Archive for maggio 2009

Neologismi /5

venerdì 29 maggio 2009

Quando ero piccolo chiamavo il nocciolo dei frutti osso che è proprio errato. La frutta non ha ossa, anche se il nocciolo, a volte, è duro come un osso. Ma Lacomizietta guarda il mondo con altri occhi. Le ciliege sembrano addobbi natalizi – che noi a maggio disegniamo alberi di Natale. E allora? – e il nocciolo ivi contenuto diventa addobbo.

Figlia: “Mami guarda, le ciliege sembrano addobbi natalizi!”
Mami: “Oh! E’ vero. Mangia ora, non sporcarti tutta con le ciliege.” (che diventando genitori si diventa insopportabili!)
Figlia: “Mami mi levi l’addobbo?” dando una ciliegia alla Mami.
Mami: “Quale addobbo?” che non capisce tutto al volo.
Figlia: “Ma sì, Mami, la cosa che c’è dentro.”
Mami: “Che c’è dentro dove?”
Figlia: “Mami! La cosa dura dentro la ciliegia! Toglimi l’addobbo!”

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Quando avete un monopattino nuovo, come lo chiamate voi? Lacomizietta ha coniato nuovopattino, geniale sintesi lessicale per l’italiano di domani.

Alla prossima e buona fine settimana lunga!

De gustibus /3

mercoledì 27 maggio 2009

Oggi, cari lettori, vi propino una mia ricetta, semplice, estiva e per coraggiosi. La inventai un’estate di due anni fa. Inutile dire che Lacomizietta l’ha fatta sua.

Trattasi di pasta con lo yogurt.

Fate la pasta normale, quella che preferite, salate, scolate, oliate a piacere e poi la annegate con varie cucchiaiate di yogurt. Si può aggiungere parmigiano o pecorino, peperoncino o pepe. Ottima. Nota: io preferisco lo yogurt intero non dolcificato ma sappiate che esistono vari tipi/marche di yogurt che hanno consistenze e sapori diversi. A voi la scelta di quello giusto.

La variante de Lacomizietta riguarda l’aggiunta del pomodoro frullato, in conserva o fresco. La cosa è meravigliosa perché con il bianco dello yogurt la pasta diventa rosa, che è un “colore bellissimo”.

Buon appetito.

(continua)

Papi, i numeri sono finiti!

mercoledì 27 maggio 2009

Qualche giorno fa Lacomizietta mi comunica che i numeri sono finiti. Nel senso che ad un certo punto finiscono. Ad un timido cenno del genitore Papi che forse la cosa non è proprio così, sono stato duramente redarguito: “Me l’ha detto Giorgia! Giorgia li sa i numeri e lei ha detto che poi finiscono! Sei tu che non hai studiato! Sei ancora piccolo.” Eccetera. Inutile insistere.

L’argomento è stato ripreso in varie fasi e occasioni, nel tentativo di mostrare che in effetti si può sempre aggiungere un oggetto a quelli che si ha e continuare a contarli senza problemi. Abbiamo contato all’uopo una discreta quantità di oggetti, finiti i quali, però, Lacomizietta ritornava all’attacco: “Vedi Papi? Ora i numeri sono finiti.” “No, Comizietta mia, possiamo immaginare di aggiungere ancora un oggetto e possiamo ancora continuare a contare.” “Ok, ma poi i numeri finiscono.”

Ieri sera, sotto la doccia, ho avuto l’illuminazione. Lacomizietta ha ragione: in Fisica i numeri “sono finiti”, nel senso che le grandezze che si misurano sono sempre finite, per quanto grandi siano. Il suo “finire i numeri” in realtà significa che l’insieme da numerare di esempio, preso in prestito dal mondo fisico, è finito. Infatti diceva che 10 era l’ultimo numero della conta dei cubetti, quando lei sa contare fino a 30 e aveva altri cubetti davanti a lei. Palesemente né i numeri, né i cubetti erano finiti, ma il suo insieme di riferimento sì.

Stamattina riprendo l’argomento per dirle che avevo capito cosa voleva dire, ma lei mi interrompe subito: “Sai, Papi, mi sa che hai ragione tu sui numeri.” Giusto per far capire che ho sicuramente sempre ragione (ancora per poco), ma che non può confessarlo troppo in fretta. Continuo. Le spiego che un conto sono le cose che si contano, che quelle finiscono, e un conto sono i numeri, che per quelli c’è sempre un modo per continuare a chiamarli e contare. Che forse Giorgia si riferiva al fatto che gli oggetti che contava erano finiti o che Giorgia non sapeva contare oltre un certo numero. E lei: “Sì, Papi, è così. Uno conta le cose e poi finiscono! E quindi finiscono i numeri!”  Non posso certo pretendere che a quattro anni il concetto di infinito numerabile sia comprensibile, visto che uno dei geni della matematica ha messo qualche punto fisso giusto l’altro ieri. Però rispiegando la cosa per l’ennesima volta, con altri esempi, ho visto neuroni muoversi. Lei dice di aver capito, ora. Spero che tutta questa fatica mi porti ad avere una figlia futuro premio Nobel o con una medaglia Fields. O comunque felice. ;-)

Nota: io e mia moglie ci siamo divisi i campi di intervento, nelle spiegazioni filiali: lei medicina, sesso, religione, filosofia e letteratura. Io fisica, matematica, politica, chimica, informatica e tecnologia varia. Mia moglie dice che io ho la parte più difficile. Che spiegare l’esistenza di Buttiglione in politica mi costerà molta fatica. E che l’antimateria non esiste. Io per ora sono sereno. Confido nel fatto che fra una decina d’anni Buttiglione non sia più in politica. L’antimateria sarà una passeggiata.

Note di passaggio

martedì 26 maggio 2009

1) La scuola materna de Lacomizietta cade a pezzi. Per fortuna l’ha fatto di domenica, e nessuno si è fatto male. (Sono caduti dei calcinacci dal controsoffitto.) Il nostro Sindaco ha dichiarato: “Quando eravamo all’opposizione abbiamo portato avanti una battaglia proprio sulle condizioni in cui si trovava quella scuola.” Voi direte: la Giunta si sarà insediata da poco, non hanno fatto in tempo a fare nulla. Vi sbagliate: governa la città da due (2) anni. Esercizio: trovare la coalizione che guida S. Donato Milanese. (Non guglate!)

2) E’ iniziata la follia elettorale. Ho una marea (>30, <80, in aumento) di contatti attraverso ricerche sul tema delle schede bianche e nulle (risolto lo scorso anno e non mi pare ci siano novità) e, incredibile, ma vero, c’è un certo panico da comizio elettorale. Visitatori che finiscono qui con ricerche del tipo: “come fare un comizio”, “autorizzazioni comizio”, “cosenza server amplificazione e palchi”, “fax simile di richiesta spazio per pubbl” e via di questo passo. Viste le molte elezioni locali, questo è quel che succede nel mondo fai da te della politica.

A presto.

De gustibus /2

sabato 23 maggio 2009

Quest’inverno il papi fece la cioccolata calda, quella dolce crema cioccolosa tanto gradita a grandi e piccini. A Lacomizietta il cioccolato non è mai interessato, se non che amici e parenti lo mangiano e quindi anche lei deve averne un pezzo in mano. Eccola quindi davanti alla sua tazza di cioccolata per la merenda.

Figlia: “Papi… ci vorrebbe qualcosa da pucciarci dentro.”
Papi: “Ci sono i biscotti che ha fatto la Mami. Oppure il pane.”
Figlia: “Ci vorrebbe sai che cosa?”
Papi: “No, dimmi.”
Figlia:”Ci vorrebbe del gonga [=gorgonzola]”
Papi: “Del gonga? Sei sicura?”
Figlia: “Sì, papi. Sono sicura.”

E chi sono io per negarle queste esperienze? Eccola quindi con il suo cubetto di gonga a mollo nella cioccolata calda, tutta felice. Non sto a dire che finì tutto, gonga e cioccolata. Se volete provare anche voi, accomodatevi.

Resta di stucco…

venerdì 22 maggio 2009

…e si parla del trucco!

Da Repubblica.it:
Intervento del presidente del Consiglio all’assemblea di Confindustria
“Camere pletoriche, serve una legge di iniziativa popolare”
Berlusconi contro i giudici “estremisti”
Anm: “A rischio la democrazia”
Il Cavaliere: “Adesso riformerò il Parlamento”

Dice Silvio:

“Avete un governo che per la prima volta è retto da un imprenditore e da una squadra di ministri che sembrano membri di un Cda per la loro efficienza. Dobbiamo però fare i conti con una legislazione da ammodernare perché il premier non ha praticamente nessun potere e dovremo arrivare ad un ddl di iniziativa popolare perché non si può chiedere ai capponi e ai tacchini di anticipare il Natale”. Berlusconi, ribadisce, davanti alla platea di Confindustria, la necessità di rafforzare i poteri del presidente del Consiglio. Che “non ha nessun potere perché la Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista e quindi tutti i poteri sono stati dati al Parlamento e non al premier”. Oggi, invece, insiste il premier “quando si votano centinaia di emendamenti nessuno sa che cosa si stia votando. Come si vota? si guarda il capogruppo che indica con il pollice se si vota così. Diranno che offendo il Parlamento, ma questa è la pura realtà”.

Le reazioni a queste dichiarazioni mi sembrano tiepide. Anzi, la Confindustria applaude e i sindacati tacciono.

E in Grecia?

venerdì 22 maggio 2009

Leggevo sul giornale di carta di Peacereporter un servizio sulla Grecia dei giorni nostri. Nel grande flusso dell’informazione la Grecia ha fatto un breve apparizione a dicembre e poi è sparita. Eppure quello era solo l’inizio, anzi, una continuazione. In pratica in Grecia vivono una situazione analoga alla nostra, ma il popolo greco è meno incline a piegarsi a 90 gradi e protesta, anche duramente. Però da noi certe cose è meglio non saperle, che potrebbero venirci delle idee strane.

Sulla versione on-line ci sono altre info:

Buona lettura.

De gustibus /1

mercoledì 20 maggio 2009

Inauguro oggi un nuovo capitolo de Lacomizietta: i suoi (e un poco anche miei) gusti culinari. Vi saranno qui proposti abbinamenti di cibi mozzafiato, tutti rigorosamente testati da mia figlia, nel senso che i cibi in elenco sono mangiati in rapida successione alternata o pucciati uno dentro l’altro. Provate anche voi, se ci riuscite.

Il tutto iniziò alcuni anni fa, quando trovammo Lacomizietta che masticava con la massima soavità uno spicchio d’aglio crudo.

Poi si passò alla banana in una mano e la tazza con succo di pomodoro nell’altra.

(continua)

Siamo poveri

mercoledì 20 maggio 2009

Lacomizietta, un giorno, a cena, disse:

Figlia: Papi, Mami, lo sapete che noi siamo poveri?
Mami: In che senso poveri?
Papi pensiero: Cosa le manca a questa età?
Figlia: E’ che io non ho né un fratello, né una sorella e non abbiamo né un cane, né un gatto. E quindi siamo poveri.

Poi un giorno inizierà a vedere la pubblicità e sarà peggio.

I motori dell’economia e del lavoro

mercoledì 20 maggio 2009

In riferimento al post Occasione formativa, mi sono trovato a parlarne con dei colleghi in pausa pranzo. Di storie analoghe ne viviamo tutti a decine, ma ogni volta lo stupore per questo genere di pazzie è genuino. Ma poi, ragionandoci bene, il tutto ha una sua logica. Quale?

Per prima cosa dobbiamo abbandonare l’idea che l’economia, e di riflesso il mondo del lavoro, persegua l’ottenimento del miglior servizio al minor costo e che si muova all’interno di un mondo concorrenziale, di libero mercato. Ancor meno dobbiamo pensare che ci sia un etica del lavoro o di impresa. Non che queste cose non esistano e non abbiano il loro peso, ma quando si recita il teatro dell’assurdo, in economia e nel lavoro, vuol dire che gli obiettivi, dichiarati o presunti, non sono quelli reali. L’assurdità è relativa a quello che si pensa debba essere.

Prendiamo ad esempio la mia “occasione formativa”. Perché un cliente, nella persona di un responsabile IT, affida i suoi sistemi ad una persona inadeguata? Per prima cosa il nostro cliente deve pararsi il culoun’espressione tecnica presa da Schneier: “cover your ass”). Ha un tetto di spesa, mi conosce, sa che non faccio danni e sono coscienzioso (cosa, evidentemente, rara), i miei capi gli vendono un servizio formale di assistenza su un prodotto che non conosco. Non è mai successo nulla di grave, ho risolto problemi. Se un giorno dovessi fare danni per mia ignoranza, il cliente (nelle figure dei capi del responsabile IT) si limiterà a chiedere i danni, a protestare, a cambiare fornitore. Non potrà ammettere che io non sapevo e loro sapevano che io non sapevo. Non potrebbero protestare oltre un certo limite. I miei capi glisseranno e molto probabilmente se la caveranno con poco.

Cosa succederebbe se il responsabile IT dovesse affidarsi a personale veramente qualificato per gestire i suoi sistemi? Dovrebbe spendere troppo, gli direbbero che fino a ieri spendeva un decimo, che non è mai successo nulla. Se poi, ottenuti i soldi e il personale qualificato, disgrazia volesse che succedesse veramente qualcosa di grave perderebbe il posto. Non è lui ad aver voluto tutto l’ambaradan?

L’altro motore dell’economia sono le conoscenze personali, i giochi di potere. Ad un mio conoscente, l’altro giorno, è stato detto che si doveva muovere con cautela perché il “cliente è ostile”. Come fa ad essere ostile un cliente? Semplice: i grandi papaveri hanno mosso le loro pedine senza che i tecnici approvassero il cambio di tecnologia. I tecnici del cliente non volevano quei server e quel servizio dalla ditta X. E’ stato loro imposto. E a ragione: la ditta X è entrata nel giro senza essere pronta. Perché? Per entrare nel giro dei fornitori del cliente. Se tutto non va troppo male, ci saranno altre commesse. Avete letto bene: se non va troppo male. Se i rapporti personali sono sufficientemente solidi, sarà sufficiente non far andare le cose troppo male.

E’ possibile uscire da questo teatro dell’assurdo? Secondo me basterebbe esplicitare i veri obiettivi. Dopo tutto “pararsi il culo” permette agli esseri viventi di sopravvivere e proliferare.

Efficienza, etica, intelligenza, lungimiranza, sono tutti concetti astratti entrati da poco nel nostro mondo. In natura non esistono. Dichiarare esplicitamente che si vuole solo salvarsi dai guai immediati è un buon inizio per accorgersi che quei nuovi strumenti sono molto potenti e ci salvano da molti più guai.