Il “Fertility Day” e la qualità del lavoro

Segnalo un post di Giovanna Cosenza che a sua volta segnala un articolo di Massimo Guastini:

“Fertility Day: andiamo oltre i capri espiatori”, di Massimo Guastini

Il tema è la pessima campagna del Fertility Day del Ministero della Salute, le considerazioni però sono riguardanti il mondo del lavoro nel mondo della pubblicità.

A quanto scritto sul post citato io ho da aggiungere questo.

Premesso che non guadagno 236mila euro, se accade al ministero quello che accade nel mio piccolo mondo lavorativo, il fatto che un lavoratore sia in grado o meno di svolgere un’attività è cosa sempre più spesso marginale. Le competenze stanno diventando facoltative e ormai questa tendenza la vedo da molti anni. Quante volte ho detto “non so fare questa cosa” e mi è stato risposto “leggiti il manuale“? Tante. Se c’è qualche difficoltà poi tanto si “scala”, che nel gergo lavorativo significa “troviamo qualcuno che sa fare veramente le cose o che almeno si prenda la colpa del lavoro fatto male“. Pennac, col suo Malaussène, è stato un visionario.

Nell’era dei servizi e delle relazioni il tecnico ha assunto sempre più un ruolo marginale e viene pagato di conseguenza. Solo che mentre ieri il tecnico era solo quello con la chiave inglese in mano, oggi lo è anche chi sa programmare in Perl o scegliere una giusta foto per una campagna sanitaria.

I risultati di chi non investe più nella parte tecnica del lavoro sono sotto gli occhi di tutti.

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