La lezione del caso Schifani

D’Avanzo ha dato il meglio di sé:

La lezione del caso Schifani
di G. D’Avanzo

Il ragionamento non fa una piega: è vero che Schifani ebbe rapporti con un personaggio che poi si rivelò un poco mafioso, ma questi rapporti ci furono molti anni prima della sua condanna, quando nessuno poteva immaginare, e non ci furono altri fatti che potrebbero far pensare che Schifani sia un colluso con la Mafia.

Ergo: Travaglio dice una cosa vera, ma è “insincero con chi lo ascolta”. Non completa i fatti (Schifani non ebbe altri rapporti equivoci con la Mafia) e non contestualizza (non si fa!).

Magistrale la conclusione:

“Nel “caso Schifani” non si può stare dalla parte di nessuno degli antagonisti. Non con Travaglio […] Non con Schifani […] Non con chi – nell’opposizione – ha espresso al presidente del Senato solidarietà a scatola chiusa. Non con la Rai […] In questa storia, si può stare soltanto con i lettori/spettatori che meritano, a fronte delle miopie, opacità, errori, inadeguatezze della classe politica, un’informazione almeno esplicita nel metodo e trasparente nelle intenzioni.”

E’ incredibile che a D’Avanzo non venga neppure il sospetto che Schifani non è il salumaio sotto casa che ha avuto degli ambigui compagni d’affari tanti anni fa. Schifani è la seconda carica dello Stato. Ci rappresenta tutti, rappresenta il Senato. Anche solo il barlume di ipotesi che sia colluso con la Mafia è devastante. Oserei dire che l’ipotesi (anche remota) è molto più pericolosa della certezza.

Schifani non dovrebbe essere a capo del Senato, non perché sia una persona disonesta o incapace, cosa che nessuno potrebbe mai affermare. Non lo dovrebbe essere per senso civico. Per rispettare l’istituzione e quello che rappresenta.

Ma il senso civico non lo si può imporre per legge. E di questi tempi è una merce rara.

ilcomiziante

Aggiornamenti 16/05/2008:

Da http://www.unita.it:

Destra allergica a critiche, Schifani querela Travaglio

Caso Schifani, Marco Travaglio querela D’Avanzo per diffamazione

Perché “D’Avanzo […] tira fuori un’intercettazione telefonica del 2002 tra Travaglio e Pippo Ciuro, maresciallo della Dia poi condannato per favoreggiamento a Michele Aiello, condannato a 14 anni per mafia. Secondo D’Avanzo, Travaglio sarebbe stato ospite per le sue vacanze in Sicilia dello stesso Aiello, tramite la mediazione di Ciuro. Insomma, anche lui avrebbe «amicizie pericolose». Travaglio smentisce, conferma le estati siciliane in cui ha incontrato Ciuro, promette di ritrovare le ricevute di pagamento degli alberghi, giura di non aver mai conosciuto Aiello. E querela D’Avanzo. Ora se la vedranno in Tribunale.”

E poi Travaglio risponde a D’Avanzo (su voglioscendere.ilcannocchiale.it):

Il giornalismo e il caso Schifani

Con mini risposta di D’Avanzo che termina:
“Ma davvero c’è qualcuno che, in buona fede, può pensare che Repubblica faccia sconti alla mafia e alle sue collusioni con i poteri?”

Scusate, dimenticavo una cosa importante: in questo post ci sono i riferimenti al botta e risposta di D’Avanzo – Travaglio su http://www.repubblica.it.

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2 Risposte to “La lezione del caso Schifani”

  1. Fabrizio Says:

    Fammi capire : per te non potrebbe MAI essere ammesso ad una carica politica ed istituzionale colui che – anche decine di anni prima – ha avuto un qualche contatto (professionale, amicale, di qualsiasi genere) con qualcuno che, poi (anche anni dopo) è finito nei guai con la giustizia ? Uno del genere dovrebbe vivere in una campana di vetro, chiuso nei sotterranei di una banca… e figurati, chi lo voterebbe uno sconosciuto vissuto tutto il tempo su Marte per preservarsi dalle infezioni?
    Guarda che la tragedia di una classe politica infetta mica la risolviamo con un immaginario paradiso dei giusti…
    evitiamo di passare dall’utiklizzo cinico dei bassifondi al mito astratto della purezza dei “migliori” (oi aristoi)

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  2. ilcomiziante Says:

    @Fabrizio
    Per nostra fortuna le persone con un curriculum immacolato sono la maggioranza. Rappresentare le più alte istituzioni dello Stato, prima che un Diritto, dovrebbe essere un Onore (moralmente, s’intende).

    Ma mettendo da parte il discorso moralistico, c’è una questione molto pratica: persone come Schifani, ammettendo anche che siano le più onste e in buona fede del mondo, sono ricattabili e sono chiaccherabili. Qualcuno potrebbe minacciare di tirare fuori altri particolari, magari penalmente irrilevanti, ma politicamente fastidiosi; tutti possono mettere in dubbio (sbagliando) la sua buona fede nella lotta alla criminalità. E’ questo che si vuole della seconda carica pubblica?

    Sì, penso che le persone che rappresentano la cosa pubblica non debbano avere nella loro storia nulla che li renda ricattabili e discutibili. Dove porre il limite è una questione di sensibilità. Oggi, questa sensibilità, è molto, molto bassa.

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