[libro] Discesa all’inferno

Autrice: Doris Lessing
Titolo: Discesa all’inferno (Briefing for a Descent into Hell)
Editore: Marco Tropea Editore (EST)
Altro: ISBN 9788843800124,I ed. in lingua originale 1971, I ed. italiana 1996, genere fantascienza, 246 p., traduzione di Pietro Ferrari, finalista al Brooker Prize del 1971

Voto: 3/10

Recensione breve:
NO. Io e la Premio Nobel Lessing non ci siamo proprio trovati su questo testo.

Recensione lunga:
Ho finito di leggerlo per mero puntiglio personale. Non volevo darmi per vinto. L’avevo desiderato sperando in qualcosa di meglio, me lo ha regalato Gaia, volevo finirlo a qualsiasi costo. Mi sono obbligato a leggerne qualche pagina al giorno. Non finiva mai. Una noia di dimensioni epiche.

Il romanzo va messo nello scaffale della fantascienza senza indugi, anche se qui la tecnologia è completamente assente. Siamo piuttosto in uno spazio ipotetico, allucinato, dove non si capisce assolutamente nulla per 120 pagine! Ma una cosa alla volta.

Cosa racconta il romanzo? Un uomo è stato trovato in stato confusionale sulla riva del Tamigi. Portato in ospedale, i medici cercano di fargli ritornare la memoria. Il protagonista, che il lettore immagina pazzo, inizia un viaggio mentale di decine di pagine dove racconta la sua esperienza, fra realtà (ma quale?) e immaginazione. Si salta sempre di palo in frasca, si scoprono luoghi ed esseri alieni, ma l’ambientazione è sulla Terra; sembra di essere sotto l’effetto di un allucinogeno. Il racconto è prolisso, interminabile. A pagina 120 si intuisce che la sua pazzia nasconde un’altra verità che in parte si ricollega la discorso di Shikasta: alieni cercano di creare armonia nel mondo. Inizia quindi la descrizione del protagonista – e la sua riabilitazione – attraverso le lettere di amici, parenti, ammiratori, colleghi e dei medici. La seconda parte è decisamente in discesa, ma tutto è strano, prolisso, interminabile, allucinato. Il finale… ok, non aggiungo altro, sia mai che qualcuno voglia leggere il romanzo, ma se siete interessati alla fantascienza della Lessing io consiglierei di iniziare con Shikasta, che almeno si fa leggere, nonostante sia difficile.

Cosa non va? Tutto. Non so se qualcosa è da imputare al traduttore e alla fase di editing della versione in italiano; la mia scarsa conoscenza dell’inglese non mi permette una verifica sull’originale.

Le descrizioni, i pensieri, le azioni, le lettere che si scrivono i personaggi, tutto è prolisso; ogni cosa dura per pagine e pagine quando due righe basterebbero. Ci sono cambi di nome dei personaggi senza preavviso (da Minerva a Minna Erve, senza anestesia). Ci sono puntini di sospensione alla tramista ………………….. Descrizioni di eventi inesistenti e apparentemente inutili alla trama. Charles, il protagonista smemorato, che racconta la sua esperienza di soldato in Jugoslavia, ma non è mai andato in Jugoslavia. Ok, è matto, ma dobbiamo seguire tutto il suo delirio minuto per minuto? Se il protagonista è matto, chi gli sta vicino non è da meno. Ad un certo punto c’è una lettera di un’ammiratrice di Charles, speditagli prima del suo ricovero: più di 20 pagine da leggere col microscopio. Per pagine e pagine non si capisce nemmeno dove voglia andare a parare. Oggi, che di una mail non si leggono più di tre righe, quella lettera non verrebbe mai letta. (E di questo non dobbiamo vantarci.)

Certo, c’è sicuramente la critica alla società odierna, il senso di straniamento del protagonista da far sentire e tante altre cose che mi sono sicuramente perso. Però, accidenti! Bisogna per forza torturare il lettore per dire la propria sul mondo attraverso un romanzo?

Con questa lettura spero di essermi scontato almeno un semestre di purgatorio.

Buona passeggiata!

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