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[libro] Giallo di zucca

giovedì 3 luglio 2014

Autrice: Gaia Conventi
Titolo: Giallo di zucca
Editore: Betelgeuse Editore
Altro: ISBN 9788863490299, p. 238, 14,00 €, I ed. 2013, premessa di Marcella Zappaterra, nota finale di Patrizia Lucchini, il romanzo è il sequel di Una scomoda indagine e un cane fetente.

Voto: 7/10

Lo dico subito: questo volume l’ho ricevuto in regalo dall’autrice con tanto di dedica. Ma scusa, non avevi detto che i libri te li compravi tu e non accettavi regali dall’autore? Vero, ma avevo anche detto che alcuni fortunati sarebbero riusciti a corrompermi. E con questa recensione siamo a quota due (l’altra è stata Cetta De Luca). Come vedete non è impossibile.

In realtà le cose non vanno come vorrebbero certi autori o case editrici, che sbucano dal nulla e vorrebbero una mia recensione di cose che non ho chiesto. Io seguo Gaia sul suo blog Giramenti da molto tempo e mi ero incuriosito del suo ultimo libro. L’ho messo nella lista dei desideri di anobii e quando ci siamo incontrati ci siamo scambiati dei regali di carta. Il suo era Giallo di zucca. Quindi non è stata Gaia a chiedere a me una lettura del suo romanzo, ma io a lei. (Idem con Cetta De Luca, anche se per vie più tortuose.)

Ma veniamo alla zucca. Il romanzo appartiene di diritto al genere giallo e quindi è adatto per le vostre vacanze: divertente, non impegna, dal ritmo lento ma inesorabile tipico del Po.

Si parla di Luchino Girondi, poliziotto e fotografo della scientifica in stanza Milano ma di origini Ferraresi e del suo cane Poirot, soprannominato cane fetente dall’autrice. Quando Luchino legge di un misterioso suicidio in una libreria della sua città natale, la sua curiosità prevale sui suoi doveri di obbedienza alle gerarchie pulesche e inizia una sua personalissima, ufficiosa e quanto mai sgangherata indagine. Ecco quindi la scusa per conoscere la divertente famiglia di Luchino, per la precisione gli zii librai e il cugino Pierfilippo, il cane Poirot e ovviamente Ferrara, con i suoi vicoli, i suoi palazzi e il suo Palio. (Sì, anche Ferrara ha il Palio, non solo Siena. E wikipedia dice che è il più antico del mondo.)

Oserei dire che il giallo rimane per buona parte del romanzo sullo sfondo, perché i personaggi con i loro numeri tengono banco per un buon numero di pagine. Il cane Poirot non è fetente per cattiveria, ma per simpatia, ecco. Ma la miscela di gag e di trama gialla è buona e si arriva in volata alla fine del libro con molto piacere. Come dicevo più sopra, ideale per la spiaggia.

Ma veniamo ai difetti, che altrimenti vengo tacciato di buonismo. Il primo, a dire il vero, non è neanche colpa di Gaia: la premessa della presidentessa della Provincia di Ferrara Zappaterra. Per aver concesso il patrocinio della Provincia in pieno agosto è sicuramente un’ottima amministratrice, ma per le premesse ha bisogno di un ghost writer. Saltatela a piè pari per non demoralizzarvi.
Secondo: ho contato 32 nomi commerciali. Capisco che alcuni siano entrati de facto nella nostra lingua (ma non è questo il caso); capisco anche che alcuni sono funzionali alla trama, come i nomi dei giornali e dei siti internet, ma gli altri? E soprattutto, perché tutti in corsivo? Comunque Gaia è in buona compagnia con molti altri autori più o meno famosi. Sembra che i marchi commerciali siano talmente entrati nelle nostre vite che non possiamo fare a meno di citarli quando raccontiamo il presente.
Ce ne sarebbe anche un terzo, ma a due settimane dalla fine della lettura non mi sembra così importante.

Concludo con una curiosità. Durante la lettura ho capito perché Gaia abbrevia Ilcomizietto in Comiz. Da oggi è l’unica autorizzata a farlo, che io sono come Luchino. (Sì, bisogna leggere il romanzo per capire di cosa sto blaterando.)

Buona lettura!