Libri

In questo sonnacchioso agosto sono incappato in un paio di post interessanti a proposito dei libri elettronici, detti anche e-book. Il primo intervento è di Mantellini, il secondo di Ipazia. Sono interventi lunghi e articolati e meritano una lettura integrale. Cito solo due punti: Mantellini: diffidate di chi parla di e-book e non ha mai usato un lettore di e-book ; Ipazia: finché non nasceranno le e-biblioteche l’e-book non decollerà.

Mantellini mi perdonerà se non ho un lettore di e-book e ciancio dell’argomento, ma ho sul pc del lavoro, attualmente, più di 5 GB di documentazione in vari formati: manuali e appunti per la difficile vita dello smanettone. Se fossero stampati su carta dovrei girare con un tir. Se dovessi cercare una parola in migliaia di pagine che trattano l’argomento e queste non fossero in formato digitale, quei libri sarebbero assolutamente inutili. Quando devo leggerne più di venti pagine, io stampo; possibilità di appuntare, sottolineare e la preservazione della vista sono cose non ancora approdate nel mondo del pc. Ma la cosa fondamentale è che i manuali informatici invecchiano rapidissimamente e nuove versioni fioccano come funghi. (Questo ovviamente non vuol dire che si possa allegramente cancellare la versione vecchia: c’è sempre qualcuno che ha necessità di installare software del 1999.) Tenere tutto aggiornato con la carta avrebbe un costo enorme. Nella mia piccola esperienza il libro in formato elettronico è associato al lavoro, alla manualistica, al dizionario, all’enciclopedia: tutte forme di scrittura che necessitano di rapidi aggiornamenti o ricerche di testo al loro interno.

E i libri tradizionali? I romanzi, le poesie, i saggi, i libri di scuola? Da quello che scrive Mantellini siamo ben lontani dal sommare i vantaggi del libro tradizionale a quelli del libro elettronico. Ne deduco che il libro di carta sopravviverà ancora a lungo. Eppure i vantaggi del secondo non sono banali: facilità di trasporto, ricerche di testo, connessioni col web sono cose che, una volta provate, le si vorrebbe sempre avere. Nonostante ciò l’e-book è ancora per pochi e la sua diffusione non è esplosiva. Come mai? Non credo che sia un problema tecnologico e nemmeno filosofico (ci sarà sempre la possibilità di avere il libro di carta, oltre a quello elettronico). E’ politico: come la musica in formato digitale si è diffusa con formati privi di lucchetti, così i libri digitali si diffonderanno quando sarà possibile copiare intere biblioteche di testi in pochi secondi e senza troppi pensieri, al massimo a prezzi ragionevoli, ma comunque bassi. Chi pagherà i detentori dei diritti d’autore? Sinceramente non ho soluzioni a questo problema, ma così come i musicisti continuano a vivere oggi con la loro musica, così sopravviveranno anche gli autori di libri. Il diritto d’autore va rivisto radicalmente, lo si dice da tempo. Interessi economici dell’industria culturale mettono freni a questo evento inevitabile, ma è come fermare una colata di lava con gli stuzzicadenti.

Il giorno in cui sarà possibile avere sempre il romanzo di carta e il suo formato elettronico senza lucchetti (vedi Cory Doctorow, ma lui è in Canada e scrive in inglese), allora ci saranno le e-biblioteche e i lettori di e-book in ogni casa. Sicuramente.

Poi, un giorno, quando i lettori di e-book saranno abbastanza evoluti, il libro di carta rimarrà cosa per pochi fortunati. Forse.

Vi lascio alle vostre riflessioni con osservazioni lapalissiane: i libri di carta pesano, occupano tanto spazio e riescono ad accumulare parecchia polvere. Quei quattro italiani che leggono tanto lo sanno e se lo ricordano quando traslocano, tinteggiano casa o fanne le pulizie di primavera, se le fanno. I libri di carta li potranno leggere i figli dei vostri figli. Il manuale di Linux in pdf non ci giurerei; poca cosa se i nostri discendenti non avranno una passione per la paleoinformatica.

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