anche dagli addetti ai lavori.

Quelle morti sono diluite in 20 anni, in migliaia di episodi, sono spesso relegate in posti sperduti. Non avranno mai la visibilità che hanno le morti dell’11 settembre. Nessuno vi chiederà dove eravate quando l’esercito USA bombardava una scuola per errore, nessuno vi chiederà come avreste speso 8T$. Nessuna commissione esaminerà minuto per minuto questa immane tragedia nata esclusivamente dalla vendetta, da ingiustizie accumulate per anni, che ne hanno prodotte altre ancora più gravi e subdole. Forse qualche storico del futuro se ne occuperà.

L’11 settembre rimane l’evento storico – in questo secolo appena iniziato – che ha avuto più impatti nella nostra vita.

Aggiornamento 20/09/2021:

La tortura, dopo l’11 settembre

Dopo la guerra al terrore degli Stati Uniti il suo utilizzo è stato sempre più legittimato, con conseguenze che ci portiamo dietro ancora oggi
di Alessandra Pellegrini De Luca

[libro] Attacchi di panico

venerdì 10 settembre 2021

Autori: Claudia Dario, Riccardo Sala, Luana Testa
Titolo: Attacchi di panico – Il corpo che grida
Editore: L’asino d’oro
Altro: ISBN: 9788864434384; 14,00€; 124 p.; I ed. 2018; revisione scientifica: Alice Masillo, Miriam Scarciglia; genere: saggistica, psicologia

Voto: 7

Trattasi di un brevissimo saggio sull’argomento, dove si descrive come nella storia è stata vista la malattia, dove la si descrive in modo puntuale, dove si fa una panoramica delle più recenti strategie di cura e dove si descrive un tentativo di trovarne la vera causa, perché gli autori pensano che l’attacco di panico sia un sintomo e non la vera malattia. Tutto perfetto tranne l’ultimo punto che mi ha convinto poco. La vera malattia, secondo gli autori, consiste in un vissuto abbandonico traumatico (per noi mortali: un trauma derivante da un abbandono) vissuto nel primo anno di età di cui sembra quasi esclusivamente colpevole la madre. Da questo trauma deriverebbe l’incapacità di gestire il cambiamento e i successivi distacchi che il bambino, e poi l’adulto, dovrà affrontare. L’attacco di panico è quindi un campanello di allarme che il cervello fa scattare quando rivive questo pericolo. Questo punto mi ha convinto pochissimo, forse perché gli autori non hanno potuto portare sufficienti argomentazioni per via della brevità dell’opuscolo. Già la mie inutile e limitata esperienza personale mi porta a dire che l’abbandono traumatico potrebbe essere di molto posteriore al primo anno, non necessariamente causato dalla madre e soprattutto mi pare ragionevole pensare che non tutte le persone reagiscano allo stesso modo, ovvero con gli attacchi di panico, a vissuti abbandonici traumatici. In altre parole: faccio fatica a credere in un meccanismo causa effetto così lineare come è stato presentato nel libro. Non essendo io psichiatra né psicoterapeuta (gli autori lo sono) è lecito pensare che abbiano ragione loro e che il poco spazio a disposizione non sia stato sufficiente a convincermi della cosa.

Libro comunque interessante e illuminante.
Buona lettura.

Teoria del complottismo

mercoledì 25 agosto 2021

Mi è venuta una curiosità: cosa frulla dentro la testa di un complottista? Una brevissima ricerca in rete mi ha portato qui:

Teorie del complotto. Cosa può dirci la psicologia?
di Bruno Gabriel Salvador Casara

e qui:

Psicologia del complottismo
di Michele Mezzanotte

Citando il primo articolo: “la società in cui viviamo permette di avere accesso ad una enorme mole di dati in costante mutamento e spesso contraddittori, la possibilità di contare sempre su ragionamenti analitici semplicemente non è sempre presente” Da qui la necessità, per preservare la nostra immagine positiva e/o per paura, di farsi una teoria coerente. C’è chi si butta sulla scienza, chi sulla religione, chi sui complotti. “Rimane quindi da chiarire perché alcune persone preferiscano aderire alle teorie del complotto piuttosto che ad altre fonti.” Sul significato evolutivo del complottismo: “è invece possibile che un certo grado di sospetto verso potenziali complotti possa promuovere richieste di maggior trasparenza da parte dei gruppi che detengono il potere, sia esso politico, economico o culturale.”

Gli ingredienti del complottismo sono quindi: la percezione di un mondo caotico e ingovernabile (nella nostra società iperconnessa significa avere tanti dati a disposizione, ma contraddittori e caotici) –> paura -> necessità di uno schema semplice e rassicurante dove inquadrare i dati. Chiunque può finire in questa trappola, indipendentemente dal livello di istruzione. Le altre due “trappole” conclusive di questo schema sono la religione (magari anche laica, come la politica) e la scienza. La scienza è l’unica risposta ragionevole e che porta a qualche risultato non catastrofico, a patto che non diventi essa stessa religione o sia guidata essa stessa dalla paura. Per questo c’è bisogno di una maggiore cultura scientifica abbinata a una educazione alla complessità. Anche una società più fiduciosa in se stessa, in chi si deve occupare dei vari problemi e indicare le soluzioni, potrebbe aiutare a non vedere sempre con sospetto una soluzione a portata di mano. Affrontare i complotti è quindi un gioco sul lungo periodo.

Su come affrontare un complottista singolo, penso che prima di tutto vada riconosciuta la sua paura e il suo sgomento davanti ai tanti dati contraddittori che riceve e, con molta pazienza e senza fretta e solo a patto che voglia ascoltarci, fargli vedere che altre spiegazioni sono più coerenti e ragionevoli. Non bisogna dimenticare che il complottista, grazie ai social cosi, frequenta altri suoi simili e quindi un suo cambio di visione lo metterà in cattiva luce fra i suoi pari, generando ulteriore resistenza. Può risultare una fatica improba e bisogna valutare bene se lo sforzo porterà ragionevolmente a un cambio di visione.

Aggiornamento 29/09/2021:

Che fare con lo zio complottista?

di Massimo Polidoro

Riassunto: tanta pazienza e dialogo.

Come convincere le persone a vaccinarsi

lunedì 16 agosto 2021

Sono sempre stato un acceso sostenitore dei vaccini, di qualsiasi vaccino, anche molto prima della pandemia da SARS-CoV-2. Non solo è evidente che attualmente sono fra i farmaci più efficaci e con meno effetti collaterali che si conoscano (leggete il bugiardino di un qualsiasi medicinale da banco e vi convincere anche voi.), ma spesso sono anche fra i più economici. Quando sarò Imperatore del Mondo Mondiale, come si dice scherzando, tutti saranno obbligati a fare tutti i vaccini resi possibili dalla medicina. Per fortuna vostra non sarò mai Imperatore del Mondo Mondiale.

Poi è arrivata la pandemia da SARS-CoV-2 e con essa sono arrivati i vaccini a tempo di record. Vaccinarci tutti, nel mondo, è impresa titanica, che pone molti problemi economici, logistici e tecnici. Come far arrivare i vaccini dove mancano medici, frigoriferi e tante altre cose? Come produrre miliardi di dosi in poco tempo? Ma queste sono mere questioni tecniche, lasciatemi passare il termine. Soldi, tempo, organizzazione possono risolvere quasi tutto.

Nel mondo ricco, dove i vaccini ci sarebbero per tutti, le cose però non vanno meglio. I no-vax convinti sono sempre esistiti e oggi paiono una esigua minoranza, stimata attorno al 5-10%, anche se sono sempre troppi e hanno troppa visibilità. Emotivamente queste persone stimolano la parte meno nobile del mio animo e verso di loro ho pensieri molto poco cattolici. Non solo fanno male a se stessi, ma fanno male alla parte più debole della società, chi veramente non può vaccinarsi. Sono quindi molto sensibile all’argomento e non sempre ho reazioni appropriate di fronte a un no-vax.

Nonostante questo, la parte razionale del sottoscritto (quella emotiva è ancora ferma alla clava per convincere tutti a vaccinarsi) è venuta a conoscenza di una zona grigia che non pensavo essere possibile, almeno non nel mondo sviluppato. Non ci sono solo no-vax duri e puri, ci sono anche persone che devono essere in qualche modo spinte, informate, convinte, aiutate a vaccinarsi. Da ilPost:

Si fa presto a dire “no vax”
Per allargare le campagne vaccinali molti esperti suggeriscono un approccio che tenga conto dell’eterogeneità delle giustificazioni e delle preoccupazioni di chi non ha ancora aderito

Il compito di convincere queste persone dovrebbe essere delle istituzioni, ma ad oggi non ho visto un approccio sistematico al problema, ma solo individuale. L’obbligo della vaccinazione contro il Covid19 ancora non è all’ordine del giorno e comunque creerebbe altri problemi sociali, etici, filosofici. Per ora si procede con sistemi più o meno efficaci di incentivo, come il “green pass“, ma non senza effetti secondari come la creazione di paria involontari della società.

Ammiro molto chi fa opera di divulgazione e di convincimento sul campo. La sensazione deve essere tipo quella di svuotare il mare con un cucchiaino mentre sta arrivando uno tsunami, un lavoro molto frustrante eppure necessario, doveroso. (Se siete a conoscenza di campagne pubblicitarie o iniziative istituzionali, non solo italiane, per ridurre questa zona grigia fatemi sapere nei commenti.)

Io, nel mio piccolo, sono riuscito a convincere un collega un po’ pauroso e pigro a vaccinarsi. Oltre non sono riuscito a fare. Comunque l’opzione estinzione della specie umana è sempre più all’ordine del giorno e la nostra intelligenza mi sa che è sopravvalutata.

Gino Strada

venerdì 13 agosto 2021

Oggi è venuto a mancare Gino Strada.

Medico, fra i fondatori di Emergency, pacifista.

Che uomo che fu. L’ho sempre ammirato molto, per il suo coraggio e la sua determinazione, il suo linguaggio schietto, le sue posizioni estremiste. Mi mancherà.

Aggiornamento 15/08/2021:

L’ultimo articolo di Gino Strada pubblicato su La Stampa: così ho visto morire Kabul
Non mi sorprende questa situazione. La guerra all’Afghanistan è stata – né più né meno – una guerra di aggressione iniziata all’indomani dell’attacco dell’11 settembre, dagli Stati Uniti a cui si sono accodati tutti i Paesi occidentali

Il ricordo della figlia Cecilia.

Il ricordo di Stefano Tartarotti.

Il ricordo di Spinoza.

Una iniziativa per ricordarlo. Cambiare Piazza Cadorna in Piazza Gino Strada a Milano.

Aggiornamento 17/08/2021:

Gino Strada, da sabato a lunedì la camera ardente nella sede Emergency di Milano. Ma non ci saranno funerali pubblici
di Zita Dazzi
Per tre giorni il quartier generale dell’associazione da lui fondata in via Santa Croce sarà aperta per chi vorrà dare un ultimo saluto al medico. Non ci saranno funerali ma un evento a settembre per ricordarlo

Sarà allestita sabato a partire dalle 16 in via Santa Croce 19, la sede milanese di Emergency, la camera ardente di Gino Strada […] I vertici dell’associazione hanno deciso di dare la possibilità agli amici di Emergency di commemorare Strada nelle giornate di sabato, domenica (10-22) e lunedi (10-14). Gli ingressi da via Santa Croce saranno liberi, ma contingentati nel rispetto delle norme anti Covid.

Afghanistan – 20 anni dopo

venerdì 13 agosto 2021

Ieri:
In Afghanistan i talebani si avvicinano a Kabul
Hanno conquistato l’ennesima grande città in pochi giorni, Ghazni, e ora controllano circa i due terzi del paese

Oggi:
I talebani hanno conquistato anche Herat e Kandahar
Ora al governo afghano rimangono solo quattro grandi città, tra cui Kabul, ma la sconfitta totale sembra solo questione di tempo

Venti anni di esportazione della democrazia buttati nel cesso in meno di un mese. Qualcuno però l’aveva detto che sarebbe finita così.

Aggiornamento:

Le ultime parole di Strada (La Stampa):


L’ultimo articolo di Gino Strada pubblicato oggi su La Stampa: così ho visto morire Kabul

Non mi sorprende questa situazione. La guerra all’Afghanistan è stata – né più né meno – una guerra di aggressione iniziata all’indomani dell’attacco dell’11 settembre, dagli Stati Uniti a cui si sono accodati tutti i Paesi occidentali