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[film] Blade Runner 2049

giovedì 12 ottobre 2017

Titolo: Blade Runner 2049
Regia: Denis Villeneuve
Soggetto: Philip K. Dick, Hampton Fancher
Sceneggiatura: Hampton Fancher, Michael Green
Fotografia: Roger Deakins
Musiche: Jóhann Jóhannsson, Hans Zimmer, Benjamin Wallfisch
Altro: USA, 2017, 163 min, genere: fantascienza, direzione del doppiaggio: Simone Mori

Interpreti e personaggi:
Ryan Gosling: Agente K
Harrison Ford: Rick Deckard
Ana de Armas: Joi
Sylvia Hoeks: Luv

(dati da Wikipedia e Antonio Genna per il doppiaggio.)

Voto: 8/10

Bel film, davvero. Vale la pena uscire di casa e andare al cinema, con alcune avvertenze:
1) guardate, o riguardate, il Blade Runner del 1982 prima;
2) nonostante sia un ottimo film e con un seguito degno della trama del primo, non vedrete un capolavoro come fece Scott nel 1982. (Sempre che non sia smentito dal tempo, come molti lo furono allora.)

La Tyrell Corporation è fallita ed è stata rilevata da Niander Wallace. Ora i replicanti sono molto più perfezionati e in parte tollerati anche sulla Terra. Rimane il problema di ritirare i modelli vecchi, che ancora fanno molta paura. Il lavoro sporco del ritiro è affidato ai replicanti di ultima generazione, in questo caso l’Agente K. Nel suo ultimo ritiro l’Agente K scopre una sepoltura, che si scoprirà essere quella di Rachael, la replicante salvata da Deckard nel primo film. L’autopsia rivela che Rachael ha avuto un figlio e questo, come potete immaginare, riapre il capitolo Deckard e soprattutto: dove è e chi è questo figlio? Veramente i replicanti si possono riprodurre come gli umani? Se fosse vero, il mondo sarebbe sconvolto, dice il capo di K: per questo motivo si deve trovare e ritirare anche il figlio. Tutte le traccie dei vecchi replicanti vanno eliminate. La verità la troverete al cinema.

Cosa allontana questa pellicola dalla perfezione? Alcune scene inutili: il test di funzionamento di K è insulso è inutile, senza mistero; e l’estrema freddezza di molte scene, dovute alla recitazione per lo più, ma anche dai ruoli dei personaggi: tutti sembrano avere un compito da svolgere e lo svolgono alla perfezione. Nessuno sgarra, a parte, forse, K. Fra i personaggi principali solo la compagna virtuale di K, Joi, e Deckard sembrano rimandare a una vita vissuta.

Cosa c’è da vedere: la fotografia impeccabile e la trama, che in effetti si raccorda benissimo con il primo film. Gli effetti speciali, specie nella scenografia, aggiungono molti dettagli al mondo del futuro. Questo, se da un lato toglie immaginazione, dall’altro aggiunge maestosità e, pur mantenendo lo stesso ambiente cupo dell’originale, le molte viste dall’alto tolgono un poco il senso di claustrofobia.

Sulle musiche la mia amica, più esperta di me, ha detto che siamo molto lontani dal Vangelis del 1982. Io, più di bocca buona e soprattutto più ignorante, quasi non mi sono accorto di nulla e le ho trovate adeguate.

Per ultimo alcune cose lette su ilPost. Sebbene non contengano spolier, ne consiglio la lettura dopo la visione.

Perché vederlo, con tre cortometraggi aggiuntivi:

Guardatelo, “Blade Runner 2049”
Perché è degno erede del primo, dicono i critici, e la parola “arte” è saltata fuori più di una volta in diverse recensioni

Del direttore della fotografia:

Vi è piaciuta la fotografia del nuovo “Blade Runner”?
L’ha curata Roger Deakins, che è considerato tra i migliori al mondo: ha lavorato ad almeno dieci film che conoscete

Del perché vederlo, ma anche del perché non vederlo:

Blade Runner 2049
di Matteo Bordone

Da Gli 88 Folli:

Blade Runner 2049
di Miki Fossati

Aggiornamento 09/11/2017:

Un video sugli effetti speciali:

“Blade Runner 2049” l’hanno fatto anche con pinze e pennelli

[film] Arrival

domenica 22 gennaio 2017

Titolo: Arrival
Regia: Denis Villeneuve
Soggetto: Ted Chiang (libro)
Sceneggiatura: Eric Heisserer
Musiche: Jóhann Jóhannsson
Altro: USA, 2016, 116 minuti, genere: fantascienza, direzione del doppiaggio: Simone Mori

Attori principali:
Amy Adams: Louise Banks
Jeremy Renner: Ian Donnelly
Forest Whitaker: colonnello Weber

Voto: 9/10

(fonti Wikipedia e Antonio Genna per il doppiaggio.)

È un film di fantascienza, non è un film di azione classicamente inteso, c’è la storia d’amore, è un film da vedere almeno due volte. E poi un sacco di altre cose.

Una razza aliena arriva sul nostro pianeta con 12 astronavi a forma di lente. Le astronavi sono sospese a pochi metri da terra e sono in varie parti del mondo. Consentono agli uomini di entrarvi (e uscire). Una di queste è nel Montana. Il governo USA contatta una linguista (una che aveva già lavorato per il governo), Louise Banks, per cercare di comunicare con questa nuova specie. È affiancata da un altro civile, un fisico teorico, Ian Donnelly. L’operazione è portata avanti dai militari che, diciamolo, fanno la figura dei cerebrolesi.

Ma il tema del film è sul linguaggio e sulla sua potenza, sulla sua capacità di cambiare il mondo. In principio era il Verbo, c’è scritto in un libro famoso. Questa è la versione moderna e fantascientifica.

Bravissima e bellissima l’attrice Amy Adams; mi è piaciuta molto la colonna sonora. Pur non essendo un film d’azione, la tensione narrativa nel film è costante. Non ci sono buchi di sceneggiatura e si può capire tutta la trama. Ci sono, però, più livelli di lettura. Per questo, dopo aver visto il film e prima di andarlo a rivedere, consiglio:

Arrival (Denis Villeneuve 2016). Il dono del nuovo monolite
di Giuseppe Marino

“Arrival”, spiegato bene
di Giorgio Busi Rizzi

Chi vuole sapere qualcosa prima della visione del film (da ilPost):

Prima di vedere “Arrival”
Cosa da sapere e da vedere per arrivare preparati – senza spoiler – a un film di cui si parla bene: di fantascienza ma atipico, «epico e intimo»

Aggiornamento 23/01/2017 (da ilPost):
“Arrival” per chi l’ha visto

Buona visione!