Archive for febbraio 2008

Gazzetta Ufficiale

venerdì 15 febbraio 2008

La  Gazzetta Ufficiale e tutte le pubblicazioni analoghe sono nostre. Sono pagate con i soldi delle nostre tasse, servono alla nostra vista sociale. Dovrebbero essere accessibili e facilmente consultabili (e anche di facile comprensione, ma non esageriamo).

Allora vado nel sito della Gazzetta Ufficiale:

http://www.gazzettaufficiale.it/

E leggo:

“Avvertenza: Siete nella versione gratuita della Gazzetta Ufficiale italiana disponibile per l’informazione al pubblico. L’accesso all’archivio completo delle Banche Dati della G.U. denominato GURITEL, è disponibile in due modalità:
quella gratuita in cui siete entrati e quella a pagamento che richiede la sottoscrizione di un abbonamento; alla pagina “abbonamento telematico” è possibile reperire il modulo e le informazioni utili a tale scopo.
se siete un utente privato potete inviare direttamente la vostra richiesta all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato;
se siete una pubblica amministrazione le specifiche per la richiesta sono presenti sempre nel menù “abbonamento telematico – Richiesta Accesso P.A.”.

Ricordiamo che l’unico testo definitivo è quello pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale a mezzo stampa, che prevale in casi di discordanza. La riproduzione dei testi forniti nel formato elettronico è consentita purché venga menzionata la fonte, il carattere non autentico e gratuito

Si impara poi che le ultime 60 G.U. sono gratis, le altre sono a pagamento. La copia che scarichi sotto forma di file non è autentica. Non parlo di quelle del 1908 (ma ci saranno a pagamento?), ma quelle di questo mese. Proprio così: scrivono la gazzetta con i caratteri mobili, quelli in piombo di Gutemberg, poi la scansionano, usano un programma di OCR – che come tutti sanno è fallace – e generano un file in formato pdf. Solo così si spiega la possibilità di discrepanza fra il file e il testo stampato dall’I.P.Z.S., e ovviamente il testo stampato ha la precedenza. Nel frattempo hanno inventato la firma digitale, la marca temporale digitale e la stampa digitale. Ma vuoi mettere sporcarsi le mani con l’inchiostro e i caratteri in piombo? E il divertimento con lo scanner e i programmi di OCR?

Per fortuna al comune di Jesi le tecnologie dell’informatica sono arrivate in tempo. Dal 1998 in poi potrete consultare la vostra G.U. gratuitamente. (Le scaricano quando ancora sono gratuite e poi le lasciano disponibili sul loro sito. Ancora non hanno pensato di metterci il divieto di ridistribuzione e alla Zecca dello Stato non se ne sono accorti.)

ilcomiziante

Powered by ScribeFire.

Io speriamo che me la cavo

venerdì 15 febbraio 2008

Seguendo i link proposti dai blogger si arriva a visitare di tutto. Anche siti che parlano di scrittura. Ne ho trovato uno che sembra interessante, pieno di materiali e spunti di riflessione (e link):

http://www.mestierediscrivere.com/

con relativo blog:

http://mestierediscrivere.splinder.com/

Una prece: se vedete errori od orrori di scrittura, segnalatemeli!

ilcomiziante

Powered by ScribeFire.

Andiamo da soli

giovedì 14 febbraio 2008

Neanche a farlo apposta, dalle 22.20 di ieri, Franca Rame ospita un articolo di Pardi:

Andare da soli… Di Pancho Pardi

Penso che sia una lucida analisi di come la filosofia piduista stia operando nel panorama politico italiano, tutta tesa a scolorire qualsiasi conflitto e qualsiasi novità e soprattutto a negare qualsiasi alternativa reale. L’articolo è lungo. Io l’ho ridotto (per chi ha fretta) e vi ho apportato alcune sottolineature. Raccomando, ovviamente, la lettura dell’originale.

ilcomiziante

—————————————
Andare da soli… Di Pancho Pardi

Andare da soli è ormai il massimo della modernità. […]
C’è per la verità un’implicita contraddizione, perché in nome dell’andare da soli poi si vorrebbe arrivare a una riduzione estrema dei partiti se non addirittura a un quasi bipartitismo. Se ne deduce un’alternativa secca: o l’annichilimento dei troppo piccoli […] o il loro scioglimento dentro alcuni, pochi, corpi più grandi. Nel primo caso il destino è l’estinzione forzosa, nel secondo l’ipocrita dissimulazione di nuove ammucchiate non più dentro le coalizioni ma dentro i nuovi partiti aggreganti. […]

Può essere interessante considerare non tanto ciò che il PD dice si sé stesso ma quel che un autorevole sostenitore indipendente si aspetta da quel partito. Nell’ultimo articolo domenicale, Scalfari mette nell’ordine: primato dell’economia con liberalizzazioni e redistribuzione sociale; necessità di collaborazione tra maggioranza e opposizione per le riforme istituzionali […]; temi eticamente sensibili su cui far prevalere il punto di vista laico.
Dato e non concesso che il PD sappia e voglia mantenere la parola sui tre punti […] si deve registrare soprattutto ciò che vi manca. Non è la prima volta che nelle sintesi programmatiche di Scalfari è assente qualsiasi riferimento a tutti i provvedimenti necessari per cancellare l’anomalia italiana: conflitto d’interessi, sistema televisivo, leggi ad personam. Come intendere la mancanza: rinuncia e rassegnazione? O semplice realismo? […]

Ma se è così, la politica italiana oggi è sospesa tra due straordinarie alternative che illustrano alla perfezione la sua asimmetria. Se vince il centrodestra Berlusconi governerà per cinque anni rafforzato nella sua anomalia ormai definitivamente intoccabile […] Se invece vince il centrosinistra il vincitore offrirà al perdente la consolazione di un accordo su legge elettorale e riforme istituzionali e per convincerlo a questo passo così doloroso eviterà di toccare la sua anomalia, lasciando intatte tutte le sue prerogative illegittime.

Su questo snodo Veltroni interviene da tempo con un insistente schema retorico: è ora di smettere con l’odio reciproco. Qui la falsificazione è profonda: non è necessario odiare per riconoscere il rilievo ingombrante dell’anomalia italiana; né volerla eliminare significa odiare chi ne è il soggetto. Veltroni riduce una condizione oggettiva al rango di fatto morale. Peggio ancora: chi vuole una normale legge sul conflitto d’interessi è additato, in quanto portatore di odio, come soggetto degno di riprovazione morale. Se ne ricava una conclusione anch’essa asimmetrica: il berlusconismo risulta intoccabile ed eterno, l’antiberlusconismo deve invece finire subito. Dalla “fine dell’odio” il centrodestra ci guadagna tutto, il centrosinistra niente. Salvo la patente di bontà.

La situazione del centrosinistra è resa più critica dal fatto che anche la Cosa Rossa ha manifestato sempre e manifesta ancora oggi scarso interesse per la risoluzione dell’anomalia italiana. […] Ma a questo punto sono obbligate due considerazioni. La prima: sia il PD che la Cosa Rossa si autoeleggono secondo lo schema coatto delle liste bloccate, si riproducono insomma come perfetta oligarchia. […] La seconda: chi vuole una politica diversa dalle due appena dette è condannato al silenzio.

Ma a questo punto i cittadini che vogliono la trasparenza del potere, la distanza tra politica e affari, la separazione tra interesse pubblico e vantaggi privati, l’incompatibilità tra cariche elettive e incarichi pubblici, l’autentica libertà d’informazione, la vera autonomia della magistratura, la fine della politica come mestiere privilegiato a vita, hanno anch’essi il diritto di andare da soli. Non è detto che gli riesca al primo colpo ma d’ora in poi se tenteranno la via di una rappresentanza politica indipendente […]

Powered by ScribeFire.

P2, seconda parte

mercoledì 13 febbraio 2008

Prima di continuare urge una premessa: per fare il gioco della P2 non è necessario farne parte. Basta avere la giusta forma mentis e miracolosamente ci si ritrova al posto giusto, al momento giusto. (Il post odierno di Grillo sembra faccia al caso mio!) Alcuni “concetti” utili alla politica piduista, poi, sono diventati pensiero comune, e quindi qualcuno onestamente convinto di quello che dice lo si trova sempre. (Uno di questi concetti è “privatizzare è bello”, ma non voglio divagare.)

Ma veniamo al dunque. Da quello che dicevo nella prima parte, sembra quasi che non vi sia speranza. In effetti, i segni non sono incoraggianti, almeno in Italia. Con le prossime elezioni, sembra proprio che non si abbia alternativa: o votare un PD che tentò di cooptare la moglie del rivale o un PDL che incita a scegliere lui o il rivale. Insomma, cose scegliete: la padella o la brace? Gli altri? Perché? Saranno decisivi in modo positivo? Qualcuno ci crede?

La presenza di una scelta meramente formale, ma niente affatto sostanziale è una delle forme piduistiche del potere.

Ma non tutto è perduto. Vedo nella rete e nelle tecnologie informatiche delle possibilità che all’epoca della nascita della P2 non esistevano. Come ho già scritto, grazie alla rete, ora le informazioni circolano molto velocemente, ed ognuno di noi può essere un centro di informazione. Questo non è sufficiente per avere un’alternativa, ma può essere un punto di partenza. Non è sufficiente perché è necessaria una massa critica per essere incisivi a livello nazionale nel breve periodo ed il “rumore di fondo”, ovvero le informazioni false e/o non essenziali, distraggono dal perseguire un fine comune. Infatti, mentre lo scontento lo si intercetta facilmente (Grillo docet), proporre qualcosa e raccogliere consensi, senza essere inglobati nel sistema piduistico, non è facile. Certo, a livello locale è più facile intervenire e la rete ha fornito un valido contributo. Ma stiamo ancora sottoutilizzando le risorse a nostra disposizione.

Ora siamo nella fase della formazione di una coscienza di base. La repulsione verso un modo mafioso e piduistico di intendere il potere, l’informazione e la vita sociale è sempre più diffusa e lo si vede leggendo i blog di molte persone. Vedo anche molta attenzione verso i problemi concreti, reali e non fittizi, e verso la trasparenza dell’agire politico.

Penso che non dovremo aspettare molto per avere una o più persone (o un gruppo) capaci di condensare questi sentimenti e questo modo di vedere, e di tradurli in un agire politico a livello nazionale. Ma non sarà Grillo il leader.

ilcomiziante

Powered by ScribeFire.

P2

martedì 12 febbraio 2008

Giuro che non volevo. Parlare della P2 è molto difficile. L’argomento P2 è come l’argomento astrofisica. E’ una materia a sé, le si può dedicare un corso di laurea. Ma non posso più evitare l’argomento.

Per chi si vuole addentrare nella materia, e non l’ha mai fatto, posso consigliare la voce P2 su Wikipedia e da lì, seguendo i link, leggersi la relazione finale della Commissione Parlamentare di inchiesta diretta da Tina Anselmi e il Piano di Rinascita Democratica. Anche le interviste rilasciate da Licio Gelli sono illuminanti.

Il materiale è tanto, ma il pezzo forte è la relazione Anselmi. E’ molto verbosa, scritta con una prosa ottocentesca,  ma i concetti sono di una “scientificità” e di una limpidezza cristallina. La parte storica forse annoierà, ma le conclusioni della Commissione sono attualissime. Se pensate che esageri, vi informo che il 28 settembre 2003 Gelli ha potuto tranquillamente affermare, senza generare nessuno scompiglio mediatico, che il suo piano va alla grande.

In estrema sintesi possiamo dire che la P2 è un’oligarchia, formalmente illegale, ma ancora perfettamente funzionante. Il suo stile è quello mafioso della solidarietà occulta e obbligata. Il suo fine non è la realizzazione di un ordine sociale (per quanto opinabile), non ha colorazioni ideologiche. Il suo fine è la gestione del potere, l’organizzazione è autoreferenziale. I destinatari del suo agire sono i suoi stessi componenti. La P2 usa tutto e tutti per i suoi scopi.

La P2 attua una dittatura morbida. L’oligarchia comanda, ma senza dare troppo nell’occhio. Come fa? Semplice: controlla l’informazione. Non tutta, ovviamente, anche perché la parvenza di democrazia è essenziale per continuare i propri affari. Controlla quel tanto che basta, dove può e quando serve. Non è un caso che le informazioni che vi potrebbero cambiare la vita quasi mai le trovate in prima pagina di un quotidiano ad alta tiratura. Di solito sono date una sola volta, in piccoli trafiletti, incomplete, nascoste oppure sono date da informatori marginali, che non hanno un grande pubblico. Spesso non suscitano nessuna reazione in chi dovrebbe reagire (dirigenti pubblici, politici).

Se qualcuno reagisce e si muove nella giusta direzione, ovvero dà (o chiede) informazioni rilevanti, è ostacolato con la burocrazia, con attacchi personali, con l’oblio. Non può essere contrastato nel merito dei fatti, perché altrimenti si palesa un confronto e si accende un interesse che invece va smorzato il più possibile.

No, non è tutto perduto. Ci sarà una seconda puntata.

ilcomiziante

Aggiornamento 13.2.2008:

Piano di Rinascita Democratica (3668 KB)

Relazione Anselmi (616 KB)

Aggiornamento 05/05/2014:

Tutti gli atti ufficiali della Commissione di inchiesta sulla P2 sono da oggi qui:

http://fontitaliarepubblicana.it/

Prodi, parla!

lunedì 11 febbraio 2008

Franca Rame scrive pubblicamente a Prodi:

“[…] Caro Presidente, lei ha il dovere, l’obbligo di riacquistare la credibilità e la considerazione che si merita. C’è una sola strada da percorrere, anche se faticosa. Ma lo deve al Paese: fuori i nomi di chi Le ha impedito di portare a termine gli obiettivi prefissati e soprattutto le subdole scantonate ricattatorie con le quali è stato indotto ad affossare le parti essenziali del programma.
E’ indispensabile che i Suoi elettori siano consci d’ogni pressione alla quale ha dovuto adattarsi e cedere. […]”

Su, uno scatto di dignità! Non vorrei pensare che la Rame (e pure io!) abbia(mo) riposto eccessiva fiducia nella persona di Prodi. Che dolore…

ilcomiziante

Powered by ScribeFire.

Elezioni on line

giovedì 7 febbraio 2008

Segnalo questi due articoli, complementari:

Partiti on line
di aghost

Obama e la spugna web dei piccoli padani
di Punto Informatico.

I commenti ai due articoli dicono il resto. Non ho altro da aggiungere.

ilcomiziante

Powered by ScribeFire.

Stampanti indiscrete

martedì 5 febbraio 2008

Quando parlavo dei tentativi di controllo della rete intendevo anche questo:

Casa LastKnight episodio 2
(video, consigliata ADSL, astenersi modem 56k)

dove si parla di stampanti che stampano oltre a quello che dite voi anche quello che voi non vorreste.

Cosa c’entra con la rete e le sue libertà? Centra, ma non in modo diretto. Centra col fatto che le tecnologie informatiche sono, per ora, quelle che possono darci (potenzialmente) gli strumenti per esprimere appieno la nostra libertà. La rete è un parto di queste tecnologie e la stampa a richiesta, su misura ed economica, è un altro pezzo di libertà fratello del precedente. Tentare di limitare o semplicemente inficiare queste libertà non è altro che la volontà di un’oligarchia di mantenere il suo potere. Va contrastata sempre.

Altri comizi appariranno sul tema e state sintonizzati sul blog citato!

ilcomiziante

Aggiornamento 19.2.2008:

Paolo Attivissimo ci aggiorna sul tema:

Stampanti spione: l’UE si muove un pochino 

Powered by ScribeFire.

Per la libertà di informazione

venerdì 1 febbraio 2008

Grillo ha, come minimo, il merito di porre delle questioni importanti, sulle quali tutti noi possiamo far girare quei tre neuroni residui. Ebbene, oggi Grillo viene allo scoperto e dichiara i suoi intenti per il prossimo V2-day:

Libera informazione in libero Stato

“- abolizione dei finanziamenti pubblici alla stampa
– abolizione dell’ordine dei giornalisti
– abolizione del Testo Unico del 31 luglio 2005 (D.Lgs. 177) che rappresenta oggi il quadro normativo della radiotelevisione”

L’obbiettivo sarebbe quello di dare voce a chi adesso non l’ha e riportare un briciolo di dignità alla professione di giornalista.

I miei tre neuroni stanno macinando le proposte, ma fino ad ora non c’è stata nessuna risonanza con questa proposta.

Per carità, tutte iniziative necessarie (forse), ma di una cosa sono sicuro: non sono affatto sufficienti.

La rete forse si salverà da sola, vista la sua struttura e visto che usarla per pubblicare le proprie idee ha dei costi accessibili a molti (intesi come occidentali ricchi), ma i metodi tradizionali di comunicazione e di espressione (TV, radio e giornali = TV&C) sono ancora troppo costosi per l’utente comune e ancora necessari per l’espressione di una democrazia. Costosi significa che chi ha potere economico decide cosa pubblicare e cosa no. Censura è una parola brutta, che non sta bene dire in pubblico. Ma negare un finanziamento per una trasmissione o non assumere un certo giornalista, significa, di fatto, censurare.

Il grosso del potere economico è in mano alle banche, alle multinazionali, ai monopoli, alle industrie belliche, alla malavita e in maniera indiretta, a parte del potere politico. Quel potere si autoprotegge. Solo un iniziativa dal basso, a livello statale, può risolvere la situazione. La proposta è semplice, nel suo concetto:

-abolire i monopoli dell’informazione;
-limitare la presenza di pubblicità nei canali informativi ovvero:
far pagare all’utente l’informazione che riceve
.

Questo potrebbe significare, per esempio, che chi fa TV fa solo TV e non fa altro ed ha un solo canale. Potrebbe significare che le entrate di una testata giornalistica debbano essere coperte almeno al 75% dal prezzo del giornale.
Lo Stato potrebbe intervenire finanziariamente solo nell’avvio di un impresa editoriale, magari senza soldi, ma con agevolazioni fiscali o servizi.
Forse queste idee si possono affinare e ripensare, ma l’obbiettivo dovrebbe essere quello di rendere più facile trovare soldi per iniziare una concorrenza vera nell’informazione TV&C.

Oggi la rete è già in questa situazione di vera concorrenza ed infatti i poteri economici stanno tentando in molti modi di imporre un monopolio o un controllo (qui ci vorrebbe un comizio a parte, ma intanto provate a cercare qualcosa sul Trusted Computing). Ma i giochi non sono conclusi: una legge o una nuova tecnologia (imposta) potrebbe facilmente far finire questa facilità d’espressione in rete.

La tecnologia, d’altro canto, potrebbe rendere un TV o una radio talmente economici da realizzare, che un canale tradizionale potrebbe trovarsi a concorrere con un piccolo gruppo locale di informazione. Un inizio di questa tendenza la vediamo con i filmati on line, con la musica scambiata fra privati, con la possibilità di ordinare stampe personalizzate di qualsiasi testo, con testi complessi in versione digitale, liberamente fruibili (dizionari, enciclopedie, manuali). Ci sono già trasmissioni di piccole reti locali.

C’è bisogno, infine, di un cambio culturale. Tante fonti di informazione, significa anche doversi assumere l’onere della scelta. Sommersi da tante proposte, come lo siamo in rete, è difficile scegliere. Lo spirito critico e la capacità di analisi e di sintesi deve essere molto fine, la possibilità di sbagliarsi nel dare fiducia ad un determinato canale informativo deve essere sempre tenuta presente. Tanta possibilità di scelta potrebbe creare smarrimento e scoramento. Chi sta in rete da tanto ha già iniziato a cambiare in questo senso e sa di cosa parlo. Ma se non vogliamo un Grande Fratello, questa mi pare l’unica via: rendere tutti potenziali produttori di informazione.

ilcomiziante

Powered by ScribeFire.