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Essere genitori

sabato 25 giugno 2022

Ammetto, con una certa vergogna, che mi è capitato, negli anni passati, di pensare “ma cosa ne capisci tu di figli, che non ne hai!”. È un pensiero che mi ha sorpreso, trovarmelo addosso è stato imbarazzante. Io per primo ho opinioni su situazioni che non ho vissuto e non potrei vivere e ne vado molto fiero. Come potevo muovere una simile accusa ad altri?

A mia parziale discolpa c’era il fatto che quelle osservazioni non gradite erano state espresse su situazioni delicate, complesse, con una lunga storia e dal forte impatto emotivo e non avevo bisogno di qualcuno che mi desse soluzioni e punti di vista, ma forse solo comprensione e supporto emotivo.

Forse il punto non era (è) essere genitori dal punto di vista biologico, ma essersi trovati nel ruolo di genitori. Farsi carico di una persona piccola e indifesa, prenderla per mano, farla crescere e renderla autonoma. Si può essere genitori a scuola, sul lavoro, con un amico, con una adozione, un affido e chissà in quanti altri modi, anche senza avere partorito o messo incinta una donna. Forse l’altro che mi ha fatto osservazioni che mi davano tanto fastidio non condivideva la mia stessa idea di essere genitore.

Giovanna Cosenza, che non è stata madre dal punto di vista biologico, lo è stata dal punto di vista del ruolo e ha voluto condividere la sua idea di maternità (lei parla di maternità, ma la che cose che dice valgono anche per i padri). Mi sono molto ritrovato nelle suo parole, ho notato non solo una sintonia sulla teoria genitoriale, ma anche – e forse questa è la cosa fondamentale, che sulla teoria siamo bravi tutti – sulla difficoltà nel mettere in pratica questa teoria. Poche parole che mi hanno fatto pensare “non avrai partorito, ma sei una buona madre”. Lascio parlare Giovanna, che è sicuramente più brava di me con le parole.

Aggiungo un ultimo punto, un aspetto che spesso è tenuto nascosto, negato, ma che invece è necessario rendere visibile affinché non ci distrugga la vita. Essere genitori è molto faticoso, a volte ci si trova a essere genitori per caso, senza volerlo (e non solo dal punto di vista biologico). Per essere buoni genitori bisogna mettere in discussione noi stessi, bisogna smontare i propri stereotipi, e prima di smontarli bisogna riconoscerli, altra cosa difficilissima e poi a volte non ci si riesce. Si fanno i conti con le proprie debolezze e la propria impotenza, altra cosa molto frustrante. Quante volte avrei voluto una bacchetta magica per cancellare le numerose difficoltà che ha dovuto affrontare la Comizietta? Tante. E invece non c’era nessuna bacchetta magica, è stato necessario soffrire, prendere decisioni sbagliate, camminare in mezzo alla selva oscura con un Virgilio altrettanto insicuro o del tutto assente. Quante volte ho pensato “Ma chi me lo ha fatto fare?”. Queste debolezze, queste difficoltà, questi dubbi vanno espressi, esplicitati. Nulla tolgono al nostro ruolo di genitori, anzi, lo arricchiscono, lo rendono più umano e vero. Eppure è molto vivo, specie per le madri, lo stereotipo del genitore eternamente felice e grato di esserlo. Che lo è, ma non come vorrebbe lo stereotipo. Lo è a patto di avere la possibilità di esprimere la fatica, i dubbi e, se possibile, di prendersi una pausa. (Essere in due aiuta molto.)

E poi la cosa più importante di tutte, il principio zero dell’essere genitori: avere molta pazienza, soprattutto con se stessi.

Pacifista del cazzo

sabato 30 aprile 2022

È dal 24 febbraio che cerco di scrivere qualcosa su questa guerra. Essere poi politicamente antimilitarista e pacifista, di questi tempi, mi fa sentire come un vegano in una macelleria.

È ovvio che emotivamente non posso che parteggiare con il paese aggredito e invaso, l’Ucraina, non si può non vedere l’aggressività e la pericolosità della politica di Putin e immagino che i miei quattro lettori rimanenti non vedano l’ora di vedere l’esercito russo sconfitto dal Davide ucraino.

Ai quattro gatti che con la sola forza della parola chiedono la fine del conflitto, la ripresa della diplomazia e l’interruzione della corsa agli armamenti gli si oppone la dura verità di un avversario temibile e determinato che sta radendo al suolo una nazione intera. Il mondo, in questo conflitto, è diventato improvvisamente in bianco e nero. Di qui e di là, non solo in politica, anche in famiglia (non la mia, per fortuna). Ma stanno davvero così le cose? Non esattamente.

Che la Russia, dopo la fine dell’Unione Sovietica, fosse governata da una oligarchia molto poco democratica e attenta ai diritti civili lo si sa da sempre. I paesi europei e molti personaggi politici dei paesi democratici hanno fatto finta di nulla. I più zelanti hanno speso parole di stima per Putin e l’Unione Europea, mentre l’IPCC ci intimava di smettere di usare combustibili fossili, provvedeva al raddoppio del gasdotto proveniente dalla Russia e nulla è cambiato dopo la prima invasione del 2014. A febbraio 2022 l’Unione Europea ha scoperto improvvisamente – dopo tutto otto anni cosa sono, se non un attimo? – di essere uno dei finanziatori della Russia. Correre ai ripari ora è come smettere di fumare quando è stato diagnosticato un tumore ai polmoni. Forse è tardi e i rimedi rischiano di essere altrettanto nefasti, tipo aumentare le importazioni di gas da altri stati che non brillano proprio per democrazia e diritti civili. Ma quelli, ad oggi, non mettono a rischio la nostra pancia piena, non ancora.

Questo piccolo esempio di economia spicciola, di metano e politici poco lungimiranti, rende macroscopica la verità di un mondo che è globalmente e irrimediabilmente interconnesso, socialmente, culturalmente, economicamente e politicamente, ma è governato da politiche locali, per lo più incentrate sull’interesse immediato e la gestione del potere corrente. (Dovevamo averlo imparato con la pandemia da Sars-Cov-2, ma siamo un specie che impara poco dai suoi errori.)

Ed è qui che il pacifismo muore e rimane senza armi, per rimanere nella metafora bellica. Il pacifismo non è una medicina che si dà all’ammalato, il pacifismo è una pratica per non ammalarsi. Il pacifismo richiede lungimiranza e collaborazione mondiale, richiede di rinunciare a un poco di potere locale per un bene superiore. L’idea di una ONU un po’ meno imbolsita dell’attuale è stata un’idea di Einstein nel 1932, discussa con Freud in una discussione promossa dalla allora Società delle Nazioni. Se ne è costruita una dopo il 1945, ma con un peccato originale: la divisione del mondo secondo le logiche della Guerra Fredda. Ora questa logica non ha più ragione di esistere, ma l’ONU non è cambiata, con una manciata di paesi che hanno diritto di veto su ogni decisione comune.

Ma se non armare i contendenti, gli ucraini in particolare, può sembrare quasi una cattiveria senza senso, le attuali misure contro la Russia hanno un comune denominatore che ritrovo spesso in molti commenti giornalistici: hanno effetti imprevedibili. (Sull’armare i contendenti i rischi invece sono notissimi.) Alcune risultano colpire indiscriminatamente la popolazione russa, come un vero e proprio attacco armato. Non sappiamo quanto a lungo potremo tenere le sanzioni economiche contro la Russai. Non sappiamo il loro effetto nel medio e lungo termine, nell’immediato ci porterà a un calo del PIL e a un aumento dell’inflazione. Non sappiamo fino a che punto fermeranno la macchina bellica russa. Non sappiamo se sproneranno il popolo russo a rivoltarsi a Putin o se, viceversa, si creerà una opinione pubblica rancorosa e desiderosa di un riscatto, a discapito degli ucraini, ma anche dell’Europa. In un prossimo futuro andrà al potere uno ancora più bellicoso di Putin? Non lo sappiamo. Le armi che daremo all’Ucraina rimarranno all’esercito o saranno distribuite ai civili? E che armi stiamo dando all’Ucraina? La Russia interpreterà questa cessione come una aggressione aumentando l’estensione del conflitto? Non lo sappiamo, molto semplicemente. Un aumento della spesa militare europea porterà sicuramente due cose: sarà più facile farsi la guerra e toglierà le risorse a quelle iniziative che invece la guerra la rendono meno probabile e la curano: cultura, cooperazione e sanità. (Qui potete leggere quello che sta succedendo in Germania.)

Anche nel mondo scientifico, nel tempio delle cooperazione pacifica e del progresso, il CERN, questo virus divisivo ha interrotto, per motivi politici, ogni nuova cooperazione con la Russia. Quando l’ho saputo sono stato male, ho pianto.

La filosofa Donatella Di Cesare, in un intervento sul canale YT di Emergency, parla del vero dramma della guerra: la rigidità di pensiero.

Ammetto di non sapere quale sia l’intervento più efficace e sensato per mettere fine a questa guerra (e a molte altre) in tempi brevi. Sicuramente interventi non ponderati e sull’onda dell’emotività porteranno altra incertezza e quindi forse aumenteranno la probabilità di una estensione del conflitto. So invece molto bene quali sono le politiche guerrafondaie, ben rappresentate dalle destre del mondo, ma che, poco o tanto, ormai sono patrimonio indiscusso di ogni partito politico.

Sono politicamente stanco. Stanco di politiche che non si occupano del futuro della società, della sua sua salute e dei diritti degli individui. Sono stanco di politiche che hanno la lungimiranza della mezza giornata, in balia dei sondaggi e degli umori dei social. Vorrei poter dire quello che penso su questa guerra senza essere incasellato, per forza e in modo arbitrario, da qualche parte e in questi giorni mi è molto difficile.

Nuovo lavoro

sabato 12 febbraio 2022

Lavoro nel campo dell’informatica e l’azienda per cui lavoro offre vari servizi ai propri clienti, dalla consulenza hardware a quella software, assistenza sistemistica, programmatori, analisti e potrei stupirvi con tante sigle ed espressioni inglesi, ma spero abbiate capito. Dove c’è un problema di tipo informatico noi possiamo metterci lo zampino, farci pagare e risolvere problemi.

In questi ultimi due mesi sono stato coinvolto in una nuova attività per $grande_compagnia_telefonica, che per brevità chiameremo $GCT. E’ un lavoro parecchio strano perché se da un lato lo si potrebbe considerare un’attività al limite del data entry e quindi ben poco professionale, dall’altro sono contento che abbiano pensato di rifilarlo a me e sinceramente sarei molto preoccupato se lo avesse in mano un collega con poca o nessuna esperienza. Si tratta di mettere mano a sistemi “in produzione” per la gestione degli SMS e del roaming e quindi una configurazione sbagliata, un errore, può generare grandi problemi e creare danni economici notevoli. Anche se nessuno è immune dal fare cazzate, io compreso, bisogna lavorare con questa consapevolezza e l’esperienza può fare la differenza. Senza contare che si ha che fare con dati molto sensibili, numeri di telefono, nomi, cognomi, indirizzi eccetera delle persone; si lavora su sistemi iper controllati, non si possono usare “per gioco” e “vediamo se c’è il numero del mio amico”. Bisogna saper stare in una “sala macchine”, quegli enormi stanzoni molto rumorosi sempre a 20-23 gradi, estate (e quindi lì dentro si gela) e inverno (e quindi lì dentro fa molto caldo, a meno che non dobbiate sedervi sopra il bocchettone dell’aria fredda proveniente dal condizionatore, in quel caso congelerete.), pieni di server perennemente accesi e che mai vorreste vedere spenti o in avaria. (Ciao, sono quello che, all’inizio della mia carriera, ha spento un server di produzione perché mi sembrava una cosa intelligente spegnere quel monitor inutilmente acceso.)

Ma la parte difficile non è questa, è quella al contorno: $CPT ha una struttura molto complessa al suo interno, centinaia di persone che lavorano incessantemente per assicurarci di poter telefonare senza problemi in ogni parte del mondo, organizzate a volte in maniera contro intuiva e a volte in maniera assurda, ma non riuscirete mai a distinguere quando sarete davanti a una assurdità o a una ragione bene precisa. Si viene a contatto con decine di procedure, tecnologie e sigle esotiche, molte delle quali nessuno mi spiegherà mai perché non di mia competenza. Arrivano nella mia casella di posta qualche centinaio di mail al giorno e quelle di cui mi devo occupare io sono spesso meno di 10 o nessuna. Bisogna sapersi destreggiare fra nomi, uffici, persone diverse. Questa complessità al primo impatto può essere molto disorientante.

Poi, preso il ritmo, dopo due o tre mesi, tutto sembra “facile”, ma non lo è mai, perché una nuova mansione, una nuova procedura esotica, un nuovo ostacolo è sempre dietro l’angolo. Si diventa improvvisamente “esperti” del proprio angolino anche in modo buffo. Ieri un nuovo collega, un esterno come me che aiuta $CPT nei suoi lavori, mi ha chiamato “perché gira voce che hai risolto quel problema di accesso, magari puoi darmi una mano”, io che all’interno di $CPT ho meno potere del due di coppe a briscola quando comanda bastoni e sono arrivato l’altro ieri. Eppure, visto che ho messo del mio per uscire da certe assurdità e ci sono riuscito, sono già “esperto” in qualcosa.

Fuori da quel mondo non sono esperto di nulla e non credo di poter rivendere nessuna competenza tecnica specifica. Oppure la mia esperienza sta proprio nel saper stare in questi mondi ibridi, pieni di cose incomprensibili che rimangono tali e pieni di cose da imparare, a volte in modi molto faticosi, con molto intuito, fortuna e determinazione. Saper stare nell’ingranaggio e saperne uscire quando è necessario. Immettere dati, ma con un certo criterio. Essere come un chirurgo che non ha paura a tagliare o a dare quel comando rm -r *, che cancella inesorabilmente tutto, che sa di non dover toccare certi vasi sanguigni o certi cavi e certi interruttori. Dopo 23 anni anni di lavoro mi sono accorto di non essere veramente esperto di nulla, e di poter fare tutto. Per fortuna non ho intenzione di cambiare azienda, che non saprei proprio come spiegare questo concetto e rendere appetibile questa mia capacità, anche se so che è una competenza richiesta in molte attività del mio settore, che non tutti hanno e che penso sia molto sottovalutata.

Comunque, se non vi arrivano gli SMS del servizio LoSai o ChiamaOra, prima di rompere le balle all’assistenza, assicuratevi di avere un credito residuo sopra i 2€ e se fate una prova segnatevi data e ora esatta, al secondo, e date all’assistenza anche il numero del chiamato o del chiamante.

Lascia passare A38, versione 2

sabato 25 dicembre 2021

Come alcuni di voi sanno, da alcuni anni nei contratti collettivi nazionali del lavoro viene inserito, come se fosse un benefit, una assicurazione medica che il lavoratore non può rifiutare. Il datore di lavoro paga (poco) una scatola vuota che poi dà in appalto il servizio a grandi realtà assicurative. In cambio il lavoratore dovrebbe ricevere alcuni rimborsi per visite private, occhiali e cose di questo genere. Poiché si paga poco, si ha indietro poco e l’obiettivo è quello di creare delle trappole in cui l’utente si perde e non riesce a riavere dietro nulla. Non è una mia illazione. Tutti quelli che hanno a che fare con queste assicurazioni sanno quanto sia faticoso, a volte impossibile, raggiungere l’agognato rimborso e quanto sia misero, sempre inferiore a quanto pagato (e non potrebbe che essere così, altrimenti l’assicurazione fallirebbe). Vediamo un esempio in quanto lavoratore metalmeccanico.

Nei giorni scorsi il dentista mi ha detto che mi dovrò sottoporre a delle cure dentarie. Per ottenere un contributo dall’assicurazione vado sul sito e attivo quello che viene chiamato voucher. Ricevo un numero che giro al dentista. Lui inserirà la documentazione necessaria per ottenere il rimborso. Dopo alcuni giorni il voucher viene annullato, perché il dentista non ha inserito i dati necessari per giustificare la visita. Non viene dato al dentista la possibilità di integrare la documentazione. Il voucher viene annullato. Ne richiedo un altro. Anche il secondo viene annullato perché replica del primo che, secondo chi l’ha annullato, dovrebbe essere usato per integrare la documentazione. Ecco che sono in un vicolo cieco: non posso far integrare la documentazione, non posso chiedere un nuovo voucher. Via web non è possibile fare molto.

Mi attacco al telefono. Il numero verde del Fondo rimanda a quello dell’assicurazione che ha l’appalto. Il numero verde dell’assicurazione che offre il servizio ha solo risposte automatiche. Devo capire come riuscire a parlare con un operatore. Dopo un’ora di imprecazioni e di esplorazione dei menu di risposta automatica (in una settimana ho bruciato tutti i punti Paradiso che mi sono accumulato nei mesi precedenti) riesco a trovare come parlare con un operatore. Non bisogna seguire il menù per chiedere informazioni sui voucher aperti, lì si ottengono solo risposte automatiche. Non c’è un menu “parla con un operatore”. Bisogna scegliere “assistenza diretta”, che è il menu per chiedere un nuovo voucher con un operatore. Ma non devo chiedere un voucher per cure dentarie. Lì finisco ancora in un ramo del menu che dà solo risposte automatiche. Devo chiedere un voucher per una cosa a caso che non siano cure dentarie. Una volta che riesco a parlare con un operatore viene la parte più difficile: non insultarlo, non dire cose di cui potrei pentirmi. Non ci sono riuscito benissimo, ma sono riuscito a non oltrepassare la linea dei guai ulteriori. L’operatore si è dimostrato di una encomiabile calma zen e ha fatto quanto in suo potere per segnalare l’anomalia. Non sono molto fiducioso sulla sua risoluzione, ma ormai fino a lunedì non si può fare nulla.

Tutto questo per meno del 5% dell’importo che andrò a pagare. Capite che se l’importo che sperate di riavere è inferiore a 100 euro, l’ora di bestemmie non vale l’importo che riceverete indietro. Voi rinuncerete ad avere quanto vi spetta e l’assicurazione ingrasserà i suoi azionisti.

Come i sindacati abbiano accettato queste assicurazioni è un bel mistero. Che senso abbia un’assicurazione sulle spese mediche rimane il secondo mistero, che il SSN dovrebbe funzionare e in effetti funziona spesso bene, nonostante tutto. Forse per abituare il lavoratore alla sanità privata?

Lascia passare A38

giovedì 23 dicembre 2021

Ovvero come rinnovare la patente usando la sanità pubblica. Attività ad alto rischio di imprecazione, inadatto a credenti, anziani e persone sensibili.

Svolgimento.

Un Comizietto qualsiasi ha la patente da rinnovare. Chiama fiducioso, con largo anticipo, il Centro Unico Prenotazione della Regione Lombardia. Con un numero di tentativi inaspettatamente basso, riceve per oggi la prenotazione della visita medica per il rinnovo. Riceve anche una mail con le istruzioni da seguire: ora, luogo, codice di prenotazione, importo da pagare: 42 euro. E basta. Indicazione sui documenti da portare? Nulla. Indicazioni sui versamenti da eseguire in posta? Zero. Ma il Comizietto non è nato ieri e si informa sull’internètte. Scopre che deve fare due versamenti allo stesso ente statale, ma su due conti diversi, con un bollettino che deve essere rigorosamente di pergamena, pardon, di carta, timbrato dalle forti braccia di un lavoratore delle poste italiane, vietata qualsiasi debolezza con pagamenti online. È necessario portare 1 o 2 foto (a seconda di dove ci si informa, ma tanto è irrilevante, le macchinette automatiche ne fanno 4) in formato tessera, e forse una fotocopia del CF, della patente e della CI. Il Comizietto esegue tutto e di più.

Il Comizietto si reca presso la struttura preposta all’orario stabilito, va per pagare allo sportello riservato ai ticket e ha una sorpresa. Quel pagamento di 42 euro deve essere effettuato in posta. Il Comizietto va nel più vicino PostaExpress, libero e senza coda. (Ci credo: fuori non ha nessuna insegna che indichi che quella vetrina è un Posta Express, è un negozio in franchising) Al PostaExpress non hanno i bollettini postali in bianco da compilare. Eseguono i pagamenti dei bollettini, ma non hanno i bollettini. Un servizio utilissimo. Allora va nel più lontano ufficio postale, con coda chilometrica, entra lo stesso, chiede il bollettino postale, esce, ritorna al punto PostaExpress, compila il modulo e scopre che quel ccp non è preso dal sistema di pagamento. Il Comizietto esce dal PostaExpress, si reca di nuovo all’ufficio postale, fa un’ora di coda al freddo, paga, ritorna dove si fanno le visite per la patente, ma ormai è tardi. La dottoressa che fa le visite per la patente è andata via. Il Comizietto prenota una nuova visita.

Senza bestemmiare e insultare nessuno, ma visibilmente alterato, il Comizietto chiede le modalità per segnalare questo problema. Cadono tutti dalle nuvole. Chiami il CUP, la ASST-Martesana, l’ufficio di Medicina Legale, ma scopro presto che non c’è un modo codificato per segnalare un problema. Sul posto non c’è un dirigente che risponde.

Chiamo il CUP “e ma noi facciamo solo le prenotazioni, chieda alla ASST che le fa la visita.”, alla ASST mi dicono di chiamare l’ufficio di medicina legale. Alla medicina legale dicono che nel loro portale c’è tutto scritto (a saperci arrivare, è qui. – Ancora mi chiedo cosa sia il “Monocolo documentazione sanitaria” ) e quindi loro hanno la coscienza pulita e che sono uno dei pochissimi che prenota la visita per il rinnovo della patente con il CUP. Ok, è inutile insistere su questa via. Chiedo: come faccio a segnalare questa cosa?

Di questo passo colleziono quattro indirizzi mail. Scrivo, l’ufficio URP della ASST Melegnano Martesana richiede di scrivere non una semplice mail, ma di compilare un comodo modulo in pdf da mandare in allegato.

Per ora il punto regione della Lombardia mi ha risposto subito dandomi un quinto indirizzo mail a cui scrivere. Il tasto inoltra sul loro client di posta deve essere evidentemente disabilitato.

Una riflessione banale: che ci sia un disservizio, che qualcosa non funzioni nella grande macchina della burocrazia pubblica ci sta, è fisiologico. Ci sta anche che i problemi come questi abbiano tempi di risoluzione abbastanza lunghi, ho lavorato anche io in grandi strutture organizzate e so quanto lavoro bisogna fare per cambiare anche una piccola cosa. Che però un utente qualsiasi non abbia nessun modo agevole per segnalare i problemi che incontra e avere riscontro che vengano presi in carico e risolti, ecco, questo penso sia un grande problema, ancora più grave della mia visita medica saltata.

Intanto voi, se dovete rinnovare la patente, non andate presso il servizio pubblico. O, se lo fate, andateci corazzati e muniti di tanta pazienza.

Aggiornamento 24/12/2021:

Sono stato contattato da un impiegato della Medicina Legale (non mi sono segnato nome e cognome e grado, non è importante). Era tutto costernato per quanto mi era successo, mi ha assicurato che ha già segnalato più volte il problema alla regione, che se avevo urgenza di rinnovare la patente avrebbe fatto in modo di farmi fare la visita da un medico legale reperibile nei prossimi giorni. Che di solito, se il malcapitato riesce a raggiungere il medico, fanno fare la visita lo stesso e poi si fanno spedire il pagamento del bollettino via uozzapp. Era anche contento che avessi segnalato la cosa alla regione, “che magari se anche gli utenti si lamentano faranno qualcosa”. (Quanta fiducia!)

A questo proposito segnalo che anche l’URP della regione mi ha riposto a tempo di record, dandomi il quinto indirizzo mail a cui scrivere. L’URP non ha inoltrato il messaggio a chi se ne occupa, ha dato a me l’onere di un nuovo invio. (L’URP del mio comune invece usa il tasto “inoltra”.) Potrò segnalare all’URP che l’URP non sa usare la mail?

Stare male al tempo della pandemia

lunedì 20 dicembre 2021

[Nessuna delle persone citate è in pericolo di vita, i sintomi sono lievi.]

I fatti

Martedì 14 dicembre 2021 la Comizietta è venuta a sapere che il fratello della sua migliora amica era positivo al Sars-Cov-2. (Il fratello è troppo piccolo per la vaccinazione.) L’amica fa un tampone antigenico di controllo venerdì 17 dicembre. Negativo.

Venerdì pomeriggio, visti gli impegni pomeridiani, per sicurezza, faccio un tampone antigenico fai da te alla Comizietta. Negativo. Bene.

Sabato pomeriggio alla Comizietta viene la febbre a 37,5°C, dolori muscolari, nausea.
Chiamo la guardia medica (Servizio di continuità assistenziale, si chiama ora), racconto le vicende, aggiungo che siamo entrambi vaccinati contro il Covid19 e contro l’influenza, e mi raccomanda di fare un tampone, meglio se molecolare. Chiedo se può prescrivermelo. Mi dice di no, che lo deve fare il mio medico. Domenica è tutto chiuso, quindi aspettiamo lunedì, per il tampone.

Domenica la Comizietta la passa in casa in stato comatoso, spossatezza, dolori vari, temperatura oscillante fra i 37,0°C e i 37,5°C. Si aggiunge mal di gola e saltuariamente una tosse secca.

Lunedì scrivo su uozzapp alla dottoressa della Comizietta spiegandole l’accaduto, con la speranza che prescrivesse un tampone molecolare. A sorpresa mi dice non può. Come mai? Ci vogliono sintomi specifici, dice.
Faccio una ricerca su internet. Un tampone molecolare a pagamento oscilla attorno ai 90€ e comunque bisogna prenotarlo.
Vado sul sito della scuola. Per gli studenti sono stati segnalati due centri dove eseguono tamponi per gli studenti o per chi, a scuola, ha un certo numero di sintomi. La Comizietta ne ha 3 su 9. Mi sembrano sufficienti. Non c’è scritto se i tamponi sono a pagamento o meno, ma si può fare senza prenotazione. Fanno anche quelli molecolari. Un posto è relativamente vicino a casa nostra, presso l’Aeronautica Militare. L’altro è in via Novara, dall’altra parte di Milano rispetto a dove abitiamo. Il primo chiude alle 16, il secondo alle 18. Presso quello dell’Aeronautica si può comunque pre compilare il modulo del consenso informato. Dopo aver inserito tutti i dati, il server ci dice picche, Error 500. Pazienza, compileremo là le scartoffie.

Alle 13 di lunedì (oggi) ci muoviamo, previa richiesta di permesso sul lavoro.
Arriviamo in via dell’Aviazione e c’è, stranamente, il deserto assoluto. Chiedo alla guardiola dell’ingresso, a una militare infreddolita, dove si fanno i tamponi per gli studenti. “Noi non li facciamo, lei non è il primo, ma il ministero ha dato indicazioni sbagliate.” (Da qui in poi ho detto tante di quelle imprecazioni, che, se mai ci fosse un inferno e un Dio giudicante, oggi mi sono aggiudicato un posto in prima fila nel girone dei bestemmiatori. Lascio alla vostra immaginazione indovinare in quali passaggi sono state più intense.)

Cosa faccio? Siamo in ballo, proviamo a ballare. Andiamo in via Novara, chiude alle 18. Passiamo per Milano città, secondo le indicazioni di Google Maps. Per strada mi fa fare, non so perché, due giravolte, cioè una inversione a U per poi farmi ritornare sulla strada principale. Alla prima ci casco (sia mai che Google Maps sappia cose che io non so), alla seconda lo ignoro. Arriviamo in via Novara alle 14.30, circa. Via Novara è lunga, non ci sono indicazioni. Google Maps indica in mezzo a un prato il centro per i tamponi. Le indicazioni della scuola non danno un numero civico. Dicono solo una generica Zona Parcheggi e in effetti nella zona c’è un parcheggio, ma nessuno che fa tamponi. Giriamo a vuoto in zona in paio di volte, poi chiediamo al personale di un ristorante. Ci danno indicazioni che ci spostano un paio di chilometri verso la periferia. Arriviamo finalmente al centro dei tamponi che sono quasi le 15 e ci dicono che i tamponi sono finiti per oggi. Ripassare domani, meglio alla mattina.

Non voglio tornare a casa senza in mano nulla. Se è covid19 vorrei saperlo prima di Natale. In piazzale Ferrara c’è una farmacia che fa tamponi rapidi senza appuntamento. Ci dirigiamo lì e arriviamo che sono ormai le 16 passate. Abbiamo davanti a noi una ventina di persone in coda per fare il tampone. Le persone in coda per il tampone aspettano fuori. Temperatura esterna: 2°C in discesa. Mando la Comizietta ad aspettare in auto e io faccio la coda. Dopo circa due ore passate al freddo, in coda con potenziali untori, finalmente è il turno della Comizietta. Mentre vado a pagare, sento la suo dolce vocina che sobilla una rissa fra novax in coda. La porto via, aspettiamo il risultato, negativo, e torniamo a casa. Arriviamo a casa, pieni di freddo e incazzati, che sono quasi le 18.45.

Considerazioni emotive

Molta rabbia e molta frustrazione. Mi sono sentito abbandonato dal mio medico e dalla sanità in generale. Io sono stato molto determinato per ottenere una qualche indicazione sullo stato di salute della Comizietta. Ho ancora una mezza idea di farle fare un tampone molecolare a pagamento, ma ci penserò domani a mente lucida.
Rimane il fatto che una qualsiasi persona normale non avrebbe fatto nulla, contribuendo allo spargimento, se non del covid19, di una qualche altra malattia sconosciuta che ha gli stessi sintomi. Ne abbiamo bisogno in questo periodo? Non credo. Sarebbe da biasimare? Non credo nemmeno questo.
La Comizietta, ovviamente, mi ha seguito in questa avventura, con il suo stato di salute si è presa la sua dose di freddo, anche se minore, e quando nella coda qualche novax si è lamentato dei vaccini e della sanità pubblica, la Comizietta è stata lì lì per iniziare una rissa. Poi si è calmata, ma insomma, la capisco. Lei non ha bestemmiato, da qualche parte la rabbia deve pur finire.

Considerazioni politiche

A quasi due anni dall’inizio della pandemia mancano campagne informative martellanti su cosa fare e come comportarsi. Nonostante tutto, la maggioranza delle persone si comporta bene, ma non è abbastanza per fermare e contenere questa pandemia. Nei giornali, televisivi, di carta e on line, circolano ancora molte informazioni semi vere (le più pericolose!), false, fuorvianti. Con servizi sull’astrologia, pagine di interviste a gente che cerca di truffare il sistema vaccinale, interviste a novax. Persone, anche istruite, ma che non seguono da vicino l’evoluzione di questa pandemia, hanno dubbi legittimi, sui vaccini, sulle cure, sui tamponi, sui GreenPass. Ci sono molte cose contro intuitive, difficili da spiegare, sui ripensamenti dei medici, e su tanti altri aspetti. Bisognerebbe che il Governo guidasse questo flusso informativo, che desse l’idea di sapere quello che sta facendo. A me non sembra che stiamo andando in questa direzione, sebbene il nostro governo non sia nemmeno fra i peggiori, in Europa. I continui cambi di maggioranza e la presenza nel governo di forze politiche apertamente contro il pensiero scientifico non aiuta a prendere decisioni ponderate. Nessuno, ancora, si è assunto l’onere di rendere il vaccino obbligatorio, per esempio. Per altre malattie, come il morbillo, per molto meno si è reso obbligatorio il vaccino, perché no con il covid19? Non si sa. È anche difficile seguire forze politiche illuminate. Non ce ne sono, semplicemente.

Aggiornamento: sono ritornato sul sito della scuola. C’ero stato ieri sera. Sono comparsi una marea di punti tampone per la scuola, anche vicinissimi a casa. Ho molta voglia di piangere.

Ciao Nonna Maria

domenica 21 novembre 2021

Nell’immaginario collettivo le suocere sono persone in genere terribili: dispotiche, ficcanaso, invadenti, antipatiche, da evitare il più possibile. La nonna Maria, la mia ex suocera, è stata con me il contrario di tutto questo. Mi sono sempre sentito uno di famiglia con lei, accolto e rispettato, anche nei momenti difficili, anche dopo il divorzio. Insegnante di lettere, amante della fantascienza e della Commedia di Dante, la sua compagnia è sempre stata gradita, le riflessioni sugli interessi comuni sempre interessanti e stimolanti. Nonostante un gran numero di nipoti e pronipoti, molto diversi fra loro, è sempre stata capace di dire a ognuno di loro che era il suo preferito senza cadere in nessuna contraddizione. L’amore in effetti consente questi paradossi e per i nipoti e pronipoti ha sempre avuto un amore viscerale e incondizionato. Con la Comizietta scherzavamo sul fatto che “potresti bruciarle casa e ficcarle un palo in un occhio e lei ti darebbe anche l’altro, se mai ti servisse”.

Poche settimane fa le avevo regalato la quadrilogia di Clarke che inizia con 2001 Odissea nello spazio. Non so se abbia fatto in tempo almeno a iniziare il primo romanzo. Mi sarebbe piaciuto parlarne con lei, scambiare qualche riflessione.

Ci mancherà molto.

[fumetto] Preti

mercoledì 17 novembre 2021

Autore: Astutillo Smeriglia
Titolo: Preti – Il mistero della fede
Editore: Mondadori Electa
Altro: ISBN 9788891833587;p. 143;17,90€; genere: fumetto; prefazione di Saverio Raimondo

Voto: 7/10

Nel lontano 2013 Smeriglia pubblicò il suo capolavoro Preti su YT, seguito, tre anni dopo, da Ancora Preti. Pochi giorni fa è uscito il libro di Preti, tratto dal primo video.

La bellezza di questa opera – parlo dei due video – è che prende per i fondelli il clero e la religione cattolica e nel contempo lascia trasparire una grande sensibilità “religiosa”. Scrivo “religiosa” con le virgolette perché non mi riferisco al senso religioso classicamente inteso, fatto di preghiere e riti, ma a quella sensibilità che non banalizza le questioni teologiche, le prende sul serio, le porta fino in fondo e riesce a fare a meno del concetto di Dio così come lo intendiamo tutti. Fromm ne sarebbe contento.

Il fumetto è la copia quasi integrale del primo video, con alcune aggiunte, alcune estensioni. Se da una parte è bello avere per iscritto il contenuto del video, dall’altra è un’occasione mancata per un’opera di più lungo respiro, come le strisce di Calvin & Hobbes o i Peanuts, anche se non so se sia possibile estendere e trovare altri spunti per una cosa che a me sembra già perfetta così.

Io spero ci sia anche un Preti2, con il contenuto del secondo video, e poi mi aspetto un Preti3, Preti4 e così via. A dire il vero non vedo l’ora di Preti3, ma come ogni fan che si rispetti, seguirò la saga dall’inizio, in ogni sua forma.

Buona lettura!

Nobel per la Fisica 2021

martedì 5 ottobre 2021

Sono molto contento. Non solo perché fra i vincitori c’è un italiano, Giorgio Parisi. Il tema della complessità, pur essendo di attualità con il cambiamento climatico e la pandemia, è studiato da decenni in fisica, in vari modi e campi. È importante che il premio metta in luce questi studi.

Aggiornamento 10/10/2021:

Radio3 Scienza racconta il Nobel per la Fisica 2021

Puntaccazzismi

lunedì 4 ottobre 2021

Mi rendo conto che nella tragedia forse questi sono dettagli poco importanti. Mi rendo anche conto che subito dopo l’evento, non essendo la toponomastica della zona chiarissima, le approssimazioni e gli errori ci stiano. Ma siamo a oltre 24h dell’evento. Si possono dare le informazioni corrette, no?

Allora. L’aereo ieri non è precipitato a Linate, né a San Donato Milanese (*) È precipitato nel comune di Milano. La via non è via Marignano (distante 100m dal punto di impatto), né via 8 Ottobre 2001 (distante 300m dal punto di impatto). Il punto di impatto è via Giuseppe Impastato. Qui. Lo so perché lì ci passo tutte le volte che vado a Milano, quindi spesso. L’ultima volta sabato scorso.

Per finire: l’aereo non è un ultraleggero, ma un Pilatus PC-12/47E.

(*) sono arrivato tardi con archive.is per ilpost. Hanno corretto in parte l’articolo, su mia segnalazione, ma il titolo è rimasto sbagliato.