Archive for the ‘comizio’ Category

Protonmail Bridge problem

giovedì 25 giugno 2020

I pochissimi che usano Protonmail e un client di posta sanno che devono installare Protonmail Bridge. (Non ho ancora capito perché non hanno risolto con una estensione per i due client principali, Outlook e Thunderbird, ma fa niente.)

Qualche giorno fa, causa upgrade hardware del pc personale (cambio disco e aggiunta memoria), ho installato da zero Windows 10 approdando all’ultimissima versione 2004 (Upgrade di maggio 2020). È andato tutto bene lato driver, un po’ meno bene con Bridge (v. 1.2.7 64 bit). All’aggiunta del mio account è comparso “Failure: impossibile trovare elemento” che in inglese dovrebbe suonare più o meno “failure cannot find this element”. Contattata l’assistenza di Protonmail (sono cliente pagante) mi sono stati dati 3 workaround:

1) Andare su Gestione Credenziali Windows -> Credenziali Generiche -> cancellare le credenziali che cominciano con protonmail/… e riprovare
2) disinstallare, riavviare e installare di nuovo Protonmail Bridge
3) Andare su Gestione Credenziali Windows -> Credenziali Generiche -> cancellare le credenziali che cominciano con protonmail/ -> Aggiungi credenziali generiche -> compilare i campi con cose a caso (ho compilato tutto con “test”) e poi aggiungere l’account Protonmail su Bridge.

A me ha funzionato solo la terza opzione.

La cosa curiosa è che provando l’opzione 1 non ho trovato le credenziali protonmail/… , ma altre: virtualapp/didlogical e SSO_POP_device che anche tolte non hanno risolto il problema. (Sono sicuro che le ha create Bridge perché avevo rimosso ogni credenziale Windows e riprovato ad aggiungere un account.) Con la terza opzione si è creata l’utenza protonmail/… e tutto è andato bene. L’utenza farlocca l’ho poi rimossa.

Comunque Protonmail è ha conoscenza del problema e sta cercando di risolverlo.

Gutenbergh e il cambio dei DNS

martedì 26 maggio 2020

Come forse alcuni di voi sanno, il sito del progetto Gutenberg è caduto sotto le maglie della magistratura:

Sequestro del sito gutenberg.org: una svista? Si spera sia rapidamente corretta
di Wikimedia Italia

Oscurato il “Progetto Gutenberg”: ecco i danni della crociata sul copyright
di Andrea Monti su Infosec

Sapete anche che la magistratura (lo Stato italiano in generale) per oscurare i siti adotta spesso la tecnica della modifica dei DNS, quei server che traducono http://www.censurato.ciao in un qualcosa digeribile da un computer, ovvero numeri. Se il sito http://www.censurato.ciao non punta più al numero giusto, l’utente non accede alla risorsa. I DNS sono dati d’ufficio attraverso le connessioni che ci forniscono i provider. Questi DNS sono italiani e quindi sottostanno alle leggi italiane.

La buona notizia è che questi server si possono cambiare così da poter vedere ancora il sito del progetto Gutenberg e tutti gli altri censurati a vario titolo (e sì, potete anche finire su siti di vendita truffaldini).

Di solito questi DNS sono più veloci e sicuri. Io ne conosco 3:
8.8.8.8 (google)
208.67.222.123 (open DNS)
1.1.1.1 (cloudflares)

Sui siti indicati troverete le guide per cambiare questo parametro di utilizzo della rete.

Aggiornamento 10/06/2020:
DNS e oscuramento for dummies
di Maurizio Codogno

Isolamenti altrui

domenica 17 maggio 2020

In questi giorni mi sono ritrovato, come molti di voi, a pensare cosa vuol dire essere isolati, le sue conseguenze e i problemi e le opportunità che ci offre questa condizione.

Sapevo, ma ho visto sotto un’altra luce, degli isolamenti altrui. E ho pensato agli astronauti. Un’ipotetica missione su Marte significherebbe stare con le solite 6-12 persone per oltre un anno in uno spazio molto ristretto con le comunicazioni verso la Terra sempre più difficoltose. Chi sta sulla ISS sta da 3 a 6 mesi con il resto dell’equipaggio, le comunicazioni verso Terra sono più facili, ma se si litiga con un collega non si può dire “mi vado a fare un giro fuori” o “vado a casa”. Prima di queste missioni, gli astronauti delle missioni Apollo sono stati per una settimana in una scatola per sardine (ho visto che copie delle capsule in una mostra della NASA a Milano).

Cosa rende possibile la resistenza di queste persone a queste condizioni? Uno dei fattori chiave penso sia la motivazione, l’avere un ruolo ben definito nella missione.

Si sta isolati per raggiungere un obiettivo scientifico, tecnologico, spirituale. Conquistare la Luna, fare esperimenti scientifici, superare un limite, arrivare dove mai nessun altro è giunto prima, sopravvivere. E in questo superamento si ha un ruolo: di organizzatore, di ingegnere, di medico, si è un componente di una squadra con delle mansioni.

Forse nel nostro isolamento ci accorgiamo che il nostro ruolo nel mondo manca, o non è ben definito, o non ci piace o è legato al vedere altre persone. Forse le nostre motivazioni ci sono apparse non così salde come ci sembravano nella vita di “prima”. O forse nel nostro isolamento dobbiamo cambiare tante cose che non vorremmo cambiare. Penso che la stanchezza che molti di noi si sentono addosso arrivi da qui.

Segnalo a questo proposito alcuni isolamenti altrui, che spero vi possano suggerire ulteriori riflessioni e approfonfimenti:

Samantha Cristoforetti: le città invisibili (Salone del Libro di Torino)

Un anno su Marte, concluso isolamento sperimentale alle Hawaii

Storia di un isolamento estremo
Richard E. Byrd nel 1934 passò mesi da solo chiuso in una stanza nell’Antartide, senza mai vedere il sole

Un naufragio lungo 15 mesi
Nel 1965 sei adolescenti tongani rubarono una barca, restarono alla deriva per giorni e finirono su un’isola disabitata, senza cibo né acqua: se la cavarono

Domani mattina
di Davide Profumo (Lo Scorfano)

25 aprile 2020

sabato 25 aprile 2020

Aggiornamento:
L’unico bacio è stato di addio
da ilPost

Anche meno

giovedì 2 aprile 2020

Caro 2020,

(o Dio o altra entità astratta o metafisica a vostra scelta)

Sono passati poco più di 90 giorni dall’inizio dell’anno e abbiamo avuto un probabile inizio di terza guerra mondiale, le cavallette, un pandemia e sicuramente mi scordo altri eventi importanti.

In casa gli eventi non sono stati meno importanti anche se non proprio tutti nefasti. Per ora la salute fisica rimane. Quella mentale un po’ meno, ma ok.

Dicevo, caro 2020. Non c’era bisogno di fare tutto in questi 90 giorni. Potevi diluire gli eventi anche nei rimanenti 9 mesi. Perché a questo ritmo al 31 dicembre 2020 voglio passare direttamente al 1 gennaio 2022.

Con affetto ti saluto, ma datti una calmata.

ilcomizietto

Riflessioni sparse

martedì 31 marzo 2020

[aggiornamenti in calce]

Cosa stiamo (sto) imparando da questa quarantena? Alcune riflessioni, che aggiornerò man mano, senza fare ulteriori post e senza che fra i vari pezzi ci siano delle connessioni. Spazierò dal filosofico e politico al personale, di palo in frasca. A costo di perdere i miei due lettori rimasti, questo post è così.

Siamo tutti connessi, non solo negli aspetti economici, ma anche nella gestione della salute pubblica. Non possiamo più permetterci di avere, per questo tipo di emergenze, protocolli di intervento disomogenei. Non possiamo permetterci vincoli di copyright, brevetto e limiti di accesso ai medicinali, alle cure, alle analisi di laboratorio, ai risultati genetici. Non lo possiamo più fare non solo per motivi umanitari – c’è sempre qualcuno a cui non bastano – ma anche per motivi economici. L’impatto di questa pandemia sull’economia lo misureremo molto presto e non sarà piccolo. Forse non possiamo più permetterci nemmeno una sperequazione delle risorse mondiali. I problemi sono tutti connessi. Le soluzioni non possono essere solo su base regionale.

Siamo tutti connessi e sto parlando di internet. Internet non può essere più considerato un bene voluttuario. Una connessione ad alta velocità in ogni casa dovrà essere considerato come l’allacciamento alla luce, al gas e all’acqua: un bene primario irrinunciabile. Le infrastrutture per rendere questa cosa possibile, se non statali, devono essere guidate dallo Stato e nel caso anche finanziate dove non arriva il privato. Solo 30 anni fa questa quarantena sarebbe stata impossibile. La mia azienda di fatto sta continuando a produrre tenendo i suoi dipendenti a casa. Mia figlia, anche se con mille difficoltà, sta continuando gli studi. Lo possiamo fare grazie alla fibra ottica che ci arriva in casa, sempre sia benedetta.

Siamo tutti connessi e in questi frangenti ci accorgiamo quanto siano preziose e importanti le relazioni sociali. Io, che sono orso per natura, mi accorgo che mi mancano. Mi manca incontrare i colleghi, i soliti due amici, i miei genitori e la famiglia di mio fratello. Gli amici e i parenti lontani ora sembrano ancora più lontani perché neanche volendo potrei andarli a trovare. I contatti umani, per quanto rarefatti, sono importanti.

La solitudine ha numerose sfaccettature. In casa siamo in due. Non abbiamo un maniero, quindi ci dobbiamo dividere lo spazio vitale. Siamo fortunati, non ci manca nulla, ma non possiamo stare veramente soli e non possiamo stare veramente in compagnia. A volte il lamento e la frustrazione prendono il sopravvento e l’atmosfera si fa pesante. Poi, per fortuna, riusciamo anche a riderci.

Penso a chi ha malati psichiatrici o malati gravi in casa, a chi è detenuto, a chi subisce violenza domestica o ha solo un matrimonio sulla via del tramonto. A chi non ha un lavoro che è possibile fare da casa. A chi ha subito un lutto e non può avere un funerale. Alle tante situazioni di difficoltà che possono insorgere non potendo muoversi, che pure qui, nel mio piccolo orticello, ci sono. E, nonostante tutto, penso di essere fra i fortunati, ma solo per puro caso.

Penso al mio ruolo di padre. Il dover rassicurare la Comizietta e prendere decisioni difficili mi mette in una situazione nuova e a volte molto scomoda. Eppure non è questo che mi pesa a fine giornata. Quello che mi pesa è semmai non avere io a mia volta chi mi rassicura e una valvola di sfogo. O forse nemmeno quello servirebbe. Sarebbe utile avere qualcuno con cui scambiare queste sensazioni sulla nuova situazione; un qualche spunto di riflessione fuori dal coro, un incitamento a vedere le cose da un altro punto di vista. (Sarebbe bello avere una compagna con cui fare questo cammino molto accidentato.) Forse dovrei fare come predico alla Comizietta: darmi un obiettivo, seppur minimo. Un obiettivo da seguire per sopravvivere alla quarantena. A predicarlo sembra facile, farlo un po’ meno. Per ora tengo.

Penso al mio ruolo di figlio. E qui è facile farlo: dire ai miei di stare in casa e, se escono, di stare alla larga da tutti, che gli anziani con qualche problema di salute sono i più a rischio. Meno facile è riuscirci. Ma non posso fare tutto io, vi pare?

Penso al mio ruolo di lavoratore. Lavorare da casa non è facile. Per nulla. Le cose cambiano, le interazioni personali, in alcuni casi, sarebbero necessarie e anche il contatto con le macchine è necessario. Lo so che non ci credete, ma è così. Bisogna pensare in modo diverso.

Penso alle tante cose che ho rimandato perché non c’è tempo. E scoprire, per l’ennesima volta, che il tempo c’entra di solito molto poco. Ora, lavorando da casa, ho due ore in più per me, quelle che di solito uso per andare e tornare dal lavoro. Pensate che stia facendo una delle cose che rimando da una vita? No di certo! Ecco, se volevate una prova di questo strano meccanismo, ora l’avete. Se vi interrogate sul perché non le fate scoprirete cose nuove su voi stessi. O forse no, ma avrete una cosa in meno di cui lamentarvi: non le fate perché non le volete fare.

Penso a chi in questo momento sta prendendo decisioni importanti. I nostri bistrattati politici si trovano ora a gestire una situazione anomala e piena di imprevisti. Per nessuno sarebbe facile fare la cosa giusta, le cose da tenere in considerazione sono tantissime. E se quanto fatto è la cosa giusta lo sapremo fra qualche mese, non ora. In questo frangente saranno obbligati a dare il meglio. Non invidio nessun ministro, in questo momento. Gli auguro solo tanta fortuna e sappiano farsi guidare da chi sa più di loro. Sarà un bel test.

L’informazione. Ringrazio tutto il tempo speso in questi ultimi 24 anni a costruirmi una rete di informazione che non passi (solo) per i giornali. Tempo che pensavo perso e invece ora mi è utilissimo. Persone esperte, che curano quello che dicono, che se sbagliano avvertono, che informano un po’ su tutto. Vorrei fare una lista qui di blog, profili twitter, podcast, newsletter, il socialino tutto e siti istituzionali che in questi giorni mi hanno permesso di tenermi informato senza ansia e allarmismi inutili, ma sarebbe troppo lunga e temo incompleta. I link sui miei post dicono qualcosa di chi seguo. Ho smesso di seguire tutti quei siti che sono fonte di ansia inutile e notizie di qualità quanto meno discutibile. Parlo di Repubblica, Corsera e altri giornali più o meno storici. Prometto a ilPost che appena sistemo una questione personale farò l’abbonamento. Ora non è il caso. ilPost è l’unico giornale on line che conosco con un minimo di sobrietà e dignità e che si è dimostrato utile in questo periodo eccezionale.

E poi le domande più difficili: quando finirà tutto questo? Come ritorneremo alla normalità? O meglio: come sarà la nuova normalità? L’incertezza sul futuro, la mia paura più grande. E mi sa che un po’ di questa paura me la dovrò far passare. Digerire la cipolla, diceva Gaber. Ecco, dovrò imparare a digerire la cipolla. Se non tutta, almeno una buona metà, che altrimenti sopravviverò al coronacoso, ma mi farà secco l’ansia.

Aggiornamento 31/03/2020

Cose curiose.

Nei negozi in cui vado mancano: alcool etilico denaturato, guanti in lattice, qualsiasi tipo di Amuchina e mascherine anti qualsiasi cosa. E fin qui la cosa è abbastanza ovvia. Meno ovvia l’assenza di lieviti per torte e pane. Spariti. Le farine scarseggiano. Evidentemente siamo tutti in casa a fare torte, pane, pizza e pasta. In compenso qui ci sono uova e candeggina. Altrove so che scarseggiano.

Non ho ancora capito perché nel supermercato alcune cose non vengono vendute: biancheria intima, cancelleria, cose per la casa (bicchieri, piatti, ciotole eccetera.) Per caso stando a casa queste cose non servono più? Mancano le scorte? Serve per non fare ressa? (Ho sentito anche questa scusa.) È una libera interpretazione del decreto di chiusura? Non so se lo voglio sapere, per ora è così.

Mi si sono rotti gli occhiali da vista. Per fortuna uso un modello che si trova in ogni farmacia e negozio. Al supermercato vicino a casa sostenevano che non potevano vendermeli. Ho fatto la faccia di quello che non sarebbe uscito senza e infatti sono uscito con gli occhiali nuovi.

Il distributore automatico di latte crudo e altre cose alimentari, qui a 300 metri da casa, si pensava dovesse chiudere e invece qualcuno ci ha ripensato e rimane aperto, offrendoci la scusa di una passeggiata a qualsiasi ora per ovvi motivi di rifornimento alimentare. (Tranquilli, nessun contatto con nessuno, molto più sicuro di una qualsiasi spesa in un supermercato o negozio.)

Ho smesso di leggere libri. In questa situazione di “sospensione”, la lettura non è stimolata. In compenso guardo numerose boiate in streaming (Tekkaman!) e su YT.

Vedo sui social che molti e molte si truccano e si vestono bene per andare a portare la spazzatura fuori, per stare nel balcone, andare a fare la spesa o una videoconferenza con colleghi, clienti e familiari. Io invece rimango il cialtrone che sono, con calzini bucati, tuta macchiata di candeggina, felpa malandata, barba incolta più del solito, emissioni gassose libere. È una delle poche cose che mi piace di questa reclusione forzata. Ah, sì. E non stiro nulla da tre settimane.

Può andare peggio? Per qualcuno sì: “Yemen, doppio dramma: il coronavirus ai tempi della guerra“. Ma poi le fazioni in guerra, alcune, non tutte, pensano che sia meglio ammazzarsi da sani. O per lo meno senza COVID-19: “Proclamato il cessate il fuoco nei Paesi in guerra per paura della pandemia” Siamo animali decisamente strani.

Vorrei tanto stare veramente da solo. O almeno cambiare compagnia. O di non avere sempre una scusa per uscire. Ho voglia anche di abbracciare altri che non sia la Comizietta. Ma questo immagino anche voi.

Andate a donare il sangue!

mercoledì 18 marzo 2020

Donare il sangue non è pericoloso per il ricevente e nemmeno troppo per il donatore.

Da ilPost:

Si può donare il sangue anche durante l’epidemia di coronavirus
Non è rischioso, né per il donatore né per il ricevente, anche se bisogna prendere qualche precauzione in più

Comizi altrui /11

lunedì 16 marzo 2020

Sempre lo Scorfano, sulla morte (e la vita):

corrispondenze
di Davide Profumo

LAVATI.QUELLE.CAZZO.DI.MANI

venerdì 28 febbraio 2020

Dovrebbe essere un messaggio semplice. Dovrebbe essere l’ABC della buona educazione e dell’igiene personale. In questi frangenti straordinari ho scoperto che non è così. Qualcuno ci ha fatto anche un grafico e non siamo messi benissimo, ecco:

The European countries that wash their hands least after going to the toilet

Al lavoro ho trovato le scuse più fantasiose, i ma più creativi. La mia fede nella nonviolenza ha avuto un attimo di sbandamento, la fede nell’umano raziocinio ha vacillato.

Se una cosa è facile, allora ci sembra di non fare abbastanza. Eppure è proprio facile:

LAVATI.QUELLE.CAZZO.DI.MANI.

No, non c’entra il coronavirus. Nemmeno l’ebola. È da quando sappiamo dell’esistenza dei batteri, più o meno dalla seconda metà dell’800, che dovrebbe essere così. Quindi quando entri in ufficio ti vai a lavare le mani, prima di mangiare ti lavi le mani, quando torni da pranzo ti lavi le mani. A casa tua ti ammazzi come vuoi, ma non invitarmi se non ti lavi le mani quando entri in casa. Facile, efficace, veloce, sicuro.

Quando e come, c’è scritto qui:

[libro] Perché il populismo fa male al popolo

domenica 26 gennaio 2020

Autori: Bartolomeo Sorge,Chiara Tintori
Titolo: Perché il populismo fa male al popolo – Le deviazioni della democrazia e l’antidoto del «popolarismo»
Editore: Terra Santa
Altro: ISBN 9788862406468; 14,00€; p. 128; genere: saggistica politica

Voto: 7/10

In un periodo politico e sociale molto retrogrado e buio, le parole scritte in questo libro sono un faro nella nebbia, una ventata di aria fresca. La parte più progredita e avanzata della Chiesa Cattolica è capace di elaborare, con la sua millenaria esperienza, visioni politiche e sociali molto attuali e in qualche modo (oggi) rivoluzionarie; sa ripensare se stessa in funzione dei tempi che cambiano. Come avrete intuito dal nome degli autori e dalla casa editrice, il taglio politico del saggio abbraccia in toto la politica sociale della chiesa. È un continuo riferimento a Don Sturzo, ai lavori del Concilio Vaticano II, al Cardinale Martini e a interventi di vari papi, cardinali, vescovi.

Gli autori: Sorge ha la sua voce su wikipedia e quindi, se non lo conoscete, potete farvi un’idea di chi sia. Chiara Tintori, invece, è nata nel 1971, ha svolto attività di ricerca e docenza presso varie università italiane nel campo delle scienze politiche. Ha collaborato con Aggiornamenti Sociali dal 1996 al 2018 e vive a S. Donato Milanese.

Le domande che Tintori e Sorge si pongono sono: quali sono i segni caratteristici del populismo? Perché il populismo “fa male al popolo”? Quali gli antidoti?

Per sapere cosa sia il populismo basta guardare alla politica giallo-verde degli ultimi due anni (no, non vengono risparmiate critiche nemmeno ai governi PD): soluzioni semplici, di pancia, a problemi complessi. Minoranze vessate, gli ultimi ancora più ultimi con false promesse di farli diventare “primi”.

Più interessante la proposta di antidoto: gli autori fanno loro l’appello di don Sturzo ai “liberi e forti”, ai cattolici capaci di impegnarsi in politica in prima persona, di mettere a disposizione della collettività la propria professionalità, di elaborare compromessi, di andare a fondo nell’analisi dei problemi. C’è un continuo appello alla laicità e al coinvolgimento anche dei non credenti. Ecco, questo forse è il punto debole dell’appello: se, come spiegato, la popolarità di una azione politica è riferita all’interno del mondo cattolico (le esperienze di stampo socialista sono ignorate nel testo) e se lo sprone all’azione deve essere una “tensione religiosa”, mi chiedo come i non cattolici e i non credenti possano aderire a questo progetto. Le proposte del duo sono tutte condivisibili (impegno politico personale, mediazione politica, attenzione ai più deboli e alle minoranze, inclusione, gestione delle diversità e tanto altro), ma voglio dare una buona notizia agli autori: la tensione religiosa non è affatto necessaria, almeno non la tensione religiosa cattolica, per fare buona politica.

Qui vi risparmio un mio comizio su politica e religione e vi auguro buona lettura.