[libro] Questioni di un certo genere

Autori: AA.VV.
Titolo: Questioni di un certo genere – Le identità sessuali, i diritti, le parole da usare: una guida per saperne di più e parlarne meglio
Editore: ilPost (collana Cose spiegate bene) in collaborazione con Iperborea
Altro: ISBN: 9788870919530; 19,00€; p. 224; I ed. 2021; genere: giornalismo, saggistica; A cura di: Arianna Cavallo, Ludovica Lugli, Massimo Prearo; illustrazioni di Sarah Mazzetti

Voto: 9/10

Una piccola premessa: io, per decidere di avere i baffi e il pizzetto, ci ho impiegato 6 mesi e altri 6 mesi, dopo 20 anni, ci ho messo per decidere di toglierli. Non cambio taglio di capelli da praticamente sempre. Non modificherei il mio corpo nemmeno con dei buchi alle orecchie per degli orecchini, tanto meno con un tatuaggio permanente. Se c’è una persona che non capisce come sia possibile voler cambiare sesso, quella sono io. Non puoi capire! Sì, è vero.

Messi i puntini sulle i, questo breve volumetto è un riassunto di tutto quello che si deve sapere sulle questioni di genere. In parte sono articoli, forse riadattati, apparsi sul sito de ilPost. Altri sono contenuti originali. Cos’è l’identità di genere, come si fa a cambiare sesso in Italia, le questioni linguistiche (la questione dei pronomi e la schewa. Bella la schewa, ma si fa molta fatica a leggerla: o la scambio per una e o rimango con un disagio interiore, non riuscendo ad associarle un suono e nemmeno una immagine mentale), le questioni teologiche (Dio è maschio o femmina?), la rappresentazione delle persone trans in TV e nel cinema, chi sono gli intersessuali, essere genitori trans, i femminismi e altro ancora. C’è proprio tutto. A essere pignoli nella sezione riferimenti avrei messo qualche link alle associazioni citate nell’ultima parte del volumetto, ma si dovrebbero trovare facilmente in rete, volendo.

Pur avendo in parte già letto alcuni interventi, pur non partendo da zero sulla questione, ad ogni pagina mi sono chiesto Cosa cazzo succede? Come è possibile?. Su praticamente tutto. Lasciando da parte i motivi che portano una persona a voler cambiare sesso, una delle domande che mi sono posto di più è stata: Ma perché rompere così il cazzo alle persone trans? Perché lo Stato vuole sapere, nei miei dati anagrafici, di che sesso sono? Ci sono tasse e diritti che si basano sul sesso, reale, biologico, percepito e qualsiasi altra cosa? No. Quindi perché all’anagrafe ti devo dire di che sesso sono? E se per qualche motivo non lo so? (V. persone intersessuali) Non ho diritto ad esistere? A prendermi il tempo per decidere? Perché rendere difficile la vita a queste persone? E poi: medici che non sanno affrontare pazienti trans, di sicuro dal lato umano, ma forse anche da quello medico. Non dovrebbero essere i medici e le strutture sanitarie i primi a sapere come trattarli? Invece se sei un uomo trans potrebbe essere difficile andare dal ginecologo. Ma perché?

E altre cose assurde: movimenti femministi transfobici, v. terf, studi sulla maschilità osteggiati dai movimenti LGBTQUIA+, la stessa sigla LGBTQUIA+, nata per indicare una presa di coscienza partendo dall’omosessualità e si è semplicemente allungata diventando impronunciabile e confusa. Forse è ormai troppo tardi per cambiarla, non so, ognuno vuole la sua lettera di visibilità, chissà cosa c’è dentro il +. Ci sarò anche io, maschio cisgender eterosessuale?

Ma più in generale tutto questo proliferare di sensibilità, esigenze, sfumature sulla propria sessualità porta a due risultati contrapposti: da un lato rende meno importante come ci definiamo (cosa vuol dire essere femmine ed essere maschi, se in mezzo ci sono ennemila sfumature? E poi: è veramente così importante definirci, se i diritti dovrebbero essere per tutti?), dall’altro rende questo processo di identificazione, di posizionamento all’interno di uno spettro amplissimo, assolutamente imprescindibile. Vogliamo essere visti! (v. incel) In questo senso la sigla LGBTQUIA+ rappresenta molto bene questa tendenza contrapposta.

Personalmente penso che l’organizzazione della società debba lasciare spazio vivibile a tutti, indipendentemente da quello che abbiamo fra le gambe o vogliamo essere, indipendentemente da chi siamo attratti. Siamo veramente tanti, c’è spazio per ogni sfumatura e ogni esigenza. Si può essere disorientati da queste novità, da queste nuove sensibilità? Sì, certo. Ma dobbiamo solo prenderci il tempo per rifletterci. Questo libricino potrebbe essere un ottimo punto di partenza. Se rimarremo umani – è questa la cosa importante – il tempo farà la sua parte.

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2 Risposte to “[libro] Questioni di un certo genere”

  1. Diemme Says:

    Secondo me sui documenti, anziché “Sesso” dovrebbero scrivere: “Sesso alla nascita” (sottotitolo: poi fate come cazzo vi pare).

    "Mi piace"

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