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[libro] Jane Eyre

sabato 23 gennaio 2021

Autrice: Charlotte Brontë
Titolo: Jane Eyre
Editore: Mondadori
Altro: ISBN 9788804409175; p. XV+536; 7,23€; I ed. Oscar Mondadori 1996; I ed. originale 1847; III ed. originale 1848; genere: romanzo di formazione; traduzione: Luisa Reali; Introduzione di Franco Buffoni – Altre edizioni: Feltrinelli; ISBN: 9788807900778; Traduzione di Stella Sacchini; postfazione di Remo Cesarani / Neri Pozza; ISBN 9788854508835 (epub); Introduzione di Tracy Chevalier; Traduzione di Monica Pareschi / Versione originale nel progetto Gutenberg (III ed.) / traduzione del 1904 su LiberLiber

Voto: 8/10

Ammetto di essere partito nella lettura pieno di pregiudizi, mi aspettavo un noioso romanzo d’amore ottocentesco. Mi sono dovuto ricredere: è un romanzo d’amore ottocentesco, ma non è noioso. Il volume è un recupero di librerie altrui e mi fissava da tempo dallo scaffale. Dopo una piccola indigestione di Philip Dick, uno stacco si rendeva necessario e la curiosità ha preso il sopravvento, anche grazie alla prefazione di Buffoni, dove si ripercorre la vita dell’autrice.

Il romanzo è il secondo scritto da Charlotte, donna della media borghesia inglese dell’inizio dell’Ottocento. Il primo, The Professor, fu rifiutato da tutti gli editori e uscirà solo postumo. Jane Eyre, invece, ebbe subito un grande successo, e nel giro di pochi mesi arrivò alla terza edizione. Ma per avere fortuna e vincere i pregiudizi dell’epoca il romanzo uscì firmato con lo pseudonimo di Currer Bell. Lo stratagemma durò poco e alla fine l’autrice venne allo scoperto. Il romanzo infatti è in parte autobiografico e i dettagli ivi inseriti consentirono di risalire, in qualche modo, alla vera autrice.

Jane Eyre è un romanzo di formazione e con alcuni difetti: molti dialoghi non sembrano realistici, alcuni sono anche molto ingenui. Alcuni eventi sono alquanto inverosimili. Ma il personaggio Jane Eyre è una vera potenza, piena di passione temperata dalla ragione, indipendente, ribelle, analitica, determinata, onesta, disinteressata, gran lavoratrice, sognatrice. Una vera e propria eroina, una superdonna della metà dell’Ottocento. Ed è proprio questa sua indipendenza di pensiero e di azione, più del suo lato sensuale, passionale e romantico, che scandalizzò la critica dell’epoca; una specie di anteprima dei primi movimenti femministi di fine secolo.

La narrazione è serrata, piena di eventi imprevisti, di svolte. Jane è una bambina orfana adottata dalla zia. La famiglia adottiva avrebbe tutte le carte in regola per crescerla con agi, amore e affetto, ma invidie e contrasti con i suoi genitori e gli altri parenti, rendono la sua vita in quella famiglia un vero inferno. Jane non ha un carattere accondiscendente e mansueto, è una bambina ribelle, con le idee molto chiare su quello che vuole e su cosa prova. Finirà in un collegio e poi, ricevuta una istruzione minima, a 18 anni andrà a fare la governante nella ricca famiglia di un signore del luogo, Edward Rochester. Ovviamente i due si innamorano e le cose si complicheranno in modo inaspettato.

I personaggi sono tutti ben caratterizzati, con un preciso profilo psicologico. Il punto di vista è sempre quello della protagonista. Il romanzo offre uno spaccato degli usi e della società dell’epoca. Mi ha colpito molto la presenza di molti personaggi veramente negativi, invidiosi, gretti, anaffettivi, manipolatori, repressi. Gli uomini in questo romanzo non fanno per nulla una bella figura. Jane riesce a sopravvivere a questa carrellata di personaggi negativi con grande equilibrio. Ne uscirà ovviamente vincitrice.

Visto che siamo in una pandemia, mi ha colpito molto la descrizione dell’epidemia di tifo nel collegio. Metà dei bambini infettati, alcuni morti. Nessuna cura. Nessun vaccino. Una cosa se non normale, non infrequente.

Segnalo le altre edizioni per le introduzioni e postfazioni (interessante Remo Cesarani, Feltrinelli), che ripercorrono la biografia della Brontë, la genesi del romanzo e le critiche letterarie dell’epoca fino ad arrivare ai giorni nostri. Potete scaricare le varie edizioni dalla piattaforma MLOL della vostra biblioteca.

Segnalo un paio di mancanze e un errore di traduzione nell’edizione Mondadori. Mancano le prefazioni dell’autrice alla prima e terza edizione. Poche righe di ringraziamento, nulla di che, ma mancano. Mancano le traduzioni di poche frasi in francese presenti nel testo. L’errore invece è nel capitolo XI: Jane Eyre dice di fare un viaggio di 16 ore, di essere partita alle 4 di pomeriggio e di essere arrivata alle 8 del giorno dopo, ergo alle 8 di mattina. Riparte dopo circa mezz’ora, viaggia per altre 2 ore e arriva che è notte. Non mi tornano i conti. Vado sull’originale: “I am warming away the numbness and chill contracted by sixteen hours’ exposure to the rawness of an October day: I left Lowton at four o’clock A.M., and the Millcote town clock is now just striking eight.” Non è partita alle 4 di pomeriggio, ma alle 4 di mattina e arriva alle 8 di sera. Ora i conti tornano. Nella traduzione di Monica Pareschi (Neri Pozza), il pezzo citato in inglese più sopra termina con “io mi sto scaldando le membra intirizzite dopo sedici ore passate al freddo di un ottobre inclemente.” tagliando ogni riferimento orario. La traduzione di Stella Sacchini (Feltrinelli) è invece corretta, senza tagli.

Una curiosità: il padre Patrick Prunty era un ministro della chiesa anglicana, di origini irlandesi e iniziò a firmarsi Brontë in onore a Horatio Nelson, insignito del titolo di duca di Bronte (sì, il comune siciliano famoso per i suoi pistacchi) da Ferdinando di Borbone. La dieresi sulla e serve per non renderla muta nella pronuncia inglese.

Buona lettura!