Posts Tagged ‘informatica’

Se hai installato ccleaner fai una scansione antivirus

lunedì 18 settembre 2017

Consiglio l’installazione di ccleaner da una vita a tutti e non ho mai avuto sorprese. Però questa volta il produttore del software ha sbagliato qualcosa: la versione 5.33.6162 è risultata compromessa ed è portatrice di virus. Per ora sembra colpire solo i sistemi Windows a 32 bit (se avete un pc da meno di due anni dovreste essere a posto), ma io una scansione dall’antivirus la farei lo stesso, fossi in voi.

Qui la notizia di punto informatico con i link tecnici:

CCleaner, da utility a dispensa malware
Il celebre software di ottimizzazione del sistema è stato compromesso da ignoti, che l’hanno sfruttato per distribuire malware a migliaia di utenti ignari del fatto. La colpa non è degli sviluppatori di Piriform, ma presumibilmente di un insider di Avast, con la complicità dei certificati Symantec

Comizi altrui /3

giovedì 26 novembre 2015

Due letture interessanti, ma che non hanno nulla in comune:

Certificato di Garanzia
di Sphera

Il racconto superficiale del digitale
di Massimo Mantellini

Windows, il prodotto sei tu /4

lunedì 2 novembre 2015

C’è un tentativo di farmi passare a Linux prima del tempo.

Da Punto Informatico:

Windows 10, un upgrade che non si può rifiutare
Microsoft si prepara a fare un’offerta che gli utenti non potranno rifiutare, con l’aggiornamento di Windows 10 che si trasformerà in un aggiornamento (quasi) obbligato per tutti. Lo vuole la gente, dice Redmond, pirati inclusi

Ho anche disabilitato gli aggiornamenti automatici. Dovrò proprio mandare un fax.

Fuffa 3D

lunedì 3 agosto 2015

Io l’ho sempre sostenuto. Ora lo dice anche il mercato (da ilPost):

La “rivoluzione” delle stampanti 3D per il momento non si vede
Le aziende che le producono non sono messe bene e col passare degli anni non si capisce perché una persona normale dovrebbe usarle

Windows 10, il prodotto sei tu

venerdì 31 luglio 2015

Non ricordo chi l’ha detto per primo, ma il concetto ormai è entrato nel bagaglio culturale di molti: quando un servizio è gratis, il prodotto sei tu.

Windows 10, uscito l’altro ieri, è gratis per tutti gli utenti che hanno la versione home di Windows 7 e Windows 8. Solo un lancio pubblicitario per farci dimenticare l’ultimo nato? No. Il prodotto sarà chi lo usa:

The FSF’s statement on Windows 10
by Free Software Foundation — Published on Jul 29, 2015 05:10 PM
BOSTON, Massachusetts, USA — Thursday, July 30, 2015 — The Free Software Foundation urges everyone to reject Windows 10 and join us in the world of free software. Like all proprietary software, Windows 10 puts those that use it under the thumb of its owner. Free software like the GNU/Linux operating system treats users as equals and gives them control over their digital lives.

Se pensate che esageri, leggete l’informativa sulla privacy di Microsoft. Queste cose avvengono alla luce del sole, oscurate solo da qualche pagina di legalese in inglese:

Microsoft’s new small print – how your personal data is (ab)used
By Heini Järvinen

Già nelle edizioni precedenti la voglia di Microsoft di sapere cosa faccio con il suo software è stata sempre molto alta, con Windows 10, per il mio sentire, si è superato ogni limite e pudore.

Ho la fortuna di avere le capacità per dire addio a Microsoft al prossimo cambio di pc. E lo farò.

Aggiornamento:

Dimenticavo: Zio Bill vuole anche una fettina di culo?

Windows 10 Is Quietly Sharing Your WiFi Password
By Alec Meer on July 28th, 2015

[libro] Data and Goliath

sabato 4 luglio 2015

Autore: Bruce Schneier
Titolo: Data and Goliath – The Hidden Battles to Collect Your Data and Control Your World
Editore: W. W. Norton & Company
Altro: ISBN 9780393244816, pagine: 320, prezzo: 27,95 $, prima edizione: marzo 2015, genere: saggistica (informatica, privacy, società, politica, sicurezza), lingua: inglese.

Voto: 9/10

(Dichiaro qui ufficialmente che io amo Bruce Schneier. Amore intellettuale, sia chiaro, tanto che lo metterei come lettura obbligatoria in ogni scuola di ordine e grado, ma ho paura di essere un tantino esaltato e quindi è un bene che siano in pochi a leggermi.)

In questo saggio Schneier descrive una situazione drammatica: la raccolta di informazioni sulla nostra vita da parte di aziende e governi fa apparire 1984 di Orwell come uno scherzo di un ragazzino senza fantasia. La cosa, detta così, sembra l’affermazione di un paranoico, ma lo studio di questi argomenti è il secondo lavoro di Schneier e quanto affermato nel saggio è ampiamente documentato. Tenete conto che metà del tomo sono note e riferimenti a documenti presenti in Rete, a libri e riviste. Anzi, Schneier stesso dice che senza la fuga di notizie di Snowden il saggio non avrebbe potuto nascere, che prima si avevano sospetti fondati e non prove, ma solo per quanto riguarda la raccolta delle informazioni da parte dei governi. La raccolta di informazioni da parte delle aziende è spesso alla luce del sole e comunque molto più facilmente visibile o intuibile. Insomma, c’è un sacco di gente che, potenzialmente, potrebbe sapere tutto della nostra vita, anche cose che noi abbiamo dimenticato o non vediamo subito, tipo che il nostro partner ha l’amante. Dico potenzialmente perché la raccolta dei nostri dati è indiscriminata, ma il loro uso non lo è sempre.

Come vengono raccolti i nostri dati? Attraverso la tecnologia di tutti i giorni. Smartphone, portatili, pc, ebook reader, carte di credito, bancomat, qualsiasi cosa che sia collegata a Internet o ad una qualsiasi rete telematica o comunque ad altre apparecchiature. Chiunque usi mail, servizi via internet, socialcosi, lascia una quantità impressionante di dati e questi vengono tutti salvati e tenuti. Il costo della raccolta indiscriminata è infimo e, con budget tutto sommato alla portata di grandi potenze come gli USA, consente di tracciare interi popoli. (È documentata la registrazione di tutte le telefonate – voce compresa – fatte in Afganistan nel 2013 (p.65).) La situazione è talmente grave che mantenere l’anonimato nella nostra società è impossibile. Anche agenti segreti addestrati a non lasciare tracce hanno molte difficoltà (p.43).

Che utilizzo si fa dei dati? Per quanto riguarda le aziende è chiaro: venderci prodotti e servizi, convincerci ad acquistare. Per quanto riguarda i governi gli scopi sono molto più subdoli e sottili. Ufficialmente la raccolta indiscriminata di dati serve per combattere i “cattivi”, dove i cattivi possono essere, di volta in volta, i terroristi, i pedofili, gli evasori fiscali, fino ad arrivare ai contestatori e i dissidenti. La divisione fra spionaggio commerciale e governativo è solo formale. In realtà le grandi multinazionali dei servizi spesso collaborano, più o meno volontariamente, alla raccolta dati governativa.

Ma serve questa enorme raccolta? Dipende. Per le aziende è fondamentale. Anche se imprecisa, nei grandi numeri la profilazione degli utenti consente di dare servizi e pubblicità su misura che migliorano di molto il rendimento degli investimenti. Per quanto riguarda la prevenzione degli atti terroristici e la lotta ai cattivi in generale, scusa con cui ogni governo ci controlla, questa raccolta indiscriminata si è dimostrata più volte assolutamente inutile. È facile seguire un obiettivo specifico, è assolutamente impossibile trovare un comportamento che si rivelerà deviante. La imprevedibilità dei comportamenti umani genera troppi falsi allarmi per rendere utile qualsiasi indagine preventiva. Nessuno sa in anticipo come si comporteranno i cattivi. Solo che nessuno vuole perdere un potere acquisito e nessuno vuole apparire debole nella prevenzione dei disastri. Gli uffici come la NSA, per esempio, sono un centro di potere ormai autonomo e nessuno ha voglia di perdere il proprio posto venendo accusato pubblicamente di non fare abbastanza (sindrome del “mi salvo le chiappe”).

Ma allora Schneier cosa propone? Propone tante cose, più di 80 pagine di suggerimenti. Se da un lato sembra irrealistico smettere questa raccolta di dati, visto che in molti casi il loro uso si dimostra utile (indagini di polizia, servizi, salute pubblica), la raccolta e il loro utilizzo indiscriminato dovrebbe cessare. Schneier illustra i numerosi danni dell’assoluta mancanza di anonimato: danni all’espressione del libero pensiero, alla capacità di ribellarci alle ingiustizie e a creare una vita più consona alle nostre esigenze. Il punto di equilibrio fra l’interesse pubblico e quello privato della raccolta dei dati dovrebbe essere portato nell’agenda politica pubblica. Le persone dovrebbero essere informate. Del tema bisognerebbe parlare. Dovremmo tutti pretendere un maggiore rispetto della nostra riservatezza.

Schneier dà anche qualche consiglio sulla nostra vita pratica di internauti, per evitare di essere completamente trasparenti ai big dei servizi che ci profilano. Già su questo tema si potrebbe scrivere un libro a parte, ma mi è piaciuto molto scoprire che molti dei suoi consigli li sto già seguendo.

Anche se incentrato sul dibattito politico e sulla legislazione USA, il saggio si rivela interessante e necessario anche per noi europei. La strada da fare è ancora tanta. Schneier è fiducioso che sarà percorsa. Io un po’ meno. Ma informarsi è il primo passo per iniziare. Questo libro è un ottimo inizio.

Cookie, un secondo comizio

lunedì 1 giugno 2015

Stavo pensando a questo mirabolante provvedimento che obbliga a visualizzare l’informativa sui cookie.

Chi non si è mai occupato dei cookie sul proprio dispositivo dirà di sì ad ogni informativa senza leggere nulla per non essere continuamente disturbato da papiri in legalese. Avrà il pc pieno zeppo di biscotti e vivrà ignaro, felice e tracciato.

Chi già prima si difendeva dai biscotti avvelenati (leggi: li cancellava periodicamente e aveva filtri appositi) dovrà trovare il modo per non essere continuamente annoiato con questi inutili pop-up di avvertimento. E quindi queste informative non saranno utili nemmeno a questo gruppo.

Il resto del mondo, diciamo i 4/5, continuerà a creare siti con tutte le tecniche traccianti possibili e immaginabili senza avvertire nessuno, con buona pace del Garante nostrano.

Poi, nel caso questa storia dei cookie dovesse risultare ingombrante per i siti europei, prevedo che molto presto avremo delle soluzioni tecnologiche alternative (eDue, nel precedente post, ne indicava una per gli acquisti) che sfuggiranno alla normativa attuale e saranno molto più insidiose, precise e invasive.

Insomma, questo provvedimento mi sembra un successone. Ma chi l’ha ideato?

Aggiornamento: come non detto. La tecnologia anti normativa c’è già. Qui. (Attenzione: è un sito di test che vi installerà cookie difficili da rimuovere. Vi sarà comunque data la possibilità di rimuoverli.) Funziona alla grande; è browser indipendente. Vi identificano il pc, in pratica.

Come difendersi dai cookie

lunedì 1 giugno 2015

Sta impazzendo in questi giorni la follia delle “informative cookie” che tutti i siti italiani devono apporre per informare sull’uso che viene fatto di queste piccole stringhe di testo che vengono scritte sui nostri pc durante la navigazione web.

Le intenzioni sono ottime, perché i cookie possono letteralmente fare la nostra fotografia, informando molte aziende sulle nostre abitudini di navigazione e di acquisto. La soluzione trovata dal Garante della Privacy, invece, lascia molto a desiderare. Primo perché l’intervento del Garante della Privacy riguarda i siti “italiani” e non si capisce se per italiani si intende “server sul suolo italico” o “proprietari del dominio italiani” o “gestori italiani di domini e server esteri”. Quando server, gestori e proprietari del dominio sono sparsi in tutto il pianeta che si fa? Qualcuno saprà sicuramente la risposta, ma non io. Ma c’è dell’altro: i metodi di tracciamento oggi sono molto sofisticati e non si limitano ai semplici cookie. Ci sono i Canvas Fingerprinting, gli Evercookie, i Zombie Cookie, gli HTTPEtag e chissà cos’altro. Tutti possono essere usati da siti che non hanno nessun obbligo di informare chicchessia e non sono facili da togliere o rilevare.

Non vi annoio oltre, anche perché mi sto aggiornando in questi giorni sul tema e non ne so molto di più.

Mi soffermo su un dato di fatto: senza i cookie non sarebbe possibile navigare sul web. Non si potrebbero fare acquisti, non ci si potrebbe autenticare nei servizi di webmail, social network eccetera. Molti siti, se si rifiutano i cookie, non sono nemmeno visibili correttamente. [edit: v. commenti per le precisazioni.] La conclusione è semplice: se non volete i cookie datevi alla cucina e fate una torta. Oppure leggete un libro o un giornale, ma rigorosamente di carta e comprato in un negozio non virtuale.

Detto questo, è possibile cancellare i cookie quando più ci aggrada. Su Firefox, come su ogni browser che si rispetti, è possibile cancellare i cookie alla sua chiusura:

Strumenti -> Opzioni -> Privacy -> Cronologia -> Impostazioni cronologia: Utilizza impostazioni personalizzate -> Accetta i cookie dai siti:

Accetta i cookie di terze parti: Sempre
Conservali fino: Alla chiusura di Firefox

Basta chiudere Firefox e tutti i cookie se ne vanno. Be’, non tutti. Quelli cattivi di cui sopra sono più resistenti.

Per chi già mastica la materia e distingue un plugin di un browser da un programma o sa come configurare il proprio browser (praticamente è un hacker), ho predisposto un post di condivisione della conoscenza su frenf.it. In pratica lì si segnalano plugin, configurazioni e software per navigare senza pubblicità, tracciamenti, pop up e biscottini impertinenti o per fare pulizia post navigazione.

Come navigare senza essere tracciati.

Per approfondire l’aspetto leguleio, sempre su frenf.it, ci sono spunti di riflessione qui:

La normativa sui biscotti.

Ringrazio senape, illogico, fabs e gli altri frenfamici per i suggerimenti e gli avvisi. Paolo Attivissimo per aver segnalato uBlock.

Aggiornamento 03/06/2015::

Arenzulla vi dà una mano a gestire i cookie di altri browser.

Come eliminare i cookie

DRM ‘fanculo /3

giovedì 14 maggio 2015

Come alcuni di voi sapranno, la nuova versione 38.0 di Firefox supporta i contenuti bloccati con DRM e veicolati con HTML5.

Io sono convinto che i DRM siano IL MALE e quindi ecco le istruzioni per togliersi dai piedi questa piaga:

Disabilitare o disattivare la nuova funzionalità.

Scaricare la nuova versione di Firefox senza il supporto al DRM.

[libro] Alan Turing – Storia di un enigma

lunedì 27 aprile 2015

Autore: Andrew Hodges
Titolo: Alan Turing – Storia di un enigma
Editore: Bollati Boringhieri
Altro: ISBN 9788833926575; prezzo 18,00 €; ed. 2014; p. 762; genere: biografia; traduzione di David Mezzacapa

Voto: 5/10 (non teminato)

Iniziato dopo la visione del film, speravo di trovare qualche verità storica interessante, ma non sono riuscito ad arrivare alla fine.

Se siete molto interessati ad ogni minuto della vita di Turing, alle sue lettere personali con tanto di errori di ortografia, a tutte le persone ha ha incontrato e visto, ad ogni pensiero che gli passava per la mente e che è rimasto in un qualche documento, questo libro fa per voi. Altrimenti lasciate perdere. Troppe informazioni. Io dopo un po’ mi sono rotto.