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Libri di carta e di bit

mercoledì 30 settembre 2015

Questo articolo vale la pena leggerlo (da “Le macchine volanti”):

Libri di carta e di bit
di M. Mantellini

Mantellini è un entusiasta della “cultura digitale”, se posso permettermi questa espressione, e chi bazzica da queste parti lo conosce bene. Questa sua ultima riflessione nasce dopo la pubblicazione, anche su carta, del suo ultimo saggio. Mantellini nell’articolo evidenzia limiti e differenze sostanziali fra i due mezzi, quello digitale e quello analogico. Non vi anticipo nulla, solo che la carta, nel mondo della cultura, farà molta fatica a morire.

Cose imprevedibili (in Germania e fra poco in Spagna)

giovedì 6 novembre 2014

Qualche tempo fa in Germania gli editori hanno pensato bene di farsi pagare per le anteprime alle notizie che Google dava sui suoi portali. Google allora ha detto: ok, tolgo le notizie, ma non pago. Indovinate come è andata a finire? Appunto.

Da PuntoInformatico:


Germania, mai più senza Google News

Gli editori impegnati nel braccio di ferro con gli aggregatori sono costretti ad ammetterne il ruolo determinante: pochi giorni senza anteprime li hanno convinti alla retromarcia
di Gaia Bottà

Germania, Google News serve agli editori
Anche Axel Springer, dopo aver fatto a meno delle anteprime sull’aggregatore, sceglie di concedere gratuitamente la licenza d’uso per i suoi contenuti a Mountain View: senza la vetrina di Google News rischiava danni irreparabili
di Claudio Tamburrino

Pensate che questo sia di esempio? Naaa…

Spagna, aggregatori incornati
Tra le modifiche alla normativa sul diritto d’autore, vengono limitati i diritti alla copia privata e aumentate le pene per la violazione del copyright. Diventa legge la Tasa Google, che imporrà agli aggregatori di pagare un tanto al link
di Claudio Tamburrino

Aggiungo una fetta di culo? /2

martedì 4 novembre 2014

Dopo l’articolo con la notizia, visto anche il dibattito scaturito fra i genitori, mi sento di continuare il comizio.

Molti pensano che la casa editrice, in pratica, non utilizzerà affatto la visita dei bambini per fare cose turpi. Al massimo ci scapperà un articolo di giornale. Lo penso anche io. E non è neanche vero che sono un talebano della riservatezza, visto che qui, con wordpress, ho sottoscritto un accordo simile a quello della casa editrice (Solo che non gli ho dato anche il mio numero di scarpe…). Si ci sono delle differenze, ma lo spirito è lo stesso: noi siamo la merce.

Il punto è che la liberatoria della casa editrice è una questione sociale e politica che è alla nostra portate e può essere – e deve essere – affrontata, se non altro perché mette in gioco i minori che avrebbero bisogno di più tutele.

Sono anni, ormai, che mi interesso, da dilettante, alla tematica della privacy e mi diverto (si fa per dire) a leggere i papiri legali dei vari servizi on line che usiamo tutti i giorni; mi diverto a leggere saggi pallosissimi sul tema, anche in inglese. Come dicevo sopra, sottoscrizioni analoghe, di rinuncia della nostra riservatezza in cambio di un servizio, le approviamo tutti i giorni; a volte le approviamo anche per cose che paghiamo. Basta che leggiate le regole di privacy di Microsoft, Facebook, Twitter, Google (Android e Gmail), Yahoo, Apple, eccetera. Scorpirete cose interessanti. Pure gli Stati democratici, quello USA è solo il più eclatante perché ampiamente documentato grazie a Snowden, ma è in ottima compagnia, in nome dell’anti-terrorismo non si fanno scrupolo di fare intercettazioni di massa, sia dei bit che della carta. Senza risolvere il problema del terrorismo, ovviamente, un crimine che imperversa tutt’ora senza problemi.

Vengo al punto. Quello che sta accadendo in questi anni è una mutazione culturale e sociale notevole: in cambio del monitoraggio massivo delle nostre abitudini, riceviamo servizi più o meno gratuiti, anti-terrosimo compreso. Ma non sono gratuiti veramente, perché grazie a questo monitoraggio massivo le società che lo gestiscono guadagnano e noi perdiamo dignità. Con i nostri dati vendono altri servizi e altri beni, fanno pubblicità. La nostra rubrica telefonica vale 30 euro. Il vostro account facebook vale circa 100 dollari (nel 2011). Il mio blog più o meno una cifra analoga, statisticamente parlando. Gli Stati, con lo spionaggio massivo, guadagnano in termini politici e nelle relazioni internazionali.

Stiamo calando le braghe su tutto per avere servizi che ci appaiono gratuiti, ma che non lo sono.

La casa editrice si porta avanti e porta alle estreme conseguenze questa pratica. Fa un’operazione culturale come questa, ma al contrario: “se ci cascano continuiamo e stiamo zitti. Un domani potremo far sottoscrivere a tutti clausole capestro senza nessun limite che potremo usare quando vorremo.

Questo evento, che di per se è una goccia nel mare, può essere contrastato facilmente, anche perché le richieste della casa editrice sono palesemente sproporzionate all’evento e al servizio reso e coinvolge minori, che non hanno nessuna colpa per l’idiozia del mondo degli adulti. Per questo mi scaldo tanto e penso valga la pena scrivere due righe di protesta. Voglio mandare un segnale inverso. “Non siamo disposti sempre e comunque a calare le braghe su tutto. Sappiamo quel che firmiamo.

Aggiungo una fetta di culo?

lunedì 3 novembre 2014

Lacomizietta dovrebbe andare a fare visita ad una casa editrice (per ora non diciamo quale, che non ho voglia di avere avvocati sullo zerbino di casa) nell’ambito del Book City Milano 2014. La scuola ci ha dato da firmare questo documento (sottolineature mie per districare il burocratese):

DICHIARAZIONE resa a [casa editrice]
lo sottoscritto [una marea di dati personali, CF compreso] in relazione alle riprese dell’immagine e della voce di mia figlia Lacomizietta effettuate con il mio pieno consenso da [casa editrice], nel mese di novembre dell’anno 2014 presso [eccetera] e che saranno utilizzate da [casa editrice] e/o dai suoi aventi causa a qualsiasi titolo per la documentazione delle attività svolte nell’ambito della manifestazione “Book City Milano 2014” dichiaro che:
1. autorizzo con la presente la [casa editrice], anche ai sensi e per gli effetti del Decreto legislativo 30 giugno 2003 n. 196 (c.d. Codice della privacy), a riprodurre e diffondere, in tutto o in parte, le immagini e i filmati de Lacomizietta la sua voce ed il suo nome, e le eventuali dichiarazioni da lei rese nelle circostanze di tempo e di luogo di cui sopra con diritto, ma non l’obbligo da parte dello stesso [casa editrice] di registrarle, riprodurle e diffonderle, stamparle, pubblicarle e proiettarle con ogni mezzo attualmente conosciuto (a mero titolo esemplificativo, stampa, TV – terrestre, satellitare, cavo -, radio, internet – downloading, streaming -, sistemi analogici e/o digitali – DVB-T, DVB-H, DVB-X, ecc. -, on line e off line, telefonia fissa e mobile ecc.) o che verrà inventato in futuro, in qualsiasi forma (codificata o non, free o pay), senza limitazioni di tempo, in tutto il mondo, anche mediante cessione totale e/o parziale a terzi, tutto ciò senza alcun corrispettivo;
2. sono al corrente e pienamente consapevole, e non ho alcuna obiezione al riguardo, che le immagini e i filmati e/o tutto ciò che potrebbe essere realizzato con tutto o parte di queste nei limiti di cui sopra, potrà essere oggetto di sfruttamento economico da parte di [casa editrice] e/o ceduto a qualsiasi titolo a terzi e potrà essere veicolo di pubblicità e/o interrotto da spot pubblicitari e riconosco il diritto di [casa editrice] e dei suoi aventi causa di effettuare il più ampio sfruttamento, anche pubblicitario, delle le immagini e dei filmati e/o nelle forme da questi decise, per esempio mediante l’inserimento di spot, product placement, altre forme di pubblicità, manifestazioni, concorsi a premi, giochi, programmi e spettacoli vari;
3. prendo atto che i dati personali e i dati personali sopra, verranno utilizzati, con o senza l’ausilio di strumenti elettronici e di ogni possibile software, per ogni trattamento previsto dal Decreto legislativo n. 196/2003 per finalità amministrative, legali, fiscali, gestionali, statistiche e di difesa dei diritti dell’interessato o di [casa editrice] e/o dei suoi aventi causa, nonché, all’esterno, per la produzione, promozione e la vendita al pubblico del video e/o di quanto realizzato con le Riprese. Tali dati verranno catalogati e custoditi nel rispetto del Decreto legislativo n. 196/2003;
4. inoltre, prendo atto che il trattamento dei dati personali in questione potrà essere effettuato da persone fisiche o giuridiche, in Italia o all’estero, che per conto e/o nell’interesse di [casa editrice] e/o dei suoi aventi causa forniscano specifici servizi elaborativi o che svolgano attività connesse, strumentali o di supporto rispetto a detti soggetti. Tali dati personali potranno essere inviati in Italia o all’estero a fornitori, consulenti ed entità fisiche o giuridiche che collaborino nell’attività di [casa editrice] e dei suoi aventi causa. Sono consapevole che è mia facoltà non consentirVi il trattamento dei dati personali, ma che ciò renderebbe problematica la gestione dei nostri rapporti e che, in ogni caso, posso esercitare i diritti di cui all’art. 7 del Decreto legislativo n. 196/2003, che conferisce all’interessato l’esercizio di specifici diritti. In particolare come interessato posso ottenere dal Titolare del trattamento di dati personali la conferma dell’esistenza o meno di miei dati personali e che questi mi vengano messi a disposizione in forma intelligibile. Inoltre posso chiedere di conoscere l’origine dei dati nonché la logica e le finalità su cui si basa il trattamento, di ottenere la cancellazione o il blocco di tali dati e di oppormi, per motivi legittimi, al trattamento stesso;
5. prendo atto che Titolare del trattamento ad ogni effetto di legge è [casa editrice] con sede legale a [casa editrice]
In relazione a quanto precede, confermo il mio consenso al trattamento dell’immagine di Lacomizietta e degli altri dati da me forniti, come sopra indicati.

Data e Firma

Confermo altresì il mio consenso alla comunicazione dei datì personali medesimi, in favore dei destinatari indicati e nei limiti delle finalità evidenziate. Inoltre, ai sensi e per gli effetti degli artt. 1341 e 1342 codice civile, approvo specificatamente le seguenti clausole: 1); 2); 3).

Data e Firma

Traduzione: potrei tranquillamente vedere il bellissimo volto di mia figlia (minorenne!) stampato su manifesti 5×4 a fare pubblicità della carta igienica senza poter dire nulla. Soprattutto senza poter pretendere nulla. Il tutto per poter andare a visitare una casa editrice. Ma vi sembra normale una cosa simile? Stiamo cercando di convincere gli altri genitori a boicottare l’uscita. Siamo a buon punto.

Il labirinto in cui ci troviamo

martedì 16 settembre 2014

Il Disagiato ci parla di editoria e ci segnala un documentario di qualche anno fa:

Cocktail e convegni culturali
del Disagiato

Cito la parte che mi piace di più:

Insomma, ci farebbe bene posare lo sguardo su questo pezzetto di storia anche solo per capire quante vecchie e anacronistiche sono le nostre lamentele, per comprendere, guardando dall’alto, la complessità del labirinto in cui ci troviamo.

[libro] E così vuoi lavorare nell’editoria

sabato 5 luglio 2014

Autrice: Alessandra Selmi
Titolo: E così vuoi lavorare nell’editoria – I dolori di un giovane editor
Editore: Editrice Bibliografica
Altro: ISBN 9788870757767, p. 128, I ed. 2014, 9,90€

Voto: 7/10

Arrivato ieri come regalo di Gaia, aperto il pacco alle 22, con Brasile – Colombia in sottofondo ho iniziato a leggerlo. Non sono riuscito a smettere. Alle due di notte era finito.

La recensione di Gaia, che furbescamente l’ha letto prima di spedirmelo – e non so come abbia fatto, perché le pagine erano ancora tutte incollate – dice tutto quello che c’è da dire. A me rimangono le spigolature e le impressioni personali.

L’opera si inquadra nel filone questo è il mio lavoro. (Alcuni esempi: Marino Buzzi e Paolo Longarini) Ci sono molti altri che hanno affrontato il tema, come AmoIlWeb, ma sono rimasti nel web. Mentre i bit danno immediatezza e consentono il cazzeggio, la forma libresca consente una cura maggiore del testo e una struttura ragionata. Resta da capire se vale la pena fare tutto questo lavoro o se per questo tipo di cose sia meglio il web, dove però si lavora gratis. Per esempio: Paolo Longarini è spassosissimo, ma ho sbirciato il libro e la mano dell’editor si vede, il confronto col web è evidente. Io cosa farei? Ecco, non lo so, rimango col dubbio.

Bisogna dire che Alessandra Selmi ha una buona dose di autoironia e riconosce che essere dall’altra parte della barricata, ovvero scrittrice, porta a certe forme di esaltazione e di ansia.

Ci consola dicendoci che gli errori capitano a tutti, anche a lei che ne corregge a vagonate, e scopro di non essere il solo a scrivere hanno al posto di anno e scola al posto di scuola. E ci conferma la legge di Murphy: un errore sarà notato dopo la stampa e diventerà evidente e grosso come un grattacielo. Come ha fatto a nascondersi nelle fasi di lavorazione dell’opera? Mistero.

Ci racconta la parte meno piacevole del suo lavoro, come leggere o presentare cose che non piacciono o avere a che fare con persone strane o antipatiche.

Una lettura agevole, divertente, istruttiva, adatta ai curiosi e a chi si vuole avvicinare al mondo della scrittura. Adatta all’ombrellone e al clima estivo.

Buona lettura!

Aggiornamento 06/07/2014:

Dimenticavo una cosa importante: il primo capitolo dell’opera è qui. Per farvi un’idea.

No, grazie, pago io

martedì 4 febbraio 2014

E’ già il secondo in pochi giorni.

Non vorrei montarmi però la testa. Perché delle due l’una: o le mie recensioni sono diventate di un certo spessore, oserei dire professionali, oppure la sete di visibilità è tanta e contattare un blogger da 50 contatti giornalieri e 69 follower reali è cosa saggia.

Non vorrei neanche apparire irriconoscente, che sentirsi chiedere una recensione fa piacere e fa piacere persino sentirsi dire che mi spediranno l’ebook in casella “a gratis”. A dire il vero che qualcuno mi regali un libro per sapere la mia opinione è uno dei miei sogni più segreti. (E adesso non più, vabbè.)

Solo che la realtà è bastarda. Ho già in coda di lettura cinque volumi e io sono lento nella lettura e spesso pigro. Che faccio? Ne aggiungo altri due?

Poi non amo scrivere su richiesta. Ho il blocco dello scrittore facile. Uno dei motivi per cui non sarò mai uno scrittore professionista è che non saprei gestire le scadenze. Ne ho già tante nella vita, non vorrei metterci anche questa.

Poi c’è un problema etico: chi ha chiesto la mia recensione ha un interesse economico nella diffusione dello scritto. E io con che spirito ne scrivo una? E voi con che spirito la leggereste? Ok, non diventerei ricco, al massimo col valore degli ebook mi ci pagherei due biglietti del tram, però è il metodo che conta, non credete?

Poi, e poi la smetto con i poi, non credo di essere così bravo a scrivere recensioni. Altrimenti avrei un paio di zeri in più dietro ai miei 50 e 69.

Poi la smetto, eridaje, ma tutto questo comizio non vuol dire che non leggerò mai quanto mi avete proposto. Potreste anche essere fortunati e vincere una recensione visitata da qualche decina di persone e guadagnare anche sul mio acquisto. Cosa volere di più?

Per tutto il resto c’è la mia lista dei desideri su anobii. (Senza promessa di recensione, ovviamente.)

La ragazza milionaria grazie agli e-books

martedì 17 gennaio 2012

Segnalo sul ilPost questo articolo:

La ragazza milionaria grazie agli e-books
Chi è Amanda Hocking e come mai è diventata famosa (grazie ai Muppets, anche), mentre sta per uscire il suo primo libro di carta

un breve estratto dell’articolo (sottolineature mie):

[…] “Hocking però non è entusiasta del suo ruolo di avanguardista dell’auto-pubblicazione: “La gente mi dipinge come un’icona: non lo sono. Auto-pubblicarsi è una fantastica opportunità, ma non voglio diventarne il simbolo. Vorrei che la gente parlasse dei libri che ho scritto, non di come li ho scritti”. È anche un po’ seccata, Hocking, perché la sua storia di successo viene interpretata come la prova che auto-pubblicarsi sia il nuovo modo per diventare ricchi in un batter d’occhi. Che ne è allora dei nove anni precedenti, quando scriveva decine di romanzi che venivano rifiutati da tutti? Che ne è delle ore spese per risolvere i problemi tecnici su Kindle, per disegnare le copertine, revisionare le copie, scrivere nel blog, su Twitter e su Facebook, rispondere alle mail e ai tweets dei lettori? […]

Oh-che-sorpresa-!

giovedì 13 ottobre 2011

Da puntoinformatico:

Italia, non è ancora un paese per ebook
Nonostante le aspettative, resta marginale il mercato dei libri digitali, ancora relegato allo 0,04 per cento del totale
di Claudio Tamburrino

Non riesco a capire come sia possibile.

e-book

martedì 30 novembre 2010

Volevo scrivere un altro comizio sugli e-book. Poi ho scoperto che eDue aveva già scritto tutto quello che volevo dire io. Gli lascio la parola:

uno:

An e-book, is an e-book, is an e-book, isn’t a book

e due:

A book, is a book, is a book, isn’t an e-Book