Archive for the ‘comizio’ Category

L’unica cosa che ci resta

lunedì 15 gennaio 2018

Ho letto questo articolo su ilPost:

“Non so chi sei”, il sesso che facciamo
di Arianna Cavallo

Parla di fumetti e di come quella forma d’arte racconta la nostra attuale vita sessuale.
Interessante.
Di tutto l’articolo nella mia mente continua a rimbalzare questa frase:

Soprattutto di lei [la protagonista di Non so chi sei, NdR] che rispondeva di non fare niente di male procurandosi un po’ di piacere, che era «l’unica cosa che ci resta».

E mi sto chiedendo: tutto il resto che fine ha fatto?

[libro] Mangia e taci – e un ultimo comizio sulla lettura

domenica 31 dicembre 2017

Autore: Frédéric Dard (Le inchieste del commissario Sanantonio della polizia parigina)
Titolo: Mangia e taci (Mange et tais-toi)
Editore: Editoriale Erre
Altro: I ed. 1966; Questa ed. 1982; Traduzione di Bruno Just Lazzari

Di Sanantonio avevo già scritto nel 2014 e c’è ben poco da aggiungere. Ho riletto per l’ennesima volta questo libercolo perché costretto a una lunga attesa in una fila e questa è un’annotazione di cronaca personale.

Approfitto allora per fare una piccola riflessione sulla lettura, che in questi giorni sono uscite le statistiche ISTAT sui lettori e l’editoria nel 2016.

Quest’anno ho letto 20 libri, più o meno impegnativi, più o meno lunghi. Sono a pieno titolo nei lettori forti, faccio parte di una piccola minoranza (il 14,% dei lettori, il 5,7% della popolazione), detengo in casa più di 400 volumi cartacei (anche qui sono in minoranza: 7,3% delle famiglie italiane.). Questa minoranza io la frequento: volevo vantarmi con un collega del mio anno di lettura, solo che lui era a quota 23; sul socialino non ne parliamo: figuro fra gli analfabeti; tocco con mano quel concetto sociologico (e psicologico) di essere in una bolla: quelli attorno a me sono miei simili. Ma questa bolla è sempre più chiusa, a giudicare dalla statistica che dà i lettori in calo rispetto al 2015. (Si legge di più se chi ci sta attorno legge.)

Cosa spinge una persona a leggere? Non certo per imparare qualcosa (l’ISTAT ci tiene a specificare che i libri letti non devono essere per studio o lavoro), anche perché spesso, io per primo, dimentichiamo il 90% di quanto letto. Per curiosità, sicuramente, per vedere questo mondo da un altro punto di vista e per questo va bene anche Sanantonio, Fabio Volo, e tutti gli scrittori più o meno bravi o criticati. Il tempo per la lettura è un tempo dedicato a noi stessi, alla nostra anima, all’incontro col caso, una coltivazione della serenditpità. Se da un lato i programmi per incentivare la lettura latitano (Gli italiani leggono poco e la scuola potrebbe fare di più di C. Raimo), dall’altro siamo sempre più educati a distrarci, attraverso le chat di messaggistica e piattaforme che prediligono l’istantaneità e la volatilità della comunicazione. La congiuntura economica è probabile che non aiuti, che quando si è preoccupati per il proprio futuro si ha ben poca voglia di leggere.

È utile avere una popolazione che legge di più? Penso di sì, ma non credo che sia un’utilità misurabile. Non credo che i lettori siano detentori di contenuti ideali migliori di altri. Penso invece che i lettori abbiano una maggiore capacità di affrontare la complessità del mondo, o almeno di trovare un angolo in cui rifugiarsi dal turbine dei cambiamenti. In un certo senso, penso che un lettore stia meglio di un non lettore, o almeno così mi piace credere, così mi sento io.

Speriamo che il 2018 porti qualche lettore in più. Buon anno!

Banche armate/2

sabato 30 dicembre 2017

Non so se al NYT ci sia qualcuno che segue il sito di Banche armate, ma questo articolo segnalato da ilPost non è una novità, per chi segue il tema:

Un’azienda sarda sta facendo affari vendendo bombe all’Arabia Saudita
Bombe che vengono usate nella guerra in Yemen: è una storia già nota, che è stata raccontata con nuovi dettagli dal New York Times

Nell’articolo de ilPost trovate i link all’inchiesta originale. Qui di seguito invece è dove potete sapere da quanto tempo questa cosa accade, intendo esportare armi in paesi non proprio tranquillissimi e democratici. Praticamente da sempre.

Banche armate.

Ne parlavo nel 2008.

10

domenica 5 novembre 2017

Oggi 10 anni di blog e quasi passava inosservato.

Mi rileggo e vedo il cammino percorso e quello che è sopravvissuto ai cambiamenti.

Pochi giorni fa ho riletto una pagina molto bella scritta nel 2012, e mi sono commosso. Forse è onanismo intellettuale, ma così è. :-)

E un grazie ai miei quattro lettori.

L’era dell’abbondanza e la mancanza di desiderio

domenica 20 agosto 2017

In questi giorni di caldo ferragostano ho ceduto al lato oscuro della forza e mi sono iscritto a spotify, giusto per curiosità. In pochi click ho ascoltato una nuova autrice segnalata da Lacomizietta e mi sono risentito The Joshua Tree, che ho il vinile ma è rovinato. Tutto molto bello, ottima qualità del suono, pubblicità sopportabile.

A questo punto ho propinato un piccolo comizio alla Comizietta, cosa che non ha disdegnato, perché ho raccontato il com’ero, il com’eravamo noi, solo pochissimi anni fa.

Pochissimi anni fa non era possibile portarsi a spasso un catalogo sconfinato di musica. La musica non era subito disponibile. Se volevi sentire un album dovevi alzare le chiappe dal divano e andare in giro per negozi. Ricordo una ricerca durata mesi di un CD di Roberto Gatto, che avevo sentito live, per poi scoprire che non mi piaceva. (Avevo scoperto che la musica dal vivo era meglio di quella registrata.) Una volta acquistato l’album dovevi metterlo nell’apposito lettore. Poi dovevi alzarti a girare il vinile, la cassetta o a cambiare CD.
La musica portatile era di bassa qualità. In auto, chi aveva l’autoradio, aveva decine di cassette, che a volte si rompevano, si deformavano col caldo, il nastro si attorcigliava, si consumava da quante volte veniva ascoltato.
La musica era pesante e finita. Quanti LP potevi avere in casa? 10? 100? 1000? Meno di spotify o di qualsiasi altro servizio di streaming, sicuramente.
La musica non era portatile come la intendiamo oggi, almeno fino alla metà degli anni ’80, con i primi walkman. (Papi, ma come era grande un walkman?)

Succedeva quindi che una volta raggiunto l’agognato supporto, questo veniva utilizzato al meglio. Ricopiato su cassetta, chi poteva, e ascoltato per intero, senza interruzioni o salti. Un album lo si imparava a memoria, quasi.

Questa facilità di fruizione vale ormai non solo per la musica, ma anche per i video (film o documentari o altro che siano) e i libri. Oggi tutto è a portata di click. Ascoltiamo di tutto, leggiamo di tutto, ma non ci appartiene nulla. Questi servizi, a meno di attività al limite del legale, non permettono di avere in mano nulla di duraturo in casa nostra. Nulla che possa superare una generazione e spesso neanche un cambio di hardware. Nulla che possa durare oltre il pagamento del nostro servizio o dell’attività commerciale del fornitore di turno.

A fronte di questi cambiamenti tecnologici e di fruizione, ormai irreversibili e tutto sommato buoni (tanto al prossimo cambio di tecnologia avremo altri problemi), è scomparso il desiderio profondo per un libro, un disco, un film. Una scomparsa che vedo molto più duratura dei servizi di streaming, perché ha a che fare con l’abbondanza e questa non penso possa diminuire, a meno di una guerra atomica, ma allora i problemi saranno altri. Una nuova cantante con un nuovo album? Due click su wwwpensacitu e ce l’hai. Ti piacciono solo due canzoni dell’artista? Ma perché mai sentire altro? Non dobbiamo nemmeno sforzarci di scoprire nuovi interessi, frequentando altre case o persone o magari semplicemente un altro blog: ogni servizio di streaming o di vendita ci propone il brano successivo. Come possiamo desiderare ardentemente di leggere o ascoltare qualcosa di nuovo se non dobbiamo fare nulla per usufruirne? Se non ne sentiamo la mancanza?

Io spero che le nuove generazioni siano capaci ancora di desiderare, di scoprire nuovi autori, nuove musiche non solo seguendo suggerimenti automatici. Che sapranno usare lo sconfinato mondo di sapere che avranno a portata di mano in modo più saggio di noi adulti a cavallo di due ere tecnologiche.

Addendum: Un mio post di tre anni fa: Giradischi.

Ciao Zio Fili

sabato 15 luglio 2017

Lo Zio Fili ci ha lasciato giovedì 13 luglio dopo una lunga malattia, a 68 anni.

Lo Zio Fili fa parte di quelle persone che lasciano il segno anche quando non ci sono o sono lontane, anche se non le frequenti da tempo.

Ho passato con la sua famiglia tutte le estati dell’infanzia e dell’adolescenza, a giocare con i cugini, a fare gite che oggi posso solo considerare folli (non sapeva nuotare e si salvò dall’annegare solo per non far spegnere il sigaro che aveva in bocca); a casa sua le mie prime esperienze da “ospite”. Come dimenticare quando ci costruì, a noi bambini, il “birucin”, un telaio in ferro con quattro ruote di passeggino, di cui due sterzabili con un volante? Come dimenticare le tavolate estive a discutere e giocare a carte fino a tardi?

E più tardi le discussioni politiche, lui operaio, comunista e sindacalista marchigiano e io allevato nel nord milanese colto e un po’ con la puzza sotto il naso (il nord milanese, non io).

Poi le nostre strade si sono separate, ma le poche volte che sono ritornato nelle Marche lui è stato sempre il mio primo pensiero per una visita.

Mi sono accorto, solo oggi, che mi è stato di esempio per il mio impegno politico di gioventù e nelle associazioni sandonatesi.

Con la sua intensa attività politica e sindacale, con il suo impegno con Libera per restitiure alla società i beni confiscati alla mafia, ha creato una rete di relazioni personali che gli è stata di grande supporto in questi ultimi tempi, tempi difficili anche al di fuori della malattia. Un monito a chi pensa che la gente sia una massa informe e nemica. La vita, le persone, vanno invece vissute, con tutto quel che ne consegue.

Sono andato a trovarlo per l’ultima volta la settimana scorsa e l’ho trovato sereno, sazio di giorni, come dice la Bibbia, anche se di giorni ne avrebbe meritati molti di più.

Ciao Zio Fili, ci mancherai.

Volandia

domenica 28 maggio 2017

Quando ero piccolo, diciamo dai 7 anni fino ai 15, vivendo nei pressi di Linate e vedendo passare sopra la testa ogni giorno decine e decine di aerei, avevo la passione per l’aeronautica e tutte le cose che volavano. Per la cresima (1982, 35 anni fa esatti) mi fu regalato L’atlante enciclopedico degli aerei civili del mondo che presto mi imparai non dico a memoria, ma quasi, almeno per la parte dell’aeronautica civile moderna. Inutile dire che gli aerei più grossi e affascinanti non sono (quasi) mai atterrati a Linate, ma a Malpensa. All’epoca non c’era YouTube e portarmi a bordo pista di un aeroporto a un’ora da casa era, per i miei, una gran scocciatura. Un giorno però quel desiderio fu esaudito e vidi anche io dal vivo i DC-10 e gli imponenti Jumbo Jet (B747 per gli amici).

Dopo 35 anni sono ritornato a Malpensa, a bordo pista, con lo stesso scopo di allora. Di svitati come me ce ne sono tanti, più di quanti immaginiate. Oggi c’è molto più traffico del 1982, ma è tutto costituito da compagnie low cost con aerei per voli a medio e corto raggio. Sono comunque riuscito a vedere un B747 in atterraggio, un cargo saudita, e la partenza di un A380 degli Emirati Arabi. Un po’ poco in effetti, ma il motivo è mi sono fermato solo un’ora per questi avvistamenti, erano le 18 ed ero molto stanco e affamato. Infatti, una volta arrivato nei pressi di Malpensa, ho visto che c’era Volandia, il museo del volo. Ne avevo sentito parlare, ma non sapevo dove fosse esattamente. Sono entrato a mezzogiorno (me la sono presa comoda, questa mattina) e ne sono uscito alle 17:30, dimenticandomi di pranzare.

Il museo utilizza le antiche officine Caproni; è enorme, con una marea di testi esplicativi sui pionieri del volo, documentari e decine di velivoli da guardare, un DC-3 e un DC-9 (quello usato da Pertini e Wojtyła) da visitare fin dentro la cabina di pilotaggio, elicotteri e simulatori di volo.

Colpisce il ruolo italiano nell’aviazione, niente affatto secondario, specie nei primi pionieristici anni. Colpisce come uomini (e alcune donne) abbiano avuto il coraggio di usare quelle macchine all’apparenza così fragili e delicate, e in alcuni casi l’apparenza non era tale, visto che il Ca.1 era poco più di un traliccio di legno con le ali e un motore e fece un solo volo schiantandosi all’atterraggio.

Nel capannone dedicato allo spazio vi è la ricostruzione del modulo di rientro dell’Apollo 8 e numerose notizie riguardanti la ISS.

C’è anche il museo Flaminio Bertoni designer e scultore italiano, nonché ideatore delle forme della Citroën DS.

Tante cose da vedere e leggere, veramente. Di sicuro ci ritornerò, dimenticandomi di pranzare, come oggi.

Fare male lo spam telefonico

venerdì 14 aprile 2017

E..l (come S.E.N.) vuole fortissimamente farmi passare dal mercato di maggior tutela al mercato libero. (Stiamo parlando di energia elettrica, si era capito, vero?) Mi sembra giusto, visto che il mercato di maggior tutela andrà a morire, prima o poi. È molto gentile che mi consenta di fare questo passaggio telefonandomi mentre lavoro, durante una riunione importante, o mentre sono in pausa pranzo. Basterebbe esporre il problema, ricordarmi quanto spendo oggi e la loro miglior offerta. Basterebbe dirmelo una volta. Invece no.

Queste le informazioni che mi sono state date nelle ultime sei telefonate:
1) fra alcuni mesi (quando esattamente? Non si sa.) sarà obbligatorio passare al mercato libero e se lei non sceglie il fornitore le verrà dato d’ufficio dalla regione che avrà selezionato un fornitore con un bando e però rischia di passare con operatore X o Y che non sono italiani. (E invece lo sono, eccome.)
2) guardi ora lei spende X €/kWh di giorno e Y €/kWh di notte e noi le facciamo l’offerta Z €/kWh. Non ho messo i numeri al posto di X, Y e Z perché ogni volta sono numeri detti a caso, che nulla hanno a che fare con la mia bolletta e con le reali opzioni di mercato. I numeri X, Y e Z variano da telefonata a telefonata. Le volte che ne ricevo due in un giorno ho due triplette da giocare al lotto.
3) qualche operatore dà già la cosa per fatta. Dalla prossima bolletta lei sarà nel mercato libero di Enel con questa tariffa. Ovviamente sull’ultima bolletta non c’è scritto nulla di tutto questo.

Nessuna telefonata cita il contratto pensato per noi comunisti che odiamo il libero mercato: Tutela SIMILE. Le tariffe sono quelle del mercato tutelato, con l’aggiunta di uno sconto una tantum, per abituarti dopo a pagare di più, perché il libero mercato costa (mediamente) di più o uguale.

In tutto questo ho carte dell’E..l che mi spergiurano che hanno cancellato il mio nome dai loro elenchi usati per la pubblicità via telefono.

Secondo voi, quando dovrò passare al libero mercato, starò ancora con E..l?

Windows 10 su Windows 8.1 (ancora)

mercoledì 15 marzo 2017

No, non sto parlando di nuove ficiur di Win 8.1 che emulano quelle di Win 10. Sto parlando del programma di spionaggio, pardon, monitoraggio dell’utilizzo del vostro sistema operativo da parte della casa madre.

Ricordate la patch KB3035583 che per un anno non è stato possibile evitare e che vi raccomandava insistentemente di passare a Win 10? Passata la campagna di conversione al nuovo sistema operativo non penserete mica che zio Bill vi lasci in pace, vero? Ora non riesco a togliermi dalle palle la patch KB2976978 che “esegue la diagnostica sui sistemi Windows che partecipano al programma Analisi utilizzo software di Windows.” Guarda caso io ho disabilitato ogni tool di analisi di utilizzo di cui sono venuto a conoscenza. Perché vuole diagnosticarmi, allora? E con così tanta insistenza?

Ovviamente “nascondi aggiornamento” non funziona. Ogni mese mi viene riproposto.

No, grazie /3

mercoledì 30 novembre 2016

Sul socialino sono venuto a sapere di questo articolo:

La ragione non ha taciuto
di Luigi Castaldi

ne sottolineo un paragrafo:

Il No ha ragione senza neppure dover entrare nel merito delle modifiche che questa riforma intende apportare alla Costituzione, e a entrarci ne acquista ulteriormente, perché è proprio nel merito che essa rivela quanto non fosse affatto necessaria, tanto meno urgente, rivelando che, a dispetto di quanto afferma chi l’ha scritta, non semplifica affatto il processo legislativo, né ne abbrevia i tempi, né riduce i costi della politica, se non in misura irrisoria, mentre invece di sicuro riduce il peso della sovranità popolare e cancella ogni distinzione tra potere esecutivo e potere legislativo.