Elogio della pornografia

Insomma! Non ce la faccio più! Dopo il detersivo che ce l’ha piccolo e il calendario in pelle di f. (e sono solo gli ultimi in ordine di tempo che mi torronano le pupille) devo dirlo: la pornografia, quella classica dei sexy shop, delle edicole della stazione, di YouPorn, è mille volte più dignitosa, artistica, non-volgare e in un certo senso inoffensiva di molte pubblicità, varietà televisivi e colonne infami di tipo giornalistico.

Prima di tutto la pornografia non è per tutti: bisogna essere, almeno formalmente, maggiorenni e soprattutto bisogna andarla a cercare. Non vi entra in casa di soppiatto, fra una notizia di alluvione e il crollo della borsa.

Poi non ha nessuna pretesa che vendere se stessa, stimolarvi la fantasia erotica e alzarvi la libido. Ed essendo su base volontaria, se la cosa a voi non serve è facile: non la cercate. Non vende telefoni, informazione, borsette e non pensa nemmeno di essere arte, molte volte.

La pornografia è molto varia (c’è il genere pseudo artistico, il trash comico involontario, il triste, il violento, il sado-maso, l’alternativo, l’amatoriale, quella coi brufoli e quella con le luci soffuse), certe pubblicità invece hanno sempre la solita chiappa levigata e patinata che non vedrete mai nella realtà. La pornografia, se volete, può anche raccontarvi una storia, assieme all’anatomia delle parti intime e dell’atto sessuale. Certa pubblicità vi farà sempre associazioni alienanti: mentre state in intimità col vostro lui/lei vi verrà in mente, per forza di cose, di non aver messo il detersivo giusto in lavatrice o di non aver ricaricato il telefono.

La pornografia, che secondo alcune letture sarebbe una forma di mercificazione dei corpi e del sesso, è stata superata (e che superamento!) da un certo markètting. Non si vende solo il corpo: si vende anche la saponetta per lavarlo. Due al prezzo di uno. E mentre con la pornografia puoi almeno scegliere il corpo, con la saponetta no: il corpo è uno solo e una saponetta è sempre una saponetta.

La cosa più preoccupante è che ci siamo abituati all’uso pervasivo e improprio del corpo, quello femminile in particolare. Qualche perverso pensa di vivere in una grande bancarella pornografica permanente: ti guarda strano se pensi che una mora prorompente non sia adatta per vendere carta da forno o che per far ridere non siano necessarie delle vallette seminude. Caro il mio creativo, tu pensa a convincermi che la tua carta da forno sia di buona qualità o a farmi ridere, se ci riesci. Alla mia vita sessuale ci penso io, grazie.

Cari lettori, voi che ne pensate?

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6 Risposte to “Elogio della pornografia”

  1. lo scorfano Says:

    Io penso che siano due facce della stessa medaglia. La pornografia è abbastanza pervasiva, in realtà; molto più di quanto mi pare che tu sostenga. E ha cambiato rapidamente l’immaginario collettivo, tanto da rendere accettabili pubblicità come quelle che tu citi. Era un discorso che avevo fatto tanto tempo fa, quando c’era il mio blog.

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  2. LGO Says:

    Io penso intanto che mi dispiace per i miei figli, che cresceranno e non avranno quelle belle sorprese che ti riserva scoprire pezzetti anatomici da solo.
    Poi penso quanto dev’essere frustrante tirare fuori un culo per vendere qualsiasi cosa. Ma quello non era un lavoro creativo, una volta?
    Poi penso che qualcuno dovrebbe cominciare a cercare qualche numeretto in giro, perché secondo me siamo ben oltre la saturazione e tutti questi culi non fanno più tanto effetto, in termini di vendite. Si potrebbe suggerire ai creativi di scopiazzarsi qualche spot che gira fuori dai confini della patria, per vedere di nascosto l’effetto che fa…

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  3. cronos Says:

    qualsiasi cosa possiamo dire della pornografia si rischia di sbagliare…un pò come nell’arte figurativa…ma nell’arte se vuoi essere sicuro , non servono teoremi filosofici, ci vuole il gusto, e così anche la pornografia non è sempre sinonimo di volgarità. Certo è che se è un bigotto a giudicare troverà tutto volgare e peccaminoso. Ma se è il gusto a fare la differenza , non vi sembra più volgare il canotto che ha in faccia la A.P., o la voce spiritata della De filippi o le imbarazzanti cofonate di E. F. mentre lecca il culo al padrone che una sana e liberatoria scopata , magari in 3d?

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    • ilcomizietto Says:

      Scusa l’editing del post, prevengo i permalosi. :-)

      Dicevamo. Il discrimine fra l’orrida pubblicità e la pornografia non sono i centimetri quadrati (o cubici, in 3d) di pelo pubico che si vedono. E nemmeno la morale comune, tanto variabile, nè il gusto, personalissimo. Io pongo il discrimine nel fine: se il fine è rappresentare qualcosa (anche guadagnandoci), qualsiasi cosa purché di fantasia, allora io ho la possibilità di capire, di scegliere, di rifiutare. So che quello che mi racconti non è vero e lo ascolto solo se mi piace. Non perdo nulla a non leggerti, a non vederti.

      Se il fine è informare, allora ho una responsabilità verso chi mi ascolta. Non posso dire quello che voglio, altrimenti potrei ingannare, truffare, manipolare. Chi mi ascolta pensa di avere informazioni sulla realtà che lo circonda, non storie di fantasia. La pubblicità e il giornalismo sono strettamente correlati e hanno codici di regolamentazione. Le informazioni devono circolare liberamente e possono arrivare a tutti, come è giusto che sia. E questo implica ancor maggior rigore nei suoi contenuti.

      Spero di esser stato chiaro.

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