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[libro] Un luogo senza tempo

mercoledì 27 dicembre 2017

Autrice: Doris Lessing
Titolo: Un luogo senza tempo (The Making of the Representative for Planet 8)
Editore: Fanucci
Altro: ISBN: 9788834714430; 17,00€; p.203, genere: fantascienza; I ed. originale: 1982; I ed. italiana 2008; traduzione di Annalisa Di Liddo; Introduzione di Oriana Palusci; postfazione di Doris Lessing

Voto: 7/10

Quarto capitolo della saga Canopus In Argos, qui siamo nel Pianeta 8, dove Canopus guida e amministra una popolazione abituata a un clima tropicale. Improvvisamente, per eventi astrali avversi, le cose cambiano e Canopus, pur con tutta la sua scienza, non può fare nulla per salvare questo popolo. Il Pianeta 8 si troverà alle prese con una repentina glaciazione. Canopus darà indicazioni per resistere il più a lungo possibile. In questo cammino della sopravvivenza la popolazione rimette in discussione tutta la sua organizzazione sociale e il suo sapere. Mette anche in discussione il dominio di Canopus: perché non ci salvate? Perché ci dite di resistere alla glaciazione? E poi: se siamo ciò che facciamo, adesso, immersi nel ghiaccio, non facciamo più nulla di ciò che facevamo prima. Ora chi siamo? Cosa c’è dopo la morte? Cosa sa Canopus che il Pianeta 8 non sa?

Come negli altri romanzi di Canopus, quello che noi chiamiamo anima e pensiero, pensiero sociale e personale, per la Lessing è anche materia, sostanza, ha le sue leggi, nonostante siano vaghe, indefinite e sfuggenti. Canopus sembra conoscerle e, in qualche modo, dominarle. Gli abitanti del Pianeta 8 impareranno a vedere questa nuova materia.

Anche questo, come gli altri, non è un romanzo facile. La scrittura dà veramente la sensazione di essere in un mondo senza tempo, anche se i riferimenti temporali ci sono. È un resoconto e quindi a tratti decisamente noioso. Ma le riflessioni che induce sono interessanti.

Nella postfazione la Lessing mette in collegamento i grandi mutamenti di pensiero dell’umanità, cercando dei punti comuni nelle varie evoluzioni, con gli ultimi due romanzi della serie.

Buona lettura.

[libro] Una donna armata

martedì 24 ottobre 2017

Autrice: Doris Lessing
Titolo: Una donna armata – esperimenti siriani (The Sirian Esxperiments)
Editore: Fanucci
Altro: ISBN: 9788834726549; 16,00 €; I edizione orig. 1981; I edizione italiana 2014; p. 343; genere: fantascienza; traduzione: Stefano A. Cresti

Voto: 7/10

Questo è il terzo romanzo della serie Canopus in Argos e le considerazioni sulla prosa e sulla fantascienza fatte per i precedenti sono ancora valide. Rimando alle precedenti recensioni di Shikasta e Un pacifico matrimonio.

In questo volume si chiariscono molti punti oscuri nei primi due: come vengono eseguiti e quali sono gli esperimenti negli altri pianeti e chi sono tutti gli attori in gioco.

Nella nostra galassia, infatti, ci sono due grossi imperi e una nuova forza nascente. In Shikasta abbiamo visto all’opera la civiltà più avanzata: Canopus. Avanzata non solo e non tanto dal punto di vista tecnologico, ma anche dal punto di vista etico. Sono entrati in piena armonia con le Leggi dell’Universo e hanno imparato ad assecondarle, a farle proprie, a dirigerle quando è possibile, per rendere la galassia un posto migliore.

Gli antagonisti, il nuovo ed emergente regno di Shammat, è agli antipodi di Canopus. Per Shammat il mondo è un luogo di predazione e dominio. I suoi agenti operano sempre in modo malvagio.

C’è poi l’impero di Sirius, avanzatissimo dal punto di vista tecnologico e sociale, un tempo in guerra con Canopus. Sirius si trova in una fase di transizione: da impero di conquista e amministrazione, ormai prospero, a impero integrato nell’Equilibrio Cosmico che Canopus conosce bene.

La transizione sarà attuata e raccontata da una donna di Sirius: Ambien II. Non è una donna qualunque: fa parte del consiglio dei Cinque, organo oligarchico che si occupa del governo dell’impero siriano. Ambien fa un resoconto di questa transizione, lunga ere geologiche (i protagonisti non hanno problemi di brevità della vita) e avvenuta attorno alla storia di Rhoanda/Shikasta, ovvero la nostra Terra.

È di fatto un romanzo di formazione, non solo personale, anche collettivo. Quale è lo scopo della nostra esistenza e delle nostre azioni? Quali sono le forze che si oppongono a questo scopo? Come operano? Come avviene un cambiamento sociale? Che tempi sono possibili per questo cambiamento? Le conquiste sono personali o sociali?

La Lessing ci prende per mano e, attraverso gli occhi di Ambien II, ci racconta gli avvenimenti che porteranno a una nuova consapevolezza di Sirius e, forse, degli abitanti di Shikasta.

Buona lettura!

PS:

Se ho imparato così tanto su ciò che non mi sarei mai aspettata di imparare, quanto ancora posso sperare di apprendere e di capire, posto che ne abbia la pazienza, e non mi conceda di fare domande inutili?

Ambien rohandiana, Ambien II
dei Cinque, dal Pianeta 13
dell’Impero Siriano

[libro] Un pacifico matrimonio

domenica 3 settembre 2017

Autrice: Doris Lessing
Titolo: Un pacifico matrimonio (The Marriages Between Zones Three, Four and Five)
Editore: Fanucci Editore
Altro: ISBN:9788834713372, p. 336, 17,00€ (oggi si trova nei reminder al 50%), genere: fantascienza, space fiction, I ed.: 2007 (I ed. in lingua originale: 1980), traduzione: Eleonora Federici, postfazione: Oriana Palusci

Voto: 7/10

Questo romanzo fa parte della serie Canopus in Argos: Archivi e come il suo predecessore Shikasta non è un romanzo facile. La serie non ha in comune personaggi o una linea narrativa; condivide piuttosto un generico futuro, il tema dell’evoluzione personale e sociale e la struttura narrativa, la narrazione archivistica.

Siamo su un pianeta di tipo terrestre, diviso in Zone numerate. Un Cronista della Zona Tre, abitato da una popolazione pacifica ed evoluta, empatica, con una società matriarcale guidata dalla regina Al-Ith, racconta del matrimonio combinato fra lei e il re della Zona Quattro, abitato da una popolazione povera, arretrata culturalmente, altamente gerarchica e perennemente in guerra con la Zona Cinque. Il matrimonio è stato ordinato da non meglio precisati Tutori, che si rivelano in modo altrettanto misterioso. Ma una cosa è chiara: i loro ordini sono perentori. Ben-Ata, il re della Zona Quattro e la regina della Zona Tre, Al-Ith, dovranno sposarsi. Due mondi agli antipodi dovranno fondersi, mescolarsi, conoscersi.

Il motivo di questo ordine sarà presto chiaro: le varie Zone del pianeta sono in stasi. Gli animali sono tristi, la natalità umana e animale è ferma, ogni popolo sembra cristallizzato nel suo ruolo e nelle sue tradizioni. I Tutori ordinano un rimescolamento.

Lasciando da parte gli eventi, da scoprire nella lettura, nel romanzo è sapientemente raccontato il sentimento di straniamento dei protagonisti, costretti a venire a patti con l’altro. Un continuo oscillare fra il freddo racconto dei fatti e il punto di vista dei protagonisti, il Cronista tenta di farsi portavoce di ogni Zona coinvolta, di ogni situazione. Poprio questa oscillazione narrativa sottolinearà questo straniamento, il disagio dell’abbandonare la propria situazione conosciuta per andare incontro a un cambiamento ingnoto e non necessariamente piacevole.

Le Zone assumono quindi vari significati, da quelle psicologico, con i vari sentimenti predominanti nelle varie società, a quello allegorico del mondo femminile e maschile, passando da quello fantascientifico, con le società utopiche/distopiche di altri autori come Ursula Le Guin o con l’esplorazione dei mondi interiori di J. G. Ballard.

Un avviso agli appassionati di fantascienza: anche se messo in questa categoria in questo romanzo di scientifico non c’è nulla. Scordatevi quindi A. C. Clarke o Asimov. L’autrice stessa lo considerava più space fiction, dove con space non si intende necessariamente lo spazio delle stelle e dei pianeti, se non come allegorie di altri spazi.

Segnalo che nell’ultimo capitolo ci sono alcuni refusi.

Interessante la postfazione, da cui ho preso spunto per queste quattro righe.

Buona lettura!

Doris Lessing /2

domenica 26 ottobre 2014

Informo i miei 21 lettori che Fanucci sta finalmente riempiendo un vuoto nella traduzione italiana dell’opera della Lessing. Come pochi sanno la Lessing scrisse anche di fantascienza. Il ciclo Canopus in Argos consta di 5 tomi:

Shikasta (1979)
Un pacifico matrimonio (1980)
Una donna armata – Esperimenti siriani (1981)
Un luogo senza tempo (1982)
The Sentimental Agents in the Volyen Empire (1983)

Fino a febbraio 2014 erano stati tradotti in italiano il secondo e il quarto della serie. A marzo è uscito Shikasta e il mese scorso è uscito Una donna armata – esperimenti siriani. (Nulla a che vedere con la Siria. Siriani nel senso della stella Sirio.) Rimane da tradurre il quinto. Aspetto con fiducia.

[libro] Discesa all’inferno

sabato 13 settembre 2014

Autrice: Doris Lessing
Titolo: Discesa all’inferno (Briefing for a Descent into Hell)
Editore: Marco Tropea Editore (EST)
Altro: ISBN 9788843800124,I ed. in lingua originale 1971, I ed. italiana 1996, genere fantascienza, 246 p., traduzione di Pietro Ferrari, finalista al Brooker Prize del 1971

Voto: 3/10

Recensione breve:
NO. Io e la Premio Nobel Lessing non ci siamo proprio trovati su questo testo.

Recensione lunga:
Ho finito di leggerlo per mero puntiglio personale. Non volevo darmi per vinto. L’avevo desiderato sperando in qualcosa di meglio, me lo ha regalato Gaia, volevo finirlo a qualsiasi costo. Mi sono obbligato a leggerne qualche pagina al giorno. Non finiva mai. Una noia di dimensioni epiche.

Il romanzo va messo nello scaffale della fantascienza senza indugi, anche se qui la tecnologia è completamente assente. Siamo piuttosto in uno spazio ipotetico, allucinato, dove non si capisce assolutamente nulla per 120 pagine! Ma una cosa alla volta.

Cosa racconta il romanzo? Un uomo è stato trovato in stato confusionale sulla riva del Tamigi. Portato in ospedale, i medici cercano di fargli ritornare la memoria. Il protagonista, che il lettore immagina pazzo, inizia un viaggio mentale di decine di pagine dove racconta la sua esperienza, fra realtà (ma quale?) e immaginazione. Si salta sempre di palo in frasca, si scoprono luoghi ed esseri alieni, ma l’ambientazione è sulla Terra; sembra di essere sotto l’effetto di un allucinogeno. Il racconto è prolisso, interminabile. A pagina 120 si intuisce che la sua pazzia nasconde un’altra verità che in parte si ricollega la discorso di Shikasta: alieni cercano di creare armonia nel mondo. Inizia quindi la descrizione del protagonista – e la sua riabilitazione – attraverso le lettere di amici, parenti, ammiratori, colleghi e dei medici. La seconda parte è decisamente in discesa, ma tutto è strano, prolisso, interminabile, allucinato. Il finale… ok, non aggiungo altro, sia mai che qualcuno voglia leggere il romanzo, ma se siete interessati alla fantascienza della Lessing io consiglierei di iniziare con Shikasta, che almeno si fa leggere, nonostante sia difficile.

Cosa non va? Tutto. Non so se qualcosa è da imputare al traduttore e alla fase di editing della versione in italiano; la mia scarsa conoscenza dell’inglese non mi permette una verifica sull’originale.

Le descrizioni, i pensieri, le azioni, le lettere che si scrivono i personaggi, tutto è prolisso; ogni cosa dura per pagine e pagine quando due righe basterebbero. Ci sono cambi di nome dei personaggi senza preavviso (da Minerva a Minna Erve, senza anestesia). Ci sono puntini di sospensione alla tramista ………………….. Descrizioni di eventi inesistenti e apparentemente inutili alla trama. Charles, il protagonista smemorato, che racconta la sua esperienza di soldato in Jugoslavia, ma non è mai andato in Jugoslavia. Ok, è matto, ma dobbiamo seguire tutto il suo delirio minuto per minuto? Se il protagonista è matto, chi gli sta vicino non è da meno. Ad un certo punto c’è una lettera di un’ammiratrice di Charles, speditagli prima del suo ricovero: più di 20 pagine da leggere col microscopio. Per pagine e pagine non si capisce nemmeno dove voglia andare a parare. Oggi, che di una mail non si leggono più di tre righe, quella lettera non verrebbe mai letta. (E di questo non dobbiamo vantarci.)

Certo, c’è sicuramente la critica alla società odierna, il senso di straniamento del protagonista da far sentire e tante altre cose che mi sono sicuramente perso. Però, accidenti! Bisogna per forza torturare il lettore per dire la propria sul mondo attraverso un romanzo?

Con questa lettura spero di essermi scontato almeno un semestre di purgatorio.

Buona passeggiata!

[libro] Shikasta

martedì 1 luglio 2014

Autrice: Doris Lessing
Titolo: Shikasta (sembra che l’originale sia: Re: Colonised Planet 5, Shikasta. Personal, Psychological, Historical Documents Relating to Visit by Johor (George Sherban) Emissary (Grade 9) 87th of the Period of The Last Days, ma tutti l’hanno sempre chiamato Shikasta.)
Editore: Fanucci
Altro: ISBN cartaceo 9788834723807, ISBN ebook 9788834726587, p. 488, 20,00 €, I ed. 1978, I ed. italiana 2014, Traduzione e introduzione di Oriana Palusci, Note introduttive dell’Autrice.

Voto: 7/10

Vi devo confessare che questa lettura è stata davvero difficile e faticosa. Un libro pieno di contrasti: noioso e interessante, difficile e scorrevole, alienante e familiare. Non è una lettura per tutti. Probabilmente è da rileggere più volte.

È il primo di una serie di cinque romanzi della Lessing che va sotto il nome di Canopus in Argos: Archivi, usciti fra il 1979 e il 1983. Appartengono al genere fantascientifico, ma sono senz’altro molto peculiari e si potrebbero considerare nel sottogenere fantateologico, se non fosse che quello che noi consideriamo spirito o Sostanza Affettiva del Noi (nel romanzo SAN), in Canopo è materia che segue leggi fisiche. Lei lo ha classificato nel sottogenere space fiction (romanzo dello spazio). La mia opinione è che con questo ciclo la Lessing scardina le usuali classificazioni e porta in dote al genere fantascientifico una novità assoluta. (E molto difficile da digerire!)

In Italia le traduzioni di questo ciclo vanno secondo criteri imperscrutabili. Sono stati tradotti in italiano il secondo e il quarto e solo a marzo di quest’anno il primo, Shikasta. Tutti editi da Fanucci. Il terzo e il quinto forse nei prossimi vent’anni. Con calma, stiamo sempre parlando di una scrittrice sconosciuta.

Ma lasciamo il sarcasmo e veniamo al romanzo. Shikasta è un libro noiosissimo. È composto da relazioni tecniche, da lettere e considerazioni personali dei vari protagonisti. È un miscuglio di generi e registri linguistici che fa perdere il lume della ragione. All’inizio non si capisce nulla e l’inizio è lungo diverse decine di pagine.

Stiamo parlando di un pianeta, Rohanda, che poi diventerà Shikasta (che in persiano significa ‘distrutta’, ‘inferma’, ma anche ‘che si può rompere’), colonizzato da due pianeti, Canopo e Sirio, un tempo in guerra. Il loro intento è quello di introdurre Rohanda nel loro sistema armonico di organizzazione sociale. Su Rohanda viene incoraggiata la vita e la nascita di una specie intelligente e, in un primo momento, il pianeta, sotto la guida dei loro protettori, diventa un vero e proprio paradiso terrestre. (I riferimenti all’Antico Testamento non sono casuali.) La vita delle persone è lunghissima, le città sono ordinate e armoniche, tutto è pacifico e prospero. L’armonia è costruita su basi scientifiche a noi ignote, accennate nella prima parte del romanzo dalle relazioni di Johor, un emissario di Canopo, sul pianeta per seguire la sua evoluzione. Si parla di Sostanza Affettiva del Noi (SAN), che sembra essere un sentimento di fratellanza e armonia con l’universo, ma che nel romanzo ha una base materiale, fisica. Canopo e Sirio sono i guardiani di questo flusso di SAN che viene dalle stelle e alimenta l’evoluzione del pianeta. Le relazioni di Johor sono interessanti come lo sono di solito le relazioni. Ma Rohanda ha qualcosa di familiare e durante la lettura si capisce che si sta parlando della Terra e della nostra evoluzione. Ad un certo punto, l’armonia su Rohanda si rompe, il SAN per motivi cosmici non arriva più sul pianeta ed esso viene chiamato Shikasta. Tutta l’armonia conquistata negli anni si perde. Ad accelerare il processo ci si mette l’antagonista di Canopo e Sirio, Shammat, un delinquente dello spazio che si alimenta della cattiveria e della disarmonia altrui. Shikasta è perduta. Gli agenti di Canopo e Sirio tentano di arginare la situazione, ma la cosa è sempre più difficile. Il finale ve lo lascio leggere in santa pace.

Si fa fatica, all’inizio, a capire che Shikasta è la nostra Terra. Sono descritte cose che noi non vediamo, le famose Zone, che sembrano delle aree di parcheggio per le anime che possono reincarnarsi e portare a compimento la loro esistenza. Ci sono astronavi che portano agenti ed emissari. C’è questo SAN che non si capisce bene cosa sia, all’inizio (e forse anche alla fine). Johor, il protagonista del romanzo, emissario di Canopo, opera su Shikasta anche in sembianze umane, come George Sherban. Ma chi gli sta accanto è come lui o è umano? Subisce l’influenza del Sigillo (c’è pure quello, simbolo della Legge di Canopo e della sua Armonia) o di Shammat? Per capire e sapere bisogna leggere.

Con la descrizione di Shikasta dei nostri giorni la Lessing approfitta per criticare la politica, la scienza, la religione e la storia del nostro pianeta. Una critica dura, spietata, sicuramente influenzata ancora dalla guerra fredda e dalle barbarie appena concluse in Vietnam e in Corea, dal colonialismo e dalla mai sopite tensioni del Medio Oriente.

Il problema nella trama e nel mondo reale è: Shikasta si salverà?

[libro] Shikasta – introduzione di Doris Lessing

martedì 1 luglio 2014

Volevo pubblicare in modo separato le considerazioni di Doris Lessing sulla fantascienza, espresse nell’introduzione al romanzo Shikasta. Sono del 1978.

Le sue considerazioni le ho sentite anche da altri. Il genere, dicono i suoi estimatori, è la vera novità della letteratura dell’ultimo secolo.

Gira voce che le sue opere di fantascienza le abbiano causato lo slittamento del premio Nobel al 2007 e forse per questo sono ancora più significative.

I grassetti sono miei.

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Dall’introduzione dell’autrice di Shikasta, di Doris Lessing, Fanucci, traduzione di Oriana Palusci, marzo 2014

[…]
Anche il vecchio romanzo ‘realistico’ è stato modificato, a causa degli influssi di un genere narrativo che viene chiamato, in modo un po’ impreciso, romanzo dello spazio (space fiction). Ad alcuni questo dispiace. Mentre tenevo una conferenza negli Stati Uniti, la professoressa che presiedeva i lavori, la cui unica colpa consisteva nel fatto che forse si era nutrita troppo a lungo delle giaculatorie dell’accademia, mi interruppe esclamando: «Se lei fosse una mia studentessa, non la passerebbe liscia!» (Non tutti trovano divertente la battuta.) Stavo affermando che il romanzo dello spazio, assieme alla fantascienza (science fiction), costituisce il ramo più originale della letteratura contemporanea: è ingegnoso e ricco di invenzioni; ha reso più vivace ogni forma di scrittura; gli accademici e i sapientoni che si occupano di letteratura sono assai da biasimare per la loro condiscendenza o ignoranza – ma, naturalmente, questa è la loro natura, da loro non ci si può aspettare nient’altro. Questo punto di vista mostra i segni di ciò che è diventato un luogo comune.

Penso davvero che sia molto sbagliato l’atteggiamento di chi pone su uno scaffale un romanzo ‘serio’ e su un altro Infinito (Last and First Men) di Olaf Stapledon.

Che fenomeno straordinario è stato il romanzo dello spazio, la fantascienza, che esplosione emersa dal nulla, ovviamente inattesa, come accade sempre quando la mente umana è costretta a espandersi: questa volta verso le stelle, come una galassia, e chissà dove nel prossimo futuro. Quelle luci abbacinanti hanno tracciato per noi la mappa del nostro mondo, o dei nostri mondi, ci hanno raccontato ciò che sta accadendo e, in modi che nessun altro ha utilizzato, ci hanno descritto molto tempo fa il nostro malefico presente, quando esso era ancora il futuro, e i portavoce ufficiali della scienza venivano a dirci che tutte le cose che ora stanno accadendo erano impossibili. Sono stati loro, gli scrittori dei romanzi dello spazio e della fantascienza, ad aver ricoperto il ruolo indispensabile e (almeno all’inizio) ingrato di un figlio illegittimo, disprezzato, il quale può permettersi di dire quelle verità che i rampolli rispettabili non osano pronunciare, o – è ancora più probabile – di cui non si accorgono, proprio a causa della loro rispettabilità. Sono stati sempre loro a esplorare le letterature sacre del mondo con la stessa audacia con cui portano le possibilità della scienza e della società alle loro logiche conclusioni, in modo che noi possiamo esaminarle. Che debito immenso abbiamo tutti noi nei loro confronti!
[…]

Doris Lessing

domenica 17 novembre 2013

Doris Lessing fa parte della mia sterminata ignoranza. Leggevo l’articolo di Repubblica sulla sua morte e scopro che ha scritto opere di fantascienza. Un premio Nobel ha scritto opere di fantascienza? Una donna, poi! Ecco che la mia ignoranza diventa fastidiosa.

La cosa triste è che, secondo wikipedia:

Il romanzo [Il taccuino d’oro, 1962, Nd.R.] la fece entrare nella rosa dei possibili candidati al Premio Nobel, ma i suoi successivi romanzi di fantascienza la screditarono, eliminandola dalla rosa dei possibili vincitori.

Per il Nobel dovette aspettare il 2007.

La conferma che il genere fantascientifico è, in Italia, la cenerentola delle cenerentole dei generi letterari, lo abbiamo dalle pubblicazioni. La serie Canopus in Argos consta di cinque volumi. In Italia ne sono stati pubblicati due, il secondo e il quarto. (Ma perché il secondo e il quarto?! @#!)

Io non ci credo, ma mi piacerebbe tanto che ci fosse un aldilà. E mi piacerebbe tanto ci fosse un Dio giusto che punisse questo oltraggio alla creatività umana. La pena: non poter parlare e avere tanto da dire. (Sto leggendo troppo Dante.)

Speriamo che i suoi romanzi di fantascienza mi piacciano!

Aggiornamento 26/10/2014:

Ad aprile di quest’anno è uscito il primo della serie Canopus, Shikasta, e a settembre il terzo con il titolo Una donna armata – Esperimenti siriani. Entrambi editi da Fanucci.