Posts Tagged ‘facebook’

Truffa truffa…

sabato 14 novembre 2015

C’è ancora chi non conosce questo tipo di truffa:

Storia crudele di un amore tradito in Rete
di Paolo Attivissimo

Ora la conoscete anche voi quattro lettori.

La fine del mondo è rimandata /3

venerdì 28 novembre 2014

Da PuntoInformatico:

Spiccioli di Cassandra/ La saggezza dell’innocenza
di M. Calamari – Un nativo digitale di seconda generazione che si nega all’obbiettivo fotografico per timore di vedersi pubblicato su Facebook è una speranza per il futuro. Un futuro in cui la Rete innerverà sempre più la vita quotidiana

Aggiungo una fetta di culo? /2

martedì 4 novembre 2014

Dopo l’articolo con la notizia, visto anche il dibattito scaturito fra i genitori, mi sento di continuare il comizio.

Molti pensano che la casa editrice, in pratica, non utilizzerà affatto la visita dei bambini per fare cose turpi. Al massimo ci scapperà un articolo di giornale. Lo penso anche io. E non è neanche vero che sono un talebano della riservatezza, visto che qui, con wordpress, ho sottoscritto un accordo simile a quello della casa editrice (Solo che non gli ho dato anche il mio numero di scarpe…). Si ci sono delle differenze, ma lo spirito è lo stesso: noi siamo la merce.

Il punto è che la liberatoria della casa editrice è una questione sociale e politica che è alla nostra portate e può essere – e deve essere – affrontata, se non altro perché mette in gioco i minori che avrebbero bisogno di più tutele.

Sono anni, ormai, che mi interesso, da dilettante, alla tematica della privacy e mi diverto (si fa per dire) a leggere i papiri legali dei vari servizi on line che usiamo tutti i giorni; mi diverto a leggere saggi pallosissimi sul tema, anche in inglese. Come dicevo sopra, sottoscrizioni analoghe, di rinuncia della nostra riservatezza in cambio di un servizio, le approviamo tutti i giorni; a volte le approviamo anche per cose che paghiamo. Basta che leggiate le regole di privacy di Microsoft, Facebook, Twitter, Google (Android e Gmail), Yahoo, Apple, eccetera. Scorpirete cose interessanti. Pure gli Stati democratici, quello USA è solo il più eclatante perché ampiamente documentato grazie a Snowden, ma è in ottima compagnia, in nome dell’anti-terrorismo non si fanno scrupolo di fare intercettazioni di massa, sia dei bit che della carta. Senza risolvere il problema del terrorismo, ovviamente, un crimine che imperversa tutt’ora senza problemi.

Vengo al punto. Quello che sta accadendo in questi anni è una mutazione culturale e sociale notevole: in cambio del monitoraggio massivo delle nostre abitudini, riceviamo servizi più o meno gratuiti, anti-terrosimo compreso. Ma non sono gratuiti veramente, perché grazie a questo monitoraggio massivo le società che lo gestiscono guadagnano e noi perdiamo dignità. Con i nostri dati vendono altri servizi e altri beni, fanno pubblicità. La nostra rubrica telefonica vale 30 euro. Il vostro account facebook vale circa 100 dollari (nel 2011). Il mio blog più o meno una cifra analoga, statisticamente parlando. Gli Stati, con lo spionaggio massivo, guadagnano in termini politici e nelle relazioni internazionali.

Stiamo calando le braghe su tutto per avere servizi che ci appaiono gratuiti, ma che non lo sono.

La casa editrice si porta avanti e porta alle estreme conseguenze questa pratica. Fa un’operazione culturale come questa, ma al contrario: “se ci cascano continuiamo e stiamo zitti. Un domani potremo far sottoscrivere a tutti clausole capestro senza nessun limite che potremo usare quando vorremo.

Questo evento, che di per se è una goccia nel mare, può essere contrastato facilmente, anche perché le richieste della casa editrice sono palesemente sproporzionate all’evento e al servizio reso e coinvolge minori, che non hanno nessuna colpa per l’idiozia del mondo degli adulti. Per questo mi scaldo tanto e penso valga la pena scrivere due righe di protesta. Voglio mandare un segnale inverso. “Non siamo disposti sempre e comunque a calare le braghe su tutto. Sappiamo quel che firmiamo.

Quanto vale la nostra rubrica del telefono?

giovedì 20 febbraio 2014

Semplice: 14.000.000.000€/450.000.000=31,11€

Cinquanta sfumature sessuali

venerdì 14 febbraio 2014

Sinceramente non ho mai capito perché il fisco voglia sapere il mio sesso tanto da inserirlo nel codice fiscale. Qui in Italia, ancora, non si pagano tasse diverse a seconda del sesso, vero? Però è così.

Capisco, per esempio, che alcuni servizi web abbiano bisogno di sapere il mio sesso. Se mi iscrivo ad un sito di incontri, mi sembra il minimo, che i nostri incontri sono spesso decisi in base al sesso. Un servizio come Facebook, invece, non è affatto interessato alla nostra identità di genere se non per il fatto che usa i nostri dati per fare affari e il nostro sesso influenza i nostri acquisti. Idem tutti gli altri servizi gratuiti on line.

Negli ultimi anni l’identità di genere ha subito una singolare, quanto necessaria, evoluzione. Siamo esseri sempre più distanti dalla nostra fisicità, siamo prima di tutto esseri culturali e i due sessi biologici che madre natura ci ha fornito ci stanno decisamente stretti. Abbiamo creato una serie di categorie che cercano di esprimere l’estrema variabilità della nostra cultura e dei nostri sentimenti. Dopo anni di costrizione, di M e F, ci siamo sbizzarriti nella creazione di nuove categorie. Il fisco, per ora, si limita a due sole scelte, che, salvo rare eccezioni, corrispondono al sesso biologico. Facebook, invece, segue il dio denaro e la nostra cultura di genere è molto utile per profilare i nostri acquisti. A volte, però, si esagera. Sinceramente non capisco chi ha preso in giro chi e non so nemmeno quanto sia utile questa granularità nella definizione della nostra identità di genere. Da ilPost:

Facebook e l’identità di genere
Il social network ha aggiunto oltre 50 nuove opzioni oltre alle tradizionali “uomo” o “donna”, ricevendo molti apprezzamenti dalla comunità LGBT

(via .mau.)

Privacy mon amour!

lunedì 2 settembre 2013

Pensavo che fosse già così. Non ho voglia di rileggermi i termini di wordpress che ho sottoscritto per aprire questo blog, ma non credo di essere molto lontano dai nuovi termini di facebook.

Da ZeusNews:

Facebook: possiamo rivendere i dati degli utenti
Le nuove norme sulla privacy lo dicono chiaramente: chi si iscrive accetta che le sue informazioni personali – foto e dati – siano usate dagli inserzionisti per fini pubblicitari.

La fine del mondo è vicina /7

domenica 20 gennaio 2013

Dell’esistenza dei cattivi sappiamo dalla notte dei tempi, da Caino in poi. Che i cattivi, spesso, non siano persone particolarmente argute, sappiamo anche questo. (Caino che vuol fare fesso Dio… Si può essere più idioti?)

Ma ai tempi di Adamo ed Eva non c’era ancora Facebook. Dio si è distratto, l’uomo ha creato FB e i cattivi non vogliono farsi mancare nulla:

L’uomo fa in tempo anche a lasciare un epitaffio sul web
Usa: rapisce una donna e la stupra e aggiorna il profilo Facebook : poi la polizia lo uccide
Eric L. Ramsey commette una serie di reati ma pur inseguito dagli agenti non rinuncia a connettersi al social network

Dio! Era solo una mela! Siamo già in una valle di lacrime, come abbiamo peggiorato la nostra situazione meritandoci Facebook?

Aggiornamento:

Chiedo venia! La fretta mi ha fatto dimenticare l’altro pezzo, sempre sul Corriere:

Una fidanzata (virtuale) su Facebook
La brasiliana Namoro crea falsi profili a pagamento per single utilizzando i dati e le foto di ragazze reali

Inquietudine

giovedì 31 maggio 2012

Avvertenza: queste sono solo emozioni personali. Nessun dato oggettivo.

Lo so che la mia attuale sensazione di fiducia in Opera non ha quasi nessuna base oggettiva. Detto in altri termini, anche il browser Opera tende a farsi troppo gli affari miei. Però al browser Opera sono molto affezionato, dal 1996 o giù di lì. Però la notizia che Facebook voglia comprarsi Opera mi inquieta non poco. Ho la sensazione che Fb sia molto più invasivo di altri.

Per un abitudinario come me, cambiare browser sarebbe una gran fatica.

Idiosincrasie /3

lunedì 31 gennaio 2011

Facebook mi fa venire l’orticaria. E anche gli altri socialcosi, tipo linkedin.
(Questo non esclude che io cambi idea. Ma sicuramente la cosa non accadrà nell’immediato futuro.)

E tu quanto vali?

lunedì 17 gennaio 2011

Penso che raramente le risposte siano importanti. Sono molto più importanti le domande. E Calamari se ne fa una interessante:

Cassandra Crossing/ Facebook e la bolla
di M. Calamari – Come si valuta un social network? Economicamente, si intende. E, soprattutto, come si fa a schivare un’altra bolla dot.com? Sempre che ci sia, la bolla: e se questa volta fosse tutto (spaventosamente) più reale?

Ovvero: se Facebook vale 50miliardi di dollari (in un’ipotetica quotazione in borsa) e ha 500milioni di utenti, ogni utente vale 100 dollari. Più o meno l’ordine di grandezza dovrebbe esserci, anche se certamente sottostimato. Questi 100 dollari, visto che l’utente di FB non paga nulla, da dove arrivano? E soprattutto: dove vanno?

Buona riflessione.