Est-que je suis Charlie?

Dei proclami di libertà e giustizia, di appoggio morale alle vittime e al giornale, delle idiozie come “se la sono cercata” e “togliamo tutte le moschee dal paese” avete già letto.

In queste letture però mi sono mancate le domande e le domande, a volte, sono più importanti delle affermazioni.

Le domande sono queste:
Cosa spinge tre uomini armati a fare un azione tanto efferata in una capitale pacifica come Parigi? I paesi occidentali cosa stanno facendo dall’Algeria fino all’Afghanistan? Siamo sicuri che le nostre missioni di pace siano veramente tali? La vendita di armi a paesi in guerra può favorire azioni terroristiche? Non fare nulla potrebbe essere una strategia migliore di una risposta militare nei paesi arabi o di una risposta antidemocratica in casa? (Domanda suggerita dalle letture di Schneier.) E poi si, mettiamoci anche la domanda del titolo: io sono Charlie?

Aggiornamento 09/01/2015:
Siete pregati di leggere i commenti, contengono spunti interessanti e alcune risposte.

Qui le segnalazioni di Davide Profumo, alias Lo Scorfano:
http://www.atbv.org/oblo/dett.html?ID=121

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7 Risposte to “Est-que je suis Charlie?”

  1. eDue Says:

    Domande giuste e lecite, ma che non c’entrano nulla con quella che intitola il post.
    Siccome quel giornale fa (e già quelli che dicono faceva mi danno un po’ sui coglioni) satira e siccome la satira non ha ideologie da portare avanti, spesso di questa smaschera il lato concimato di fresco.
    Può non piacere, può anche non piacere ai più, ma questo è, una macchina che centrifuga merda con l’oblò aperto.
    Se ben fatta non piace sopratutto in patria.

    Quindi possiamo condannare quello che accade (anche) per nostra causa dall’Algeria fino all’Afghanistan, le nostre missioni di pace che un Selva qualunque ammette essere usate per coglionare il capo dello Stato, la vendita di armi a paesi in guerra e senza dubbio una risposta antidemocratica in casa, ma l’essere o meno a favore di questa merda non può e non deve essere automaticamente esteso a chi questa merda la smaschera e la ridicolizza.

    * * *

    Segnatamente, Leonardo (http://leonardo.blogspot.it/2012/09/mica-e-colpa-di-voltaire.html) ieri ritweettava un suo pezzo vecchio che ha riacceso le polemiche.

    Forse ci potrai trovare delle analogie (anche se il tuo è in forma dubitativa). Sofri rispolvera un suo post, ed Attivissimo fa lo stesso, chiedendosi se être Charlie va signifier condividere e ripubblicare quel che fa tout court.

    Pas du tout, bien sûr.
    Non vorrei anch’io tirare fuori Voltaire per l’occasione, anche perché non so se sarei disposto a morire perché qualcuno possa continuare a dire cazzate contro di me, però due torti non fanno una ragione.

    Mai letto Charlie Hebdo in vita mia e non comincio oggi, ma io sono senz’altro più Charlie che non complice d tutti gli altri.
    Anche se non ho sentito il bisogno di cambiare avatar o postare scritte come forma di appartenenza al club dei benpensanti.

    Liked by 1 persona

    • ilcomizietto Says:

      Le mie domande sono senza dubbio provocatorie e hanno lo scopo di allargare l’orizzonte dell’evento, anche perché ammazzare dei vignettisti a quella maniera fantozziana (sbagliando numero civico…) qualifica gli autori della strage in maniera abbastanza netta: idioti, vigliacchi e violenti. C’è da dire altro?

      Se è vero che due torti non fanno una ragione, due torti possono spiegare, non giustificare, perché ce ne sarà un terzo. I paesi democratici hanno una responsabilità maggiore rispetto agli altri: hanno gli strumenti ideologici e istituzionali per evitare che ci sia la terza ingiustizia. La satira ha il dovere di mettere la merda nel ventilatore, la politica no.

      Ma forse ora non è il momento adatto per queste considerazioni. Avremo sicuramente modo di riparlarne.

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  2. Stefano Says:

    Anche io non ho sentito l’esigenza di cambiare avatar o di postare foto in Internet. La gravità della cosa non ha bisogno esclusivamente di (spesso finta) solidarietà.
    Per ciò che riguarda le domande del post: faccio fatica a dare una risposta corretta. Stamattina venendo al lavoro sentivo parlare di “11 settembre” per l’Europa e “il problema è che gli Stati Uniti credono di avere un potere moralizzatore”. Sulla prima affermazione non mi trovo d’accordo, perchè attentati altrettanto gravi, se non di più, ce ne sono stati anche in altre parti di Europa (Londra, Madrid). Sul secondo, probabilmente è vero: qui entra in gioco l’ONU, ma a cosa serve? Occorrerebbe fare veramente una politica internazionale di ampio respiro, con la quale non si vada a decidere unicamente di sanzioni o bombardamenti, ma dove si possa ragionare su aspetti di integrazione, di condanna unanime del terrorismo.
    Charlie Hebdo: non sapevo neanche che esistesse. Come già scritto ieri in altri blog, ritengo che prima di tutto sia da considerare il fatto che sono morte 12 persone, prima che giornalisti. E sono d’accordo con Edue, la satira è così: qui in Italia per un certo periodo abbiamo bandito satira e giornalismo considerato di parte, poi per fortuna si è tornati alla normalità. Bisogna accettarla, che piaccia o no: sfrontata, sacrilega, a volte inopportuna. Però non credo che i musulmani siano troppo rigorosi per capirne il significato…

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    • ilcomizietto Says:

      Se mi sento molto Charlie quando si tratta di difendere la libertà di espressione, mi sento molto meno Charlie quando si usa questo evento per parlare di attacco al mondo occidentale e democratico. Questo evento fa scalpore proprio perché isolato ed eccezionale. In molti paesi questi attentati sono giornalieri, e la gente si è talmente assuefatta che ci convive. Se permettiamo a tre idioti di sentirci attaccati come società, allora abbiamo un problema più grande da risolvere rispetto al terrorismo.

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  3. eDue Says:

    Ooops, ho lisciato due fonti :)

    http://www.wittgenstein.it/2015/01/08/charlie-hebdo/

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