[libro] Inventare i libri

Autore: Alessandro Barbero
Titolo: Inventare i libri – L’avventura di Filippo e Lucantoni Giunti, pionieri dell’editoria moderna
Editore: Giunti Editore s.p.a.
Altro: ISBN 9788809861916; 20,00€; p. 526; genere: saggistica; postfazione di Aldo Cecconi; I ed. 2022

Voto: 6/10

Dove si racconta l’avventura imprenditoriale di due perfetti sconosciuti, Filippo e Lucantoni di Firenze, che, partendo da venditori di panni e di carta e un capitale in prestito, sono diventati editori di fama con una rete internazionale di produzione e vendita. Lucantoni si stabilirà a Venezia e il suo patronimico diventerà da “di Giunta” a “di Zonta” in alcune edizioni. Filippo rimarrà a Firenze. Parenti vari apriranno filiali a Roma, Lione, Salamanca (Spagna) e renderanno la produzione e la vendita dei libri un’attività internazionale.

La storia è lunga e complessa, parte dalla seconda metà del 1400 fino ad arrivare alla prima metà del 1600, quando i discendenti, fra difficoltà varie, interrompono o vendono l’attività editoriale. Il racconto è pieno di dettagli, di nomi e se all’inizio la cosa è entusiasmante, alla fine ammetto di essermi perso. Sono intellettuali e figure che uno storico come Barbero sicuramente apprezzerà, ma un ignorante come me fa fatica a inquadrare e memorizzare.

Ci sono però delle curiosità interessanti. L’attività editoriale è molto simile all’attuale: c’è chi pensa a quale libro stampare e si occupa di trovare l’intellettuale che lo scriva o lo curi, c’è l’attività di revisione, l’attività di stampa e la vendita, che spedire libri all’estero era costoso e rischioso. Sono attività diverse che spesso sono seguite da un solo attore o, nei casi di grandi investimenti, sono seguite da più imprenditori, in una sorta di joint-venture. E quindi abbiamo i litigi fra editore e autore o curatore, le difficoltà nel trovare la manodopera, il costo esorbitante della carta e dei magazzini, i problemi di vendita. Barbero ci segnala poi che con la vendita dei libri nasce la concorrenza, in un mercato, quello medievale, dove era per lo più sconosciuta. All’epoca ancora non esisteva il copyright, ma nascerà presto. Nel frattempo capitava che un altro editore/tipografo copiasse di sana pianta e più in fretta il lavoro che stavi preparando. Era un danno notevole. Nascono quindi i “privilegi”, che andavano richiesti ed erano concessi dal potere del posto, ma con una validità limitata nel tempo, di solito alcuni anni, e nello spazio. Un privilegio concesso a Firenze non valeva certo a Venezia o a Roma.

Come oggi c’erano i problemi delle epidemie di peste e i problemi derivanti dalle guerre. Sono passati 500 anni, ma il mondo è sempre lo stesso.

Nel 1559 nasce l’indice dei libri proibiti, ovvero la censura della Chiesa Cattolica per contrastare la riforma protestante. I danni nella diffusione delle idee – e dei libri – sono notevoli. L’indice, secondo wikipedia, rimarrà fino al 1966.

È interessante notare una certa analogia con l’editoria digitale di oggi. Se all’epoca il problema principale era trasformare un manoscritto in un testo stampato, oggi il problema è trasformare un testo stampato in un testo elettronico. Anche qui, come allora, è necessaria un’attenta attività di revisione. Per le edizioni digitali si hanno poi gli stessi problemi di protezione dell’opera, esattamente come nel 1400 e dintorni.

La ricostruzione dei fatti è stata fatta prevalentemente attraverso documenti fiscali e i contratti – gli atti notarili e gli arbitrati – che sono arrivati fino a noi. Il che è singolare: provate a ricostruire la storia della vostra famiglia attraverso la denuncia dei redditi, i contratti di accensione mutuo per la casa o i contratti di lavoro. Solo più tardi sono state usate anche le lettere fra gli autori, i curatori e gli editori.

C’è una cosa che mi ha colpito molto: i contratti si firmavano con la formula “Io Tizio Caio sono contento e mi obbligo a quanto sopra scritto.” Che è bello: un contratto è un compromesso fra le parti e arrivarci è fonte di contentezza. Non è bellissimo e poetico? Accendete un mutuo per la casa e siete contenti di averlo acceso e pagare la vostra rata per i prossimi 30 anni. Non pensate di dovervi sentire contenti? Ah no?

La presentazione del libro fatta da Barbero la trovate qui e per chi ha fretta qui.

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