I motori dell’economia e del lavoro

In riferimento al post Occasione formativa, mi sono trovato a parlarne con dei colleghi in pausa pranzo. Di storie analoghe ne viviamo tutti a decine, ma ogni volta lo stupore per questo genere di pazzie è genuino. Ma poi, ragionandoci bene, il tutto ha una sua logica. Quale?

Per prima cosa dobbiamo abbandonare l’idea che l’economia, e di riflesso il mondo del lavoro, persegua l’ottenimento del miglior servizio al minor costo e che si muova all’interno di un mondo concorrenziale, di libero mercato. Ancor meno dobbiamo pensare che ci sia un etica del lavoro o di impresa. Non che queste cose non esistano e non abbiano il loro peso, ma quando si recita il teatro dell’assurdo, in economia e nel lavoro, vuol dire che gli obiettivi, dichiarati o presunti, non sono quelli reali. L’assurdità è relativa a quello che si pensa debba essere.

Prendiamo ad esempio la mia “occasione formativa”. Perché un cliente, nella persona di un responsabile IT, affida i suoi sistemi ad una persona inadeguata? Per prima cosa il nostro cliente deve pararsi il culoun’espressione tecnica presa da Schneier: “cover your ass”). Ha un tetto di spesa, mi conosce, sa che non faccio danni e sono coscienzioso (cosa, evidentemente, rara), i miei capi gli vendono un servizio formale di assistenza su un prodotto che non conosco. Non è mai successo nulla di grave, ho risolto problemi. Se un giorno dovessi fare danni per mia ignoranza, il cliente (nelle figure dei capi del responsabile IT) si limiterà a chiedere i danni, a protestare, a cambiare fornitore. Non potrà ammettere che io non sapevo e loro sapevano che io non sapevo. Non potrebbero protestare oltre un certo limite. I miei capi glisseranno e molto probabilmente se la caveranno con poco.

Cosa succederebbe se il responsabile IT dovesse affidarsi a personale veramente qualificato per gestire i suoi sistemi? Dovrebbe spendere troppo, gli direbbero che fino a ieri spendeva un decimo, che non è mai successo nulla. Se poi, ottenuti i soldi e il personale qualificato, disgrazia volesse che succedesse veramente qualcosa di grave perderebbe il posto. Non è lui ad aver voluto tutto l’ambaradan?

L’altro motore dell’economia sono le conoscenze personali, i giochi di potere. Ad un mio conoscente, l’altro giorno, è stato detto che si doveva muovere con cautela perché il “cliente è ostile”. Come fa ad essere ostile un cliente? Semplice: i grandi papaveri hanno mosso le loro pedine senza che i tecnici approvassero il cambio di tecnologia. I tecnici del cliente non volevano quei server e quel servizio dalla ditta X. E’ stato loro imposto. E a ragione: la ditta X è entrata nel giro senza essere pronta. Perché? Per entrare nel giro dei fornitori del cliente. Se tutto non va troppo male, ci saranno altre commesse. Avete letto bene: se non va troppo male. Se i rapporti personali sono sufficientemente solidi, sarà sufficiente non far andare le cose troppo male.

E’ possibile uscire da questo teatro dell’assurdo? Secondo me basterebbe esplicitare i veri obiettivi. Dopo tutto “pararsi il culo” permette agli esseri viventi di sopravvivere e proliferare.

Efficienza, etica, intelligenza, lungimiranza, sono tutti concetti astratti entrati da poco nel nostro mondo. In natura non esistono. Dichiarare esplicitamente che si vuole solo salvarsi dai guai immediati è un buon inizio per accorgersi che quei nuovi strumenti sono molto potenti e ci salvano da molti più guai.

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Una Risposta to “I motori dell’economia e del lavoro”

  1. lo scorfano Says:

    Bel post, anche se un po’ inquietante.

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