(In)sicurezza sul lavoro: i dati

Marco Bazzoni sul sito di Grillo riporta i dati sugli infortuni mortali in itinere, ovvero le persone morte per andare al lavoro:

– anno 1997 (1392, in itinere 104, con una percentuale del 7,5%),
– anno 1998 (1442, in itinere 104, con una percentuale del 7,2 %),
– anno 1999 (1393, in itinere 102, con una percentuale del 7,3 %),
– anno 2000 (1401, in itinere 53, con una percentuale del 3,8%),
– anno 2001 (1546, in itinere 296, con una percentuale del 19,1 %),
– anno 2002 (1478, in itinere 396, con una percentuale del 26,8 %),
– anno 2003 (1445, in itinere 358, con una percentuale del 24,8 %),
– anno 2004 (1328, in itinere 305, con una percentuale del 23 %),
– anno 2005 (1280, in itinere 279, con una percentuale del 21,8 %),
– anno 2006 (1341, in itinere 266, con una percentuale del 19,8%).

Stupisce il salto fra il 2000 e il 2001: da una percentuale fluttuante sotto il 10% si passa ad una percentuale fluttuante attorno al 20%. Più che un raddoppio, costante negli anni.

Mi è venuto un’intuizione: che sia il boom della gnueconomi, quella che esternalizzerebbe anche la mamma, se non fosse che la mamma è una sola? Sì, quel fenomeno che costringe molte persone a fare chilometri e chilometri in auto / mezzi pubblici per fare il giro dei clienti; che per leggere un numero seriale chiama il consulente della ditta X, quando il personale della ditta Y è già sul posto. Forse che maggiore è il numero di chilometri che percorre il lavoratore, maggiore è la probabilità che finisca in qualche incidente mortale?

ilcomiziante

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