Sono estremista e rivoluzionario

In questo periodo – periodo che durerà almeno fino a dicembre – mi trovo in periferia di Milano a lavorare. Per la pausa pranzo la scelta dei locali è poca e i prezzi, nonostante la periferia, sono decisamente alti. Proprio all’uscita dell’ufficio c’è un locale che si dà arie trendy nonostante sia a due passi dai campi e ha prezzi superiori alla media dei vicini. Per non mangiare da solo e per variare, qualche volta ho seguito i colleghi in questo locale trendy. Ieri alla cassa noto un cartello: “per importi inferiori ai 15 euro non si accettano carte di credito.” Io lascio pagare tutto il gruppone e rimango per ultimo. Devo 7,50 euro. Tiro fuori la carta di credito. “Mi dispiace, non accettiamo la carta per importi sotto i 15 euro.” E io, deciso: “Se lei non accetta la carta di credito io faccio una segnalazione alla società emittente. Lei non può rifiutare la carta di credito per importi piccoli.” Ha fatto la faccia incazzata e ha borbottato: “La prossima volta non vi faccio i conti separati.” E io: “Gli altri cosa c’entrano?” Sono uscito con la mia bella ricevuta della carta di credito.

All’uscita l’ho sventolata davanti ai miei colleghi. Ammirazione, certo, ma anche: “Ma perché l’hai fatto?” “Perché il suo è un sopruso. Lui non può rifiutare nessun pagamento con la carta di credito. Ho chiesto e lo so per certo. E infatti ho pagato con la carta.” Sono seguite le giustificazioni del sopruso:
1) “Ma lui per importi piccoli ci rimette.
E io: “Accettare la carta di credito non è un obbligo.”
2) “Ma tu avevi i contanti.
E io: “E’ vero. Volevo fargli capire che sta sbagliando a comportarsi così. Infatti mi sa che passerà un bel po’ prima che mi riveda nel suo locale.”
3) “Ma sei tu a casa sua, devi adeguarti.
E io: “Un ristorante non è un circolo privato. E’ un luogo pubblico. Io pago nelle modalità che mi permette lui. E’ lui nel torto non io.”
4) “Hai ragione tu, ma io non l’avrei fatto. Vivi e lascia vivere.
5) E per finire: “Sei un estremista.

Preciso subito che a me queste uscite costano tantissimo. Non amo farle e mi mettono molta agitazione. Non appartengo quindi alla categoria degli impavidi. Però a volte riesco a farmi valere.

Considerazione: molti sono pronti a registrare un sopruso o una scorrettezza, pochi, pochissimi sono pronti a reagire e fra i pochissimi che reagiscono, molti non sanno come fare e usano la polemica e il turpiloquio (caso frequente sul lavoro… e in politica).

Buona riflessione.

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9 Risposte to “Sono estremista e rivoluzionario”

  1. lo scorfano Says:

    Grazie della davvero buona riflessione. Io non sapevo nemmeno che fosse un sopruso…

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    • ilcomizietto Says:

      @scorfano
      Ho scritto in italiano alla VIsa Europe, la quale mi ha risposto in inglese che non accettano mail in italiano, ma solo in tedesco e inglese. Però, contrariamente a quanto avviene di solito, la risposta alla mia domanda è stata:
      “Visa has certain regulations that all merchants accepting Visa cards must follow. One of those rules is that Visa merchants are not permitted to establish minimum transaction amounts, even on sale items.”

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  2. LGO Says:

    Meglio limitarsi condividere su fb. Fa fine e non impegna.

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    • ilcomizietto Says:

      @LGO
      Qualche giorno fa un autista di autobus romano era stato immortalato mentre guidava l’autobus con un cellulare per mano. Il video impazzava su YT e la colonna morbosa di Repubblica aveva una @#! in più da far vedere. Ebbene gli articoli di giornale che accompagnavano la notizia dicevano che l’azienda di trasporti romana stava indagando per scoprire chi fosse l’autista. Segno che l’autore delle riprese non aveva fatto nessuna segnalazione all’azienda dei trasporti e si era dato alla condivisione sui socialcosi. (una segnalazione con data e ora della corsa avrebbe inchiodato subito l’autista) La cosa mi parve molto singolare.

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  3. nonunacosaseria Says:

    anni fa mi accadde un episodio quasi analogo. ero con la mia (fortunatamente ex) ragazza, ai tavolini esterni di un bar in una nota località balneare. ordiniamo due acque brillanti e il conto è di dodici euro, tre volte tanto quanto segnato sul menù. protesto e mi viene detto che poiché eravamo a un tavolino fuori ed eravamo stati serviti al tavolo il prezzo era quello. feci presente che avrebbero dovuto scriverlo da qualche parte, sul menu o alla cassa, e invece non c’era traccia. baruffa, alla fine mi restituirono i soldi.
    la mia ex se la prese con me per quella che lei definì una piazzata.

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  4. Thumper Says:

    @nonunacosaseria: fortunatamente, sì.

    @ilcomiziante: io lo faccio praticamente sempre, passo per rompipalle (cosa che sono), ma credo che se lo facessimo tutti i suprusi diminiurebbero.

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  5. LGO Says:

    Non ci avevo fatto caso: dal video immagino che qualunque dipendente dell’Atac avrebbe potuto riconoscere il tipo.
    Comunque, pensavo esattamente ad episodi così.

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  6. LaZiaAle Says:

    …è esattamente lo stesso sopruso che svariati negozianti usano con la richiesta di fattura: NON ESISTONO IMPORTI MINIMI!!!!

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