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Lascia passare A38, versione 2

sabato 25 dicembre 2021

Come alcuni di voi sanno, da alcuni anni nei contratti collettivi nazionali del lavoro viene inserito, come se fosse un benefit, una assicurazione medica che il lavoratore non può rifiutare. Il datore di lavoro paga (poco) una scatola vuota che poi dà in appalto il servizio a grandi realtà assicurative. In cambio il lavoratore dovrebbe ricevere alcuni rimborsi per visite private, occhiali e cose di questo genere. Poiché si paga poco, si ha indietro poco e l’obiettivo è quello di creare delle trappole in cui l’utente si perde e non riesce a riavere dietro nulla. Non è una mia illazione. Tutti quelli che hanno a che fare con queste assicurazioni sanno quanto sia faticoso, a volte impossibile, raggiungere l’agognato rimborso e quanto sia misero, sempre inferiore a quanto pagato (e non potrebbe che essere così, altrimenti l’assicurazione fallirebbe). Vediamo un esempio in quanto lavoratore metalmeccanico.

Nei giorni scorsi il dentista mi ha detto che mi dovrò sottoporre a delle cure dentarie. Per ottenere un contributo dall’assicurazione vado sul sito e attivo quello che viene chiamato voucher. Ricevo un numero che giro al dentista. Lui inserirà la documentazione necessaria per ottenere il rimborso. Dopo alcuni giorni il voucher viene annullato, perché il dentista non ha inserito i dati necessari per giustificare la visita. Non viene dato al dentista la possibilità di integrare la documentazione. Il voucher viene annullato. Ne richiedo un altro. Anche il secondo viene annullato perché replica del primo che, secondo chi l’ha annullato, dovrebbe essere usato per integrare la documentazione. Ecco che sono in un vicolo cieco: non posso far integrare la documentazione, non posso chiedere un nuovo voucher. Via web non è possibile fare molto.

Mi attacco al telefono. Il numero verde del Fondo rimanda a quello dell’assicurazione che ha l’appalto. Il numero verde dell’assicurazione che offre il servizio ha solo risposte automatiche. Devo capire come riuscire a parlare con un operatore. Dopo un’ora di imprecazioni e di esplorazione dei menu di risposta automatica (in una settimana ho bruciato tutti i punti Paradiso che mi sono accumulato nei mesi precedenti) riesco a trovare come parlare con un operatore. Non bisogna seguire il menù per chiedere informazioni sui voucher aperti, lì si ottengono solo risposte automatiche. Non c’è un menu “parla con un operatore”. Bisogna scegliere “assistenza diretta”, che è il menu per chiedere un nuovo voucher con un operatore. Ma non devo chiedere un voucher per cure dentarie. Lì finisco ancora in un ramo del menu che dà solo risposte automatiche. Devo chiedere un voucher per una cosa a caso che non siano cure dentarie. Una volta che riesco a parlare con un operatore viene la parte più difficile: non insultarlo, non dire cose di cui potrei pentirmi. Non ci sono riuscito benissimo, ma sono riuscito a non oltrepassare la linea dei guai ulteriori. L’operatore si è dimostrato di una encomiabile calma zen e ha fatto quanto in suo potere per segnalare l’anomalia. Non sono molto fiducioso sulla sua risoluzione, ma ormai fino a lunedì non si può fare nulla.

Tutto questo per meno del 5% dell’importo che andrò a pagare. Capite che se l’importo che sperate di riavere è inferiore a 100 euro, l’ora di bestemmie non vale l’importo che riceverete indietro. Voi rinuncerete ad avere quanto vi spetta e l’assicurazione ingrasserà i suoi azionisti.

Come i sindacati abbiano accettato queste assicurazioni è un bel mistero. Che senso abbia un’assicurazione sulle spese mediche rimane il secondo mistero, che il SSN dovrebbe funzionare e in effetti funziona spesso bene, nonostante tutto. Forse per abituare il lavoratore alla sanità privata?

Windows 10

domenica 4 settembre 2016

Ho finalmente – finalmente? – messo le mani su Windows 10 per un tempo sufficientemente lungo da poterlo valutare ed è molto peggio di quanto potessi immaginare.

Windows 10 era su un notebook Lenovo G50-80. Prima dell’installazione dell’ultimo corposo aggiornamento era una pena, con continui blocchi del desktop. Il problema è che gli aggiornamenti non può deciderli l’utente. Bisogna aspettare pazientemente che Piccolosoffice si degni di farceli avere, secondo logiche tutte sue. Certo, puoi chiedere di forzare un controllo, ma ho scoperto che le risposte non corrispondono al vero. Dopo un paio d’ore che mi spergiurava che gli aggiornamenti erano finiti, ecco comparire il mega Update dall’Anniversario. To’!

Le impostazioni che riguardano la privacy sono infinite. Sono stato attento a tutto, ho frugato ogni impostazione. Poi ho avviato O&O ShutUp10, tool che consiglio vivamente, e mi sono accorto di essere solo a meno di metà del lavoro. Shutup 10 è veramente illuminante, in questo senso. E il motivo è molto semplice: sul desktop e nel browser vi arriverà della pubblicità, se non fate nulla per non averla. (Quanto sono efficaci le impostazioni lo vedrò nei prossimi giorni.) L’aggiornamento dell’anno scorso non era gratis. Il prodotto erano gli utenti. E anche ora che acquistiamo il prodotto, il prodotto siamo noi. Zio Bill ha trovato il modo di farsi pagare due volte. In ogni caso, la mole di dati che il sistema operativo può raccogliere e spedire alla casa madre è impressionante.

Un consiglio: usate Shutup 10 dopo aver installato l’ultimo aggiornamento dell’Anniversario, perché l’update vi modifica molte impostazioni, riportandole al default gradito a Piccolosoffice. Pare che quelli di O&O lo sappiano bene, perché il programma si accorge dei cambiamenti dall’ultima volta che è stato avviato e consente l’export e l’import della configurazione che si sceglie. A questo punto, penso lo farò girare mensilmente.

Il nuovo tasto avvio non si può vedere. Ancora una volta, consiglio classicshell per sopravvivere.

Le impostazioni sono ancora sparse fra il vecchio pannello di controllo e le impostazioni raggiungibili dal tasto avvio, con la grafica a piastrelloni. Una pena.

Spero che il mio pc duri ancora a lungo. Sicuramente per il prossimo Piccolosoffice non avrà i miei soldi.