Nein, danke

Con tutta la stima che ho per la Zanardo, per quanto sia consapevole che la condizione femminile in Italia sia in pessime condizioni, nonostante tutta la mia disistima per il nostro PresDelCons, non riesco ad appassionarmi alla manifestazione del prossimo 13 febbraio.

Non so indicare un motivo preciso. Sicuramente il fatto che Veltroni abbia in qualche modo intercettato l’evento non favorisce la mia passione, che ormai ogni cosa che tocca diventa ripugnante. Anche Repubblica non scherza a dare una patina di finto a cose altrimenti degne. Forse perché mi sembra che ci si muova fuori tempo massimo: è facile ora indignarsi con tutto quello che è successo. Ma prima? Dov’erano tutti questi indignati? Quante volte hanno detto no, grazie? Alla TV sempre accesa, al gadget gratis, al PD meno peggio (?!), allo yogurt pubblicizzato in modo ripugnante? Certo la mia vicissitudini private occupano non poco i miei pensieri e non mi invogliano ad andare in manifestazione; preferisco stare con mia moglie e mia figlia. Forse sto invecchiando.

Chiedo ai miei 10 lettori (siete tanti!), sono solo io che mi sento così strano o anche voi avvertite qualcosa che non va in questa corsa all’Ora Basta! ?

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8 Risposte to “Nein, danke”

  1. giovannacosenza Says:

    È che la piazza è usurata… ci vanno tutti, sempre. Da sempre.

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  2. thedarknomad Says:

    Ciao.
    I tuoi lettori sono almeno undici, in verità.
    Anche io avverto qualcosa che non va e avrei voluto scrivere un intervento simile al tuo.
    Ieri sera ho ascoltato, con il massimo distacco possibile, le testimonianze audio/video inviate a repubblica.it (sito che ho iniziato a detestare, inter alia).
    Effettivamente c’è qualcosa che non quadra, ma non riesco a capire di che cosa si tratti.
    Forse è l’essere “fuori tempo massimo”, forse è il modo, forse è l’idea stessa di diseguaglianza, che una persona con un po’ di cervello dovrebbe abbandonare, senza neanche stare a pensarci due volte.
    Non lo so davvero.

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  3. Capelli d'argento Says:

    Arrivo a te dal sito di Ipazia, così di lettori adesso ne hai dodici e ti puoi avvicinare al magno Manzoni, che sempre rivendicò di averne venticinque.
    Scherzi a parte: che nelle campagne di Repubblica e nel giornale stesso ci sia molto di posticcio è evidente da anni. Io pure alla manifestazione non ci andrò, più che altro per mancanza di tempo, ma spezzerei una lancia per chi invece ci andrà. Le iniziative di massa non sono mai del tutto autentiche, ce li ricordiamo tutti quelli che a scuola scioperavano solo per fare sega. E i cortei del sessantotto, mi racconta chi c’era, ebbero una larga prevalenza di gente che di politica non capiva una mazza, ma trovava fantastica la liberazione sessuale. Per dire che se si analizza sempre con attenzione e niente si perdona, si sceglie implicitamente un individualismo che certo non aiuta a cambiare le cose. Poi è chiaro, ognuno fa la sua legittima scelta e se vuole essere individualista nessuno può dirgli “hai sbagliato”. Ma non è sbagliato, secondo me, neppure l’impulso che porterà tanta gente ad esserci. E’ un diverso modo, più rumoroso e magari meno profondo, di rifiutare certi modelli. Troppo tardi? Quasi sicuramente sì. Ma se non fosse avvenuto mai, penso che sarebbe anche peggio.

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    • ilcomizietto Says:

      @capelli d’argento e giovanna
      I lettori sono diciassette, per questo post. Niente male. Presto Manzoni sarà superato. :-)

      Venendo al dunque. Io non ho pregiudizi nei confronti della piazza. Ci sono stato tante volte e ci riandrò ancora, è certo. La piazza appiattisce le diversità e non è luogo di confronto intellettuale, però è utile per combattere la solitudine. Uno ha un’idea semplce (Via Silvio) e scopre che ci sono altri ennemila che hanno la stessa idea. Siamo animali sociali e sapere dell’esistenza di questi ennemila è una gran consolazione, dà tanta forza ed energia per andare avanti. Non mi dà nessun problema che ci sia un leader che guida la piazza e/o organizza l’evento. Fa parte del gioco, un gioco che ho accettato senza problemi altre volte anche se il leader in questione non era fra i miei preferiti.

      Ma qui c’è qualcosa di diverso ed è per questo che chiedo il vostro parere. Qui si va in piazza per chiedere a Silvio di lasciare la poltrona per il caso Ruby. Per fare un’analogia è come cercare di fermare Al Capone guardando le sue ricevute fiscali. (Sì, lo so cosa è successo ad Al Capone.) Questa cosa, guardare alle ricevute fiscali di Al Capone, lo può fare la magistratura, non la piazza. In Egitto non vanno in piazza perché Mubarak ha preso una multa per divieto di sosta. Io non vado in piazza contro Silvio per queste sciocchezze, quando Silvio ha un curriculum di monellerie (cit.) lungo un chilometro. Sì, forse è questo il punto.

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  4. Capelli d'argento Says:

    @il comizietto: beh, io l’ho letta in modo un po’ diverso questa iniziativa. Forse sbagliando, perché confesso di non aver approfondito moltissimo. Non “vattene, Silvio, perché sei un puttaniere”, ma piuttosto “basta con la proposizione ossessiva di un modello che non solo mortifica, ma crea problemi concreti alle donne”. Il problema, secondo me, non è la libertà o meno di ciascuno/a di vendere ciò che meglio crede: quella è incontestabile. Però se un’intera industria “culturale” (usando, particolare non trascurabile, mezzi pubblici come la RAI e mezzi usurpati al pubblico, come Mediaset) non fa altro che proporre quel modello di donna come fosse l’unico, le donne qualche problema cominciano ad averlo anche individualmente. Tipo vedersi sbarrati certi cammini, a meno che non siano disposte a qualche extra. O, senza nemmeno arrivare a questo, a meno che non siano abbastanza piacenti. Per cui, fermo restando che non vorrei mai vedere imporre per legge un modello culturale diverso, andare in piazza per dire che a parecchia gente quello attuale fa schifo è una cosa per me positiva. Poi siamo d’accordo sull’ambiguità della natura della piazza, bestia per definizione poco raziocinante. Ma non di solo raziocinio è fatto il mondo, anzi. Se davvero si vivesse di raziocinio, il Berlusca non avrebbe mai messo il naso fuori da Arcore. O dalle patrie galere, più auspicabilmente. Per cui, credo che tra le tante condizioni per liberarsi di figuri del genere ci sia anche il tornare a frequentare la dimensione irrazionale ed emotiva dell’agire politico. E’ quella che determina le scelte, secondo me. La razionalità viene solo dopo, e serve per giustificarle a posteriori. Non per tutti è così, ma per molti. Per la maggioranza, sicuramente.

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  5. minocria Says:

    “Qui si va in piazza per chiedere a Silvio di lasciare la poltrona per il caso Ruby”

    sbagliato! Non si va in piazza per questo. Si va in piazza per mostrare che ad esserci stufati di questo continuo appiattimento dell’immagine femminile da parte di media e tv non siamo in poche e non siamo solo donne.

    Se vai sul sito della manifestazione e non su Repubblica, scoprirai che si è chiesto ai partecipanti di evitare simboli di appartenenze politiche o sindacali, proprio perché dovrebbe essere una manifestazione trasversale. Non so se questo punto sarà rispettato da tutti, ma queste sono le intenzioni.

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    • ilcomizietto Says:

      Hai ragione, avrei dovuto informarmi meglio. Non dovrei mai fidarmi di Repubblica.

      Il sito della manifestazione penso sia questo, giusto?

      Se non ora quando

      Però sono una testa dura, io. :-) Continuo a pensare che anche così la manifestazione sia pochissimo efficace e in questo periodo si presti ad interpretazioni ed usi come quelli citati da Repubblica, che certo non fanno bene alla causa. Qui si ha a che fare con comportamenti e pensieri molto radicati e per questo molto difficili da vedere e smascherare. Bisogna conquistare il campo di una maggiore consapevolezza metro per metro, non ad ondate. Una sola lezione della Zanardo in una scuola è molto (ma molto molto!) più utile di 10 manifestazioni oceaniche sul tema.

      Concludo facendoti una domanda provocatoria: tu hai mai rinunciato a un servizio o ad un acquisto che fanno tutti per una pubblicità idiota?

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  6. minocria Says:

    Scusa non mi ero accorta della tua risposta. Sì i rischi ci sono, anzi la strumentalizzazione della protesta è già iniziata, come hai notato. Ho visto che hai letto questo post:

    http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/02/08/se-non-ora-quando/

    il mio punto di vista è identico. Ci sono delle sbavatura, ma data la passività imperante non possiamo aspettare la manifestazione perfetta.

    Per la domanda, sì io ci ho rinunciato dopo aver acquisito una certa consapevolezza che per anni mi è mancata. Non sono una militante a tutti gli effetti, ma cerco di fare del mio meglio.

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