Essere dinamici

“La Società deve soddisfare i requisiti di flessibilità di un modello economico che cambia molto rapidamente.”
“Cercasi giovani dinamici”
“Domani sono a Torino, dopodomani a Roma e ritorno qui Venerdì”

Sono le tipiche frasi del nostro mondo del lavoro. “Essere dinamici” di solito vuol dire essere disposti a viaggiare come una trottola fra i vari clienti e/o essere disposti a fare quasi tutto, dalla pulizia dei cessi all’assunzione di responsabilità di un amministratore delegato (la paga, ovviamente, è quella dell’addetto delle pulizie). Lo spostarsi per il mondo non è solo una peculiarità del lavoro (un pilota di treno non può fare a meno di spostarsi), ma è una necessità dell’azienda per guadagnare di più spendendo meno. In sostanza il problema del profitto non è un problema della “proprietà” dell’azienda (fare prodotti migliori della concorrenza, per esempio), ma viene trasmesso in qualche modo ai dipendenti, attraverso l’organizzazione del lavoro. Se l’economia “è dinamica”, anche i lavoratori lo diventano. Importa a qualcuno se questo comporta maggiore inquinamento o un abbassamento della qualità della vita?

Il punto fondamentale è che non si lavora per un progetto sociale o per produrre cose utili (per vivere meglio, in sostanza), ma si lavora per fare soldi, per avere più potere. Il lavoro, nel nostro mondo occidentale, è uno strumento che non ha più nessun collegamento con l’uomo nella sua interezza.
ilcomiziate

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