Posts Tagged ‘copyright’

Ritorneremo ai buoi

giovedì 30 aprile 2015

Da PuntoInformatico:

Copyright, nemmeno il trattore è dell’agricoltore

General Motors e il produttore di macchine agricole John Deer rivendicano la proprietà intellettuale sugli automezzi che vendono: il software che li anima non va manipolato dall’utente, che deve limitarsi a fruirne
di Claudio Tamburrino

Il senso del ridicolo

mercoledì 1 aprile 2015

PuntoInformatico ci fa un riassunto dell’attività dell’AGCOM sul campo della pirateria:

AGCOM, un anno di inibizioni
L’industria segnala violazioni, in molti si adeguano alle rimozioni, i siti pirata subiscono le inibizioni ordinate agli ISP: l’attività antipirateria dell’authority ferve nei numeri di AGCOM, ad un anno dall’approvazione del Regolamento
di Gaia Bottà

Dove leggiamo che su 209 (duecentonove) richieste di rimozione da parte dei detentori del diritto d’autore, solo il 64% (134 – centotrentaquattro) sono meritorie di essere prese in considerazione dall’AGCOM. Questo dà l’idea di quanto siano sproporzionati gli appetiti degli Autori rispetto ai loro diritti legali.

Di queste 134, quando poi si va alla prova del nove, davanti ad un magistrato, la Bottà ci informa che (grassetto mio):

c’è anche l’operato della forze dell’ordine e della magistratura, che dopo indagini e sedute in tribunale giungono talvolta allo stesso risultato delle inibizioni

(Questo talvolta sarebbe da quantificare, ma sorvoliamo.)

In pratica questi detentori stanno sparando con un bazooka ad un nugulo di moscerini (i pirati) e ne ammazzano (si fa per dire) solo il 64% di quelli che colpiscono. (Il ridicolo raggiunge l’apice quando i contenuti da rimuovere sono situati in siti come Yahoo o Facebook che rispondono picche alle richieste italiane di cancellazione. Non potendo oscurare certi colossi, i contenuti illegali (?) rimangono dove sono.) Stiamo parlando del nulla, in pratica, pagato a carissimo prezzo.

Che le leggi del 1940 sul diritto d’autore siano inadatte nel 2015 è ancora un’idea che non sembra sfiorare l’industria dei contenuti. Forse perché il bazooka non lo pagano loro.

Tirare la corda

domenica 11 gennaio 2015

Non sarà la pirateria ad uccidere il mercato musicale. Si ucciderà da solo.

Da ZeusNews:

L’autoradio dell’auto a noleggio infrange il copyright?
È la tesi delle case discografiche.

Dove si racconta di alcuni aspetti della Svezia che ricordano l’Italia.

La divisione dei poteri

mercoledì 10 dicembre 2014

Da ilFattoQuotidiano:

Copyright: Agcom ordina la ‘rimozione’ di blog e forum contro ogni buon proposito
di Fulvio Sarzana

Segnalo due cose:

1) L’italiano dei procedimenti formali attuati dall’AGCOM. In confronto un testo di fisica quantistica in aramaico antico è comprensibile anche ai bambini di prima elementare.

2) L’efficacia dei procedimenti quando si tratta di agire su server esteri e gli appigli legali per la rimozione non sono condivisi (eufemismo): se volete rivivere l’emozione del test psicologico fatto alla visita dei tre giorni, seguite il link dell’articolo.

Se vi sembra strano che questo lavoro lo faccia un’agenzia governativa e non un magistrato – dopotutto violare una legge è un reato, no? – è solo perché siete fra i pochi privilegiati che hanno fatto educazione civica a scuola e si ricorda pure qualcosa.

Violare il copyright è naturale

giovedì 11 settembre 2014

Mantellini su ilPost:

Violare il copyright è naturale
Almeno fino a che non si cambiano le regole sul Diritto d’Autore, scrive Massimo Mantellini nel suo nuovo libro

Il rilancio dell’economia /2

martedì 5 agosto 2014

Da ilPost:

Niente equo compenso nel Regno Unito
Il Parlamento ha stabilito che i sistemi di compensazione per la copia privata sono “inefficienti, ingiusti e una complicazione burocratica, nonché uno svantaggio per chi già paga per un contenuto”

[…] nel Regno Unito si è quindi deciso di non applicare il sistema dell’equo compenso per la copia privata. La revisione delle leggi sul diritto d’autore permetterà ai cittadini britannici di copiare e riprodurre musica, video, ebook e gli altri prodotti coperti da copyright senza particolari limiti, a patto che le copie da un dispositivo a un altro siano per uso strettamente personale. Questo significa che non si potranno fare copie di mp3 o di film per i propri amici o per i propri parenti. Sarà inoltre consentito eseguire copie su qualsiasi tipo di dispositivo, materiale come può esserlo un hard disk esterno e meno tangibile come un sistema per salvare i dati online (cloud). […]

Aggiornamento:
Grazie ad eDue:

Changes to copyright exceptions – (dal governo UK)

DRM for dummies

martedì 8 luglio 2014

Non è solo mio padre che non sa cosa sia il DRM. Sono in molti. Provo a spiegarlo in parole semplici.

Quando compro un film o un ebook in formato digitale in realtà scarico un file pagando il diritto di visualizzarlo. Se faccio questa operazione su un solo tablet o un solo ebook reader potrei non accorgermi di nulla. I guai cominciano quando voglio visualizzare quel file su un altro dispositivo che non sia quello originale o se lo voglio fare su un pc. Non ci sono particolari difficoltà tecniche nel farlo. I pc (i sistemi operativi montati su) sono abbastanza versatili e standardizzati per consentire la copia e la visualizzazione di tutti i formati di film e ebook. Il DRM è una difficoltà di tipo software introdotta per evitare che la copia del file sia visualizzabile su qualsiasi dispositivo. Il file viene modificato in modo tale che la visualizzazione venga limitata su un certo numero di dispositivi. Inoltre questa difficoltà indica al gestore dei diritti su quale dispositivo usiamo il file acquistato. Non è inverosimile immaginare che il gestore dei diritti sappia anche quando, dove e cos’altro guardiamo sul nostro tablet.

Una bella notizia, allora. Nessuno farà il furbo comprando un’opera digitale e poi facendola copiare ad amici, parenti e anche sconosciuti. No, affatto. Chi ha deciso di pagare per un’opera digitale (o non digitale) lo fa perché vuole finanziare l’autore dell’opera. Chi non vuole pagare per i più svariati motivi continua a non farlo, a volte anche legalmente, facendosi prestare dvd dagli amici  o andando in biblioteca. Chi si dedica alla pirateria come stile di vita continua a scaricare le opere protette dal DRM trovandosi fra le mani un file che può usare come vuole, quando vuole, senza inutili complicazioni. So di gente che paga i diritti attraverso l’acquisto di opere protette dal DRM e usa in casa il file piratato, per non avere problemi di sorta nel suo utilizzo. Altri comprano opere protette dal DRM e in pochi passaggi scardinano il sistema che li protegge e si ritrovano un file libero da ogni impedimento. L’utente che vuole pagare paga, ma non ha nessuna intenzione di vedersi limitare le sue possibilità.

Vuoi dire che il sistema di DRM si può sempre togliere? La risposta è sì. A volte è questione di tempo. A volte è difficile. A volte è facilissimo. A volte c’è chi fa il lavoro sporco per noi. Ma la risposta è sì. Quindi il DRM a cosa serve? A nulla.

Perché nessuno si ribella a questo sistema? Perché molti non sanno, da un lato, e perché chi sa, sa anche come togliersi dai piedi questo impiccio. Come abbiamo visto chi non vuole i file con i DRM sa come fare o trova chi lo fa al posto suo. Molti non sanno nulla dei DRM perché non si accorgono di nulla: non hanno mai usato quanto pagato su dispositivi diversi da quello di acquisto. Le impostazioni predefinite di solito tendono a nascondere questo tipo di difficoltà.

Domande esistenziali /11

lunedì 23 settembre 2013

E’ più [beeep] mettere il copyright sul design di un orologio o copiarlo senza dire nulla ai agli autori detentori dei diritti di copyright? (Sicuramente pagare un orologio 15 milioni di euro non è una mossa economicamente vantaggiosa.)

ACTA

giovedì 2 febbraio 2012

Il nichilista:

Quello che ACTA non dice

Che rimanda a Valigia Blù:

Le proteste contro ACTA sono sbagliate: ecco perché
Traduzione di:
COSA ACTA NON DICE diTimothy B. Lee

Repubblica:

Dietro il risiko dell’ACTA
minaccia globale alla libertà
Che cosa muove il trattato anticontraffazione firmato da 22 dei 27 paesi UE a Tokyo, quali sono i suoi punti deboli e come impatterà nell’ecosistema web. L’Italia sarà legalmente vincolata a questo accordo anche se il Parlamento italiano non è mai stato informato nel merito dei contenuti
di ARTURO DI CORINTO

E-ilmensile:

L’Italia aderisce all’Acta: a rischio libertà della rete
di Enrico Piovesana

Dove c’è il link al documento dell’accordo (in inglese) (sperando sia quello definitivo).

Dazi commerciali?

martedì 24 gennaio 2012

Il promotore del PIPA-SOPA italiano incontra i suoi omologhi in USA. Il corriere ci informa:

Fava negli Usa, a colloquio col padre del Sopa
«Pirateria record in Italia. Gli Usa alzano i dazi»
Il promotore della legge contrastata dal Web incontra Smith

di A. Castaldo

in cui si legge:

«La pirateria online produce 200 miliardi di dollari di danni all’economia mondiale – spiega Fava. L’Italia è tra i Paesi con il più alto tasso di download illegale. Bisogna fare qualcosa. Anche perché qui negli Usa mi hanno chiaramente detto che se non regoliamo il settore, i dazi commerciali rimarranno altissimi». 

Sorvoliamo sulla prima parte dell’informazione, ovvero che la pirateria faccia danni all’economia, è interessante sapere questo collegamento fra copyright e dazi commerciali. Il giornalista non chiede lumi. Io sì. Qualcuno ne sa qualcosa?