Archive for aprile 2009

Phishing che non è phishing: fastweb è un passo avanti

mercoledì 29 aprile 2009

Or ora mi è arrivata questa mail:

Gentile Cliente,

per garantirle un’informazione costante e sempre attuale sui nostri
servizi, la invitiamo a mantenere aggiornati i suoi recapiti email e
telefonici tramite la sezione “Aggiorna i tuoi recapiti” presente in
MyFASTPage.

Per accedere alla sua MyFASTPage (pagina personale), si colleghi al sito di Fastweb

e selezioni

“Area Clienti MyFASTPage”, la sezione “Aggiorna i tuoi recapiti” è disponibile al seguente percorso:
“Gestione Abbonamento >> Aggiorna i tuoi recapiti”.

In questa sezione ha la possibilità di modificare e aggiungere i
recapiti forniti in fase di sottoscrizione del suo abbonamento FASTWEB.

Questo ci permetterà di fornirle un’esperienza al passo con le sue esigenze.

Grazie

nome.cognome e indirizzo mail.

Per rendere tutto più simile ad una mail di phishing ecco che il link proposto per collegarsi al portale Fastweb porta a http://t.contactlab.it/<eccetera&gt; ed è, manco a dirlo, una mail piena di link ad immagini esterne che portano sempre a Contactlab. Per i curiosi gli header della mail dicono che la missiva proviene da Contactlab e non da Fastweb.

Ora, quante mail vi arrivano come questa che sono phishing? Una decina al giorno, almeno. Io ho ragione di ritenere che sia autentica. Non è geniale confezionare una mail autentica che sembra phishing?

(A cosa serve tutto questo? A vedere che browser uso, sistema operativo, pc, se leggo la mail alternativa, se sono a casa o al lavoro all’ora x e tante altre piccole info che messe insieme ci profilano per mandarci altra spazzatura pubblicità.)

Garanzia?

mercoledì 29 aprile 2009

Il settembre scorso mi sono lanciato in un acquisto tecnologico. Uno stupendissimo Transcend T-sonic 820 da 4GB. Ok, non è proprio stupendissimo, ha molti difetti, ma per quello che ci voglio fare io (ascoltare musica) è ottimo. Lo acquisto da Misco, via web. Costo: 46,8 euri il lettore + 12,5 euri di spedizione.

Parto subito sfortunato: appena aperto una bella riga sul display e la batteria che non si ricarica. Telefono a Misco e gentilissimi me lo vengono a sostituire a casa, in pochi giorni.

Passa il tempo e un giorno lo uso per registrare una conferenza. Non si accende. Stavo già conquistandomi l’inferno a forza di imprecazioni quando miracolosamente si riaccende. Non proprio miracolosomente, visto che stavo schiacciando il bottone di accensione, ma insomma, prima non dava segni di vita.

Che succede? Succede che quando vuole lui il lettore fa sciopero. Non si accende. A caso. Poi riprende vita e funziona perfettamente come se nulla fosse. Oggi chiamo Misco, per far valere la garanzia. Rispondono immediatamente. Il viaggio di andata e ritorno ai loro uffici dell’oggetto in questione è a carico mio. Il loro corriere vuole 25 euro per ogni viaggio (prima erano 12,5. Come vola l’inflazione!), ma io posso usare il mio. E la volta scorsa? “Se si rompe entro 30 giorni paghiamo noi le spese di spedizione.”

Morali:
1) Con i soldi che spenderei per far valere la garanzia ce ne compro due di lettori mp3.
2) Quando comprate qualcosa online informatevi su chi paga il viaggio al centro di riparazione in caso di guasto. Io non l’ho fatto e mi sono ritrovato col cerino in mano.
3) Questi oggetti, con questo sistema di vendita e di garanzia, sono usa e getta. Il tempo speso per far valere la garanzia supera il valore dell’oggetto stesso.
4) Acquisterò un altro lettore. Marca diversa e in negozio. Quello fisico, fatto di mattoni e cemento. Che se non funziona so dove andare ad arrabbiarmi.

Troppo volgare

lunedì 27 aprile 2009

Via Repubblica.it:

Più cari i pedaggi autostradali. Che ne pensi? Vota il sondaggio

La risposta che tutti noi daremmo, la quarta, è assente. Sarebbe troppo volgare.

25 aprile

sabato 25 aprile 2009

Ammetto di essere alquanto ignorante in Storia, e sulla Resistenza in particolare. Però ebbi la fortuna di conoscere una persona, anni fa, che la Resistenza la visse in primissima fila e dedicò la sua vita alla ricerca della verità storica su quel periodo. Un giorno mi disse:

“sulla Resistenza è importante ricordare due cose: che non fu guerra civile, ma di liberazione, e che fu un movimento nato dal popolo, dal basso. Sul primo punto ci sono persone autorevoli che continuano a dire che fu guerra civile. Non creder loro. Io so che non fu così. Alcuni di loro sono anche in malafede.”

Io porto dentro di me questa testimonianza. E la lascio a voi.
Grazie Alberto.

Satira elettorale

venerdì 24 aprile 2009

Solo per adulti senza la puzza sotto il naso:

EiecuelezioniPrecoci
PaulTheWineGuy
Spinoza

Buona visione.

Beataignoranza

giovedì 23 aprile 2009

Segnalo, grazie a Lo Scorfano, il blog Beataignoranza.

Da una prima occhiata mi sembra un giusto punto di riferimento per resistere alla politica berlusconiana sulla scuola.

Buona lettura.

Braccia tolte ai lavori forzati

giovedì 23 aprile 2009

Dal Corriere.it:

LA SINISTRA E I REALITY
L’Unità, Gramsci e la scoperta del Grande Fratello
Sei pagine del quotidiano sulla vittoria di Ferdi
di ALDO GRASSO

L’anno scorso Luxuria ha fatto sbavare Liberazione per aver vinto l’Isola dei Famosi. Quest’anno è toccata a L’Unità, con il Corriere che lo benedice. Gramsci, se fosse vivo, darebbe fuoco alla redazione con un lanciafiamme. Pacificamente, ma non troppo.

L’editoria piange lacrime di coccodrillo quando parla della sua crisi, che vendono pochi giornali e la carta è sempre più cara e il mondo è cattivo. Di alzare la qualità di quello che vendono manco a parlarne.

ilcomiziante
PS: I giornalisti bravi ci sono, ma sono troppo pochi e generalmente sono sovversivi ed emarginati.
PS2: La sensazione che sia tutto programmato a tavolino è decisamente forte.

Precisione linguistica

giovedì 23 aprile 2009

Il Papi guarda fisso nel vuoto, aspettando che Lacomizietta finisca di mangiare.

Figlia: “Papi, cosa stai guardando?”
Papi: “I bottoni della lavastoviglie.”
F: “Ma Papi! I bottoni sono quelli del golf, non quelli della lavastoviglie!”
P: [Per metterla alla prova:] “Ah sì? E quelli della lavastoviglie come si chiamano?”
F: “Si chiamano pulsanti, perché si schiacciano col dito.”

Il Papi, sbigottito da tanta sapienza quattrenne, ha sfogliato il dizionario per sapere se era consentito l’uso di bottone per pulsante. Secondo lo Zanichelli 2001 il Papi può tirare un sospiro di sollievo.

Figlia virtuosa (e papà degenere)

giovedì 23 aprile 2009

Davanti ad una edicola piena di DVD vecchi e nuovi:

Papi: “Che bello, Comizietta! Il DVD di Cenerentola che volevamo comprare!” [La cassetta VHS è stata letteralmente consumata da tre generazioni di bambini. La Mami la sa recitare a memoria.]
Figlia: “No, Papi, non mi interessa. Bastano i film che abbiamo già.”
Papi: “Ma sei sicura? Neanche questo di Barbapapà che ci piace tanto? [Le avventure di Barbapapà, DVD regalato ai nipoti e da lei visto una volta. Ne ho cercato urbi et orbi un’altra copia, ma è fuori commercio.]
F: “No, non mi interessa.”
P: “Beh, Barbapapà lo prendo per me.” [Io che volevo avere come scusa le voglie de Lacomizietta! :-) ]

Per fortuna che il laser non consuma i DVD. Sono due settimane che vediamo vede solo Barbapapà.

La TV senza pubblicità (in Francia)

giovedì 23 aprile 2009

Sul Corriere della Sera:

Fallito L’obiettivo di trasferire alle emittenti nazionali private 480 milioni di euro
Piace meno la tv senza pubblicità
In Francia sono stati aboliti gli spot sulle reti pubbliche. Risultato: oltre agli incassi si perdono anche spettatori, di Edoardo Segantini

(v. anche: Tv pubblica senza spot in Europa solo fallimenti; Repubblica — 16 marzo 2009   pagina 1   sezione: AFFARI FINANZA, di STEFANO CARLI)

L’articolo spiega abbastanza bene (poteva essere più sintetico) il progetto portato avanti da Sarkozy per togliere un poco di spazzatura pubblicità dalla TV pubblica. Il progetto è essenzialmente economico, in quanto prevede di compensare i minori introiti pubblicitari con una maggiore tassazione (3%) “sui ricavi pubblicitari delle reti private e da una tassa dello 0,9% sul fatturato dei servizi video degli operatori di telecomunicazioni”. Si pensava, infatti, che la pubblicità, sparita dalla TV pubblica, ricomparisse nella TV privata. Così non è stato. E’ semplicemente sparita, non si è spostata. In quanto al pubblico è rimasto sostanzialmente lo stesso, sulla TV senza pubblicità.

Ora cosa se ne deduce? Che l’operazione economica è fallita. Le ragioni sono essenzialmente due, secondo i commentatori: 1) crisi economica e 2) strategie di marketing che hanno già saturato le tv commerciali.

Aldo Grasso, sempre sul Corriere, va oltre:

Dallo schermo non può sparire l’ inserzionista
Valori La buona pubblicità genera prodotti buoni. Ed è una risorsa linguistica

“Una tv pubblica senza risorse pubblicitarie rischia di diventare una tv di nicchia, tendenzialmente noiosa e presuntuosamente pedagogizzante.” […] La pubblicità […] si è sempre confermata uno straordinario laboratorio linguistico. […] La buona pubblicità genera prodotti buoni. E i buoni prodotti costringono la pubblicità a migliorarsi.”

Ora, non so quale pubblicità e quale TV veda Grasso, ma io, a parte qualche telefilm, non saprei indicare più di cinque trasmissioni TV degne di essere viste. Anzi, sicuramente meno di cinque. Anche le pubblicità decenti sono pochissime. E col fatto che vengono propinate migliaia di volte diventano in pochissimo tempo assolutamente insopportabili. Di tutta questa TV di altissima qualità non se ne sente la mancanza, quando si ha altro da fare. (Provare per credere.)

Non so poi cosa dire sulla “TV di nicchia”. Le emittenti private a pagamento hanno numerosi canali tematici. Segno che essere di nicchia non è così antieconomico. Oppure “di nicchia” vuol dire “che le guardano in pochi” e allora dire che la TV di nicchia ha pochi spettatori è una tautologia.

Per quanto riguarda la stasi degli ascolti nell’esperimento sarkozo, basta porsi una semplice domanda: “Guarderei più TV perché c’è meno pubblicità?” No di certo. Altra domanda: “Guarderei più TV se ci fossero più trasmissioni interessanti?” Forse sì. Ecco allora che posso consigliare alla TV pubblica francese, dall’alto della mia non autorità in materia, di migliorare la qualità dei programmi, se vogliono più ascolti.

Curiosità:

il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri [oggi, ndc] l’ha liquidata sbrigativamente: «In Francia — ha detto — è stata inutile: non ha portato nulla in più alle altre emit­tenti. In Italia succederebbe lo stesso».”

Poco più di un anno fa (gennaio 2008) però:
La televisione pubblica e senza pubblicità, secondo il “modello Sarkozy”, finanziata con una nuova tassazione degli spot delle Tv commerciali, magari con più spazio per trasmissioni di cultura, non spiace al presidente di Mediaset Fedele Confalonieri.”

(su ispirazione e segnalazione di Mantelblog)

ilcomiziante