Archive for the ‘lacomizietta’ Category

2 + 2 = 3

martedì 10 marzo 2015

Il nipote Tittatà, cinquenne, è molto attratto dai numeri. In questi giorni ci ha dato la sua versione per la più classica delle operazioni:

Due caramelle più dure caramelle fa tre caramelle, perché una l’ho mangiata io.

Parolacce /3

mercoledì 31 dicembre 2014

Mio nipote Tittatà, quattro anni, ha grandissime remore a chiedere scusa e per favore.

Scusa e per favore sono delle parolacce!
— Non è vero, Tittatà.
— Sì, sono delle brutte parole e le parolacce non si dicono.
— No, queste parolacce vanno dette spesso.
— Io non dico parolacce.
— Per queste ti dà il permesso la Nonna S.
— (A bassa voce) E che se le dico, poi mi viene un gran mal di testa.

Quando poi, obbligato dagli eventi, deve dire queste parolacce, le dice sottovoce. Dopo è necessario un analgesico.

De gustibus /23 – Dolce e salato

giovedì 25 dicembre 2014

Lacomizietta per compleanno ha chiesto due cose. Una torta al cioccolato, l’unica che mangia, si fa per dire, e una focaccia.

E le candeline? Cinque sulla torta e cinque sulla focaccia.

compleanno-dolce-salato

Inutile dire che la focaccia ha avuto un successo straordinario fra le invitate, molto maggiore della torta, tanto che il prossimo anno penso di fare solo quella. (Scordatelo, Papi, voglio anche la torta! Il problema è che poi la torta avanzata, i 3/4, me la devo mangiare tutta io.)

La focaccia, ovviamente, con prosciutto e squaccherone.

Medaglia, medaglia!

lunedì 25 agosto 2014

I papà riversano sempre grandi aspettative sui figli, specie se valutano i loro obiettivi raggiunti come modesti. Io, per dare esempio della mia mediocrità, aspiro per Lacomizietta un Premio Nobel. O un Premio Oscar. O una Medaglia Fields. Ad oggi quest’ultima medaglia appare la più improbabile, perché Lacomizietta cancella con metodicità scientifica ogni concetto matematico subito dopo il suo utilizzo per l’esercizio di scuola da svolgere. La sua procedura è questa:

Compito a casa: Fare 6 divisioni.

Fase 1) Lamentarsi per due ore che “è difficile, non ci riesco, mi annoio, non serve a nulla, non lo voglio fare, ho mal di mutande, mi fanno male i capelli, mi scappa la cacca, mi viene da piangere, la maestra è cattiva, non mi vuoi bene, nessuno mi ama.” Lamentarsi con il Papi è più bello.

Fase 2) Impara a fare le divisioni in 5 secondi netti. In 3 minuti esegue tutti i compiti sulle divisioni, facendoli tutti giusti al primo colpo.

Fase 2a) Mi prende per il beep: Papi, questa cosa non me lo potevi spiegare così bene come hai fatto ora? Il Papi è due ore che spiega così bene come ha fatto ora. Ma è un dettaglio.

Fase 2b) Mi prende per il beep: Sembrava morire dalla sofferenza e ora canticchia serena mentre fa i compiti.

Fase 3) Dimentica, cancella, rimuove, elimina dal cervello, tutto quanto ha imparato e va a giocare.

La volta successiva si inizia dalla fase 1. A scuola, non avendo nessuno su cui applicare la Fase 1, questa viene saltata e il compito in classe viene eseguito correttamente.

Io spero che papà Mirzakhani non abbia sofferto così tanto. In ogni caso immagino che oggi sia molto fiero di sua figlia.

Da ilPost:
La prima donna a vincere una medaglia Fields
Si chiama Maryam Mirzakhani ed è una scienziata iraniana: ha vinto il premio considerato l’equivalente del Nobel per la matematica

Nota: Chiedo scusa per il ritardo della segnalazione, ma la notizia è uscita mentre ero in vacanza.

Papi mi annoio

domenica 27 luglio 2014

Venerdì scorso sono stato a casa con 39 di febbre per una faringite tipica della stagione invernale. C’era anche Lacomizietta con me, ma ci siamo tenuti a debita distanza per evitare uno spiacevole contagio. I NonniG erano partiti. La baby sitter l’avevo lasciata a casa sempre per non contagiarla, le amiche de Lacomizietta quasi tutte in vacanza. Lacomizietta non aveva nessuno da torronare con cui discutere e si annoiava a morte. È capace di giocare da sola. Ma non se le viene suggerito da altri. (Mi ricorda qualcuno.)

Prima che la febbre arrivasse a 39, quando ancora avevo qualche speranza di cavarmela con poco, Lacomizietta aveva tanto bisogno di stare con me e di giocare con me.

— Papi, ma che problema c’è? Quando ti fa effetto la medicina e ti cala la febbre possiamo giocare a Lego. Io lo faccio sempre, quando sto male.
— Ma sono stanco, ho mal di testa, non ce la faccio.
— È che non hai voglia di giocare con me.
— Poi ho paura di infettarti.
— Ma tu giochi con me quando sto male.

Con queste discussioni è capace di tirarmi scemo per un’ora. Ci stava riuscendo. Col mal di gola che avevo non era il caso. Ho troncato la discussione.

— Sì, è vero. Non gioco con te perché non ti voglio bene abbastanza e ho lasciato a casa la baby sitter per farti annoiare di più. Ora lasciami in pace! Sono tutto rotto.

Nel frattempo la situazione peggiorava. Nonostante l’antipiretico il termometro rimaneva fisso su 39.

— Papi, cosa faccio?
— Mmmm… HHgg… Ffff…
— Mi annoio.
Con le mie ultime forze:
— Fai i compiti.
— Non ho capito. Cos’hai detto?
— Guarda i cartoni.
— Posso vedere le WinX?
— Fai quello che vuoi.

Dopo una mattinata di cartoni animati un’amica l’ha chiamata a giocare e mi sono salvato. Alla sera la Mami l’ha presa in custodia.

Dopo questa fantastica fine settimana domani vado al lavoro, che la febbre alta, per fortuna, è durata solo un giorno.

PS: ringrazio il team di Giramenti per il rito telematico giramentimagico che mi ha permesso di arrivare vivo a venerdì sera. :-)

Domande /26

domenica 27 aprile 2014

Figlia, mentre si lava i denti: Fai Papi, ci fono delle folte che mi faffio delle fomanfe…
Papi: Finisci di lavarti i denti. Poi mi dici.
─ È che mi sto affenando per fuanfo fafò un’anifa.
─ Ti stai allenando per quando sarai un’anima?!
─ Inifio a farlare fuanfo non fosso.
─ Inizi a parlare quando non potresti. Ho capito. Ora finisci di lavarti i denti. Poi mi dici.
[…]
─ Dicevo che ci sono delle volte che mi vengono tantissime domande stranissime…
─ Tipo?
─ Allora la prima è: che cos’è il presente? La seconda è: chi sono io? Poi: cosa c’è dopo la morte? E infine: cosa c’è prima [della nascita]?
─ Domande facili facili, vedo.
─ Sì, ci penso tanto che il cervello mi va in tilt!
─ E sai già qualche risposta?
─ No, però, pensavo: chissà com’è l’anima che si toglie dal corpo. Esiste l’anima?
─ E chi lo sa? Nessuno l’ha mai vista. Delle cose che non possiamo misurare non possiamo dire nulla. Non possiamo conoscerle nel senso che non possiamo fare delle previsioni su quello che succederà o che potrebbe succedere. Però possiamo immaginarle.

Segue una lezione breve, che era ora di andare a dormire, di fisica, metafisica e fantascienza.

─ Alcuni autori di fantascienza immaginano che potremmo trasferire tutti i nostri pensieri in un computer e vivere indefinitamente in esso, magari anche in una macchina che si muove, un robot umanoide. Non è pazzesco?
─ No, non mi piace essere in una macchina. Preferisco morire.
─ Tranquilla, per ora è solo fantascienza. Buona notte.
─ ‘Notte.

Neologismi /31 – e quelli degli altri

giovedì 27 marzo 2014

Dopo aver letto il divertente post di Tiasmo:

Poesia bambina: il dolce stil nostro.

sull’uso creativo della lingua da parte dei suoi figli, mi sono ricordato che nella mia collezione mancano due neologismi importanti:

Tot’n, che vuol dire campanile e appete, che vuol dire camper. Sono stati creati quando Lacomizietta era molto piccola e quindi sono sfuggiti alla catalogazione. Ma mentre il secondo è caduto in disuso, dopo essere stato usato in numerosi racconti, il primo è rimasto nella lingua familiare sotto forma di Piazza Tot’n, ovvero Piazza della Pieve a S. Donato, dove ovviamente campeggia un campanile.

De gustibus /22

domenica 23 marzo 2014

Ormai cominciano ad essere tanti i de gustibus. Ho controllato. Ancora non avevamo l’abbinamento prosciutto di Parma – fragola. A pranzo, dopo un piccolo assaggio di lumache di mare.
(Chiedo scusa, ma la foto col telefono è venuta male.)

Diminutivo

sabato 8 marzo 2014

Il cugino quattrenne de Lacomizietta, Tittatà, ha fatto una piccola monelleria nel parco, sotto gli occhi vigili della NonnaS. È stato ripreso. E lui, spavaldo, rivolto alla NonnaS:

T: Pallone gonfiato!
N: Tittatà, guardami un po’! Cosa mi hai detto?
T: … Palloncino. … Non volevo sfidarti, Nonna…

Padre per nulla riluttante

venerdì 7 marzo 2014

Da Repubblica:

Il papà riluttante: come mi sono innamorato di mia figlia

L’articolo inizia:

Diventare genitori è l’esperienza più bella che si possa fare. Ma cosa accade se, nel momento in cui la propria creatura viene alla luce, ci si accorge con sgomento di non provare quella valanga di emozioni e di amore di cui tutti parlano?

E continua con le riflessioni e le foto del fotografo Phillip Toledano su come ha fatto per diventare un padre non riluttante.

Non è difficile, basta farlo fin da subito: non nascondere il fastidio che danno i figli. Io (=noi) dissi che Lacomizietta l’avrei volentieri messa al forno già prima che nascesse, quando la sua presenza nella pancia della Mami cambiava i nostri piani. Infatti uno dei suoi soprannomi è Sua Crudità o anche semplicemente Crudità. Con l’adolescenza la situazione peggiorerà e ne ho assaggiato i prodromi. Non sarà per nulla piacevole per noi.

Detto questo, che i figli sono una gran palla e che la mia non è da meno, posso allo stesso tempo affermare che Lacomizietta è una delle persone più amate sul pianeta Terra e in particolar modo dal suo Papi (=io). Un amore totale, limpido, incondizionato, assoluto, privo di qualsiasi sbavatura. Penso che ci sia lo zampino della genetica in tutto questo, che da qualche parte abbiamo scritto nel nostro DNA che i nostri cuccioli vadano preservati e non cucinati, pena l’estinzione. Non è solo questione di genetica, ovviamente, è molto altro, almeno per me, ma è difficile parlarne. Magari un’altra volta.

Di solito si confonde Amore con Rose e Fiori. Non è così. Non è mai stato così e non lo sarà nemmeno con Lacomizietta. Di errori ne ho già fatti con lei, e ne farò molti altri e ci saranno giorni che veramente desidererò cucinarla con delle patate al forno e maledirò le mie scelte e anche le sue, ma non potrò mai fare a meno di vederla nella sua interezza, nella sua potenza, nella sua complessità, nel suo futuro. Un altro dei soprannomi de Lacomizietta, infatti, è Sua Santità.

È una contraddizione solo apparente, quella di amare e combattere con la persona amata. La libertà ha un prezzo e l’amore è libertà. Ammette lo scontro, ma non la sopraffazione. Ammette la cura, ma ha dei limiti inviolabili. (E chi li conosce? Ma ci sono!) Nel caso dei figli, poi, abbiamo la certezza che si staccheranno da noi; se vorremo il loro amore da adulti lo dovremo riconquistare in altri modi e la gelosia non porta da nessuna parte. (Ma questo non mi impedirà di sgonfiare le ruote del SUV di Kevin quando rientrerò in casa e loro due saranno di sopra ignari del mio rientro. Non sarà gelosia, sarà un’occasione di soddisfazione postuma.)

Insomma, è difficile, molto difficile essere genitori, anche quando tutto va per il meglio, ma sono contento di essere papà.