Sugli ebook

Come saprete dal post precedente sono un felice acquirente di un lettore di ebook da pochi giorni. Già prima dell’acquisto dicevo la mia sui libri elettronici, figuratevi ora!

Prima cosa da chiarire una volta per tutte: un ebook non è un libro, come non lo è un’iscrizione sulla pietra, come non lo è un rotolo manoscritto di pergamena. Un libro stampato ed un ebook sono due cose concettualmente e fisicamente diverse. L’uso dell’oggetto libro e dell’oggetto ebook possono sovrapporsi, nel senso che un libro di carta si può convertire in un libro elettronico, o viceversa, ma i due oggetti rimarranno diversi, si useranno in modo diverso e si scriveranno in modo diverso.

Per apprezzare appieno la differenza, però, non basta leggere un ebook (o un file contente testo) sul monitor di un pc. Non si può leggere un’opera di un certo respiro sul monitor di un pc, a meno di non spaccarsi gli occhi. Ci vuole un ereader (i nomi inglesi fanno schifo, ma li userò lo stesso, abbiate pazienza) e, sì, ci vuole anche un pc e una connessione a internet. Ecco, ora avete tutto l’occorrente per provare la differenza.

Dico cose ovvie, ma le cose che abbiamo sotto gli occhi spesso non le vediamo:

1) i file degli ebook non pesano. (Ve lo dice uno che ha spostato qualche quintale di libri per il trasloco.) Occupano forse dello spazio nel vostro hard disk, ma un file di testo ormai è una goccia d’acqua nell’oceano che abbiamo a disposizione in ogni dispositivo elettronico. Potreste portarvi dietro la biblioteca di quartiere in pochi grammi di peso.

2) gli ebook sono facilmente copiabili (alla faccia dei DRM).

3) gli ebook sono facilmente pubblicabili in rete (da qui la necessità di un pc o altro dispositivo collegabile in rete. Alcuni ereader fanno tutto da soli!). Ovvero chiunque può scrivere qualcosa e crearsi il suo ebook e convincere qualcuno a leggerlo. Questo pone già il primo problema: la qualità del testo non è garantita da nessuno. E la prima buona notizia: è più facile esprimersi e far sapere al mondo quello che si vuole dire.

4) gli ereader consentono di ricercare velocemente una parola nel testo dell’ebook, di tradurla e di fare una veloce ricerca in rete (l’indice analitico non ha, forse, più senso).

5) se l’ebook è fatto bene, si può saltare in vari punti dell’opera attraverso link appropriati. (v. bibliografia, note, sommario.)

6) l’ebook può essere aggiornato, corretto e sostituito a prezzi irrisori.

7) gli ebook sono molto sensibili all’evoluzione tecnologica. Secondo problema: fra 100 anni i nostri ebook saranno ancora leggibili? E fra 1000?

8) senza energia elettrica e mezzi per la lettura (ereader) gli ebook non sono leggibili.

Queste sono le principali differenze fra un ebook e un libro. Le differenze fra libro ed ebook influenzano la lettura, il modo di scrivere e i contenuti. Ma questa affermazione non l’argomenterò oltre, non oggi. Comprate un lettore, scaricatevi alcuni ebook e vedrete da voi. Modifica, questa differenza, anche il modo di percepire il testo scritto: sempre accessibile, manipolabile, copiabile e consultabile.

Conseguenza di quanto sopra, chi afferma che “per la letteratura […] il supporto è secondario” (Nicola Lagioia) dimostra di non aver capito bene la differenza fra un ebook e un libro.

Il fatto che in un presente prossimo venturo leggeremo la Divina Commedia su un ereader non significa che questa lettura fosse quella immaginata da Dante. Dante ha pensato e scritto l’opera per usarla in altro modo e noi stiamo, in qualche modo, tradendo l’idea originale. Potremmo leggerla su un manoscritto? No, ovviamente. Da molti anni ci siamo abituati a leggerla su un libro stampato e non potremmo fare diversamente, come domani non potremo fare a meno di leggerla su un ereader, ma i lettori la percepiranno in modo diverso. Questa cosa è inevitabile.

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2 Risposte to “Sugli ebook”

  1. uqbal Says:

    Ma credo comunque che esageri le differenze. Se parliamo di pubblicazioni scientifiche, queste già invecchiavano rapidissimamente anche su formato cartaceo.

    Inoltre, i libri accademici, anche se su carta, non erano e non sono fatti per essere letti dalla prima pagina all’ultima, bensì per essere consultati.

    Chiunque abbia scritto una tesi sa che dei libri messi in bibliografia spesso non si è letto più di una manciata di pagine, quella che serve ai fini del proprio discorso. E infatti queste opere sono strutturate in modo da poter essere lette in tal modo: capitoli, paragrafi e sezioni ben definitie, sommari precisi, numerosi indici, ecc. ecc. Un indice di termini notevoli o di nomi di autori può essere teleologicamente considerato come una raccolta, maldestra ma funzionale -almeno un po’-, di hyperlink cartacei.

    Certo, può ben essere che si vada vero un modello di wikilibro, anzi, probabilmente è addirittura auspicabile, ma neanche questo è nuovo. Già nel mondo antico, greco-romano, la letteratura tecnica tendeva a divenire “indipendente” dal proprio autore e ad arricchirsi strada facendo degli apporti degli utenti, anche se ovviamente era un percorso lento.
    Molti trattati di tipo tecnico (di grammatica, di commento ai classici, di ingegneria o di medicina o che so io) una volta in circolazione blobbavano quasi indefinitamente, inglobando gli apporti di molte delle persone che li usavano (considerando i trattati stessi una sorta di res nullius).
    Sicuramente la facilità informatica di questo processo modifica anche la qualità di questo processo, però a questo punto metterei un paletto: tecnicamente non ci sono problemi a modificare un opera su supporto elettronico anche ogni giorno, ma rimane il fatto che la gente ha bisogno di riferimenti bibliografici fungibili e stabili, che rimangano riconoscibili nel tempo.

    Le opere letterarie invece già modificano modi e forme nel corso della storia della letteratura. Non so se l’e-book acceleri queste modifiche, ma sta di fatto che un romanzo o una poesia hanno un’unità di fondo che riposa nella loro stessa struttura organica, per cui non possono essere cambiati dal supporto scrittorio.

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  2. ilcomizietto Says:

    @uqbal
    In effetti i manuali (soprattutto quelli informatici) e un certo genere di saggistica sono quelli che maggiormente si sono avvantaggiati (ormai da anni) e si avvantaggieranno di questa digitalizzazione attraverso la gestione dei cambiamenti e il collegamento con altre opere.

    Quando ho fatto il comizio di cui sopra, però, pensavo maggiormente alle opere letterarie in senso stretto: poesia, racconti e romanzi. Le opere nate pensando al formato elettronico e all’uso della rete sono scritte in modo diverso e percepite in modo diverso. Cose che forse non incidono sulla storia o la poesia che si scrive, che come dici tu, hanno un’unità di fondo, ma incide in tanti altri aspetti collaterali che forse non lo sono.

    Porto un solo esempio: il fatto che io possa “pubblicare” le mie poesie senza nessuna forma di revisione da parte di terzi e possa ricevere le critiche (o gli elogi) direttamente mi mette in una condizione diversa da quella di un poeta di 20 anni fa. Io non scriverò per piacere all’editore, ma per piacere mio o del mio pubblico. Se ci terrò a far conoscere la mia opera non dovrò girare per mille editori, ma dovrò girare per mille siti web, ascolare le critiche, prendermi in diretta anche le delusioni dell’insuccesso, come la maggior parte delle volte accade. Io credo che questo cambi il modo di scrivere.

    Spero più avanti di essere più preciso nella descrizione delle differenze fra la letteratura di “carta” ed “elettronica”.

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