[libro] Data and Goliath

Autore: Bruce Schneier
Titolo: Data and Goliath – The Hidden Battles to Collect Your Data and Control Your World
Editore: W. W. Norton & Company
Altro: ISBN 9780393244816, pagine: 320, prezzo: 27,95 $, prima edizione: marzo 2015, genere: saggistica (informatica, privacy, società, politica, sicurezza), lingua: inglese.

Voto: 9/10

(Dichiaro qui ufficialmente che io amo Bruce Schneier. Amore intellettuale, sia chiaro, tanto che lo metterei come lettura obbligatoria in ogni scuola di ordine e grado, ma ho paura di essere un tantino esaltato e quindi è un bene che siano in pochi a leggermi.)

In questo saggio Schneier descrive una situazione drammatica: la raccolta di informazioni sulla nostra vita da parte di aziende e governi fa apparire 1984 di Orwell come uno scherzo di un ragazzino senza fantasia. La cosa, detta così, sembra l’affermazione di un paranoico, ma lo studio di questi argomenti è il secondo lavoro di Schneier e quanto affermato nel saggio è ampiamente documentato. Tenete conto che metà del tomo sono note e riferimenti a documenti presenti in Rete, a libri e riviste. Anzi, Schneier stesso dice che senza la fuga di notizie di Snowden il saggio non avrebbe potuto nascere, che prima si avevano sospetti fondati e non prove, ma solo per quanto riguarda la raccolta delle informazioni da parte dei governi. La raccolta di informazioni da parte delle aziende è spesso alla luce del sole e comunque molto più facilmente visibile o intuibile. Insomma, c’è un sacco di gente che, potenzialmente, potrebbe sapere tutto della nostra vita, anche cose che noi abbiamo dimenticato o non vediamo subito, tipo che il nostro partner ha l’amante. Dico potenzialmente perché la raccolta dei nostri dati è indiscriminata, ma il loro uso non lo è sempre.

Come vengono raccolti i nostri dati? Attraverso la tecnologia di tutti i giorni. Smartphone, portatili, pc, ebook reader, carte di credito, bancomat, qualsiasi cosa che sia collegata a Internet o ad una qualsiasi rete telematica o comunque ad altre apparecchiature. Chiunque usi mail, servizi via internet, socialcosi, lascia una quantità impressionante di dati e questi vengono tutti salvati e tenuti. Il costo della raccolta indiscriminata è infimo e, con budget tutto sommato alla portata di grandi potenze come gli USA, consente di tracciare interi popoli. (È documentata la registrazione di tutte le telefonate – voce compresa – fatte in Afganistan nel 2013 (p.65).) La situazione è talmente grave che mantenere l’anonimato nella nostra società è impossibile. Anche agenti segreti addestrati a non lasciare tracce hanno molte difficoltà (p.43).

Che utilizzo si fa dei dati? Per quanto riguarda le aziende è chiaro: venderci prodotti e servizi, convincerci ad acquistare. Per quanto riguarda i governi gli scopi sono molto più subdoli e sottili. Ufficialmente la raccolta indiscriminata di dati serve per combattere i “cattivi”, dove i cattivi possono essere, di volta in volta, i terroristi, i pedofili, gli evasori fiscali, fino ad arrivare ai contestatori e i dissidenti. La divisione fra spionaggio commerciale e governativo è solo formale. In realtà le grandi multinazionali dei servizi spesso collaborano, più o meno volontariamente, alla raccolta dati governativa.

Ma serve questa enorme raccolta? Dipende. Per le aziende è fondamentale. Anche se imprecisa, nei grandi numeri la profilazione degli utenti consente di dare servizi e pubblicità su misura che migliorano di molto il rendimento degli investimenti. Per quanto riguarda la prevenzione degli atti terroristici e la lotta ai cattivi in generale, scusa con cui ogni governo ci controlla, questa raccolta indiscriminata si è dimostrata più volte assolutamente inutile. È facile seguire un obiettivo specifico, è assolutamente impossibile trovare un comportamento che si rivelerà deviante. La imprevedibilità dei comportamenti umani genera troppi falsi allarmi per rendere utile qualsiasi indagine preventiva. Nessuno sa in anticipo come si comporteranno i cattivi. Solo che nessuno vuole perdere un potere acquisito e nessuno vuole apparire debole nella prevenzione dei disastri. Gli uffici come la NSA, per esempio, sono un centro di potere ormai autonomo e nessuno ha voglia di perdere il proprio posto venendo accusato pubblicamente di non fare abbastanza (sindrome del “mi salvo le chiappe”).

Ma allora Schneier cosa propone? Propone tante cose, più di 80 pagine di suggerimenti. Se da un lato sembra irrealistico smettere questa raccolta di dati, visto che in molti casi il loro uso si dimostra utile (indagini di polizia, servizi, salute pubblica), la raccolta e il loro utilizzo indiscriminato dovrebbe cessare. Schneier illustra i numerosi danni dell’assoluta mancanza di anonimato: danni all’espressione del libero pensiero, alla capacità di ribellarci alle ingiustizie e a creare una vita più consona alle nostre esigenze. Il punto di equilibrio fra l’interesse pubblico e quello privato della raccolta dei dati dovrebbe essere portato nell’agenda politica pubblica. Le persone dovrebbero essere informate. Del tema bisognerebbe parlare. Dovremmo tutti pretendere un maggiore rispetto della nostra riservatezza.

Schneier dà anche qualche consiglio sulla nostra vita pratica di internauti, per evitare di essere completamente trasparenti ai big dei servizi che ci profilano. Già su questo tema si potrebbe scrivere un libro a parte, ma mi è piaciuto molto scoprire che molti dei suoi consigli li sto già seguendo.

Anche se incentrato sul dibattito politico e sulla legislazione USA, il saggio si rivela interessante e necessario anche per noi europei. La strada da fare è ancora tanta. Schneier è fiducioso che sarà percorsa. Io un po’ meno. Ma informarsi è il primo passo per iniziare. Questo libro è un ottimo inizio.

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Una Risposta to “[libro] Data and Goliath”

  1. robxyz Says:

    Grazie mille per l’interessante suggerimento. Comprato.

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