Risposta a Veltroni

Proprio ieri Veltroni ha scritto agli italiani. Istigato da Mantellini, mi è scappato un comizio. Le sottolineature sono mie. Vi risparmio la lettura integrale: vi segnalo e commento solo i passi con dei contenuti.

“Dunque l’unica strada che i veri democratici devono percorrere è quella di una repubblica forte e decidente. Ma questa comporta profonde e coraggiose innovazioni, nei regolamenti delle Camere, nell’equilibrio dei poteri tra governo e Parlamento, nelle leggi elettorali, nella riduzione dell’abnorme peso della politica, nella soppressione di istituzioni non essenziali. Bisogna semplificare e alleggerire, bisogna considerare il tempo delle decisioni come una variante non più secondaria. E, soprattutto, l’Italia, tutta, deve ingaggiare una lotta senza quartiere alla criminalità che succhia ogni anno 130 miliardi di euro alle risorse del Paese.”

Vado a spanne, ma a me la repubblica forte e decidente ricorda idee di destra, pre fascista o fascista tout court. L’equilibrio fra i poteri, poi, va contro la forza e la decisione, perché vuol dire che i diversi poteri possono limitarsi vicendevolmente, allungando i tempi delle decisioni in favore di maggiore lungimiranza ed equilibrio. Anche lo Stato leggero mi sembra un‘idea di destra. A me interesserebbe uno stato efficiente, capace di mettere equilibrio e giustizia dove i sistemi economici e sociali attuali non riescono. Se questo vuol dire Stato leggero o pesante non so, forse le cose non sono in contrasto, ma la leggerezza in quanto tale non è e non deve essere l’obiettivo dell’agire pubblico. La lotta alla criminalità è un dovere civico, non un’idea di destra o sinistra o centro.

“Un Paese fermo, che ha bisogno di correre. Che ha bisogno di politica alta, ispirata ai bisogni della nazione.”

Correre per andare dove? Per fare cosa? Perché senza una meta non ci può essere una strada, un percorso. Nel discorso del Nostro la meta è quanto mai nebulosa e vagamente destrorsa.

Berlusconi è stato un limite drammatico per il bipolarismo, perché la sua anomalia […] ha costretto dentro recinti innaturali, pro o contro, una dialettica politica che avrebbe potuto e dovuto esprimersi nelle forme tipiche della storia del moderno pensiero politico occidentale. Senza Berlusconi in Italia potremo finalmente avere un vero bipolarismo, schieramenti fondati sulla comunanza dei valori e dei progetti, capaci di riconoscersi e legittimarsi reciprocamente in un Paese con una politica più lieve e perciò più veloce ed efficiente nella capacità di decisione del suo sistema democratico.”

Ora, per quanto il caro Silvio abbia grossissime responsabilità, da solo avrebbe fatto ben poco. E’ stato aiutato molto anche, ma non solo, dal PCI-PDS-DS-Ulivo-PD. Anche da Veltroni, se vogliamo essere precisi. Non volontariamente, ma perdere le elezioni contro di lui quando sarebbe stato possibile vincerle non è un aiutino da poco. Gli fa onore essersi ritirato, un po’ meno ricominciare a scrivere agli italiani.

Veltroni non si è accorto che il bipolarismo c’è di fatto da quasi vent’anni in Italia? Non sono gli schieramenti, le alleanze e le alternanze che mancano; sono le mete, gli obiettivi, le visioni del mondo, le ideologie, chiamatele come volete, ma tutte quelle cose che ci fanno sognare di avere un futuro migliore. Mancano i posti dove poter esporre, raccontare qualcosa di nuovo. Il dramma italico è che il futuro si è arenato in un eterno presente e per di più fittizio. Un comico può tranquillamente assurgere a paladino del rinnovamento semplicemente urlando che il re è nudo e riempiendo di contenuti lo slogan “si può fare”, tanto caro al PD e a Veltroni. Lo può fare solo in piazza, in teatro e sul web. Giornali, radio e tv gli sono preclusi. Che il re è nudo lo sappiamo, che si può fare idem, vorremmo qualcuno che vedesse oltre il quarto d’ora prossimo venturo, che ci dicesse dove vuole andare. Qualcuno con un minimo di credibilità e coerenza, se possibile. Qualcuno che parlasse a tutti e non a pochi fortunati sul web.

“Il nostro Paese deve smettere di vivere dominato solo da passioni tristi. È difficile. È possibile.”

Senza Veltroni in politica questo obiettivo è più vicino.

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5 Risposte to “Risposta a Veltroni”

  1. Carlo M Says:

    “…a me la repubblica forte e decidente ricorda idee di destra, pre fascista o fascista tout court…”

    premessa: veltroni manco lo leggo.

    passiamo al dunque: possibile che ci sia ancora gente che associ le parole “forza” e “decisione” al fascismo e alla destra? essere di sinistra significa sognare una repubblica “debole” e “che non decide una mazza”? quando ci si affrancherà finalmente da schemi mentali che erano già stantii negli anni 70?

    e poi ci meravigliamo se la gente vota berlusconi. mah.

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    • ilcomizietto Says:

      @carlo
      Non è colpa mia se le proto dittature e le dittature auspicano e si autoproclamano “forti e decise”.

      L’opposto di “forte e decisionista”, in politica, non è “debole e indecisa”, altra faccia della stessa medaglia, come ci illustra Massimo qui sopra. Come opposto mi viene in mente “equilibrata e democratica”.

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  2. Massimo Moruzzi Says:

    La Repubblica debole per antonomasia, in effetti, fu quella di Weimar, travolta dal Nazismo. O La Terza Repubblica francese, incapace di decidere e di prepararsi a difendersi, e finita a pezzi sotto i carri armati nazisti.

    E, ovviamente, il fascismo stesso, in Italia, fu anche il prodotto di un governo troppo debole, non certo di un governo troppo forte.

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  3. Carlo M Says:

    non è colpa tua se se un dittatore si definisce forte e deciso, ma è colpatua se lasci che un dittatore definisca le parole per te.

    forse sarebbe ora di cambiare registro. forte non è una parola di destra. deciso non è una parola di destra. si può essere “equilibrati, democratici, forti e decisi”, e di sinistra.

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  4. Massimo Moruzzi Says:

    Equilibrata e democratica potrebbe non bastare. Non bastò, ad esempio alla Repubblica di Weimar, o alla Terza Repubblica francese.

    Obama, Lula, Zapatero: direi tutti e tre equilibrati, democratici, forti e decisi. Sono quelli “decisonisti”, come il Bettino, quelli di cui aver paura…

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