Posts Tagged ‘femminismo’

Comizi altrui /7

martedì 19 marzo 2019

A proposito del libro della Blasi, Giovanna Cosenza ci riporta alcuni indicatori fondamentali sulla questione femminile e una riflessione:

Che fine ha fatto il neofemminismo di dieci anni fa?

[ebook] Manuale per ragazze rivoluzionarie

lunedì 11 marzo 2019

Autrice: Giulia Blasi
Titolo: Manuale per ragazze rivoluzionarie – Perché il femminismo ci rende felici
Editore: Rizzoli
Altro: Ebook epub con DRM, ISBN: 9788858695135, 412KB, I ed. 2018, 3,99€

Voto: 4/10

Il problema della disparità di genere esiste, c’è ancora molta strada da fare e quindi questo libro sicuramente serve alla causa, ma io, già dalle prime pagine, ho avuto voglia di lanciare il libro dalla finestra. Il fatto che fosse su un ebook reader mi ha permesso di astenermi dal farlo.

Venti, venticinque anni fa, probabilmente avrei fatto mio ogni argomento della Blasi, avrebbe sicuramente smosso la mia indignazione sulle ingiustizie derivanti dalla disparità di genere. A quarantotto anni suonati ho sicuramente perso tutto il mio tratto rivoluzionario, ho cambiato approccio su molte cose anche se la disparità di genere mi tocca da vicino, a cominciare dal fatto che ho una figlia che mi dispiacerebbe vedere sottovalutata o emarginata perché donna.

I punti che mi hanno dato fastidio sono veramente tanti, il supporto non mi ha aiutato a raccogliere le idee. (Non riesco a prendere appunti sull’ebook reader, anche se tecnicamente si può. Un mio limite psicologico.) Provo comunque a dire due cose.

Il mondo viene diviso in due: il sistema di potere di stampo maschile, oppressivo – la Blasi usa il termine patriarcato – e le guerriere femministe salvatrici del mondo. Una perenne guerra, o di qui o di là. O buoni o cattivi. Ogni sfumatura e complessità viene ricondotta a bianco o nero, senza nessuno sprezzo per il ridicolo. (Veramente c’era bisogno di un paragrafo sulla depilazione femminile imposta dal patriarcato?) Le argomentazioni sono spesso assenti (si procede in modo apodittico), insufficienti, emotive (Un paragrafo sulla presenza ingombrante dei parenti a Natale.), contraddittorie. (Non bisogna attaccare le donne sul personale e si fa un capitolo intitolato “Being Carlo Calenda”? Dove ovviamente essere Calenda non è un esempio positivo. Rassicurare di non avere nulla contro Calenda come persona e che la figura di Calenda è a scopo didattico non credo assolva l’autrice.) Ho avuto l’impressione che fosse un lungo post di un blog, dove si scrive di getto, dove l’obiettivo è raccogliere e veicolare emozioni verso la causa del femminismo. Non ho avuto l’impressione di avere un manuale utile per fare la rivoluzione.

L’altro punto che la Blasi tratta è quello di accomunare tutte le lotte delle minoranze alla causa del femminismo (v. anche A cosa ci serve il femminismo) e la conseguente collocazione politica. Aumentare i diritti delle persone – e quindi il femminismo in particolare – è sicuramente una cosa di sinistra (v. Bobbio, Destra e Sinistra). Avere un programma progressista non necessariamente è una cosa di sinistra, ma la Blasi fa ricadere sotto il femminismo qualsiasi novità che scardini i poteri esistenti, portando nella società maggiore empatia, inclusione, minore competizione, diritti di tutte le minoranze e tante altre cose interessanti. Tutte cose bellissime, molte le sottoscrivo in toto, ma a un certo punto mi sono chiesto: perché usare ancora la parola femminismo? Cosa c’entrano le femmine in un programma progressista e nell’espansione dei diritti? Che i maschi non sono capaci di immaginare una società progressista, con più diritti, una società più libera e meno ingessata? Sono rimasto perplesso su questo punto.

Io spero di esserci riuscito, a dire due cose.

Buona lettura.

Il femminicidio non esiste

lunedì 3 dicembre 2012

Segnalo questo interessante articolo:

Il femminicidio non esiste
di Smeriglia

Contiene matematica.
Conclusione: gli omicidi di donne compiuti dagli uomini non dipendono dal maschilismo della società. Al diminuire del maschilismo sociale aumenta la proporzione di donne assassinate.

Papà e nonni

venerdì 18 novembre 2011

Da la27ora:
Tre donne nel Governo Monti
Personalità femminili, non Pasionarie
di Gianna Fregonara:

[…] “Come ha detto Mario Monti nel presentarle ieri mattina, le tre neoministre sono «personalità femminili».” […] “Sono anche mamme e nonne, e dunque non hanno rinunciato alla propria vita personale.” […]

Quando ci sarà un articolo che parlerà di ministri che sono personalità maschili, papà e nonni e non hanno rinunciato alla propria vita personale pur facendo carriera, allora saremo un paese civile. Amen.

Nein, danke

mercoledì 2 febbraio 2011

Con tutta la stima che ho per la Zanardo, per quanto sia consapevole che la condizione femminile in Italia sia in pessime condizioni, nonostante tutta la mia disistima per il nostro PresDelCons, non riesco ad appassionarmi alla manifestazione del prossimo 13 febbraio.

Non so indicare un motivo preciso. Sicuramente il fatto che Veltroni abbia in qualche modo intercettato l’evento non favorisce la mia passione, che ormai ogni cosa che tocca diventa ripugnante. Anche Repubblica non scherza a dare una patina di finto a cose altrimenti degne. Forse perché mi sembra che ci si muova fuori tempo massimo: è facile ora indignarsi con tutto quello che è successo. Ma prima? Dov’erano tutti questi indignati? Quante volte hanno detto no, grazie? Alla TV sempre accesa, al gadget gratis, al PD meno peggio (?!), allo yogurt pubblicizzato in modo ripugnante? Certo la mia vicissitudini private occupano non poco i miei pensieri e non mi invogliano ad andare in manifestazione; preferisco stare con mia moglie e mia figlia. Forse sto invecchiando.

Chiedo ai miei 10 lettori (siete tanti!), sono solo io che mi sento così strano o anche voi avvertite qualcosa che non va in questa corsa all’Ora Basta! ?

Raccontami una storia, ovvero le donne in Italia

giovedì 27 gennaio 2011

Ho letto il post (Le italiane sono messe male e non lo sanno) di Giovanna Cosenza sulla percezione che hanno gli italiani della condizione femminile in Italia. La maggioranza non sembra avere nessuna percezione della gravità della situazione.

Avevo pensato di rispondere direttamente sul blog della Cosenza, ma poi mi sono accorto di aver scritto un comizio. Ve ne faccio partecipi.

Ho sentito con le mie orecchie una persona mediamente intelligente che faceva spallucce al caso Ruby: “Chissà se è vero, poi. E a me cosa fa a letto Silvio non interessa.” Cosa cambia nella nostra vita se sappiamo qualcosa della condizione della donna in Italia? Solo altro mal di pancia, se solo riusciamo ad accorgercene. Nessuno vuole altro mal di pancia, alla sera.

Per questo motivo è assolutamente necessario proporre qualcosa di diverso, qualcosa di diverso che sia allettante, emozionante, che si abbia voglia di seguire. Bisogna assolutamente raccontare storie alternative, alternative al modello santa o modello prostituta, molto in voga qui da noi.

Un post della Cosenza su uno stagista che ha detto “no, grazie” ad un lavoro pessimo e ne ha trovato subito dopo uno migliore vale 100 analisi argute e 100 incitamenti a muoversi. Far sapere cosa si può fare quando si è sfruttati, o ci si sente tali, cambia l’immagine che abbiamo di noi e della realtà che ci circonda. Dare gli strumenti per capire cosa ci accade, senza dare tesi precostituite, è quello che possiamo fare per le nuove generazioni. Raccontare storie e dare gli strumenti di analisi ai giovani vuol dire cambiare il mondo.

Dico questo perché lo vivo in prima persona, in casa. Racconto a Lacomizietta le storie di studiose di matematica prendendole dalla rivista Rudi Mathematici. Le racconto di come queste donne si siano lasciate trasportare dalla passione per la materia, di come abbiano lottato contro tutta la società maschilista che le voleva in casa a fare la calza, di come non si siano lasciate scoraggiare da nulla. Anche di alcune fini drammatiche, tipo Ipazia. E lei, candida e innocente con i suoi 6 anni, ogni volta mi dice: “Bella storia, Papi. Anch’io voglio essere come loro.” E mi basta un solo un “bisogna fare i compiti” per sentirmi dire che non ha voglia e che sono noioso. Per farla lavorare bisogna raccontarle, periodicamente, una storia sui compiti scolastici: le nostre disavventure coi compiti, come facemmo noi a sopportare tanta noia, cosa si potrà fare dopo averli fatti, eccetera. Alla fine succede che fa dei compiti extra, su un altro libro, per sentirsi grande, perché fare i compiti non è così brutto come sembra. (Quelli imposti dalle maestre sono noiosi per definizione, ma si fanno lo stesso senza lamentarsi troppo, solo il minimo sindacale. :-) )

A 40 anni (o 80), siamo come Lacomizietta a 6: non ci interessa sapere che la donna è emarginata. Ci interessa sapere che esistono donne che non sono in vendita, che seguono le loro passioni, che sono brave professionalmente, che non sono né sante né prostitute e, soprattutto, che vengono considerate e stimate da tutti (o da molti) come persone e non come icone od oggetti. Ci interessa sapere che è difficile, ma che poi andrà meglio.

I modelli da seguire ce ne sono, basta cercarli e raccontarli. Le ragazze (e i ragazzi) capiranno che un altro mondo è possibile. Gli altri seguiranno.