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[libro] Dante – Il romanzo della sua vita

lunedì 24 marzo 2014

Autore: Marco Santagata
Titolo: Dante – Il romanzo della sua vita
Editore: Oscar Mondadori
Altro: ISBN 9788804631828, 12,00 €, 474 pag, I ed. lug 2012

Voto: 8/10

Tutto quello che vorreste sapere su Dante Alighieri e non avete mai osato chiedere. Questo, in estrema sintesi, il contenuto del saggio, rivolto, occorre dirlo, ai neofiti della materia. Neofiti ma non sprovveduti, che i riferimenti storici, geografici e letterari all’epoca dantesca sono continui e circostanziati. Insomma, un piccolo ripasso di storia e letteratura studiata alle superiori sarebbe il caso di farlo, prima di avventurarsi nella lettura. Ma Santagata mette a nostro agio comunque, dando tutti i riferimenti necessari per capire il periodo storico. [Edit: Circa un terzo del volume sono note e riferimenti bibliografici. Contiene anche la rubrica del telefono di tutti i VIP vissuti fra il XIII e XIV secolo.]

Sulla vita di Dante ci sono pochissime informazioni, tanto che anche la sua data di nascita non è precisa. Santagata spreme ogni minuscolo indizio raccolto dai suoi scritti e da quelli dei suoi contemporanei per raccontarci la biografia più probabile del Nostro. Spesso è più un tirare ad indovinare, ma la ricostruzione appassiona sempre.

Non posso ovviamente ripercorrere la vita di Dante in questo post di recensione, ma alcune curiosità che mi hanno colpito le racconterò.

Dante nasce e vive a Firenze durante gli anni della lotta politica fra Guelfi e Ghibellini. Una lotta durissima e senza esclusioni di colpi: quando la parte avversa perdeva, lo spoils system (come direbbero gli ammericani di oggi) era radicale: confisca dei beni dei perdenti, esilio dei capi, distruzione delle proprietà cittadine. Siccome poco prima della nascita di Dante l’alternanza fra una fazione e l’altra fu intervallata da pochi anni, la Firenze dantesca assomigliava più ad una città bombardata che ad un luogo florido e sicuro. Nonostante questo, Firenze in quegli anni era la capitale finanziaria d’Europa ed una grande città in espansione. Questa situazione potrebbe spiegare il grande desiderio di Dante di una ritrovata armonia politica sotto l’insegna del potere temporale imperiale e quello spirituale guidato dal papato. Inutile dire che la storia andrà in direzione ostinata e contraria.

Beatrice è sì esistita veramente, e sicuramente lo colpì molto, ma non fu mai il suo vero amore. Fu invece un espediente letterario per le poesie d’amore cortese nella Vita Nova e per il personaggio profetico della Commedia. Era consuetudine non parlare mai di se stessi fra i letterati dell’epoca, e quindi Dante per le sue poesie d’amore creò il personaggio di Beatrice.

Dante aveva un ego smisurato. Era convinto di essere predestinato a cambiare il mondo con la sua arte. E ci riuscì, forse non come immaginava lui, ma ci riuscì. Alla fine della sua vita i suoi ammiratori erano tanti, nonostante il suo carattere non deve essere stato facile. Ogni cosa che ha scritto ha lasciato un segno originale nella storia della letteratura italiana. La Commedia ha assunto, dopo pochi anni dalla sua morte, il titolo di Divina e da allora non l’ha più perso. Oggi è fra le opere più studiate e famose del mondo.

Col metro di oggi Dante sarebbe fra i lecchini e i voltagabbana. Nato guelfo, divenne filoghibellino durante l’esilio, ritornò guelfo bianco per tentare di rientrare a Firenze, si dedicò infine alla poesia sotto il suo ultimo protettore, Guido Novello da Polenta. La Commedia, come dice Santagata, era un instant book per l’epoca, visto che raccoglieva i fatti di cronaca del tempo. Durante la stesura Dante non esitò ad usare la Commedia per esprimere la sua riprovazione su alcuni personaggi o per ingraziarsi i suoi protettori, mitigando, con molta abilità, alcune condanne dei loro parenti (v. per es. Alberto della Scala e suo figlio Cangrande, Pg XVIII 121-129 – Pd XVII). A settecento anni di distanza possiamo dire che quella fu un’ottima strategia di sopravvivenza, visto che trovò sempre qualcuno disposto a mantenerlo e a farlo studiare e scrivere. Cosa non facile, visto che da esiliati si rischiava sempre di essere uccisi in modo assolutamente legale. La politica dell’epoca assomigliava più ad un tutti contro tutti. I cambiamenti politici di Dante furono quindi un tentativo pacificazione politica immaginando l’Impero dedito al potere temporale e il Papato a quello spirituale. Pacificazione necessaria, fra l’altro, per il suo rimpatrio a Firenze. Tentativi falliti; politicamente parlando Dante fu per tutta la vita un disadattato.

Ci sarebbe ancora molto da scrivere, ma è meglio lasciarvi nelle pagine del professor Santagata.

Buona lettura!

La Divina Commedia /2

venerdì 15 novembre 2013

Ho creato un mostro. Abbiamo (la Mami e la NonnaM) creato un mostro. Lacomizietta è diventata, possiamo dire ufficialmente, un’appassionata della Divina Commedia, o Comedia, per essere precisi. Sa il primo canto a memoria, con ancora qualche sbavatura, ma a memoria. La cosa mi infastidisce, perché io a memoria neanche il titolo mi ricordo, figuriamoci un canto. Dovrò mettermi lì e imparare qualche verso anche io, anche perché Lacomizietta mi sprona: “Dai, Papi, non è difficile!

Tutto iniziò nell’aprile del 2009, quando Repubblica pubblicò l’opera dantesca in tre corposi tomi. Visto che la Mami sapeva (e sa) qualche canto a memoria, mi dissi: la leggerò tutta. Per leggere la prima cantica impiegai tre anni. Il Purgatorio l’ho iniziato l’anno scorso, ma attualmente è fermo.

Lacomizietta, ovviamente, se vede che il Papi fa qualcosa di difficile vuole sapere tutto, soprattutto se il Papi è reticente o cerca di svicolare. Ma può un Papi fermare il mare? No. Allora iniziai a leggergliela, forse era il 2010. Fu amore al primo ascolto.

Figlia: Leggimi quello che stai leggendo tu.
Papi: Prima ti spiego qualcosa…
F: No, prima leggi poi forse spieghi.
P: Ma non si capisce nulla, se non spiego!
F: Leggi. Leggi. Leggi. Leggi.
P: Ho capito! “Nel mezzo del cammin di nostra vita…”

E poi domande. Su Dio, l’anima, l’aldilà, i peccati, le punizioni. Teologia moderna e antica. Ovviamente il primo canto ha preso piede. L’abbiamo riletto in questi anni non so quante volte. E infatti ora lo sa a memoria. Lei.

E poi le tavole di Gustav Doré, perché nell’edizione di Repubblica ci sono le tavole di Doré. Affascinanti da morire! Con davanti un’immagine a caso Lacomizietta mi interroga: “Chi è questo? Dove sono? Che peccato sconta? Perché è così?” Neanche all’esame di letteratura all’università, immagino sia così. Io ovviamente non ricordo tutto. Anzi, quasi nulla. Devo rileggere, rivedere, ma la gioventù è impaziente. “Ma Papi! Avevi detto che l’avevi letto questo pezzo! E non ti ricordi nulla?!” Piove biasimo su un Papi smemorato, che pensava di leggere la Divina per diletto.

Non mi va meglio per le tavole del Paradiso. “Non l’ho letto il Paradiso, quindi non so nulla.” Biasimo inespresso. “Cosa aspetta a leggerlo?” ha scritto in volto.

Ma non finisce qui, perché se Lacomizietta è entusiasta di qualcosa lo deve far sapere urbi et orbi. L’anno scorso al mare mi è toccato leggere metà del primo canto alle sue amiche in spiaggia. I bambini non si fanno remore a farti domande imbarazzanti: “Tu credi in Dio?” “Ma l’anima esiste?” Cosa dire alle giovani menti conosciute per caso in spiaggia? Poi per fortuna il mare ha preso il sopravvento. (Quest’anno mi sono salvato perché ho portato i fumetti di Calvin & Hobbes e quindi le sue amiche si sono sciroppati quelli, recitati, non letti, da Sua Grazia, ovviamente. Sa a memoria anche quelli, ormai.)

E veniamo ai giorni nostri. Lunedì scorso ha voluto portare l’Inferno a scuola.

Papi: Ma che ci fai a scuola?!
Figlia: Lo voglio leggere nell’intervallo alle mie amiche.
Papi che vuole prevenire delusioni: Ma non aspettarti che vogliano sentire una cosa simile, non piace a tutti questo genere di poesia…
Figlia: Non ti preoccupare, Papi. Questo è un problema mio.
P: Riportami il volume e non perderlo che altrimenti divento cattivo. Ok?
F: Va bene, starò attenta.

Com’è andata? Non so come il libro è finito in mano alla Maestra. E non so perché la Maestra ha letto il primo canto. Forse per semplificare la comprensione ai bambini, forse perché leggere la Divina Commedia non è facile, forse chissà perché, la Maestra non è stata fedelissima al testo e Lacomizietta non le ha perdonato nessuna variazione. La Maestra, abbiamo saputo, si è completamente zerbinata per questo interesse de Lacomizietta.

Papi: Ma i bambini? Come hanno preso la cosa i bambini?
Figlia: Le bambine hanno ascoltato ed erano interessate. I maschi… un po’ meno. Facevano la faccia da adolescenti, un poco annoiata… Ma lo fanno per qualsiasi cosa, quindi direi che non era colpa della poesia.
P: Dici?
F: Sì, Papi, è così.

Come Papi, ovviamente, sono molto contento di questa sua passione. Ho solo un poco di preoccupazione per la precocità della cosa. Quali saranno le conseguenze? Saranno solo positive? Ma vedo che sono problemi solo miei, perché Lacomizietta va bella serena per la sua strada.

Domande esistenziali /6

mercoledì 13 marzo 2013

[Sabato mattina, appena alzata, Lacomizietta aveva tanta voglia di leggere. Arrivata in sala vede la Divina Commedia in giro e decide che deve leggere il canto I dell’Inferno. Lo legge. Lo legge bene, tranne le ultime terzine. L’ultima volta che le ho letto il canto deve essere stato qualche mese fa, forse questa estate. Poi lo vuole copiare. No, lo vuole scrivere senza copiare. Vuole scrivere il primo canto a memoria. Per fortuna si ferma alla prima terzina, che è ora di fare colazione. A tavola:]

Papi, a proposito, tu perché non credi in Dio? In cosa credi esattamente?

Tutto Dante – Canto XII

mercoledì 6 marzo 2013

Segnalo, purtroppo con ritardo, che Benigni ritorna in TV con il suo spettacolo Tutto Dante. Ha iniziato il 27 febbraio scorso, su Rai 2, alle 21:05 con il canto XI dell’Inferno. Continua domani, stessa ora e canale, con il canto XII.

Per questa estate è prevista la conclusione della lettura dell’inferno. Non prenotatemi tutti i biglietti!

Nota a margine: Ho messo il videoregistratore (em-7195) per questa sera. Ma ieri sera, facendo alcune prove, ho riscontrato dei comportamenti bizzarri nella gestione dell’ora. Speriamo bene!

La fine dell’Inferno

giovedì 5 luglio 2012

Ho finito di leggere l’Inferno. Ho attaccato il Purgatorio. Nel 2018 penso di riuscire a terminare la lettura dell’opera. Poi potrò ricominciarla con immutato piacere, sia perché l’opera è stupenda, sia perché la mia memoria è a brevissimo termine e tutto mi parrà come nuovo.

Per festeggiare l’evento vi segnalo Maria De Filippi che intervista Dante interpretata dalla geniale Sabina Guzzanti; il personaggio, stranamente, sa già la sua pena infernale (v. fine filmato).

Domande /21

martedì 26 giugno 2012

Il Papi ha ripreso la sua lenta lettura integrale della Divina Commedia. Quando avrà finito potrà tranquillamente ricominciare, tanto non si ricorderà più nulla.

Alcune canti, però, rimarranno più impressi di altri, se non altro perché ripetutamente riletti. Il primo canto dell’Inferno, per esempio, Lacomizietta l’ha riletto e riascoltato molte volte, anche dalla viva voce della Mami che lo sa tutto a memoria. L’incipit della Commedia suscita molta paura, stimola immagini a colori (ipsa dixit, in contrasto con le illustrazioni in bianco e nero del Doré presenti sul libro) e invoglia all’emulazione: “Ho voglia di scrivere una storia paurosa, con le parole inventate [=strane], come fa Dante, lunga come la Divina… forse un poco di più. Fa niente se non la faccio tutta in rima?”. [Dante, il tuo oblio è vicino, sappilo!] I primi 9 versi non si leggono più, si recitano a memoria, ma è solo perché Lacomizietta non vi si è applicata.

Riaffrontando il tema della Divina Commedia, quindi, non sono mancate le domande essenziali:

1) Ma Dante sapeva a memoria tutta la sua Divina?
2) Come mai Dante, che è un maschio, ha scritto la Divina Commedia in quel modo così discutoso [=prolisso]?

Lo Scorfano, se in ascolto, è pregato di rispondere. Grazie.

La Divina Commedia

mercoledì 28 dicembre 2011

La Divina Commedia è un’opera difficile. Difficile perché scritta con l’italiano del 1300, difficile perché scritta in poesia e la poesia è più difficile della prosa, difficile perché fa riferimento a fatti e conoscenze popolari all’epoca, almeno fra le persone colte, e oggi sconosciute ai più. Eppure la Commedia è diventata Divina pochi anni dopo la pubblicazione ed è rimasta tale fino ad oggi e nessuno pensa di degradarla a semplice Commedia. Perché? Perché parla di un viaggio fantastico nell’aldilà, un viaggio allegorico, un viaggio educativo, un viaggio che ognuno di noi può leggere come vuole; ed è questa la sua grandezza: ogni volta che si legge la Divina si trova qualcosa e siamo nel 2011 e ancora c’è chi vi trova tesori: una descrizione, un modo di dire, un sentimento, una lezione, un’intuizione, un suggerimento, una cosa meravigliosa, una magia. Per arrivare a tanto tesoro bisogna faticare e molto, ma la Divina non delude mai.

Benigni, con le sue lezioni, riesce molto bene a trasmettere la magia dell’opera. Forse non è molto preciso ed è  sconclusionato in alcuni passaggi, ma una volta finito di ascoltarlo si ha tanta voglia di prendere la Divina Commedia e iniziare a studiarla per bene. Si ha voglia di rileggerla e di scavarla a fondo. Ed è quello che periodicamente faccio. Riascolto Benigni e inizio a ristudiare Dante.

Questa cosa della lettura della DC è iniziata nell’aprile del 2009 e periodicamente ritorna. Sono al canto 27esimo dell’Inferno.

Lacomizietta, ovviamente, vedendo che il Papi fa una cosa difficile deve imitarlo e allora il Papi, quando risveglia questa sua passione, deve leggere i versi (quanto è difficile leggere la Divina!) di qualche canto senza interruzioni, anche se Lacomizietta non capisce nulla, e dopo, solo se richiesto, può spiegare ciò che ha letto.

Poi, sia benedetto, c’è chi ha illustrato l’opera. Come sapete i libri senza illustrazioni sono poco appetibili per i bambini e Lacomizietta non fa eccezione. Poiché possiedo la versione pubblicata da Rapubblica nel 2009 illustrata da Gustave Doré, questa versione è ideale per Sua Perfezione. E quindi stamattina, prima di colazione, per circa un’ora, abbiamo visto le incisioni di Doré e il Papi, al volo e con una certa solerzia, doveva dare le seguenti informazioni: chi era ritratto e quale punizione era raffigurata. E se il Papi non era abbastanza veloce, veniva adeguatamente redarguito. (Papi, sto aspettando… Non avevi detto che l’avevi già letta questa parte? Il Papi si è anche innervosito un poco.) Altro che interrogazione dello Scorfano ai suoi alunni!

E poi Lacomizietta ha detto che voleva leggere tutta l’opera e ha iniziato a leggerla.

Papi: Ma ci capisci qualcosa?
Figlia: Non disturbare. Prima leggo, poi se non capisco ti chiedo.

E intanto il primo canto è stato letto e non ha chiesto nulla, anche se ne abbiamo parlato in passato. Non so cosa abbia capito o cosa sia rimasto… però intanto ha letto.

Nei giorni l’ho interrogata in proposito:
Papi: Ma ti piace la Divina Commedia?
Figlia: Sì, è bella.
P: Ma cosa ti piace?
F: E’ bella e basta…
Incalzata e per far contento il Papi: – E’ una storia un poco paurosa, ma non troppo. A me piacciono le storie di paura.

PS: la Divina è gratis ed è anche in audiolibro.
PS2: Questa è una possibile risposta al Disagiato che vede genitori che chiedono libri inadatti per i loro figli.