Archive for the ‘comizio’ Category

Anche meno

giovedì 2 aprile 2020

Caro 2020,

(o Dio o altra entità astratta o metafisica a vostra scelta)

Sono passati poco più di 90 giorni dall’inizio dell’anno e abbiamo avuto un probabile inizio di terza guerra mondiale, le cavallette, un pandemia e sicuramente mi scordo altri eventi importanti.

In casa gli eventi non sono stati meno importanti anche se non proprio tutti nefasti. Per ora la salute fisica rimane. Quella mentale un po’ meno, ma ok.

Dicevo, caro 2020. Non c’era bisogno di fare tutto in questi 90 giorni. Potevi diluire gli eventi anche nei rimanenti 9 mesi. Perché a questo ritmo al 31 dicembre 2020 voglio passare direttamente al 1 gennaio 2022.

Con affetto ti saluto, ma datti una calmata.

ilcomizietto

Riflessioni sparse

martedì 31 marzo 2020

[aggiornamenti in calce]

Cosa stiamo (sto) imparando da questa quarantena? Alcune riflessioni, che aggiornerò man mano, senza fare ulteriori post e senza che fra i vari pezzi ci siano delle connessioni. Spazierò dal filosofico e politico al personale, di palo in frasca. A costo di perdere i miei due lettori rimasti, questo post è così.

Siamo tutti connessi, non solo negli aspetti economici, ma anche nella gestione della salute pubblica. Non possiamo più permetterci di avere, per questo tipo di emergenze, protocolli di intervento disomogenei. Non possiamo permetterci vincoli di copyright, brevetto e limiti di accesso ai medicinali, alle cure, alle analisi di laboratorio, ai risultati genetici. Non lo possiamo più fare non solo per motivi umanitari – c’è sempre qualcuno a cui non bastano – ma anche per motivi economici. L’impatto di questa pandemia sull’economia lo misureremo molto presto e non sarà piccolo. Forse non possiamo più permetterci nemmeno una sperequazione delle risorse mondiali. I problemi sono tutti connessi. Le soluzioni non possono essere solo su base regionale.

Siamo tutti connessi e sto parlando di internet. Internet non può essere più considerato un bene voluttuario. Una connessione ad alta velocità in ogni casa dovrà essere considerato come l’allacciamento alla luce, al gas e all’acqua: un bene primario irrinunciabile. Le infrastrutture per rendere questa cosa possibile, se non statali, devono essere guidate dallo Stato e nel caso anche finanziate dove non arriva il privato. Solo 30 anni fa questa quarantena sarebbe stata impossibile. La mia azienda di fatto sta continuando a produrre tenendo i suoi dipendenti a casa. Mia figlia, anche se con mille difficoltà, sta continuando gli studi. Lo possiamo fare grazie alla fibra ottica che ci arriva in casa, sempre sia benedetta.

Siamo tutti connessi e in questi frangenti ci accorgiamo quanto siano preziose e importanti le relazioni sociali. Io, che sono orso per natura, mi accorgo che mi mancano. Mi manca incontrare i colleghi, i soliti due amici, i miei genitori e la famiglia di mio fratello. Gli amici e i parenti lontani ora sembrano ancora più lontani perché neanche volendo potrei andarli a trovare. I contatti umani, per quanto rarefatti, sono importanti.

La solitudine ha numerose sfaccettature. In casa siamo in due. Non abbiamo un maniero, quindi ci dobbiamo dividere lo spazio vitale. Siamo fortunati, non ci manca nulla, ma non possiamo stare veramente soli e non possiamo stare veramente in compagnia. A volte il lamento e la frustrazione prendono il sopravvento e l’atmosfera si fa pesante. Poi, per fortuna, riusciamo anche a riderci.

Penso a chi ha malati psichiatrici o malati gravi in casa, a chi è detenuto, a chi subisce violenza domestica o ha solo un matrimonio sulla via del tramonto. A chi non ha un lavoro che è possibile fare da casa. A chi ha subito un lutto e non può avere un funerale. Alle tante situazioni di difficoltà che possono insorgere non potendo muoversi, che pure qui, nel mio piccolo orticello, ci sono. E, nonostante tutto, penso di essere fra i fortunati, ma solo per puro caso.

Penso al mio ruolo di padre. Il dover rassicurare la Comizietta e prendere decisioni difficili mi mette in una situazione nuova e a volte molto scomoda. Eppure non è questo che mi pesa a fine giornata. Quello che mi pesa è semmai non avere io a mia volta chi mi rassicura e una valvola di sfogo. O forse nemmeno quello servirebbe. Sarebbe utile avere qualcuno con cui scambiare queste sensazioni sulla nuova situazione; un qualche spunto di riflessione fuori dal coro, un incitamento a vedere le cose da un altro punto di vista. (Sarebbe bello avere una compagna con cui fare questo cammino molto accidentato.) Forse dovrei fare come predico alla Comizietta: darmi un obiettivo, seppur minimo. Un obiettivo da seguire per sopravvivere alla quarantena. A predicarlo sembra facile, farlo un po’ meno. Per ora tengo.

Penso al mio ruolo di figlio. E qui è facile farlo: dire ai miei di stare in casa e, se escono, di stare alla larga da tutti, che gli anziani con qualche problema di salute sono i più a rischio. Meno facile è riuscirci. Ma non posso fare tutto io, vi pare?

Penso al mio ruolo di lavoratore. Lavorare da casa non è facile. Per nulla. Le cose cambiano, le interazioni personali, in alcuni casi, sarebbero necessarie e anche il contatto con le macchine è necessario. Lo so che non ci credete, ma è così. Bisogna pensare in modo diverso.

Penso alle tante cose che ho rimandato perché non c’è tempo. E scoprire, per l’ennesima volta, che il tempo c’entra di solito molto poco. Ora, lavorando da casa, ho due ore in più per me, quelle che di solito uso per andare e tornare dal lavoro. Pensate che stia facendo una delle cose che rimando da una vita? No di certo! Ecco, se volevate una prova di questo strano meccanismo, ora l’avete. Se vi interrogate sul perché non le fate scoprirete cose nuove su voi stessi. O forse no, ma avrete una cosa in meno di cui lamentarvi: non le fate perché non le volete fare.

Penso a chi in questo momento sta prendendo decisioni importanti. I nostri bistrattati politici si trovano ora a gestire una situazione anomala e piena di imprevisti. Per nessuno sarebbe facile fare la cosa giusta, le cose da tenere in considerazione sono tantissime. E se quanto fatto è la cosa giusta lo sapremo fra qualche mese, non ora. In questo frangente saranno obbligati a dare il meglio. Non invidio nessun ministro, in questo momento. Gli auguro solo tanta fortuna e sappiano farsi guidare da chi sa più di loro. Sarà un bel test.

L’informazione. Ringrazio tutto il tempo speso in questi ultimi 24 anni a costruirmi una rete di informazione che non passi (solo) per i giornali. Tempo che pensavo perso e invece ora mi è utilissimo. Persone esperte, che curano quello che dicono, che se sbagliano avvertono, che informano un po’ su tutto. Vorrei fare una lista qui di blog, profili twitter, podcast, newsletter, il socialino tutto e siti istituzionali che in questi giorni mi hanno permesso di tenermi informato senza ansia e allarmismi inutili, ma sarebbe troppo lunga e temo incompleta. I link sui miei post dicono qualcosa di chi seguo. Ho smesso di seguire tutti quei siti che sono fonte di ansia inutile e notizie di qualità quanto meno discutibile. Parlo di Repubblica, Corsera e altri giornali più o meno storici. Prometto a ilPost che appena sistemo una questione personale farò l’abbonamento. Ora non è il caso. ilPost è l’unico giornale on line che conosco con un minimo di sobrietà e dignità e che si è dimostrato utile in questo periodo eccezionale.

E poi le domande più difficili: quando finirà tutto questo? Come ritorneremo alla normalità? O meglio: come sarà la nuova normalità? L’incertezza sul futuro, la mia paura più grande. E mi sa che un po’ di questa paura me la dovrò far passare. Digerire la cipolla, diceva Gaber. Ecco, dovrò imparare a digerire la cipolla. Se non tutta, almeno una buona metà, che altrimenti sopravviverò al coronacoso, ma mi farà secco l’ansia.

Aggiornamento 31/03/2020

Cose curiose.

Nei negozi in cui vado mancano: alcool etilico denaturato, guanti in lattice, qualsiasi tipo di Amuchina e mascherine anti qualsiasi cosa. E fin qui la cosa è abbastanza ovvia. Meno ovvia l’assenza di lieviti per torte e pane. Spariti. Le farine scarseggiano. Evidentemente siamo tutti in casa a fare torte, pane, pizza e pasta. In compenso qui ci sono uova e candeggina. Altrove so che scarseggiano.

Non ho ancora capito perché nel supermercato alcune cose non vengono vendute: biancheria intima, cancelleria, cose per la casa (bicchieri, piatti, ciotole eccetera.) Per caso stando a casa queste cose non servono più? Mancano le scorte? Serve per non fare ressa? (Ho sentito anche questa scusa.) È una libera interpretazione del decreto di chiusura? Non so se lo voglio sapere, per ora è così.

Mi si sono rotti gli occhiali da vista. Per fortuna uso un modello che si trova in ogni farmacia e negozio. Al supermercato vicino a casa sostenevano che non potevano vendermeli. Ho fatto la faccia di quello che non sarebbe uscito senza e infatti sono uscito con gli occhiali nuovi.

Il distributore automatico di latte crudo e altre cose alimentari, qui a 300 metri da casa, si pensava dovesse chiudere e invece qualcuno ci ha ripensato e rimane aperto, offrendoci la scusa di una passeggiata a qualsiasi ora per ovvi motivi di rifornimento alimentare. (Tranquilli, nessun contatto con nessuno, molto più sicuro di una qualsiasi spesa in un supermercato o negozio.)

Ho smesso di leggere libri. In questa situazione di “sospensione”, la lettura non è stimolata. In compenso guardo numerose boiate in streaming (Tekkaman!) e su YT.

Vedo sui social che molti e molte si truccano e si vestono bene per andare a portare la spazzatura fuori, per stare nel balcone, andare a fare la spesa o una videoconferenza con colleghi, clienti e familiari. Io invece rimango il cialtrone che sono, con calzini bucati, tuta macchiata di candeggina, felpa malandata, barba incolta più del solito, emissioni gassose libere. È una delle poche cose che mi piace di questa reclusione forzata. Ah, sì. E non stiro nulla da tre settimane.

Può andare peggio? Per qualcuno sì: “Yemen, doppio dramma: il coronavirus ai tempi della guerra“. Ma poi le fazioni in guerra, alcune, non tutte, pensano che sia meglio ammazzarsi da sani. O per lo meno senza COVID-19: “Proclamato il cessate il fuoco nei Paesi in guerra per paura della pandemia” Siamo animali decisamente strani.

Vorrei tanto stare veramente da solo. O almeno cambiare compagnia. O di non avere sempre una scusa per uscire. Ho voglia anche di abbracciare altri che non sia la Comizietta. Ma questo immagino anche voi.

Andate a donare il sangue!

mercoledì 18 marzo 2020

Donare il sangue non è pericoloso per il ricevente e nemmeno troppo per il donatore.

Da ilPost:

Si può donare il sangue anche durante l’epidemia di coronavirus
Non è rischioso, né per il donatore né per il ricevente, anche se bisogna prendere qualche precauzione in più

Comizi altrui /11

lunedì 16 marzo 2020

Sempre lo Scorfano, sulla morte (e la vita):

corrispondenze
di Davide Profumo

LAVATI.QUELLE.CAZZO.DI.MANI

venerdì 28 febbraio 2020

Dovrebbe essere un messaggio semplice. Dovrebbe essere l’ABC della buona educazione e dell’igiene personale. In questi frangenti straordinari ho scoperto che non è così. Qualcuno ci ha fatto anche un grafico e non siamo messi benissimo, ecco:

The European countries that wash their hands least after going to the toilet

Al lavoro ho trovato le scuse più fantasiose, i ma più creativi. La mia fede nella nonviolenza ha avuto un attimo di sbandamento, la fede nell’umano raziocinio ha vacillato.

Se una cosa è facile, allora ci sembra di non fare abbastanza. Eppure è proprio facile:

LAVATI.QUELLE.CAZZO.DI.MANI.

No, non c’entra il coronavirus. Nemmeno l’ebola. È da quando sappiamo dell’esistenza dei batteri, più o meno dalla seconda metà dell’800, che dovrebbe essere così. Quindi quando entri in ufficio ti vai a lavare le mani, prima di mangiare ti lavi le mani, quando torni da pranzo ti lavi le mani. A casa tua ti ammazzi come vuoi, ma non invitarmi se non ti lavi le mani quando entri in casa. Facile, efficace, veloce, sicuro.

Quando e come, c’è scritto qui:

[libro] Perché il populismo fa male al popolo

domenica 26 gennaio 2020

Autori: Bartolomeo Sorge,Chiara Tintori
Titolo: Perché il populismo fa male al popolo – Le deviazioni della democrazia e l’antidoto del «popolarismo»
Editore: Terra Santa
Altro: ISBN 9788862406468; 14,00€; p. 128; genere: saggistica politica

Voto: 7/10

In un periodo politico e sociale molto retrogrado e buio, le parole scritte in questo libro sono un faro nella nebbia, una ventata di aria fresca. La parte più progredita e avanzata della Chiesa Cattolica è capace di elaborare, con la sua millenaria esperienza, visioni politiche e sociali molto attuali e in qualche modo (oggi) rivoluzionarie; sa ripensare se stessa in funzione dei tempi che cambiano. Come avrete intuito dal nome degli autori e dalla casa editrice, il taglio politico del saggio abbraccia in toto la politica sociale della chiesa. È un continuo riferimento a Don Sturzo, ai lavori del Concilio Vaticano II, al Cardinale Martini e a interventi di vari papi, cardinali, vescovi.

Gli autori: Sorge ha la sua voce su wikipedia e quindi, se non lo conoscete, potete farvi un’idea di chi sia. Chiara Tintori, invece, è nata nel 1971, ha svolto attività di ricerca e docenza presso varie università italiane nel campo delle scienze politiche. Ha collaborato con Aggiornamenti Sociali dal 1996 al 2018 e vive a S. Donato Milanese.

Le domande che Tintori e Sorge si pongono sono: quali sono i segni caratteristici del populismo? Perché il populismo “fa male al popolo”? Quali gli antidoti?

Per sapere cosa sia il populismo basta guardare alla politica giallo-verde degli ultimi due anni (no, non vengono risparmiate critiche nemmeno ai governi PD): soluzioni semplici, di pancia, a problemi complessi. Minoranze vessate, gli ultimi ancora più ultimi con false promesse di farli diventare “primi”.

Più interessante la proposta di antidoto: gli autori fanno loro l’appello di don Sturzo ai “liberi e forti”, ai cattolici capaci di impegnarsi in politica in prima persona, di mettere a disposizione della collettività la propria professionalità, di elaborare compromessi, di andare a fondo nell’analisi dei problemi. C’è un continuo appello alla laicità e al coinvolgimento anche dei non credenti. Ecco, questo forse è il punto debole dell’appello: se, come spiegato, la popolarità di una azione politica è riferita all’interno del mondo cattolico (le esperienze di stampo socialista sono ignorate nel testo) e se lo sprone all’azione deve essere una “tensione religiosa”, mi chiedo come i non cattolici e i non credenti possano aderire a questo progetto. Le proposte del duo sono tutte condivisibili (impegno politico personale, mediazione politica, attenzione ai più deboli e alle minoranze, inclusione, gestione delle diversità e tanto altro), ma voglio dare una buona notizia agli autori: la tensione religiosa non è affatto necessaria, almeno non la tensione religiosa cattolica, per fare buona politica.

Qui vi risparmio un mio comizio su politica e religione e vi auguro buona lettura.

2019 e 2020

mercoledì 1 gennaio 2020

I bilanci altrui letti fra i miei amici immaginari della rete mi hanno fatto riflettere su questo 2019 appena trascorso.

Non è stato un anno facile, per nulla. Tante notti insonni, tanti pensieri e preoccupazioni, tante decisioni difficili, alcuni passi indietro. Eppure non vorrei che le cose meno belle prendessero il sopravvento nei ricordi.

Tante piccole cose belle e importanti, belle e importanti forse solo per me, ok, ma belle e importanti, sono accadute nel 2019. Dare un nuovo volto alla mia casa, ore che è tutta mia, è stata una delle cose più giuste e belle fatte l’anno scorso, per esempio. Il ritorno alla lettura, con 16 libri letti, un altro esempio. E altre piccole cose belle non qui raccontabili.

Del 2020 ricordo solo quanto mi sembrava lontano, quando immaginavo il futuro e non avevo ancora dieci anni. Un futuro fatto con auto volanti e tecnologie strepitose, con molti robot, grattacieli spaziali, ma senza computer e internet, e come potevo immaginarli? Un futuro dove i problemi ambientali fossero risolti con nuove tecnologie. Mi sembrava tutto possibile a dieci anni.

Di questa capacità immaginifica è rimasto ben poco purtroppo. O forse ha trovato sbocchi meno fantasiosi e più concreti? Io speriamo che il 2020 dica qualcosa in proposito, che questo è l’anno del mezzo del cammino di nostra vita.

LGBTQIZKJYeccetera

lunedì 30 dicembre 2019

Ieri sera Lacomizietta mi leggeva questo articolo su ilPost:

Cosa vuol dire LGBTQI
Fino a LGBT arrivano quasi tutti (ma siete sicuri?), dopo le cose diventano più complesse: e ci sono attivisti che vorrebbero allungarla ancora

e gli faceva le pulci e mi sciorinava sigle e definizioni legate alla sessualità. Al che ho pensato che, volendo descrivere con precisione tassonomica tutto questo variegato mondo, le lettere della sigla dovrebbero essere circa 45. Abbiamo convenuto che LGBTQ+, o anche LGBT+, da usare per motivi storici, sarebbe più che sufficiente per indicare questo variopinto mondo delle possibilità nel mondo del sesso. Anzi, a bene vedere la cosiddetta normalità, eterosessuale e binaria, ha anch’essa molte sfumature. Inoltre l’obiettivo di tanto sforzo dovrebbe essere, in un mondo ideale, assolutamente inutile: uno non dovrebbe aver bisogno di essere incasellato e giudicato per come vive la propria sessualità. Vedremo come andrà a finire.

Sull’arte e la banana appesa

giovedì 12 dicembre 2019

Qualche giorno fa Maurizio Cattelan, l’artista italiano famoso per il water d’oro e altre opere, ha esposto la sua ultima fatica. Comedian: una banana appesa con del nastro adesivo. L’opera è stata venduta per 120 mila dollari e anche la banana è stata mangiata da David Datuna. Non devono essere stati pochi quelli che si sono fatti delle domande, tanto che il critico d’arte Jason Farago sul New York Times ha provato a contestualizzare l’opera e a darle un senso.

Le argomentazioni di Farago mi sono sembrate delle supercazzole, ma questo deriva probabilmente dal fatto che sono abbastanza rozzo sulla materia. Ho cercato allora di fare chiarezza nei miei pensieri e ho partorito questa domanda: ma è sufficiente una riflessione filosofica, artistica, intellettuale in senso lato, per fare arte? O l’arte, per essere tale, deve accompagnarsi anche a un talento più concreto? Sulla banana di Cattelan la domanda potrebbe coniugarsi così: è sufficiente 30 cm di nastro adesivo, una banana e una parete bianca per fare l’opera o ci vorrebbe anche una qualche abilità fuori dal comune? Non so: una banana scolpita nel marmo, un nastro che solo Cattelan sa come fare, un calcolo particolare per appenderla in modo strano. Dico cose a caso, per fare un esempio.

Anche il filosofo e lo scrittore, che svolgono attività quanto mai intellettuali, non è che partoriscono opere mirabili scribacchiando due righe su un foglio. Di solito, per partorire capolavori, riscrivono le stesse due righe, due capoversi o due pagine, molte volte, talmente tante volte che arrivano alla vecchiaia prima di essere date al pubblico. (Magari Cattelan è due anni che pensa a questa opera. Chi lo sa.)

Uno scultore sa fare con martello e scalpello cose che nessun altro sa fare. Un pittore sa usare i colori un po’ meglio di me. Insomma: io vedo l’artista come uno bravo a fare cose che io, e non solo io, non so fare.

Trovare invece una motivazione per un’opera basta solo molta faccia di tolla, o una grande capacità dialettica. Un talento, certo, che anche questo io non ho sempre; allora l’opera non è la banana, ma un’altra cosa.

Orologi

lunedì 11 novembre 2019

Salve, sono Ilcomizietto e non sono un appassionato di orologi, ma mi piacciono tantissimo e mi affascinano.

Questa estate, complice un negozio di orologi che chiudeva facendo forti sconti e il mio vecchio orologio che iniziava a dare segni di cedimento, ho approfittato per prenderne uno nuovo e per vedere cosa c’era nel web su questo tema. Mi sono quindi fatto una cultura di orologi su YouTube, la nuova fonte del sapere moderno. Ho scoperto numerose curiosità.

La prima è che l’appassionato di orologi standard non guarda affatto alla loro precisione nel segnare il tempo. Il primo punto per l’appassionato è che il movimento sia meccanico; se non è meccanico l’orologio è solo una bella scatola di un calibro (così si chiama il meccanismo che muove le lancette) di nessun interesse. Di fatto, un orologio al quarzo è il paria degli orologi. Tutta l’orologeria di lusso ha movimenti meccanici, a carica automatica (attraverso il movimento del polso) o manuale. Questi movimenti, nei casi migliori, hanno una precisione di pochi secondi al giorno. Un modesto orologio al quarzo questi secondi li accumula in uno o più mesi. Quelli radiocontrollati spaccano il centesimo di secondo praticamente sempre. Il vostro pc e un qualsiasi smartcoso è sempre precisissimo nell’indicare l’ora perché si corregge continuamente usando server dedicati. In altre parole: se pensate che l’orologio debba essere preciso, non siete un appassionato di orologi. Siete un fisico, un informatico o un ingegnere.

Poi c’è la questione della manutenzione. Un orologio meccanico ha bisogno di una manutenzione periodica: una volta ogni 5 o 10 anni, a seconda dei modelli, vanno completamente smontati, ripuliti, cambiate le parti usurate e rimontati. Una operazione che richiede qualche settimana e una discreta quantità di soldi, dai 200€ in su.

Sulla manutenzione di quelli al quarzo non so. Al massimo si cambia la batteria, quelli a ricarica solare nemmeno quello. Non credo che nessun vero appassionato di orologi spenderebbe un euro per la manutenzione di un orologio al quarzo, sempre che si possa trovare un ricambio dopo una decina d’anni.

I prezzi. Ci sono per tutte le tasche: dai 20€ degli orologi al quarzo, ai fantastiliardi di quelli di lusso tempestati di rubini e diamanti, prodotti in 4 esemplari. Quasi tutti quelli al quarzo, ovviamente, stanno sotto i 1000€ e comunque nessuno di loro è considerato orologio di lusso. (Non faccio fatica a pensare che esista l’eccezione che conferma la regola.)

Devo però ammettere che alcuni calibri meccanici sono molto affascinanti. Ne esistono che riescono a segnare anche le fasi lunari, i mesi, i giorni della settimana e gli anni bisestili. Tutte le cose oltre il segnare l’ora si chiamano complicazioni e più complicazioni gestisce il meccanismo, più si alza il prezzo e più è degno di attenzione. Anche vedere gli orologiai che smontano questi calibri meccanici è molto affascinante: come riescono a ricordarsi dove rimettere tutti i pezzi? Non hanno paura di perderli o di romperli? Affascinante anche l’aspetto tecnologico: i movimenti meccanici più sofisticati sono insensibili ai campi magnetici e agli urti, usano molle e ingranaggi con materiali nuovissimi, pensati apposta per l’orologeria e, nonostante non possano competere con gli orologi al quarzo, hanno scarti di uno o due secondi al giorno, contro i 10/15 della maggior parte di quelli in commercio. Una nota marca di orologi di lusso è in grado di ricostruire eventuali ingranaggi non più in produzione e quindi sono in grado di rimettere in marcia qualsiasi loro pezzo. Non a caso per compare un loro segnatempo io dovrei vendere casa.

L’impermeabilità: vedete scritto: “impermeabile a 100m” e pensate che possiate fare una bella immersione a quelle profondità con il vostro nuovo acquisto. Sbagliato: i metri indicati non sono effettivi. Si riferiscono alle prove statiche fatte in laboratorio. Nell’uso effettivo “100m” è indicato per un uso in riva al mare. “50m” è impermeabile durante il lavaggio dei piatti. Se volete un orologio per le immersioni dovrete cercare un diver, con impermeabilità da 200m in su. Che poi, il collega che fa immersioni ha un orologio apposta con il computer per calcolare le salite, ovviamente al quarzo.

Gli orologi femminili non esistono. L’orologio va considerato come un gioiello tipicamente maschile, al pari dei gemelli o il fermacravatta. Il mercato dell’orologeria femminile è assolutamente marginale, almeno così si vede sul Tubo. Se una donna vuole portare un orologio di un certo valore dovrà portarne uno pensato per polsi maschili.

Detto questo il mio orologio “da sogno” (pensate Crozza che imita Briatore) è in titanio, a carica solare, radiocontrollato e impermeabile 100m. Esiste e sta attorno ai 650€ o, avessi qualche spicciolo in più, potrei prendere il modello da 1100€.