Raccontami una storia, ovvero le donne in Italia

Ho letto il post (Le italiane sono messe male e non lo sanno) di Giovanna Cosenza sulla percezione che hanno gli italiani della condizione femminile in Italia. La maggioranza non sembra avere nessuna percezione della gravità della situazione.

Avevo pensato di rispondere direttamente sul blog della Cosenza, ma poi mi sono accorto di aver scritto un comizio. Ve ne faccio partecipi.

Ho sentito con le mie orecchie una persona mediamente intelligente che faceva spallucce al caso Ruby: “Chissà se è vero, poi. E a me cosa fa a letto Silvio non interessa.” Cosa cambia nella nostra vita se sappiamo qualcosa della condizione della donna in Italia? Solo altro mal di pancia, se solo riusciamo ad accorgercene. Nessuno vuole altro mal di pancia, alla sera.

Per questo motivo è assolutamente necessario proporre qualcosa di diverso, qualcosa di diverso che sia allettante, emozionante, che si abbia voglia di seguire. Bisogna assolutamente raccontare storie alternative, alternative al modello santa o modello prostituta, molto in voga qui da noi.

Un post della Cosenza su uno stagista che ha detto “no, grazie” ad un lavoro pessimo e ne ha trovato subito dopo uno migliore vale 100 analisi argute e 100 incitamenti a muoversi. Far sapere cosa si può fare quando si è sfruttati, o ci si sente tali, cambia l’immagine che abbiamo di noi e della realtà che ci circonda. Dare gli strumenti per capire cosa ci accade, senza dare tesi precostituite, è quello che possiamo fare per le nuove generazioni. Raccontare storie e dare gli strumenti di analisi ai giovani vuol dire cambiare il mondo.

Dico questo perché lo vivo in prima persona, in casa. Racconto a Lacomizietta le storie di studiose di matematica prendendole dalla rivista Rudi Mathematici. Le racconto di come queste donne si siano lasciate trasportare dalla passione per la materia, di come abbiano lottato contro tutta la società maschilista che le voleva in casa a fare la calza, di come non si siano lasciate scoraggiare da nulla. Anche di alcune fini drammatiche, tipo Ipazia. E lei, candida e innocente con i suoi 6 anni, ogni volta mi dice: “Bella storia, Papi. Anch’io voglio essere come loro.” E mi basta un solo un “bisogna fare i compiti” per sentirmi dire che non ha voglia e che sono noioso. Per farla lavorare bisogna raccontarle, periodicamente, una storia sui compiti scolastici: le nostre disavventure coi compiti, come facemmo noi a sopportare tanta noia, cosa si potrà fare dopo averli fatti, eccetera. Alla fine succede che fa dei compiti extra, su un altro libro, per sentirsi grande, perché fare i compiti non è così brutto come sembra. (Quelli imposti dalle maestre sono noiosi per definizione, ma si fanno lo stesso senza lamentarsi troppo, solo il minimo sindacale. :-) )

A 40 anni (o 80), siamo come Lacomizietta a 6: non ci interessa sapere che la donna è emarginata. Ci interessa sapere che esistono donne che non sono in vendita, che seguono le loro passioni, che sono brave professionalmente, che non sono né sante né prostitute e, soprattutto, che vengono considerate e stimate da tutti (o da molti) come persone e non come icone od oggetti. Ci interessa sapere che è difficile, ma che poi andrà meglio.

I modelli da seguire ce ne sono, basta cercarli e raccontarli. Le ragazze (e i ragazzi) capiranno che un altro mondo è possibile. Gli altri seguiranno.

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5 Risposte to “Raccontami una storia, ovvero le donne in Italia”

  1. Tinni Says:

    Bellissimo Comizio.

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  2. giovannacosenza Says:

    Grande post, Comizietto. Davvero.a
    E grazie per il dialogo di cui ogni giorno mi fai dono.
    Un abbraccio
    Giovanna

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  3. Thumper Says:

    Grazie per aver scelto di condividerlo

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  4. ilcomizietto Says:

    Un altro commento positivo e mi commuovo veramente… °.-)
    Grazie.

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  5. LGO Says:

    Se prometti di metterti a piangere aggiungo anche il mio (giusto per fare numero :-) )

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I commenti sono chiusi.


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