Archive for settembre 2009

Libertà di stampa a pagamento

lunedì 28 settembre 2009

Venerdì scorso Mantellini lanciava il sasso… e apriva i commenti. Il post non merita, i commenti sì, soprattutto le argomentazioni di Alessandro (Gilioli) e le repliche.

L’argomento è questo: l’informazione professionale è in crisi, i giornali chiudono o rivedono in modo drastico il loro modo di proporsi al pubblico, con conseguente crisi occupazionale. Murdoch e De Benedetti pensano che gli utenti non debbano più avere notizie gratis (via web). I due differiscono nell’idea di prelievo che hanno: chi legge paga (Murdoch), la società tutta paga (De Benedetti) perché l’informazione è un bene collettivo. Altri (anche Mantellini) pensano che vada trovato un modello di business innovativo, tagliato su misura sul web e sull’informazione.

Io dico la mia da utente, che magari serva a qualcuno di questi luminari per capire qualcosa e inventare i nuovi modelli di business del futuro.

Mai e poi mai pagherei per un sito alla Repubblica-Corriere et similia. Per due ragioni: le informazioni che ci sono si trovano ovunque (almeno la maggior parte) e la qualità è scarsa. Non parlo solo della qualità dell’articolo (si trovano articoli che urlano vendetta) o della notizia (quanto pettegolezzo c’è nelle pagine principali dei giornali?), ma anche la grafica del sito e l’arroganza di chi scrive (niente pochi link a siti esterni, nessuna poche possibilità di commento della notizia, nessuna smentita, correzione o ripensamento sulla boiata che scappa, tanta spocchia). Perché mai dovrei pagare per un prodotto che non mi piace? Certo, guardo questi siti, ma come guardo la televisione mentre stiro. Se dovessi pagare, sentirei la radio o penserei all’universo.

Pago invece, e volentieri, per l’informazione che ritengo degna di questo nome (Peacereporter, Radie Resch e occasionalmente pochi altri). Pagherei, per un sito che mi piace, per non visualizzare la pubblicità. Sarei disposto a fare una microdonazione (<50 centesimi) per l’articolo che ho letto e trovato molto interessante. Forse pagherei per avere servizi supplementari e approfondimenti (il giornale in pdf, il libro relativo all’inchiesta: Travaglio docet). Ok anche per la pubblicità, purché questa non affoghi la notizia e renda il giornale succube dell’inserzionista. I finanziamenti pubblici dovrebbero aiutare l’avvio dell’impresa editoriale, ma dovrebbero poi ritirarsi. Se un giornale non lo legge nessuno e nessuno lo vuole pagare, è un giornale che non serve. (O no?)

Questo da parte del lettore anomalo che sono.

Siccome mia figlia mi insegna che bisogna avere un’idea su tutto, dico la mia anche su come dovrebbe essere l’editore di domani. Abbattere i costi non significa sottopagare il giornalista. Però forse un giornale potrebbe esistere senza avere un ufficio: il giornalista o è per strada a raccogliere le informazioni o è dietro un pc a scrivere, cosa che può fare tranquillamente ovunque, anche da casa. Parlo a vanvera, visto che non conosco personalmente nessun giornalista, però mi vengono in mente Report o Attivissimo, che con costi bassissimi riescono a fare, anche amatorialmente (Attivissimo), ottima informazione (e sempre Attivissimo riesce a raccogliere i fondi per progetti più grandi). Forse l’editore del futuro dovrà scordarsi i grandi guadagni (e potere) del passato e assomigliare più ad una bottega di artigiani, che riesce a trovarsi i suoi lettori per vivere dignitosamente. O forse questo è quello che mi auguro.

Rispondo anche alla domanda di Gilioli: “l’editoria professionale è o non è un valore di cui la società ha bisogno?” Sì, è un valore, ma tenerla in vita artificialmente (con estorsioni più o meno coatte) non mi sembra una grande idea. La società deve darle le strutture idonee (leggi anti trust, sulla libertà di stampa, eccetera), ma non credo si possa ragionevolmente tenere in vita una cosa che non si usa o di pessima qualità. Gli attuali finanziamenti pubblici all’editoria mi sembra insegnino molto sulla questione.

Buona riflessione.

Aggiunta da PI:
De Benedetti, un fiorino per le news
In gioco ci sarebbe la sopravvivenza stessa di un giornalismo di qualità. Il presidente del gruppo L’Espresso lancia una personale proposta: far pagare un obolo agli operatori internet e ai fornitori di connettività
di Mauro Vecchio

Aggiunta 01/10/2009 (via Mantellini):
Il futuro dei giornali? Va cercato altrove
di Maurizio Boscarol
Dove si presentano le tesi di Clay Shirky, uno che, su queste cose, ci lavora a tempo pieno. Lungo, ma interessante. Da leggere.

De gustibus /5

lunedì 28 settembre 2009

Voi cosa mangiate dopo una fetta di torta al cioccolato? Un’altra fetta di torta? Vi bevete un caffè?

Non mi dite che nessuno di voi mangia un pomodoro dopo la torta!

Il fatto quotidiano

venerdì 25 settembre 2009

Oggi posso dire la mia. Sono tre giorni che leggo sfoglio il nuovo quotidiano di Padellaro e posso dire che non mi convince. Ha ottimi punti a suo vantaggio: poca pubblicità, nessun finanziamento pubblico, giornalisti in gamba, articoli interessanti, notizie “inedite” e altro ancora. Ha qualche problemino di grafica (e di grammatica) ma nulla di rilevante, a mio parere. Avevo anche grandi aspettative, eppure l’amore a prima vista non è scoppiato. Anzi, l’entusiasmo mi si è congelato, dal primo numero.

Illustrerò la mia impressione solo attraverso due particolari del primo numero, disponibile per tutti.

INDAGATO LETTA
Da 10 mesi. E nessuno ne parla

Perché scrivere “E nessuno ne parla”? Il lettore de Il fatto proviene dalla Rete, direttamente o indirettamente, visto che solo lì se ne è parlato prima dell’uscita. Si aspetta notizie inedite o poco “battute”. Perché sottolineare una cosa ovvia?

Tre (!) pagine sulla nascita del giornale e su quanto è bello il giornale. Tre pagine dove non si parla d’altro del successo dell’iniziativa, di quanto sono giuste le loro idee sull’informazione, di quanto sono stati oscurati (no, dico, da quando la concorrenza ti fa pubblicità?), eccetera. Per carità, tutte cose vere, ma di solito chi ha veramente ragione e chi fa veramente cose interessanti non ha bisogno di ripeterselo: l’evidenza è già dalla sua parte. Che non sia così per Il Fatto? Spero proprio di no, ma sono cose che raffreddano.

La conclusione che traggo è che Il Fatto “se la tira troppo” come si dice in gergo. Io diffido sempre da chi “se la tira”, soprattutto quando non ha (ancora) dimostrato di poterselo permettere.

Inoltre dovrebbe, per i miei gusti, stare più “sul pezzo” e divagare meno su quello che fanno (o non fanno) e dicono (o non dicono) gli altri. Il conflitto di interesse ammorba tutta l’informazione italiana, non c’è bisogno che ci sia ricordato ogni tre per due. Il piano della P2 ormai lo abbiamo scritto nel DNA, non c’è bisogno di conoscerlo. Che dimostrino, quelli de Il Fatto, che sia possibile agire diversamente. Che c’è ancora spazio economico, sociale e informativo per qualcosa di diverso. Che lo dimostrino con i fatti, appunto, e non con il loro orgoglio.

Altro non ho da dire, per ora. Auguro a Il Fatto lunga vita e prosperità. Io sarò sicuramente un suo lettore, anche se occasionale.

PS: della presunta faziosità de Il Fatto non mi interesso. I giornali migliori sono tutti “di parte”: è la passione per le idee che muove l’uomo. Faccio notare che i giornali peggiori sono quelli che non hanno nessuna idea per cui parteggiare, se non quella dei soldi e del potere.

Aggiornamento 28/09/2009:
In realtà “Nessuno ne parla” è “uno giornale poco conosciuto ne parla“. Sembra un’inezia, ma essere precisi su queste cose fa la differenza (del mio finanziamento all’impresa di Padellaro). Speriamo che sia solo una svista iniziale.

La privacy del gruppo L’Espresso

giovedì 24 settembre 2009

Anni fa ero abbonato a Le Scienze e nel febbraio 2006 disdissi l’abbonamento. Per un certo periodo continuai a ricevere materiale pubblicitario di Le Scienze. Nel settembre del 2006 mandai una raccomandata per chiedere la cancellazione dei miei dati a Somedia, società del gruppo incaricata del trattamento. Mi risposero (08/09/2006) in tempi brevi assicurandomi che avrebbero cancellato i miei dati.

Pochi giorni fa ricevo ancora della pubblicità da L’Espresso. Altra raccomandata e altra risposta (18/09/2009), sempre da Somedia. Mi comunicano che hanno i miei dati in quanto ex abbonato a Le Scienze e mi assicurano che cancelleranno i miei dati. Evidentemente nel 2006 non fu fatto.

Ho segnalato la cosa al Garante per la Privacy.

Questi sono i fatti e ho documentazione di quanto affermo.
Sapevatevelo.

Aggiornamento 04/10/2009:

Somedia mi ha riscritto, in tempi rapidissimi, con una raccomandata. Riassumo: Ci dispiace tanto, è che abbiamo anche un archivio di gente che ha ordinato cose di Le Scienze (libri, fascicoli e quant’altro). Il tuo nome era ancora lì e, per errore, non l’avevamo cancellato. Ti avevamo cancellato solo come abbonato. Ora è tutto a posto. Non ti disturberemo più.

Di solito sto attento a queste cose, ma è possibile che nel richiedere fascicoli, libri e dvd, negli anni, mi sia sfuggita una firma o una crocetta. Non indagherò oltre. Ora sono sicuro che non mi tormenteranno più.

Una semplice mail al garante, per i recidivi e i distratti, fa miracoli. Sapevatelo anche questo.

Non fare agli altri…

domenica 20 settembre 2009

Ieri sera Lacomizietta aveva rimesso in vita tutti i suoi personaggi immaginari. C’era anche il tormentino Jafar che voleva finire lo stracchino, ambito dal Papi. Il quale Papi, da vero prepotente, ha affermato: “Jafar non esiste e poi è cattivo, lo stracchino me lo mangio io.” Lacomizietta non si è lasciata scoraggiare: “Jafar esiste veramente e i cattivi si devono trattare con gentilezza, sennò come fanno ad imparare ad essere buoni?
Di fronte a tanta saggezza il Papi ha dovuto fare una repentina marcia indietro, cospargersi il capo di cenere e… mangiarsi alla svelta lo stracchino. :-)

Neologismi /13

domenica 20 settembre 2009

Locagnosa: gioca tanto.

Papi: Ma è un verbo o un aggettivo?
Figlia: [senza sapere esattamente cosa sia un verbo e un aggettivo] E’ un verbo.
P: Quindi il verbo è locagnosare. Io locagnoso tu locagnosi egli locagnosa, eccetera.
F: Sì, è così.

Il compleanno

domenica 20 settembre 2009

Stamattina Lacomizietta si è svegliata e, tutta felice, ci ha comunicato che oggi è il compleanno di Jafar. Compie tre anni e questo pomeriggio è stato festeggiato con una torta al cioccolato e pere. Hanno presenziato alla cerimonia gli Zii C. e D. e i cugi M. e P..

La soglia della capitolazione

venerdì 18 settembre 2009

Ricordo un articolo del Generale Mini su Peacereporter, scritto il 26/3/07:

La soglia della capitolazione
Il generale Fabio Mini sulla situazione in Afghanistan: “Parliamo con i Talebani, con il Nemico, con i Terroristi?”
di Fabio Mini

E’ un articolo lungo, ma vale la pena rileggerlo con calma, dopo l’attentato ai militari italiani in Afghanistan. Avete letto bene: un militare di alto grado, Peacereporter e marzo 2007.

Altre notizie interessanti si trovano sul sito di Peacereporter cercando la parola Afghanistan.

Buona riflessione.

DDL anti blog /6 – Perseverare è diabolico

venerdì 18 settembre 2009

Da P.I.:

C’era una volta la libertà di informazione in Rete
Una proposta di legge per sottoporre alla disciplina sulla stampa tutti i siti Internet che abbiano natura editoriale. Qualsiasi cosa ciò significhi.
di Guido Scorza

Ovvero si ripresenta lo stesso tema, quello affrontato dal DDL Levi per primo e, se non ricordo male, dal DDL Carlucci per ultimo: come rendere difficoltosa la circolazione delle idee in Rete.

Assistenza sanitaria

mercoledì 16 settembre 2009

Da peacereporter:

Riforma sanitaria, il caso degli immigrati irregolari
Si infuoca il dibattito negli Usa. Niente cure per i sans papier. Ma alcuni ospedali californiani li curano da anni.
di Luca Galassi

Come in Italia c’è chi si ostina a pensare che escludere gli irregolari dall’assistenza sanitaria sia un suicidio; le malattie non seguono etnie e confini.