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L’unica cosa che ci resta

lunedì 15 gennaio 2018

Ho letto questo articolo su ilPost:

“Non so chi sei”, il sesso che facciamo
di Arianna Cavallo

Parla di fumetti e di come quella forma d’arte racconta la nostra attuale vita sessuale.
Interessante.
Di tutto l’articolo nella mia mente continua a rimbalzare questa frase:

Soprattutto di lei [la protagonista di Non so chi sei, NdR] che rispondeva di non fare niente di male procurandosi un po’ di piacere, che era «l’unica cosa che ci resta».

E mi sto chiedendo: tutto il resto che fine ha fatto?

Le vacanze /2 – Domande esistenziali /15

giovedì 21 agosto 2014

Sono anni che lo noto. E ogni anno mi chiedo: perché?

Ora, quale momento migliore delle vacanze per fare dello sport in un posto sano, che non sia il traffico cittadino o una palestra maleodorante? Quale posto migliore delle spiaggia? Ma perché correre sul bagnasciuga a mezzogiorno, con il sole a perpendicolo sulla testa, col rischio di prenderti un’insolazione e con tutti i bagnanti che ci giocano?

Sei in Toscana, in una bellissima pineta. Silenziosa. Perché fai ginnastica in mare mentre dalla spiaggia ti pompano musica UNZ UNZ per farti muovere le chiappe? Sempre a mezzogiorno, ovviamente. Ma quella cosa lì non la puoi fare in una qualsiasi piscina cittadina? Che ci vieni a fare qui?

Domande esistenziali /13

giovedì 22 maggio 2014

Nel parlare di politica, in questi giorni, mi è venuta in mente una domanda. Ma quanto pesano le nostre storie sentimentali nelle nostre scelte politiche?

Per storie sentimentali non intendo solo quelle amorose, ma tutta la nostra vita emotiva con il resto del mondo. Le arrabbiature quotidiane con i colleghi o gli amici, o viceversa le gioie e le soddisfazioni sul lavoro e con gli amici, le nostre paure e le nostre idiosincrasie, eccetera.

Ecco, quanto?

[libro] Stasera mi butto /2 (spigolature)

martedì 28 gennaio 2014

Una di queste sere Lacomizietta non riusciva a dormire. La storia serale era stata raccontata, ma il sonno tardava ad arrivare. Io ero al suo fianco, e stavo leggendo Stasera mi butto, ero proprio all’inizio.

Papi: Ti leggo il libro che sto leggendo?
Figlia: Mmmm… dài, prova.

Leggo, leggo il flusso di coscienza di Maikol, se non ricordo male. Ricordo invece i numerosi cazzo nel testo. Lacomizietta mi ferma.

Figlia: Ma ci sono tutte quelle parolacce nel testo?
Papi: Emmm, sì.
Figlia: Allora quelle saltale.

(Forse abbiamo esagerato nel trattenerci dal turpiloquio durante la crescita…)

Poi finalmente si addormenta.

Qualche giorno dopo, terminato il libro, le accenno le cose straordinarie che vi ho letto. La informo che il romanzo è stato scritto da una professoressa universitaria, sa già che ci sono le parolacce, e la informo anche che si parla di sesso. Sgrana gli occhi.

Figlia: E i suoi alunni? Cosa pensano della loro professoressa che scrive quelle cose?
Papi: Non so. Bisognerebbe chiederglielo.
Figlia: E glielo chiedi?
Papi: Boh… sì, posso chiedere…
Figlia: Sai che anche la Maestra una volta l’ho sentita dire una parolaccia?
Papi: Fammi indovinare: cazzo.
Figlia: Essì, proprio quella. Lei pensava che io non ascoltassi, ma io faccio finta di non ascoltare e invece sento tutto.

Questa mattina:

Figlia: E il titolo? Perché Stasera mi butto?
Papi: Perché fra i personaggi c’è uno che fa BASE e poi perché i personaggi sono pieni di paure e pregiudizi che alla fine vengono in qualche modo superati. Alla fine si buttano anche loro nella vita. [Vi ho già detto anche troppo… siamo al limite dello spoiler.]
Figlia: Io pensavo perché uno si buttava nella lettura. Cioè uno arriva alla sera e si butta nella lettura.
Papi: E’ vero. Forse anche per quello.

Aggiornamento 30/01/2014:
Giovanna Cosenza ha ripreso questo post, come potete vedere dal pingback dei commenti, e ha risposto alla domanda de Lacomizietta. Lacomizietta ringrazia per la risposta, che l’ha soddisfatta, e non ha altro da aggiungere.

(Quanto prende un addetto stampa?)