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[documetario] The Social Dilemma

giovedì 17 settembre 2020

Atitolo: The Social Dilemma
Regia: Jeff Orlowski
Prodotto da: Larissa Rhodes
Scritto da: Davis Coombe, Vickie Curtis, Jeff Orlowski
Altro: anno 2020, durata: 90 minuti, distribuzione: Netflix, vincitore Sundance Film Festival 2020.

Voto: 7/10

Come potete vedere dalle persone intervenute, ci sono studiosi di psicologia, sociologia, legge e cose di rete e poi persone che hanno contribuito a costruire il mondo che si sta mettendo a nudo nel documentario: programmatori, dirigenti, ingegneri.

Ma di quale problema si sta parlando? Non è facile definirlo, se prima non si capisce come funzionano i social network. O meglio i social network (d’ora in poi SN) promossi da società imprenditoriali private, che i SN amatoriali hanno una vita diversa, anche se in parte soffrono degli stessi problemi.

Come primo punto bisogna ricordare una cosa ovvia, ma spesso sottovalutata e sottaciuta: i SN come FB, Twitter & C. sono gestiti da realtà imprenditoriali che hanno una sola finalità: fare soldi. Tanti soldi, il più a lungo possibile. Se per fare soldi si deve asfaltare l’Amazzonia, sgozzare gattini indifesi o ridurre la CO2 del pianeta e dare da mangiare a tutti gli affamati del mondo, la cosa è irrilevante. Non c’è nessuna etica, né buona né cattiva, dietro al fare soldi. Fare soldi è fine a se stesso, l’uomo è fuori da questa visione. E’ un punto importante questo, per capire la contraddizione di questi SN che in alcuni casi hanno contribuito a salvarci la vita con la condivisione di notizie importanti e in altri casi hanno causato danni immani.

L’obiettivo del SN è fare soldi e per fare soldi vende pubblicità. Per vendere pubblicità è necessario che l’utente stia più tempo possibile sul SN e che ci siano sempre più utenti. Ogni tecnica psicologica e tecnologica è stata presa per arrivare all’obiettivo e chi ha ideato queste tecniche nel documentario ce le racconta. Di fatto i SN alimentano la dipendenza da SN. Si auto alimentano. Noi utenti siamo carne da macello; le dipendenze possono avere conseguenze devastanti sui minori e sulle masse, che possono essere indotte a fare quasi qualsiasi cosa e a credere a qualsiasi cosa. Sono diventati dipendenti da SN anche gli stessi creatori di questi meccanismi di dipendenza: non è quindi questione di intelligenza o conoscenza. E’ che nei grandi numeri è facile ottenere il risultato voluto, perché i meccanismi psicologici che ci governano e su cui fanno leva i SN sono uguali per tutti.

Poiché i SN non hanno scopo, se non quello di fare soldi, e poiché tutti possono usarli con le loro stesse tecniche manipolatorie, i disastri sono dietro l’angolo: elezioni truccate, false notizie diffuse con conseguenti morti, creazione di bolle sociali, aumento dei casi di depressione eccetera.

Il tono del documentario è eccessivamente drammatico, c’è una parte di finzione narrativa che viene usata per sottolineare i concetti espressi dagli studiosi, e il documentario è incentrato sulla realtà USA. (Lo sapevate che negli USA non c’è una legge sulla privacy a livello federale, vero?) Almeno un passaggio del documentario avrebbe dovuto avere maggiore argomentazione, che l’aumento dei casi di depressione e autolesionismo fra i giovani e l’aumento dell’uso dei SN è una correlazione, ma non necessariamente una relazione di causa (uso dei SN) ed effetto (depressione e autolesionismo). Manca anche una visione storica del problema; non è la prima volta che qualcuno cerca di manipolare le masse. Qualcuno ricorda l’uso della radio durante il fascismo e nazismo? E l’uso della televisione negli anni 90 in Italia? E gli oratori nell’antichità?

È la prima volta che ci sono strumenti tanto invasivi e raffinati. È la prima volta che un ente che non ha nessuno scopo, se non quello di auto sostenersi, una specie di virus, ha un potere così grande. Per quanto aberrante e lontano dal nostro sentire, nel passato il potere doveva anche veicolare una visione del mondo. Doveva avere un’etica, un fine, un modello di società. Oggi questo passaggio è superfluo.

Rimane l’ultimo punto. Il documentario è distribuito da Netflix, che ha molti punti in comune con i SN. Sicuramente lo scopo (auto replicarsi per fare soldi) e l’assenza di una visione politica. A differenza dei SN, Netflix non è gratis. Non è poco, ma non lo rende completamente svincolato dai suoi clienti. Una contraddizione che si nota.

Ma tutto questo dramma ha una via di uscita o moriremo tutti fra atroci sofferenze? In certi punti del documentario sembra che sì, moriremo tutti fra atroci sofferenze. Nonostante tutto si può fare qualcosa, ma questo qualcosa è raccontato quasi ai titoli di coda ed è poco approfondito. Chi segue Schneier, Ippolita, Attivissimo & C. sa già quali sono le contromisure da adottare per non farsi fagocitare dai SN e non essere solo mucche da mungere. Non è facile, non è banale e quanto suggerito dal documentario non è del tutto esaustivo. Questo tema, però, richiederebbe un comizio a parte.

Buona visione e mi raccomando, arrivate fino ai titoli di coda sorseggiando una camomilla. Andrà tutto.

Morale per tutti

venerdì 15 gennaio 2010

Da Repubblica.it:

Il Papa: “La legge morale vale anche per non credenti”

Ammetto che ho ancora un poco di confusione (*) fra morale ed etica, e ancora meno so di morale naturale, ma nonostante questo posso dire due cose:
1) sono perfettamente  d’accordo che nel nostro cuore (DNA?) ci sia una morale;
2) non credo affatto che la Chiesa Cattolica, da questo fatto, tragga le giuste conseguenze.

Ne consegue che i non Cattolici continueranno per la loro strada, con buona pace del Papa.

(*) pagine 3 -8

Pecunia non olet

giovedì 1 ottobre 2009

Da Repubblica.it:

Banca Etica ha annunciato che non accetterà capitali rientrati in Italia con la sanatoria
Ma anche tra i grandi istituti c’è chi storce il naso, pur non tirandosi indietro
Scudo fiscale, banche in gara, ma c’è anche il ‘caso di coscienza’
L’Aipb: “Offriremo come sempre un servizio personalizzato”. Intesa e Sella: “Le nostre strutture in prima linea per assistere la clientela”. Credit Suisse e Ubs: “Garantiamo continuità ai clienti del gruppo”
di ROSARIA AMATO

Nessuna pietà

mercoledì 28 gennaio 2009

A proposito dei recenti fatti di cronaca, mi sovviene quanto segue.

Mia moglie lavora in carcere e mi racconta che fra i detenuti, tutta gente per bene, vige la legge non scritta che gli stupratori e i pedofili sono i veri delinquenti. Quindi devono stare in isolamento, se i secondini non vogliono guai in carcere. Peccato che chi si erge a giudice non sia propriamente uno stinco di santo, anzi. E non ha nessun titolo per giudicare.

Ascoltando mia moglie mi viene in mente un pazzo che 2000 anni fa disse “chi è senza peccato scagli la prima pietra” e parlava anche di pagliuzze e travi senza essere contadino o architetto. Il papà di questo pazzo una volta disse anche “Nessuno tocchi Caino.” E sì che l’aveva combinata grossa, Caino. Cosa avrà voluto dire quel pazzo?

Sì, la rabbia è umana, e la voglia di fargli un po’ male ce l’abbiamo tutti e la pietà non è un atto dovuto. Però so anche che ragionare come un delinquente non aiuta a vivere meglio, infatti loro sono in galera. Ogni volta che sento l’espressione “nessuna pietà” mi vengono in mente i delinquenti in carcere e che non voglio esser come loro: senza pietà hanno commesso delitti (se l’avessero provata non li avrebbero commessi) e senza pietà giudicano gli altri. Forse quel pazzo invitava alla riflessione: volete esser come i delinquenti che condannate o volete esser diversi?

ilcomiziante

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La questione morale

lunedì 25 febbraio 2008

In un mio intervento su altri lidi della rete si parlava del codice etico del PD. Io sostenevo (e sostengo) che il codice etico del PD è inutile. Spiego anche qui il perché della mia affermazione.

A domanda diretta: candideresti a Sindaco una persona condannata dalla Corte dei Conti per spese “allegre”, la maggior parte di noi risponderebbe “no”. Penso che la stragrande maggioranza degli elettori non vorrebbe come amministratore e/o rappresentante nessuno che abbia preso più di un divieto di sosta, indipendentemente da qualsiasi valutazione ideologica o partitica.

A dire il vero, molti di noi sarebbero sensibili anche sulla condotta della vita privata. In molti stati democratici un’innocente bugia matrimoniale o un banale reato amministrativo implica la fine della carriera politica.

Allora come è possibile che Rutelli si candidi a Sindaco di Roma? Che indagati e condannati ci governino da anni e non si schiodino dalla poltrona conquistata? E’ possibile arginare la situazione con un codice etico?

La mia risposta è “NO”. Per due ragioni oggettive (materiali) e una ragione culturale.
Le due ragioni oggettive sono che all’elettore non viene data una scelta e (AND logico) non viene data informazione. Rutelli e’ l’esempio perfetto: senza primarie e con la maggioranza dei giornalisti che si dimentica dei suoi errori può tranquillamente candidarsi a sindaco di Roma senza suscitare nessuna indignazione diffusa.

Che l’informazione sia un nodo cruciale (e che l’elettore non sia poi cosi’ stupido) lo vediamo da quanto questa oligarchia spende per auto assolversi. Basta staccare la spina dei giornali e della TV per un mese per accorgersi di quanto siamo ipnotizzati.

Poi c’è il fattore culturale. Non credo che nessuna sezione di partito abbia scritto ai vertici una lettera di questo tenore: “Caro Segretario, hai candidato delle persone indegne, togli loro o ci toglieremo noi.”

Può un codice etico arginare questo vandalismo alla nostra intelligenza e al nostro sentire? Forse potrà mettere argine ai casi più gravi, ma non potrà fermare “l’amico di”, “il potente con tanti agganci”, “il figlio di”, “l’amministratore distratto” e compagnia bella. Primo perché certe pratiche non possono essere regolate da una legge scritta, ma solo da un’etica interiore. Secondo, perché quasi nessuno sa perché tizio si ritrova candidato e caio no. E non c’è scelta.

C’è poi anche la pratica delle primarie farsa, della finta scelta, con uno o due nomi famosi iper esposti e dieci sconosciuti che solo la rete può dar loro un briciolo di visibilità. Da noi un caso Obama è semplicemente fantapolitica.

ilcomiziante

Aggiornamento 27.2.2008:

Più su dicevo:

>Poi c’è il fattore culturale. Non credo che nessuna sezione di partito abbia scritto ai vertici una lettera di questo tenore: “Caro Segretario, hai candidato delle persone indegne, togli loro o ci toglieremo noi.”

Devo ricredermi su questo punto. La cultura etica degli elettori esiste. Forse non è così diffusa come dovrebbe, ma c’è ed è viva e vegeta.

Ho letto la seconda parte del libro Mani sporce e mi sono imbattuto spesso in frasi tipo “la pressione degli iscritti” sui politici smussarono i provvedimenti più vergognosi. Con mia grande sorpresa mi sono imbattuto in queste righe (p.852):

“Persino dall’UDEUR si levano proteste [contro l’accanimento di Mastella su De Magistris]: trenta dei trentaquattro membri della direzione del partito a Catanzaro rassegnano le dimissioni e danno pubblicamente alle fiamme il “codice etico” del partito mastelliano.”

Queste reazioni sono oscurate dai grandi media. Ma ci sono. Forse c’è ancora un filo di speranza.

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