[libro] Un oscuro scrutare

Autore: Philip K. Dick
Titolo: Un oscuro scrutare (A Scanner Darkly)
Editore: Fanucci
Altro: ISBN: 9788834738993; introduzione di Carlo Pagetti, postfazione di Francresco Marroni; Nota finale dell’autore; traduzione di Gabriele Frasca; I ed. orig. 1977; questa edizione 2019; illustrazione di copertina: Antonello Silverini; 16,00 €; p. 292

Voto: 7/10

In un futuro molto vicino a Dick, nella California del 1994, Bob Arctor è un agente sotto copertura che ha l’incarico di scoprire grossi narcotrafficanti di Sostanza M, dove M sta per morte. Per infiltrarsi nell’ambiente diviene tossicodipendente a sua volta e pian piano ha uno sdoppiamento della sua personalità. Ai suoi superiori si presenta con una tuta disindivuduante (scramble suit nell’originale), una tuta che nasconde la vera fisionomia della persona, per evitare che talpe nella polizia possano bruciare la sua falsa identità. Quando i suoi superiori gli chiederanno di spiare se stesso, Arctor sarà all’inizio perplesso, ma poi lo farà con grande metodicità, non rendendosi più conto dell’assurdità della cosa. Lascio il finale alla vostra curiosità, ma anche in questo romanzo Dick, con il tema della droga, mette in dubbio la nostra identità e quella dei nostri amici e conoscenti.

L’opera è, per stessa ammissione dell’autore, ispirata alla vita reale di Dick e alle sue esperienze con la droga. L’intero romanzo è dedicato a se stesso e ai suoi amici che si sono persi nella droga. Scrive Dick nella sua nota finale:

[…] L’abuso di droga non è una malattia, è una decisione, come quella di sbucare davanti a un’auto in corsa. Questa non la si definirebbe una malattia, ma un errore di valutazione. Quando un certo errore comincia a essere commesso da un bel po’ di persone, allora diviene un errore sociale, uno stile di vita. […] Se queste persone hanno commesso un peccato è stato quello di voler continuare a divertirsi per sempre, e sono state punite per questo; ma, come ho già detto, se si tratta per davvero di una punizione, sento che è stata eccessiva. […]

Buona lettua!

Aggiornamento 10/08/2021:

Gli amici del socialino mi hanno fatto sapere che da questo romanzo è stato tratto un film omonimo degno di nota, soprattutto per la sua tecnica di realizzazione.

Mi sono poi dimenticato di dirvi perché ho inserito l’autore della copertina nei dati del libro. All’inizio pensavo fosse una copertina come molte altre, poi invece ho capito. La tuta disindividuante non maschera semplicemente chi la indossa, ma lo fa apparire vago, cangiante. È qualcosa di diverso da una semplice maschera, più inquietante. Penso che l’immagine di copertina rappresenti bene quello che aveva in mente Dick.

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