[libro] Shikasta – introduzione di Doris Lessing

Volevo pubblicare in modo separato le considerazioni di Doris Lessing sulla fantascienza, espresse nell’introduzione al romanzo Shikasta. Sono del 1978.

Le sue considerazioni le ho sentite anche da altri. Il genere, dicono i suoi estimatori, è la vera novità della letteratura dell’ultimo secolo.

Gira voce che le sue opere di fantascienza le abbiano causato lo slittamento del premio Nobel al 2007 e forse per questo sono ancora più significative.

I grassetti sono miei.

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Dall’introduzione dell’autrice di Shikasta, di Doris Lessing, Fanucci, traduzione di Oriana Palusci, marzo 2014

[…]
Anche il vecchio romanzo ‘realistico’ è stato modificato, a causa degli influssi di un genere narrativo che viene chiamato, in modo un po’ impreciso, romanzo dello spazio (space fiction). Ad alcuni questo dispiace. Mentre tenevo una conferenza negli Stati Uniti, la professoressa che presiedeva i lavori, la cui unica colpa consisteva nel fatto che forse si era nutrita troppo a lungo delle giaculatorie dell’accademia, mi interruppe esclamando: «Se lei fosse una mia studentessa, non la passerebbe liscia!» (Non tutti trovano divertente la battuta.) Stavo affermando che il romanzo dello spazio, assieme alla fantascienza (science fiction), costituisce il ramo più originale della letteratura contemporanea: è ingegnoso e ricco di invenzioni; ha reso più vivace ogni forma di scrittura; gli accademici e i sapientoni che si occupano di letteratura sono assai da biasimare per la loro condiscendenza o ignoranza – ma, naturalmente, questa è la loro natura, da loro non ci si può aspettare nient’altro. Questo punto di vista mostra i segni di ciò che è diventato un luogo comune.

Penso davvero che sia molto sbagliato l’atteggiamento di chi pone su uno scaffale un romanzo ‘serio’ e su un altro Infinito (Last and First Men) di Olaf Stapledon.

Che fenomeno straordinario è stato il romanzo dello spazio, la fantascienza, che esplosione emersa dal nulla, ovviamente inattesa, come accade sempre quando la mente umana è costretta a espandersi: questa volta verso le stelle, come una galassia, e chissà dove nel prossimo futuro. Quelle luci abbacinanti hanno tracciato per noi la mappa del nostro mondo, o dei nostri mondi, ci hanno raccontato ciò che sta accadendo e, in modi che nessun altro ha utilizzato, ci hanno descritto molto tempo fa il nostro malefico presente, quando esso era ancora il futuro, e i portavoce ufficiali della scienza venivano a dirci che tutte le cose che ora stanno accadendo erano impossibili. Sono stati loro, gli scrittori dei romanzi dello spazio e della fantascienza, ad aver ricoperto il ruolo indispensabile e (almeno all’inizio) ingrato di un figlio illegittimo, disprezzato, il quale può permettersi di dire quelle verità che i rampolli rispettabili non osano pronunciare, o – è ancora più probabile – di cui non si accorgono, proprio a causa della loro rispettabilità. Sono stati sempre loro a esplorare le letterature sacre del mondo con la stessa audacia con cui portano le possibilità della scienza e della società alle loro logiche conclusioni, in modo che noi possiamo esaminarle. Che debito immenso abbiamo tutti noi nei loro confronti!
[…]

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