spigolature vacanziere /2

E’ già il secondo anno che il proprietario dell’appartamento che affittiamo ci offre un omaggio della sua terra. L’anno scorso ci fu regalato un bottiglione di vino “di nostra produzione”, ci disse il proprietario. Eravamo all’Isola d’Elba. Quest’anno, nella patria degli ulivi, ci è stato offerto una bottiglia d’olio. Graditissimo il pensiero perché amanti del buon vino e del buon olio, ma… il vino lo abbiamo buttato nel lavandino, l’olio lo abbiamo destinato ad usi cosmetici. (Un buon olio extra vergine di oliva costa meno delle creme cosmetiche, unge uguale – un po’ di più, ma non troppo – e puzza decisamente meno. Il sottoscritto, non sopportando l’odore artificiale delle creme e la loro untuosità, si cosparge di oli e creme solo per motivi medici, di prevenzione o di cura.) Esclusa la malafede, che sarebbe assolutamente masochistica, desumo che ci sono persone che non hanno nessuna percezione di cosa mangiano e bevono.

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Una bella tettoia in legno, in riva al mare, con bar e piccola ristorazione. Su ogni tavolo un posacenere. Nonostante l’ambiente aperto, chi è sottovento si becca delle belle zaffate di fumo mentre mangia.

Il signore seduto ad un tavolo del bar che, finita la sigaretta, la butta nel cespuglio vicino non l’ho strozzato perché non sarebbe stato un bell’esempio per Lacomizietta lì presente.

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Un signore legge il giornale sotto l’ombrellone. Una raffica di vento gli fa volare via dei fogli di giornale. Non se ne cura. Ho anche il dubbio che non se ne accorga, da quanto sembrava assorto dalla lettura. Ma no, non è possibile. Se ne accorge eccome. Non gli interessano affatto i suoi fogli volanti sulla spiaggia. Un ragazzino dell’ombrellone accanto gli fa la cortesia di raccoglierli e si presenta davanti al lettore con il malloppo dei fogli. Il signore lo guarda, non dice nulla, come se fosse invisibile. Il ragazzino, con la faccia interrogativa, non ha il coraggio di chiedere esplicitamente un accenno, un grazie, un qualche cosa che dica cosa fare di quei fogli. Poco dopo li butta nel bidone della spazzatura. La scena avviene alle spalle de Lacomizietta che insistentemente mi chiede una storia. In questo caso non sono intervenuto perché il ragazzino aveva lì presente il padre, che ha visto tutto. Non potevo sostituirmi a lui. Ma se capitasse a Lacomizietta una cosa del genere, la cosa non passerebbe senza un mio discreto intervento.

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Della spazzatura.
Ci sono persone che stanno tutto il giorno con bottiglie, polistiroli e altre schifezze a pochi centimetri dal naso e sono felici, non li spostano nemmeno, come se facessero parte del paesaggio. Come è possibile? Qualcuno sa darmi una risposta? Sono io che sono maniaco della pulizia? (Fuori, perché la nostra casa è tutto fuorché uno specchio.)

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Il primo anno che affittammo una casa ci fu rilasciata una regolare ricevuta fiscale.

Il secondo anno ci fu rilasciata una “presa d’atto” che da quello che ho capito è uno strumento che attesta il pagamento, ma che non ha valore fiscale. I (piccoli) proprietari pagano le tasse in modo forfettario.

Quest’anno non sembrava fosse possibile avere nessuna prova del nostro pagamento, esclusa la caparra fatta via bonifico. Su mia insistenza ci è stato presentato un contratto di affitto che dovrebbe avere valore di pagamento. Solo che di questo contratto ne esiste una sola copia in originale che ho lasciato in casa (io mi sono fatto le foto-copie, sia mai) e non è stato registrato da nessuna parte. Almeno, fino a quando siamo stati lì. Il sospetto è che il proprietario butti via i fogli e la mia permanenza in Puglia sia tutta in nero. Fra i miei venti lettori c’è qualcuno che si intende di certe cose? La prossima volta cosa posso chiedere e cosa posso ottenere per far sì che le tasse altrui non le paghi io?

Aggiornamento: Le cose non mi sembrano molto chiare.

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