Della depressione e della pressione

Stavo riflettendo sull’incidente aereo capitato in questi giorni, dove pare che il copilota Lubitz abbia causato il disastro e dove pare la sua paura fosse quella di rimanere senza lavoro e carriera. Mi venivano in mente alcune persone che conosco – e fra queste mi ci metto pure io – che a volte si fanno prendere dall’ansia da prestazione e vanno al lavoro anche quando non dovrebbero. Tanto è solo un raffreddore, tanto per questo piccolo taglietto che mi sono fatto al lavoro non vale la pena dire nulla e così via. Perché? Per non perdere le scadenze, per non avere guai con i superiori. Poi il raffreddore lo prendono tutti, e qualcuno con la febbre, e una piccola ferita da 2 giorni diventa una piaga da una settimana di prognosi. Ok, nessuno ammazza volontariamente e direttamente 150 persone, però lo spirito è quello: la società mi chiede di sacrificare la mia salute in nome delle produttività/dei soldi/di altre cose e io lo faccio perché altrimenti sono fuori. Tutti noi, ad un certo punto, ci fermiamo in questo gioco. Lubitz, probabilmente, non ce l’ha fatta: si è vendicato. Parlo per ipotesi, ovviamente, che probabilmente la verità – le ragioni di Lubitz – non la sapremo mai.

Uno psichiatra, però, sul ilPost ci mette in guardia dal deresponsabilizzarci socialmente e dal caricare sulla presunta malattia del pilota – la depressione – tutte le cause della sciagura. Troppo facile. Non funziona:

Lubitz e la depressione, andiamoci piano
di Anne Skomorowsky – Slate
Una psichiatra spiega che trarre conclusioni avventate sulle condizioni del copilota di Germanwings è sbagliato: chi uccide 150 persone non ha semplici intenzioni suicide

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Una Risposta to “Della depressione e della pressione”

  1. Francesco Vitellini Says:

    Vedo in atto una sorta di stigmatizzazione della depressione da parte dei media italiani che ritengo molto pericolosa.
    Se Lubitz ha fatto quello che ha fatto “perché era un depresso” allora a chi soffre di depressione non dovrebbe essere permesso lavorare (per esempio un macellaio che soffre di depressione) o anche di avere la patente, tanto per dire (potrebbe decidere di travolgere i pedoni, visto che è depresso).

    L’ultima parola su quello che è successo su quell’aereo la si saprà forse solo quando anche la seconda scatola nera verrà recuperata (quella dei dati tecnici). A oggi quello che è sicuro è che l’aereo è precipitato, che il pilota è uscito dalla cabina e che non è più riuscito a rientrarci. Tutto il resto sono ipotesi e speculazioni.
    Poi, può benissimo essere che le ipotesi attuali verranno confermate come verità, ma aspetterei di avere in mano tutti gli elementi, prima di lasciarmi andare al gioco del “tanto si sa che”.

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