Rientro al lavoro

Credo ci sia qualcosa di perverso nell’organizzazione del lavoro delle grandi strutture. La vivo sulla mia pelle ogni giorno anche se ho un’esperienza limitata a quanto visto in questi ultimi 16 anni nei dintorni di Milano nelle piccole, medie e grandi aziende; non sono mai stato il pensatore o l’ideatore di simili strutture e processi, non avendo avuto ruoli di responsabilità e organizzazione.

L’ultima mia nuova mansione mi ha lasciato alquanto perplesso, nonostante mi sia stato spiegato che è necessaria ed è molto più importante e delicata di quanto sembri e io ci credo.

In questi giorni il mio ruolo consiste nel fare da interfaccia fra due strutture che non si devono parlare direttamente, per quanto possibile. Di fatto faccio il passacarte, se ci fossero ancora le carte. Ma non posso solo leggere e girare mail. Pur non sapendo nulla dei dettagli sul lavoro svolto dalle due strutture, devo imparare a intuire quando le richieste sono “ragionevoli” e le risposte “giuste”, con “giuste” e “ragionevoli” che si traducono di volta in volta in “politicamente corretto”, “tecnicamente corretto”, “tecnicamente ragionevole” e “costoso il giusto”. Nel caso si devi dalla retta via devo convincere i contraenti a ritornare sui loro passi, tradurre le risposte e le richieste, avvisare megacapi. Devo anche evitare di essere escluso dalle comunicazioni, che ci vuole un attimo a perdere il controllo della situazione.

Siete disorientati? Avete capito poco? Vi chiedete perché queste due strutture non possono parlarsi senza la mia mediazione? Ecco, allora siete nei miei panni.

E questa non è nemmeno la cosa più brutta e strana che mi è capitata, perché essere pagati per fare il segnaposto senza aver nulla da fare – senza che la cosa turbi nessuno, sia detto per chiarezza – è peggio e lasciare all’improvviso lavori ormai avviati non è una bella sensazione. Sembra anche che questa cosa sia considerata di più alto profilo, anche se a me non sembra proprio. Forse sono troppo abituato ad avere il ruolo di quello che mette le mani dentro il motore con il cacciavite e si sporca le mani di grasso, o forse dovrei dire di byte, perché il cacciavite ogni tanto in mano l’ho davvero. Il mio spirito, attualmente, è “Vediamo dove porta questa strada”, ma ad oggi la cosa mi pare parecchio strana.

Interessi economici e organizzativi, giochi di potere, controllo, psicologia. Questi sono gli ingredienti del mondo del lavoro che vedo intorno a me, dove le competenze tecniche hanno un ruolo sempre più marginale, almeno nel mio campo, dove le novità sono giornaliere e il tempo per assorbirle e farle proprie è sempre ridotto al minimo. Con marginale intendo che sono date per scontate, facilmente acquisibili e intercambiabili, anche quando non è vero. Il filmato dell’esperto è esplicativo.

In questo mondo si rischia di perdere il senso delle cose, di lavorare il doppio per raggiungere anche piccoli obiettivi, di vedere le proprie conoscenze – tecniche, ça va sans dire – inutilizzate.

Io non so se è possibile fare meglio, se in altri posti si faccia meglio, se forse un giorno le cose mi appariranno sotto un’altra luce. Oggi sento che così è e un poco ne soffro.

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3 Risposte to “Rientro al lavoro”

  1. eDue Says:

    https://edue.wordpress.com/2015/06/13/meritano-di-essere-ingannati/

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    • ilcomizietto Says:

      Sì, capita spesso che non ci sia nulla da fare e la cosa non dipende da me. Devo aspettare che altri finiscano le loro cose o che succeda qualcosa.

      Ora, con questo nuovo cappello, nell’ufficio del cliente vorrebbero farmi fare anche le cose di prima. Il mio capo m’ha detto: “Enno’, lì sei in prova per questa nuova mansione. Non ci pagano. Se vogliono che fai anche l’altro lavoro pagano l’altra tariffa.” Quindi li aiuto, ma non troppo. E ieri ho passato a guardare la casella di posta dove non succedeva nulla.

      Di positivo c’è che non mi rompono sugli orari.

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  2. alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 27.06.15 | alcuni aneddoti dal mio futuro Says:

    […] Il comizietto, “Rientro al lavoro”: Interessi economici e organizzativi, giochi di potere, controllo, psicologia. Questi sono gli ingredienti del mondo del lavoro che vedo intorno a me, dove le competenze tecniche hanno un ruolo sempre più marginale, almeno nel mio campo, dove le novità sono giornaliere e il tempo per assorbirle e farle proprie è sempre ridotto al minimo. Con marginale intendo che sono date per scontate, facilmente acquisibili e intercambiabili, anche quando non è vero. […]

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