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Sull’arte e la banana appesa

giovedì 12 dicembre 2019

Qualche giorno fa Maurizio Cattelan, l’artista italiano famoso per il water d’oro e altre opere, ha esposto la sua ultima fatica. Comedian: una banana appesa con del nastro adesivo. L’opera è stata venduta per 120 mila dollari e anche la banana è stata mangiata da David Datuna. Non devono essere stati pochi quelli che si sono fatti delle domande, tanto che il critico d’arte Jason Farago sul New York Times ha provato a contestualizzare l’opera e a darle un senso.

Le argomentazioni di Farago mi sono sembrate delle supercazzole, ma questo deriva probabilmente dal fatto che sono abbastanza rozzo sulla materia. Ho cercato allora di fare chiarezza nei miei pensieri e ho partorito questa domanda: ma è sufficiente una riflessione filosofica, artistica, intellettuale in senso lato, per fare arte? O l’arte, per essere tale, deve accompagnarsi anche a un talento più concreto? Sulla banana di Cattelan la domanda potrebbe coniugarsi così: è sufficiente 30 cm di nastro adesivo, una banana e una parete bianca per fare l’opera o ci vorrebbe anche una qualche abilità fuori dal comune? Non so: una banana scolpita nel marmo, un nastro che solo Cattelan sa come fare, un calcolo particolare per appenderla in modo strano. Dico cose a caso, per fare un esempio.

Anche il filosofo e lo scrittore, che svolgono attività quanto mai intellettuali, non è che partoriscono opere mirabili scribacchiando due righe su un foglio. Di solito, per partorire capolavori, riscrivono le stesse due righe, due capoversi o due pagine, molte volte, talmente tante volte che arrivano alla vecchiaia prima di essere date al pubblico. (Magari Cattelan è due anni che pensa a questa opera. Chi lo sa.)

Uno scultore sa fare con martello e scalpello cose che nessun altro sa fare. Un pittore sa usare i colori un po’ meglio di me. Insomma: io vedo l’artista come uno bravo a fare cose che io, e non solo io, non so fare.

Trovare invece una motivazione per un’opera basta solo molta faccia di tolla, o una grande capacità dialettica. Un talento, certo, che anche questo io non ho sempre; allora l’opera non è la banana, ma un’altra cosa.

De gustibus /1

mercoledì 20 Maggio 2009

Inauguro oggi un nuovo capitolo de Lacomizietta: i suoi (e un poco anche miei) gusti culinari. Vi saranno qui proposti abbinamenti di cibi mozzafiato, tutti rigorosamente testati da mia figlia, nel senso che i cibi in elenco sono mangiati in rapida successione alternata o pucciati uno dentro l’altro. Provate anche voi, se ci riuscite.

Il tutto iniziò alcuni anni fa, quando trovammo Lacomizietta che masticava con la massima soavità uno spicchio d’aglio crudo.

Poi si passò alla banana in una mano e la tazza con succo di pomodoro nell’altra.

(continua)