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[libro] I promessi sposi

martedì 25 gennaio 2011

Titolo: I promessi sposi
Autore: Manzoni Alessandro
Curatore: Spinazzola V.
Editore: Garzanti Libri

Audiolibro presso liberliber.

voto personale: 8/10

Scrivere qualcosa su I promessi sposi è semplicemente folle. Dal più inetto degli studenti al più grande studioso, tutti (diciamo tanti) hanno affrontato il romanzo e detto cosa ne pensavano e questo dal 1827, anno della prima edizione. Sperare di dire qualcosa di originale è impresa vana.

Comincio, allora, con l’osservare cose lapalissiane, che voi farete finta di non sapere: Manzoni è un uomo del XIX secolo ed era cattolico. Il primo fatto è necessario ricordarlo perché da allora la scrittura si è evoluta parecchio, e non solo nei termini. Le frasi, nelle opere contemporanee, sono più brevi, più semplici. I ritmi di narrazione più serrati, le descrizioni più avvincenti. Il cinema e la televisione ci hanno abituato a ritmi molto più veloci e a narrazioni molto più sintetiche e questo ha influenzato anche la letteratura contemporanea; al lettore moderno alcuni passaggi possono risultare ostici, se non addirittura noiosi. (Personalmente ho trovato l’incipit adatto per l’addormentamento serale.) La grandezza del Manzoni sta nel fatto che il ritmo del racconto è vario, l’intreccio della trama è ben pensato, stringente, coerente. Le digressioni storiche sono pertinenti e isolate dal resto del racconto. Potrebbero essere, in una lettura veloce, anche saltate. I vari ritmi, le varie parti del romanzo sono ben armonizzate e il racconto scorre bene, si ha voglia di sapere cosa riserva la pagina successiva. Da questo punto di vista Manzoni è modernissimo e la sua prosa ottocentesca viene facilmente dimenticata, per così dire.

Sulla cattolicità del Manzoni sono stati scritti volumi interi. Personalmente non credo, come molti commentatori pensano, che la sua religiosità si sia espressa nei vari personaggi religiosi del romanzo o nella fede nella Provvidenza. I personaggi sono solo personaggi e devono essere coerenti nel mondo del romanzo e la Provvidenza vi è in ogni romanzo e racconto, dalla preistoria ad oggi: è il narratore il dio del racconto, la provvidenza, e non può essere altrimenti. La cattolicità di Manzoni invece io l’ho trovata nel personaggio di Lucia. Lucia è come Maria: in balia degli eventi, senza nessuna volontà attiva. E’ formalmente libera, ma non sa usare la sua libertà. E’ inconsapevole. Sono innumerevoli gli esempi di questa presenza senza volontà. Ne citerò solo due. Il primo è la conversione dell’Innominato, già matura, quando arriva Lucia, e che viene da lei resa effettiva, ma senza nessuna consapevolezza. Infatti farà un voto di castità assolutamente inutile. Ma anche questa volontà non sarà rispettata e il voto sarà annullato, più per volontà di Lorenzo e di fra’ Cristoforo che suo. Questa passività non è assolutamente necessaria al racconto, poteva benissimo essere altrimenti. E’ per questo che penso che Lucia sia un omaggio assolutamente gratuito alla figura di Maria presente nei vangeli. E’ l’aspetto più retrogrado del romanzo. [Nota 28/01/2011: La Moglie mi dice che non sono stato chiaro nello spiegare cosa penso del Manzoni cattolico. Ne riparlerò in un altro post. So che non ne vedete l’ora. :-) ]

Divertente, invece, è stato leggiucchiare i commenti dei critici fra il 1827 e il ‘900: Goethe, Leopardi, Poe, De Sanctis, Croce, eccetera. (Io ho la seconda edizione del romanzo curata da Spinazzola. E’ a quella che faccio riferimento per quanto riguarda la critica letteraria.) C’è chi amava il romanzo: Goethe, Poe, Pirandello. E chi non lo sopportava proprio, di solito per le stesse ragioni per cui altri lo amavano. Un esempio su tutti Tommaseo, che elogiava le parti storiche e deplorava il racconto fra Renzo e Lucia. (Il contrario di quello che pensava Goethe.) Chi si lanciava in letture ideologiche ridicole, vedi il povero Gramsci. Chi era tutto intento a fare le pulci alla religiosità Manzoniana (Scalvini). Notevole notare che le critiche più entusiaste e più vicine al nostro sentire siano di autori stranieri (Goethe e Poe) o di letterati apprezzati anche all’estero (Pirandello). Insomma è stato scritto tutto e il contrario di tutto.

Un appunto personale sulla critica letteraria di De Sanctis. Questo illustre studioso fa parte della mia ignoranza. Wikipedia me lo dipinge come “il maggiore critico e storico della letteratura italiana nel XIX secolo”. Questo, però, non mi impedisce di dire che il pezzo citato dallo Spinazzola sia scritto da cani. Ho dovuto rileggerlo due volte per capire cosa volesse dire. E quando l’ho capito, avrei voluto tirargli una scarpa al caro De Sanctis, o almeno scrivergli cosa pensavo dei suoi commenti manzoniani nel suo blog, ma, sempre secondo Wikipedia, sembra sia morto da molti anni. Peccato.