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[libro] L’occhio del sole

lunedì 26 ottobre 2020

Autori: Arthur C. Clarke – Stephen Baxter
Titolo: L’occhio del sole (Titolo originale: Sunstorm)
Editore: Editrice Nord
Altro: ISBN: 9788842914853; questa ed. 2007; I ed. originale 2005; 18.60€; p. 356; genere: romanzo fantascienza; Traduzione di Gianluigi Zuddas

Voto: 6/10

Per rallegrare le mie serate mi sono messo a leggere questo romanzo comprato a fine 2019 presso una piccola libreria che chiudeva. Il romanzo è del genere catastrofi nel futuro. In questo caso un futuro molto vicino, il 2042: il Sole, sobillato da una specie aliena che ci considera pericolosi senza mai averci frequentato, tenta di farci arrosto con una mega tempesta solare.

Riuscirà l’umanità a salvarsi? Cosa tenterà di fare per difendersi da un attacco superiore alle sue forze?

Il romanzo scorre bene nella lettura, ma lascia poco. I personaggi mi sembrano solo abbozzati, così come anche alcune relazioni fra di loro. Ci sono invece molti riferimenti (fanta)tecnici sulla fisica del Sole, le fasce di Van Allen, punti di Lagrange e cose simili. Non si sa quasi nulla su questi presunti alieni nemici. Non so se si rimanda a un seguito, ma qui la mancanza di informazioni rende tutto abbastanza nebuloso.

Molti refusi. Ma più che refusi un unico grande errore mai corretto: Luna, inteso come satellite della Terra, sempre scritto con l’iniziale minuscola e il Sole diventato un più modesto sole.

Buona lettura o buona passeggiata. Vedete voi.

[libro] Le fontane del Paradiso

giovedì 22 agosto 2013

Autore: Arthur C. Clarke
Titolo: Le fontane del Paradiso (The Fountains of Paradise)
Editore: Mondadori, Urania n. 123
Altro: fantascienza; Aprile 2013 (Prima edizione in lingua originale 1979); Traduttore: Vittorio Curtoni, p. 309; vincitore premio Nebula 1979 e Hugo 1980; volume a cura di Giuseppe Lippi; 5,90 €

Voto personale: 7/10

Interessante e appassionante, non c’è che dire, ma lo sconsiglierei a chi non è appassionato del genere.

Siamo sulla Terra nella metà del XXII secolo e un abile ingegnere, Vannevar Morgan, già ideatore del punte sullo stretto di Gibilterra, ha finalmente la soluzione per costruire il primo ascensore spaziale: una torre alta più di 36.000 km (50.000 km?) con due stazioni intermedie, una a 25.000 km e l’altra a 36.000 km. Il problema di una simile costruzione è ovviamente il peso, ma Morgan ha in mano un nuovo materiale, una speciale fibra di carbonio sintetizzata in assenza di peso. L’ascensore, in un secolo sempre più proiettato verso lo spazio, servirà per i viaggi spaziali verso le colonie di Marte e della Luna, rendendo i viaggi più economici ed ecologici. Neanche a dirlo, l’unico posto dove si può costruire questo ascensore è un monte sacro, Sri Kanda, situato in un’isola immaginaria dell’oceano indiano, Taprobane, sulla cui cima dimora un antichissimo luogo di culto occupato da monaci buddisti che non hanno nessuna voglia di andarsene.

Il secondo filo narrativo è dedicato al passato di questo monte sacro, all’imperatore Kalidas (II secolo d.c.) che nelle vicinanze del monte sacro eresse la sua fortezza, Yakkagala, e i bellissimi giardini con le fontane che danno origine al titolo.

Il terzo filo narrativo sono gli alieni, altro tema caro a Clarke. Si fanno vivi poco prima della costruzione della torre di Morgan attraverso una sonda computerizzata e il loro primo effetto è quello di mettere in grossa crisi tutte le religioni. Si rifaranno vivi alla fine del romanzo, ricollegandosi in modo simbolico al passato di Kalidas.

Di avventura ce n’è molta: come farà Morgan a mandare via i monaci buddisti? Chi era Kalidas? Che problemi ci saranno nella costruzione dell’ascensore? Gli alieni saranno “buoni” o “cattivi”? Che futuro avrà l’ascensore spaziale? I personaggi, però, hanno poca profondità e molti di loro rimarranno sempre sullo sfondo senza nessuna caratterizzazione.

Molto presenti invece particolari tecnici e una critica all’inutilità e stupidità della religione. Inoltre Clarke ci spiega, nell’introduzione, alcuni dettagli tecnico-narrativi: Taprobane è un adattamento per fini narrativi dello Sri Lanka. E così il monte Sri Kanda altro non è che il Sri Pada, Yakkagala è Sigiriya e così via. Clarke ci rende conto dello scarto fra realtà e fantasia dei luoghi da lui citati. Sono anche presenti due righe di spiegazione sull’ascensore spaziale, ideato nella realtà ma per ora irrealizzabile. Per chi non è abituato alle opere di Clarke segnalo che la sua fantasia ha solide basi “reali”.

Curiosità:

Per darci l’idea dei problemi tecnici che dovrà affrontare la torre spaziale si cita l’incidente del ponte sul Tacoma Narrow, del 1940 (p. 110). Il video vale più di mille parole.

Non solo qui troviamo un’anticipazione di Internet, ma anche dei Google Alerts: è il Sommario degli Interessi Personali, a pagina 110.

Il virus Golgota a p. 173 mi ricorda molto l’AIDS.

Curiosa motivazione del nostro sentimento religioso a pagina 71 e 174: Dio come conseguenza del nostro particolare modo di venire al mondo? Bah…

Buona lettura!