Psicoterapia

Otto anni di psicoterapia di gruppo. Ho terminato qualche giorno fa questa straordinaria avventura, iniziata nel novembre 2012 a seguito della fine del mio matrimonio. Sono cambiate tante cose in questi anni, smontare un matrimonio dove avevo investito tutta la mia vita non è stato facile. I legami si insinuano ovunque, in un quadro appeso, in una targhetta sul citofono, in un mutuo in comune, in un modo di dire o un modo di esprimersi, persino nel colore delle pareti. Ora posso dire di aver sgomberato tutte le macerie che si erano accumulate da quel disfacimento, ma sono sicuro che troverò altra polvere in giro, negli angoli nascosti di casa.

Ma non è di questo che voglio parlare. Voglio raccontare cosa ho imparato in psicoterapia. Ho iniziato perché penso che confrontarsi con gli altri sia il modo migliore per capire cosa ci accade. Ho esordito come un fiume in piena e ho chiesto consigli e aiuto. Cosa devo fare? Il gruppo ha fatto da specchio alle mie emozioni e alle mie richieste, ma il riflesso non è sempre stato consono alle mie aspettative. Nessuno poteva dirmi cosa fare. Nessuno in realtà poteva aiutarmi o consigliarmi. Non perché mancasse la volontà o la capacità, ma semplicemente perché non si può ricevere aiuto se non si è pronti a riceverlo; quello che gli altri ci dicono non necessariamente è adatto alla nostra situazione e al nostro sentire. Quando l’aiuto sembra arrivare da fuori, in realtà è maturato dentro di noi, e l’altro gli ha dato solo una spinta. Questa la prima lezione.

Ho poi imparato che c’è una distanza fra quello che si dice e quello che gli altri capiscono, che la parte emotiva e la parte razionale del nostro dire non sono sempre in sincronia. Ho imparato a essere più chiaro nel raccontarmi, ma ho anche imparato che è impossibile andare contro i pregiudizi o i radicati convincimenti altrui. Ho imparato quindi a lasciarli dove sono, addosso agli altri.

Ho imparato che le radici del nostro disagio sono lunghissime e portano in molti meandri dei nostri pensieri e dei nostri ragionamenti. Ho imparato che si ha paura dell’ignoto, tutti hanno paura dell’ignoto, di quello che non ha un nome o una ragione. Una persona che affronta un pericolo, anche folle, non ha veramente paura, perché ha deciso di sfidare quel pericolo, sa perché lo fa. Mettete quella stessa persona nel caso, nell’arbitrio altrui, nell’oscurità della ragione, e avrà paura come tutte.

Ho imparato che spesso è utile sospendere il giudizio su quello che succede agli altri e su quello che fanno. Ho imparato che questo giudizio è utile sospenderlo anche verso noi stessi, per non farci schiacciare da eventi di cui non abbiamo il controllo. Giudichiamo in continuazione, senza nemmeno accorgerci. Va bene, ma ricordiamoci almeno che il nostro giudizio è un’arma, una spada che spesso ferisce. Siamo fragili, troppo fragili, quando siamo sensibili a ogni giudizio, persino al nostro, ma siamo lo stesso fragili quando non sentiamo nessun giudizio altrui. Da qualche parte c’è un punto di equilibrio. Non chiedetemi però dove sia.

Ho imparato ad aspettare, che poi quello che deve succedere succede e il mio turno per raccontarmi arriva. Ho imparato che abbiamo bisogno di essere ascoltati e di ascoltare. Ho visto la paura di non essere capiti, di non sentirsi accolti, di non riuscire a dire ciò si aveva dentro. E vederlo in un gruppo costruito per capire, accogliere e ascoltare è stato veramente una sorpresa che mi ha fatto riflettere sulla natura della sofferenza altrui e sulla mia.

Ho imparato che anche quando tutto sembra immobile, in realtà non lo è. Le paure rimangono, le debolezze pure, i punti deboli non spariscono, nessun pianto mi è stato risparmiato, ma viene anche il coraggio di muoversi, sono stati dati dei nomi agli eventi, ho visto che non sono solo. Le cose belle capitano comunque, nonostante tutto e tutti; i momenti di difficoltà ritorneranno, anche loro. Spero di non dimenticare quanto ho imparato, che siano state tutte lezioni dell’anima e non solo della ragione.

Ho imparato che ci sono diversi modi di uscire da una relazione, da un gruppo, e non tutti sono uguali. Ho imparato che molto spesso non è importante quello che si fa, ma come lo si fa.

Ho terminato questo percorso perché penso che si siano esauriti i motivi per cui era iniziato. Questo non vuol dire che non avrei potuto rimanere nel gruppo ancora otto anni e non vuol nemmeno dire che non riprenderò un nuovo percorso più avanti, chi lo sa? Il gruppo mi mancherà, questo è certo, abbiamo fatto tanta strada assieme.

Un grande grazie a tutti i pazienti e ai terapeuti.

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Una Risposta to “Psicoterapia”

  1. 2020 | Ilcomizietto Says:

    […] ricorderò per altre piccole cose, alcuni cambiamenti personali e familiari: abbiamo visto nuove serie TV, nuove categorie di video su YouTube, una ripresa della […]

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